#SvegliaItalia

Ringrazio tutti gli amici che hanno partecipato alla manifestazione per i diritti civili di sabato scorso, in cento piazze d’Italia, e in particolare quelli che si sono ricordati di noi e ci hanno inviato le loro foto.

Non mi interessa star qui a discutere sui numeri: un milione, mezzo milione, due milioni, poco importa. Anche se fossimo stati in cinque, saremmo state cinque persone coraggiose e dalla parte giusta della storia. E anche se al Family Day fossero dieci milioni, cento milioni, questo non mi smuoverebbe di un millimetro dal credere che si tratterebbe di dieci, cento milioni di cretini.

Ma una cosa è sicura: vedere decine e decine di piazze accendersi d’arcobaleno, vedere tante persone unite per una battaglia così bella, mi ha fatto sperare bene. Mi ha fatto sperare che forse il concetto di minoranza sia finalmente superato, che si inizi a capire che i diritti di uno sono i diritti di tutti e che una sola persona discriminata è una crepa in una società di cristallo, che può ridursi in pezzi in un attimo, se non si basa saldamente sull’ugaglianza e sul rispetto prima che su qualsiasi dogma morale o religioso.

Ringrazio Dio (per chi non lo sapesse, non quello nell’alto dei cieli, ma più prosaicamente la geniale co-amministratrice della nostra pagina facebook https://www.facebook.com/nessunarmadio/) per aver montato insieme queste immagini in un bellissimo collage, che ho scelto di usare come immagine della home page del blog perché non siamo più soltanto un pallido riflesso arcobaleno, ma siamo ormai carne, menti e cuori, siamo corteo e canto, siamo una forza della natura. Tutti insieme.

 

Vulcanica

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Non mi arrendo

Sono ancora viva.
Me ne sono accorta stamattina.

Per un po’ ho avuto paura di non esserlo più. Perché durante le vacanze di Natale, a casa dei miei (che hanno la tv) sentivo al tg parlare di unioni civili e non chiedevo agli altri di stare zitti per poter ascoltare meglio. Anzi, voltavo la testa.
E in queste settimane, vedendo tutte le piazze d’Italia organizzarsi per la grande manifestazione del 23, non ho avuto voglia di partecipare.
Ho pensato, è finita. Ho pensato che non me ne importa più niente dello schifo che ho intorno.
Ho pensato che se la gente di questo paese è contenta di avere il family day, l’obiezione di coscienza, il sessismo da quattro soldi, i crocifissi e i presepi nelle scuole, allora così sia. Se tutto questo non fa incazzare, indignare, infiammare la popolazione, allora evidentemente è questo che vogliono. E io mi rassegno. Alla peggio, faccio i bagagli e me ne vado.

Non mi rassegno invece.
Me ne sono accorta stamattina, quando mi sono ritrovata a camminare su e giù per la mia stanza a denti stretti pensando: “Che cosa posso fare? Che cosa posso fare?”
Che cosa posso fare per cambiare le cose?
Perché io non sono più intelligente degli altri. Non sono migliore degli altri. Sono circondata da persone che la pensano come me, persone a cui non importa nulla se sto con un uomo o una donna, persone che non si sognerebbero di mettere in discussione la libertà di scelta della donna sul proprio corpo o di dire che se una viene stuprata “se l’è cercata”, persone che a sentire delle sentinelle che organizzano ronde di preghiera per bloccare una legge si fanno solo una risata.
Ed è questo il problema, non dobbiamo ridere, dobbiamo incazzarci. Non dobbiamo ignorarli. Non sono quattro gatti, sono quelli che hanno in mano il nostro paese.
Mentre noi ridiamo e li sfottiamo per la loro ignoranza e grettezza, loro intanto fanno e gestiscono le leggi. Loro intanto plasmano la società, e la nostra società al momento fa schifo.
Questo paese è pieno di gente in gamba. Però le persone in gamba o se ne vanno o si rassegnano o si limitano a farsi i fatti propri, cercando di ritagliarsi uno spazietto privato in cui respirare e dimenticare quel che accade al di fuori. Noi non offriamo un’alternativa. Un’alternativa laica, civile, seria da prendere in considerazione, e così la massa degli indifferenti, degli incerti, di quelli che pensano poco, finisce per farsi guidare da chi urla più forte. Che sono loro, sempre loro, gli stessi che bruciavano i libri in piazza non troppo tempo fa.

Ecco, io ancora non lo so che cosa posso fare. Probabilmente niente.
Ma sono ancora viva e continuerò a pensarci e ripensarci, a tentare di parlare, di cercare un modo per dare il mio contributo. Facciamolo tutti quanti, tutti insieme. Riprendiamoci il nostro paese, facciamoli tremare, facciamo capire loro che siamo stufi di tacere di fronte alle loro stronzate. Combattiamo!

Vulcanica

Amarezza

L’altra sera ero a una cena con un gruppo di amiche. Non ci vedevamo da un bel po’, è stato bello incontrarsi di nuovo tutte quante.

Abbiamo mangiato, chiacchierato, è stato divertente.

A un certo punto, mentre eravamo sedute a tavola per cena, mi sono guardata intorno. Eravamo quasi tutte coppie.

Alcune nate da pochi mesi, altre che durano da anni.

Persone che convivono e persone che ogni week end si fanno centinaia di chilometri in auto o in treno per poter stare qualche ora con la persona che amano.

Persone che per la legge non sono nessuno.

Non siamo come gli altri. Noi a volte per strada attiriamo gli sguardi, le risatine. Alcune di noi hanno paura a prendersi per mano, si vede. Si guardano, vorrebbero darsi un bacio ma non osano.

Siamo in pubblico.

Di solito io sono positiva, mi piace pensare che le cose cambiano, che dobbiamo essere pazienti. Ci vuole tanto tempo. E certe cose no, non cambieranno mai, ma noi possiamo essere felici lo stesso.

Però certe volte l’amarezza mi sommerge, mi travolge.

Penso all’ennesimo rinvio della legge sulle unioni civili, sono anni ormai che aspettiamo l’approvazione.

Penso alle persone che vogliono curarci, a quelli che protestano che noi corrompiamo i loro bambini.

E mi viene da piangere, davvero.

Una di noi parla di una coppia di amiche che ha deciso di sposarsi. Confetti, vestito bianco, ricevimento, tutto in grande stile.

All’estero, naturale. Qui da noi non si può.

Da noi c’è il registro delle unioni civili, dice qualcuno.

Sì, è vero, risponde un’altra. Ma non è un matrimonio.

No, è un registro, una roba simbolica. Un modo per dire che…che ci sei, insomma.

Lasciamo stare, cambiamo discorso. Nessuna di noi ha voglia di rovinarsi la serata pensando a queste cose.

E io credo che il cuore si stringa un po’ a tutte.

Vulcanica

A volte senti il cuore spezzarsi.

Il mio intento oggi era quello di concludere il Progetto Out of the Closet pubblicando il post conclusivo della guida, ovvero il facsimile di una lettera di coming out, che possa essere di ispirazione o di incoraggiamento a chi vuole dichiararsi ma non sa trovare le parole.
Però credo che aspetterò ancora un po’ a farlo, perché in questo momento non mi sento pronta. Non mi sento in grado di consigliare a qualcuno di fare coming out, oggi.

Io non credo di essere una persona negativa. Ho bene in mente, e mi sforzo di ricordarlo ogni giorno, che non è vero che le cose non cambieranno mai. Le cose cambiano.
Le cose cambiano perché oggi ci si scontra sul tema delle adozioni gay, ma fino a pochi anni fa neanche i più spregiudicati ottimisti avrebbero osato sperare nelle adozioni gay.
Le cose cambiano perché oggi ci lamentiamo che non si contrasti abbastanza il bullismo omofobico, ma fino a pochi anni fa quello non era neanche considerato bullismo, ma “la normalità”.
Le cose cambiano perché il coming out di Ellen Page nel 2014 ha fatto molto meno scalpore del coming out di Ellen Degeneres nel 1997, quando la sua carriera si arenò perché nessuno voleva più darle una parte.
Le cose cambiano perché le storie a lieto fine sono sempre di più, e sempre di più sono le persone per cui l’omosessualità è solo una variante fisiologica e normalissima dell’orientamento sessuale, e perché sempre di più sono i genitori che combattono accanto ai figli, e le associazioni, le campagne, persino i brand che (sebbene a scopo puramente commerciale) si fanno portavoci della spinta verso l’uguaglianza.
Le cose cambiano perché sono cambiate sempre, nella storia. Lentamente, con una lentezza esasperante, passo dopo passo.

Il problema è che le cose cambiano altrove, e ciascuno di noi ha tutt’al più ottanta o novant’anni da vivere.
Per chi è lgbt oggi, e ha bisogno di leggi e di diritti e di rassicurazioni e di sostegno adesso, è una magra consolazione il pensiero che tra cent’anni chi si trova nei suoi panni non patirà le stesse sofferenze. Un pensiero nobile, incoraggiante, ma non abbastanza per sconfiggere la paura e la tristezza e il dolore e l’umiliazione.
E io lo sento, questo dolore. Io che vivo in un’isola felice, con genitori e fratelli che mi hanno accettata, amici e colleghi che mi supportano al cento percento, nonostante tutto mi sento umiliata, mi sento addolorata quando giorno dopo giorno vedo questo paese calpestarmi e calpestare ciò che ho di più caro.
Perché non mi basta sapere che “prima o poi faremo una legge sulle unioni civili” quando negli altri paesi le coppie omosessuali sono già famiglia, lo sono oggi.
Perché non mi basta pensare che è una cosa bella che i miei genitori non mi abbiano cacciata di casa. Come se avessi assassinato qualcuno e dovessi essere grata a chiunque ritenga opportuno concedermi lo stesso la sua amicizia, il suo amore o il suo rispetto.
Perché in televisione c’è spazio solo per papa Francesco e il suo sinodo sulla famiglia, senza riguardo per le migliaia e migliaia di famiglie cui una chiesa che si finge progressista e che ha un’immensa influenza politica sbatte ancora la porta in faccia.
Perché mi tocca leggere sui social network discussioni di persone eterosessuali che pontificano sul fatto che sia o meno accettabile che io viva in un certo modo, che abbia una famiglia, dei figli, e che mettono in discussione senza conoscermi la mia capacità di crescerli, sulla base di nulla. Come se quella di cui parlano non fosse la mia vita.
Perché siamo persone, uomini e donne, cittadini, lavoratori, e siamo stufi di dover elemosinare un po’ di tolleranza, come se tutto questo non ci spettasse di diritto.

Perché non voglio più vedere mia madre imbarazzata quando le chiedono se ho un fidanzato.
Io vorrei che fosse libera di rispondere che ho una fidanzata e che sono felice.

Per questo motivo, oggi non me la sento di incoraggiarti a uscire fuori dall’armadio.
Ho solo voglia di abbracciarti e dirti di essere forte, che la vita non sarà facile, quando sarai fuori, anche se per te non è facile nemmeno adesso.
Ho solo voglia di dirti: “Rimanda a domani.”
Prima di fare coming out, trovati un amico che ti ami per ciò che sei, un amico su cui sai di poter contare, e tienilo stretto perché in tanti momenti potresti aver bisogno della sua spalla su cui piangere.
Prima di fare coming out e pensare ingenuamente, come me, che questo non ti cambierà la vita, rifletti a fondo sul mondo in cui vivi.
Prima di fare coming out prendi un bel respiro. Ti faranno del male ogni giorno. Ma è il male che fanno a tutte le persone intelligenti e sensibili, che siano gay o no.
Domani tornerò a incoraggiarti, a credere profondamente in quel che facciamo, nelle cose che stanno cambiando perché noi le stiamo cambiando.
Ma oggi mi sento solo di dirti: prima di fare coming out, prepara una valigia e tienila sotto il letto, perché in certi momenti la voglia di andartene da qui sarà fortissima.

Vulcanica

Non chiamatela famiglia

“Io sono favorevole a concedere i diritti ai gay, ma non chiamatela famiglia. Famiglia è un’altra cosa, famiglia è un uomo, una donna, dei bambini.”

Se un giorno io e la mia ragazza abiteremo insieme, immagino che io sarò quella che prepara una scheda settimanale di faccende da fare, lei quella che la ignora e fa quel che va fatto. Io le farò trovare la cena pronta quando torna stanca da lavoro, lei laverà i piatti quando io devo scappare in laboratorio. Io dimenticherò di fare la lavatrice e lei di ripiegare i vestiti asciutti. Io le porterò la colazione a letto la domenica mattina e lei riaggiusterà le cose che si rompono in casa, ma chiameremo tutte e due le nostre mamme per togliere qualche macchia odiosa dalla tovaglia buona.
Forse sarà così, o forse tutto l’opposto. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che la mattina, aprendo gli occhi e trovandola al mio fianco, sentirò di essere una persona fortunata, la più fortunata della terra, perché è così che si sentono tutti gli uomini e tutte le donne che hanno il privilegio di avere accanto a sé il loro amore.

Se un giorno io e la mia ragazza ci sposeremo, io indosserò l’abito bianco, lei lo smoking. Io penserò alla lista degli invitati, alle bomboniere e ai fiori, lei alla musica, al ricevimento e alle fedi. Lei mi convincerà ad invitare quella vecchia zia che non sopporto e io la convincerò, per un giorno almeno, a mettere i tacchi.
Forse sarà così, o forse sarà tutto il contrario. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che quella sera, quando torneremo a casa stanche e ubriache di felicità e di prosecco, ci stringeremo forte e sentiremo che è stato davvero il giorno più bello della nostra vita, come succede a tutti gli sposi e tutte le spose.

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Se un giorno io e la mia ragazza avremo un bambino, lui (o lei!) avrà due nonni e due nonne, quattro zii e quattro zie, un numero immenso di cugini e cugine e, sì, due mamme.
Sono sicura che io sarò quella che lo rimprovera per i brutti voti a scuola, lei quella che gioca con lui alla playstation. Io quella che lo copre di coccole, lei quella che gli fa il solletico fino a fargli venire le lacrime agli occhi. Io quella che va a parlare con le maestre, lei quella che lo accompagna a nuoto o a pallavolo o a judo. Alla recita scolastica ci saremo tutte e due e per il suo compleanno io penserò alla torta, lei ai giochi.
Forse sarà così, o forse sarà tutto il rovescio. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che se il nostro bambino avrà voglia di parlare, noi due lo ascolteremo; se avrà voglia di piangere, noi due asciugheremo le sue lacrime; se qualcuno lo tratterà male, noi due lo proteggeremo. E se un giorno una di noi due non ci sarà più, sarà l’altra a farlo, come è sempre accaduto, come tutte le mamme e tutti i papà coraggiosi hanno sempre fatto.

Spiegatemi ancora perché dite che io e la mia ragazza non siamo e non saremo mai una famiglia, spiegatemi cosa c’è di diverso tra il nostro amore e il vostro amore, spiegatemi chi siete voi per decidere cosa è “famiglia” e cosa non lo è, cosa è “amore” e cosa non lo è.

Vulcanica

La verità sul ddl Cirinnà

In questi mesi ho cercato di seguire sulla mia pagina Facebook le notizie e i dibattiti relativi all’iter legislativo del decreto legge Cirinnà sulle unioni civili.
Dico “ho cercato” perché per me, completamente digiuna di diritto, non è semplice capire chi parla in buona fede e chi specula sulle notizie per interesse e soprattutto che cosa è importante e cosa no, cosa significano certe parole tecniche e così via. Emblematico è il caso della settimana scorsa in cui i giornali hanno dato notizia del fatto che le unioni civili sono state definite come “formazione sociale specifica” e tutti hanno avuto la loro da dire, ma senza avere davvero le idee troppo chiare in merito.
Per aiutarmi, e forse aiutarti, a capire un po’ meglio cosa sta succedendo in parlamento, ho chiesto l’aiuto di una fan della pagina, Clarissa, che è stata così gentile da rispondere alle mie domande. Lei si presenta così:

“È sempre legittimo chiedersi a che titolo parli qualcuno, le sue competenze sulla materia. Purtroppo spesso ci chiediamo anche di che partito sia (o corrente di partito, se non Associazione) o che interessi abbia per aprire bocca.
Io sono semplicemente una ragazza omosessuale che ha una compagna da cinque anni, abbiamo appena comprato casa insieme e ci trasferiremo il mese prossimo insieme ai nostri due gatti (clichè lesbico raggiunto con successo). Sono tra quelli che aspettano con ansia che siano approvate le Unioni Civili perchè è frustrante ogni giorno dover essere discriminata da uno Stato che non riconosce la mia famiglia in alcun modo, lo Stato in cui io lavoro e pago le tasse e nel quale voglio restare a vivere senza dover emigrare all’estero per trovare i diritti che qui non ho perchè l’Italia “Non è un paese per gay”. Nel mio passato di alunna ho studiato Diritto Pubblico (Costituzionale e Amministrativo) per cui ho una certa dimestichezza nel muovermi tra iter legislativi e comprensione dei termini “tecnici” parlamentari.
La mia passione per la scrittura mi ha portato a iniziare circa cinquecentonovantadue libri/racconti (senza finire mai nessuno ovviamente) ma da un anno occupo il mio tempo libero nella stesura di un romanzo che segue cronologicamente l’iter del DDL sulle Unioni Civili della relatrice Monica Cirinnà per cui ho dovuto informarmi e documentarmi su tutti gli step. Ho partecipato a incontri pubblici sul tema e parlato personalmente con la relatrice del provvedimento e la responsabile nazionale del Pd per il Welfare e i Diritti Civili Micaela Campana. Non appartengo a nessuna corrente politica nè associazione GLBT e per questo spero di essere il più esaustiva e obiettiva possibile nel rispondere ai tuoi dubbi, vorrei davvero aiutare qualcuno a chiarirsi le idee!”

Bene, approfittiamo della sua gentilezza e facciamo qualche domanda.

MONICA CIRINNA' SENATRICE

La senatrice Monica Cirinnà.

1. Facciamo un po’ d’ordine e ripartiamo da zero, fingendo che io sia appena tornata da una vacanza sul pianeta Marte e non abbia mai sentito parlare del ddl Cirinnà (scommetto che su Marte c’è il matrimonio egualitario, comunque).
La prima domanda è: che cosa prevede il ddl Cirinnà per le coppie dello stesso sesso?

1. Il DDL Cirinnà nel Titolo I costituisce le cosiddette “unioni civili” che sono rivolte esclusivamente alle coppie same-sex e ne sanciscono il riconoscimento giuridico come “specifica formazione sociale” seppur omogenea quasi in tutto al matrimonio civile.
Le unioni civili, all’atto pratico, saranno celebrate di fronte ad un ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni (come succede per i matrimoni civili, per intendersi fuori dai tecnicismi). Le Unioni Civili avranno tutte le tutele sociali, previdenziali e patrimoniali di cui finora hanno usufruito le coppie coniugate, per dirne qualcuna: reversibilità della pensione, diritto all’assistenza penitenziaria e sanitaria, diritti di successione e così via. Oltre ai diritti matrimoniali si applicheranno anche i DOVERI quali Obbligo reciproco di fedeltà, Mantenimento educazione e assistitenza dei figli, etc.
So che la definizione di “specifica formazione sociale” (la premessa alla Legge contenuta nell’Articolo 1 del testo che sostituisce la dicitura di “istituto giuridico originario”) ha destato tanto scalpore / indignazione / ironia nella comunità LGBT e tra diversi giornalisti sensibili all’estetica delle parole e alla filosofia, anch’io ho partecipato a qualche scambio di opinioni divergenti.
Rimando a questo articolo per l’approfondimento sul lato pratico e politico della modifica, è stato scritto da un assegnista di ricerca in diritto pubblico e che mi pare molto obiettivo sul tema seppure un po’ tecnico:
http://www.articolo29.it/2015/le-parole-la-politica-il-diritto-cambia-davvero-qualcosa-con-lapprovazione-dellemendamento-fattorini

Sfrutto l’occasione per invitare tutti a dare una lettura ad entrambi i Titoli del Testo Unico così come approvato il 26 Marzo 2015 ovvero al netto degli emendamenti e delle modifiche successive. Ricordo che si ripartirà esattamente da questi articoli nel caso si decida di procedere alla votazione in Aula senza relatrice, annullando tutte le modifiche intercorse nel frattempo, qualora la Commissione non finisse di votare tutti i 1500 emendamenti entro la metà di Ottobre 2015 nella quale si prevede la calendarizzazione in Senato.
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=909941

2. Cosa prevede il DDL per le coppie di sesso diverso? è vero che il ddl regolamenta le convivenze?

2. Sì, il Titolo II costituisce le cosiddette “convivenze di fatto” che sono rivolte sia alle coppie omosessuali che alle coppie eterosessuali che decidono di non contrarre matrimonio o unione civile e riconosce ad esempio i diritti fondamentali di assistenza (penitenziaria, sanitaria, successione nel contratto di affitto) e doveri come l’obbligo di mantenimento o “alimentare” riconosciuto ove ve ne siano i presupposti alla parte debole della coppia convivente.

3. Che differenza c’è fra il matrimonio e le unioni civili?
3. Attualmente le differenze sono sostanzialmente tre:
– la differenza politica e linguistica intrinseca nella creazione delle unioni civili che hanno che hanno (ovviamente) sia un nome che una definizione diversi dal cosiddetto “matrimonio”
– il riferimento costituzionale che per le unioni civili pone le sue fondamenta negli articoli 2 e 3 della Costituzione che potete leggere qui http://www.governo.it/Governo/Costituzione/principi.html . L’articolo 29 resterà esclusivamente rivolto all’istituto del matrimonio eterosessuale.
Questa distinzione (che è stata rimarcata proprio in questi giorni dall’emendamento approvato all’Articolo 1 del DDL) ha l’obiettivo di portare avanti la mediazione politica con la parte cattolica moderata e dialogante del Parlamento, sia dentro che fuori dal PD. A scanso di equivoci vorrei anche rimarcare che il più-che-cattolicissimo Nuovo Centro Destra non ha invece concesso alcuno spazio alla mediazione, dichiarando che si asterrà dal votare per le Unioni Civili mentre in Commissione il suo senatore Giovanardi sta tuttora portando avanti il suo testardo ostruzionismo contro il DDL.
– l’ultima differenza tra matrimonio e unioni civili sta nel divieto di accesso alle coppie omosessuali alle adozioni ESTERNE ed alla procreazione assistita così come da legge 40/2004 (parliamo della legge che è stata modificato dalla Corte Costituzionale quest’anno per permettere l’accesso alla fecondazione eterologa per le coppie eterosessuali). Il DDL Cirinnà non modifica in alcun modo la Legge 40 ed è ovvio quindi che chi parla di legalizzazione dell’ “utero in affitto” (che sarebbe più corretto definire Surrogacy o GPA ovvero Gestazione per Altri) ne parla in malafede o nell’ignoranza del DDL.
Ribadiamo, anche per chi ha deciso di non capire: in Italia esiste il divieto di gestazione per altri e il DDL Cirinnà non modifica nè questo divieto nè il divieto di ricorrere alla fecondazione assistita per le coppie lesbiche.

4. Adesso il ddl è in discussione al senato. Si stanno votando tutti gli emendamenti opposti al decreto. Che cosa succederà? Esiste la possibilità che il testo della legge sia cambiato e in che modo?
4. Attualmente il DDL è fermo in Commissione Giustizia per il completamento della votazione dei 1500 emendamenti e subemendamenti presentati (il 90% dai due senatori Malan – di Forza Italia – e Giovanardi – di NCD). All’interno della Commissione la difesa del Testo è attualmente legata all’asse PD – M5S – SEL – Socialisti / Gruppo Misto che numericamente ci dà una certa sicurezza sulla sua sorte ma ci sono ulteriori modifiche in arrivo che sono già state annunciate sia da Cirinnà che Tonini (PD) che dovrebbero togliere i riferimenti diretti agli articoli del codice civile che riguardano i diritti matrimoniali. Tutti i diritti estesi alle coppie gay infatti dovrebbebbero elencati uno dopo l’altro, un metodo per differenziare le unioni civili con i matrimoni nella forma ma non nella sostanza.
Il problema maggiore è purtroppo l’ostruzionismo perchè si rischia di non terminare le votazioni nei tempi previsti dall’agenda parlamentare e in quel caso la volontà del governo Renzi è quella di andare in Aula senza relatore (ovvero annullando tutti gli emendamenti presentati finora e le modifiche occorse al Testo Unico, come abbiamo già chiarito). In quel caso l’asse politico di maggioranza trasversale che sostiene le unioni civili dovrebbe comunque votare allineato ma c’è da tenere in considerazione che le redini della discussione in Aula sarebbero tenute non dalla relatrice Cirinnà ma dal Presidente della commissione Nitto Palma (Forza Italia) che finora è stato piuttosto tiepido nel difendere il DDL dall’ostruzionismo… insomma non sarebbe proprio il migliore dei mondi possibili. Sarà un lungo autunno!

5. Le unioni civili dovevano andare in porto lo scorso autunno, poi sono state rimandate all’estate, poi a settembre, ora si parla di fine anno. A cosa è dovuto questo ritardo? Possiamo fidarci che sia la volta buona o dobbiamo aspettarci ulteriori slittamenti?
5. Il DDL Cirinnà è nato nel lontano 2013 dopo la vittoria (o quasi-vittoria) del PD di Bersani che le aveva inserite nel suo programma di partito. Come sappiamo dal 2013 in poi la situazione politica in Italia è stata piuttosto travagliata, abbiamo avuto ben tre governi diversi nel frattempo e tutti e tre (Monti, Letta, Renzi) hanno evidentemente stabilito che le unioni civili non fossero la loro priorità ed infatti nessuno di loro ha presentato un decreto governativo per risolvere nel breve tempo la situazione. Questa è sia una notizia cattiva che una buona notizia:
-è Cattiva perchè i tempi di un decreto sarebbero stati molto più rapidi (ma di solito non è lo strumento usato per i temi di diritti civili o “etici” per i quali si predilige il normale iter parlamentare)
-è Buona perchè il governo Renzi che è un governo di coalizione tra forze praticamente opposte (PD e NCD+Forza Italia, vi ricorderete il cosiddetto Patto del Nazareno) ha potuto “sganciare” il progetto delle Unioni Civili dal patto di governo permettendo così una maggioranza alternativa che sostenesse la legge che la destra non vuole (opponendosi sia a reversibilità e stepchild adoption senza possibilità di discussione).
Questo DDL quindi si fonda su accordi trasversali di PD + Movimento 5 Stelle + Sel + Gruppo Misto e socialisti, nonostante voci di corridoio anticipino che anche qualcuno di NCD e Forza Italia potrebbe votare a favore.
Renzi ha fissato come *data massima di approvazione al Senato al 15 Ottobre* (ovvero dopo la delicata riforma Costituzionale ma prima della Legge di Stabilità, ovvero la Finanziaria per intendersi) con o senza relatore. Dopo il risultato al Senato ha anche promesso che la lettura alla Camera dei Deputati sarà solo confermativa (quindi rapida e senza modifiche). Questo è un passaggio importante che cercherò di spiegare brevemente: in Italia vige il bicameralismo ovvero le leggi devono essere approvate su testo identico sia in Senato che alla Camera dei Deputati: se la seconda aula apporta delle modifiche alla legge questo deve tornare indietro (in questo caso al Senato) ed essere discusso e votato di nuovo. Questo ovviamente allungherebbe molto i tempi e nell’ottica degli “incastri” del calendario parlamentare tra le tante riforme potremmo slittare molto in avanti, sempre col rischio di dover rifare tutto da capo nel caso di nuove elezioni.
Io personalmente ho deciso di credere nelle promesse di questo governo (nonostante non goda della mia simpatia) e nei suoi alleati (che non sempre godono della mia simpatia) perchè il DDL Cirinnà con il loro sostegno ha tutti i numeri necessari per essere approvato anche alla Camera per diventare legge *entro la fine di quest’anno* senza altri compromessi.

6. I sostenitori del ddl ritengono che le unioni civili siano un primo passo, dopodiché dovremo continuare a lottare per ottenere il matrimonio egualitario. Ma la creazione di un istituto specifico per le coppie omosessuali non è un passo nella direzione opposta, quella della ghettizzazione? Secondo te, se il ddl viene approvato, si fermerà tutto oppure davvero si continuerà a premere per l’estensione del matrimonio?
6. Qua bisogna fare i conti col mio pragmatismo, lo premetto!
La dura, durissima verità è che questo Parlamento non ha i numeri per approvare il matrimonio e non li ha all’interno del PD come potrebbe non averli neanche nel M5S. L’appoggio del M5S alla legge infatti è stato garantito da un sondaggio online (potete consultare i risultati qui http://www.beppegrillo.it/2014/10/consultazione_online_su_unioni_civili_e_convivenze.html ) e non è detto che il “popolo del web” sul tema del matrimonio ugualitario ne uscirebbe con gli stessi numeri. La mia opinione personale (che si basa anche su sondaggi recenti http://www.lastampa.it/2015/05/27/italia/politica/italiani-favorevoli-alle-unioni-civili-tra-gay-ma-divisi-sulle-nozze-MJ5YFnIodHZprRfy3QBABJ/pagina.html ) è che l’Italia non sia culturalmente e socialmente pronta ai matrimoni e alle adozioni gay, ovvero all’uguaglianza tra omosessuali ed eterosessuali. Abbiamo tutti presente l’opinione dell’uomo della strada, abbiamo tutti un amico la cui famiglia “non accetta” la sua sessualità ma questa è una situazione che può e deve cambiare.
Io credo che le Unioni Civili siano il primo passo verso l’uguaglianza, credo che tanti di noi che ora stanno “in the closet” potendo avere un riconoscimento pubblico della loro coppia e famiglia dimostreranno all’opinione pubblica che non c’è niente da temere nell’ampliamento dei diritti e che questa non è solo una battaglia della comunità GLBT ma di tutta la società. Sarà un percorso che costruirà le fondamenta per progetti di legge più avanzati.
Occorre ricordare che in moltissimi paesi dove i gay possono sposarsi si è iniziato con le unioni civili, anche la Francia ha avuto i PACS prima dei matrimoni e la Germania sta discutendo adesso l’estensione dopo 15 anni di civil partnership (interessante e molto completa questa tabella dove troviamo tutti gli stati e il “punto della situazione” https://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_LGBT_in_Europa ).
Posso testimoniare per averlo sentito dalle mie orecchie da viva voce, vis-a-vis come si dice, che perfino Monica Cirinnà vorrebbe il matrimonio ugualitario ma che come abbiamo detto non avrebbe una maggioranza con cui farlo passare.
Per quanto mi riguarda, com’è ovvio, sono anch’io per il matrimonio ugualitario e so che dal giorno successivo all’approvazione delle unioni civili sarà quella la mia battaglia.
Per farla semplice: Possiamo aspettare ancora per avere diritti? Mi pare proprio di No, sappiamo che si verificano casi di discriminazione drammatica per quanto riguarda le decisioni sanitarie o le successioni e testamenti, l’ultimo caso di parenti che impugnano le volontà di una donna defunta contro la compagna di una vita è di pochi giorni fa. Io sono giovane (relativamente giovane, direbbe la mia compagna) ma tanti altri non possono davvero e non dovrebbero. Mi piace l’idea di un riconoscimento discriminante? No, non mi piace, una parte di me non accetterà mai di essere istituzionalmente messa su un piano diverso con tutele diverse solo per la mia natura omosessuale e sottolineo natura, perchè qualcuno crede ancora che sia una scelta, uno stile di vita, un comportamento che si possa “correggere” o una patologia da curare.
Ci stanno prendendo “per sete”? Forse sì, ma questa non è una cattiva legge, parte già più avanzata delle famose civil partnership tedesche grazie alla reversibilità e alle stepchild adoption che, come sostenuto e ribadito dal PD e M5S, non sono negoziabili.
Se qualcuno mi chiedesse se voglio barattare il *90% dei diritti adesso* con il 100% dei diritti tra un numero indefinito di anni direi: unioni civili subito, dove devo firmare? Ma come ho detto sono un tipo molto pragmatico, colpa del diploma di perito commerciale. Vi avevo avvisato!

7. L’Italia è ormai l’ultimo paese europeo, a parte la Grecia e quelli dell’ex URSS, a temporeggiare nei riguardi di una legge che regolamenti le relazioni same sex. Questo spaventoso ritardo è dovuto “soltanto” all’influenza del vaticano o a tuo parere ci sono altri motivi?
7. Sappiamo che negli Stati Uniti nel giugno scorso la Corte Suprema ha introdotto il matrimonio per tutti, in tutti e 50 gli Stati. Nell’Unione Europea invece la via “giurisprudenziale” ovvero di Tribunali che rimuovono le disuguaglianze finora non è stata portata fino a quel punto e sappiamo che la nostra Corte Costituzionale (sentenza 138/2010) e anche la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha stabilito che le coppie gay devono essere riconosciute (e per questo ha sanzionato l’Italia, tra le altre) ma non necessariamente col matrimonio, in questo spazio il nostro parlamento si sta muovendo all’approvazione della legge sulle Unioni Civili.
I motivi per cui siamo arrivati a questo “buon punto” solo adesso sono tanti, sono politici e sociali, religiosi e culturali.
Premetto che questa è soltanto la mia opinione e che sono apertissima e interessata a scambiarla con quella altrui, soprattutto se divergente.
L’influenza del Vaticano, per come la vedo io, è una scusa che amiamo ripeterci per giustificare l’ignavia della politica e la poca incisività delle Associazioni GLBT sulla politica stessa. L’Italia è un paese fortemente cattolico (con tutte le sue contraddizioni, che io da agnostica osservo dall’esterno) ma ha comunque Divorzio Breve, Aborto (che nella religiosissima Irlanda del bellissimo referendum sul matrimonio gay invece è ancora illegale) e Fecondazione Eterologa (grazie a una sentenza della Corte Costituzionale, dopo il fallimento del quorum del relativo referendum che se ci ripenso ancora mi brucia… ve lo ricordate Berlusconi che invitava a non andare a votare e invece andare al mare?… io sì!).
Portare la discussione sul terreno cattolico è insidioso, innanzitutto perchè all’interno della Chiesa vi sono diverse sensibilità, talora ideologie contrapposte. Ci sono preti come Don Barbero o il compianto Don Gallo, nel mezzo c’è la posizione di tiepida apertura di Papa Francesco (sulla quale personalmente non sono così ottimista) e all’estremo opposto abbiamo correnti come quella neocatecumenale che ha pienamente abbracciato la truffa Gender e la campagna omofoba delle Sentinelle in Piedi e Manif pour Tous.
E’ vero che organizzazioni come la CEI hanno avuto una forza politica che le associazioni GLBT non avranno forse mai, ma è anche vero che finora i progetti di legge (DiCo, Pacs, Didore … se non li ricordate tutti potete fare un momento amarcord leggendo qui https://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_LGBT_in_Italia ) sono stati affidati a persone quali Brunetta e Rosi Bindi, uno che piuttosto che la reversibilità ai gay farebbe passare una legge sui muli volanti e una signora che ha dichiarato che gli orfani africani stanno meglio nel loro paese che essere adottati da una coppia omosessuale. La politica italiana reduce da vent’anni di berlusconismo e antiberlusconismo a dir poco disastrosi (e con molti strascichi) è rimasta indietro rispetto al resto del mondo, bloccata in una bolla sociale, economico e culturale. L’analfabetismo funzionale in Italia è salito al 40% come da stima OCSE, non c’è da stupirsi quindi che il razzismo il populismo e l’omofobia abbiano gioco facile se quasi la metà del paese non ha gli strumenti per comprendere appieno le informazioni che riceve (una volta vi avrei detto di preoccuparvi di Internet che non ha alcun filtro ma guardando certe prime pagine di Libero o del Giornale è facile capire forse che neanche la carta stampata fa un grande servizio alla verità ormai).
Dall’altra parte ci siamo noi gay con le nostre colpe e le Associazioni gay a farci compagnia (ne ho proprio per tutti, sì sì). La Comunità gay italiana non è affatto coesa e unita, andiamo in ordine sparso perchè forse talvolta il rispetto delle differenze è talmente radicato nella nostra mentalità che nessuno ha sentito di dover dare una linea comune. A mio avviso anche l’Onda Pride non è stata la madre delle buone idee passando praticamente in sordina a livello nazionale contro il fronte opposto del Family Day 2015 che di certo non ha portato in Piazza altrettante persone ma le ha riunite in un solo posto, in un solo giorno, con obiettivi comuni quand’anche davvero discutibili.
Come ho detto, ho avuto modo di partecipare ad un incontro organizzato dall’Arcigay di Pistoia proprio col presidente nazionale Flavio Romani, che alla presenza di Monica Cirinnà ha ribadito che quella per le Unioni Civili non è la battaglia della sua associazione. Ho sentito anche la campana di diverse altre associazioni e comitati oltre ad Arcigay e mi dispiace rilevare che la posizione è pressochè identica perchè secondo me si perde davvero un’ottima occasione di informare tanti gay con obiettività e partecipare a un processo politico che riguarda tutti noi omosessuali, un’occasione che finora in Italia non avevamo mai avuto.
Mi dispiace anche rilevare che la stragrande maggioranza dei ragazzi gay ancora non ha idea di chi sia Monica Cirinnà e del DDL sulle Unioni Civili sa pochissimo, se non nulla. A tutti gli incontri che ho partecipato c’è stata scarsissima affluenza di ragazzi gay, specialmente della mia età, e la cosa mi ha un po’ sconfortato. Ho visto che anche l’incontro al Padova Village (almeno per quanto riporta l’articolo di Repubblica Online) è stato poco partecipato. Come ho detto io ormai seguo giorno per giorno questa Legge da Marzo, quando eravamo forse una ventina sulla pagina Facebook della senatrice Cirinnà e vedo che piano piano il dibattito va animandosi e si uniscono molte voci. Spero che adesso che davvero si entrerà nel vivo dell’iter legislativo tanti coglieranno l’occasione per riavvicinarsi alla politica e alle associazioni un po’ come ho fatto io, seppure da outsider.

Apro una piccola parentesi sui nostri diciamo avversari: gli “ultracattolici” contro le unioni civili sono una minoranza estremista che non ha più l’appoggio Vaticano ma che però non va solo ridicolizzata. Soprattutto non va sottovalutata come è stato fatto finora perchè stanno diffondendo odio e menzogne ogni giorno nella maniera più subdola, facendo leva sulla paura per convincere i genitori che i loro figli sono in pericolo. Diffondono ogni giorno bufale conclamate e false notizie come la sessualizzazione precoce che secondo loro l’Ocse vuole imporre negli asili, gli svenimenti mai accaduti in Germania di bambini turbati a lezione di gender, i padri gay George Harasz e Douglas Wirth denunciati per molestie sui figli adottivi che sono già stati prosciolti da ogni accusa. Ho perso ore e ore a cercare di avere un dialogo con quella gente, non si fermano neanche di fronte alle prove oggettive che quello che stanno dicendo. Il consiglio che do a voi, ovvero quello che ha dato a me Flavio Romani, è di non scendere allo stesso livello di questa gente e non provare a discutere perchè purtroppo è inutile battersi con l’ideologia basata sulla malafede, quello che invece dobbiamo ribadire a tutti è che il Gender è una truffa senza se e senza ma. Lottare per abbattere le barriere della diversità e combattere la discriminazione non può che essere l’obiettivo comune e sono felice che nella riforma della Scuola da poco approvata dal Governo Renzi si siano introdotte misure di questo tipo, a discapito di tutta l’isteria omofoba.

8. E tutte le coppie omosessuali che vogliono o hanno già figli che non rientrano nella categoria della stepchild adoption? Questi figli rimangono senza diritti? Per adesso nel nostro paese di adozione non se ne parla proprio. Quindi se io e la mia compagna adottiamo un bambino all’estero oppure decidiamo di avere un figlio, sempre all’estero, tramite fecondazione assistita, al nostro ritorno in Italia questo bambino non ha alcuna tutela in quanto nostro figlio?
8. La stepchild adoption è uno dei punti cardine della legge ed è anche quello più travisato (più o meno in malafede), cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. La stepchild adoption è l’adozione del figlio da parte del parter che non è il genitore biologico. E’ un’adozione speciale che tutela il figlio riconoscendo la genitorialità e tutti i doveri e diritti connessi ma che non estende la parentela agli affini (ovvero i nonni o gli zii da parte del partner non biologico non diventano legalmente parenti del bambino adottato con la stepchild). L’adozione di un bambino concessa all’estero a quanto mi risulta sarà sottoposta allo stesso regime della stepchild adoption così come indicato nell’articolo 5 del DDL Cirinnà che allarga alle coppie gay la legge 4 maggio 1983 n. 184 articolo 44 lettera b
http://www.camera.it/_bicamerali/leg14/infanzia/leggi/legge184%20del%201983.htm
A tutt’oggi l’adozione per le coppie gay e la fecondazione assistita, come ho già detto, restano vietate. La Stepchild Adoption infatti nasce e si applica proprio per tutelare i figli delle coppie Arcobaleno che esistono e sono tanti e non possono più essere ignorati e discriminati rispetto agli altri bambini.

9. Cosa pensi che succederebbe se le Unioni Civili venissero approvate?
9. Io ho trent’anni adesso, inizio a risentire della Sindrome dei Remi in Barca (che è un po’ il contrario di quella di Peter Pan) e pensare che lo Stato non tutela la mia vita nella sua completezza mi fa paura oltre che una certa dose di fastidio. Comprare casa in Italia quest’anno non è stato un investimento immobiliare quanto un investimento sul futuro, sulla speranza che questa società migliori. Io e la mia compagna vogliamo costruire qui il futuro della nostra famiglia e contribuire a cambiare le cose, con le nostre vite e la nostra storia che sono uguali a tantissime altre. Se approvassero il DDL Cirinnà ovviamente noi ci “uniremmo civilmente” non appena possibile. Finora non ho sentito la necessità di fare coming out a lavoro e per diversi colleghi sono ancora “in the closet”, se finalmente la mia coppia fosse riconosciuta sicuramente inizierei ad andarmene allegramente con la fede al dito ed elargire spiegazioni orgogliose sull’argomento (oltre che chiedere il congedo matrimoniale, ovviamente!). Quando lo Stato in cui vivi non riconosce il tuo amore e ti discrimina lasciandoti senza diritti è quasi automatico comportarsi come se non esistesse, purtroppo, perchè in fondo far sapere che sei omosessuale è come assumersi un rischio praticamente inutile specie sul posto lavoro. Ecco, io spero e sono sicura che questo è destinato a cambiare dalle unioni civili in poi. Molti di noi vivono come invisibili e per questo ho adorato la campagna fotografica coi ragazzi che alzavano cartelli del tipo “Sono l’autista del tuo treno e sono gay”. Vorrei girare per strada con un cartello sulla schiena che recita “sono il tuo webdesigner, riparo il tuo computer, pago le tasse come te, sono donatrice di sangue e fan di Game of Thrones e sono lesbica!”. So che sarebbe un po’ lunghetto e scomodo da trascinarsi ma forse ne varrebbe la pena. Forse è davvero il momento di scendere dalle barricate delle ideologie da tutte e due le parti e iniziare a capire che non c’è nulla da temere. Il muro di gomma non resterà in piedi ancora per molto.

Potete seguire (praticamente in tempo reale) tutti gli aggiornamenti sulle #unionicivili sugli account Twitter di Monica Cirinnà, Sergio lo Giudice, Alberto Airola, Ivan Scafarotto, sulle loro pagine facebook e sul sito www.monicacirinna.it

Ringrazio moltissimo Clarissa per la sua disponibilità e invito chiunque abbia domande, curiosità, critiche o perplessità a scrivermi!

Vulcanica