Non mi arrendo

Sono ancora viva.
Me ne sono accorta stamattina.

Per un po’ ho avuto paura di non esserlo più. Perché durante le vacanze di Natale, a casa dei miei (che hanno la tv) sentivo al tg parlare di unioni civili e non chiedevo agli altri di stare zitti per poter ascoltare meglio. Anzi, voltavo la testa.
E in queste settimane, vedendo tutte le piazze d’Italia organizzarsi per la grande manifestazione del 23, non ho avuto voglia di partecipare.
Ho pensato, è finita. Ho pensato che non me ne importa più niente dello schifo che ho intorno.
Ho pensato che se la gente di questo paese è contenta di avere il family day, l’obiezione di coscienza, il sessismo da quattro soldi, i crocifissi e i presepi nelle scuole, allora così sia. Se tutto questo non fa incazzare, indignare, infiammare la popolazione, allora evidentemente è questo che vogliono. E io mi rassegno. Alla peggio, faccio i bagagli e me ne vado.

Non mi rassegno invece.
Me ne sono accorta stamattina, quando mi sono ritrovata a camminare su e giù per la mia stanza a denti stretti pensando: “Che cosa posso fare? Che cosa posso fare?”
Che cosa posso fare per cambiare le cose?
Perché io non sono più intelligente degli altri. Non sono migliore degli altri. Sono circondata da persone che la pensano come me, persone a cui non importa nulla se sto con un uomo o una donna, persone che non si sognerebbero di mettere in discussione la libertà di scelta della donna sul proprio corpo o di dire che se una viene stuprata “se l’è cercata”, persone che a sentire delle sentinelle che organizzano ronde di preghiera per bloccare una legge si fanno solo una risata.
Ed è questo il problema, non dobbiamo ridere, dobbiamo incazzarci. Non dobbiamo ignorarli. Non sono quattro gatti, sono quelli che hanno in mano il nostro paese.
Mentre noi ridiamo e li sfottiamo per la loro ignoranza e grettezza, loro intanto fanno e gestiscono le leggi. Loro intanto plasmano la società, e la nostra società al momento fa schifo.
Questo paese è pieno di gente in gamba. Però le persone in gamba o se ne vanno o si rassegnano o si limitano a farsi i fatti propri, cercando di ritagliarsi uno spazietto privato in cui respirare e dimenticare quel che accade al di fuori. Noi non offriamo un’alternativa. Un’alternativa laica, civile, seria da prendere in considerazione, e così la massa degli indifferenti, degli incerti, di quelli che pensano poco, finisce per farsi guidare da chi urla più forte. Che sono loro, sempre loro, gli stessi che bruciavano i libri in piazza non troppo tempo fa.

Ecco, io ancora non lo so che cosa posso fare. Probabilmente niente.
Ma sono ancora viva e continuerò a pensarci e ripensarci, a tentare di parlare, di cercare un modo per dare il mio contributo. Facciamolo tutti quanti, tutti insieme. Riprendiamoci il nostro paese, facciamoli tremare, facciamo capire loro che siamo stufi di tacere di fronte alle loro stronzate. Combattiamo!

Vulcanica

Mi piacciono i/le transgender, e allora?

Qualche tempo fa, ho condiviso sulla mia pagina facebook Nessun Armadio l’articolo pubblicato dalla blogger Eretica, che raccontava la storia di E., una ragazza attratta dalle persone androgine e/o transgender: https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/08/07/mi-piacciono-ile-trans-e-mi-insultano-per-questo/.

Ho lasciato un commento sul blog in cui sottolineo come la stessa comunità lgbt+ abbia un gran bisogno di affrontare di più e con più sincerità le tematiche relative alla transessualità e a come questa è percepita nella società e, con mio grande piacere, l’autrice stessa dell’articolo mi ha contattata, proponendomi di approfondire la tematica in un’intervista.

1. Come hai scoperto di essere attratta dalle persone androgine e/o transgender e come hai reagito a questa consapevolezza?
1. Non sono sicura di aver capito di essere attratta da persone androgine e transgender in un preciso momento, probabilmente l’ho capito poco a poco nel tempo.
Uno dei primi ricordi che ho: ero con mia madre al parco, notai una donna molto mascolina, vestita da uomo con i capelli corti, non riuscivo ad inquadrarla ne come uomo ne come donna, chiesi innocentemente a mia madre: “che cos’è? Un maschio o una femmina?”, lei, che la conosceva di vista, mi rispose che era semplicemente una persona, buona per la precisione!
Uno dei primi giorni alle elementari, in giardino a ricreazione, non avevo compagni con cui giocare perché non conoscevo ancora nessuno, vidi una bimba con i capelli un po’ corti, a quel l’età non era sempre facile riconoscere il genere sessuale di un bambino, ci basavamo sul colore del grembiule, rosa (o al massimo bianco) per le femminucce e azzurro o blu per i maschietti, lei però lo aveva verde, mi piacque molto il colore del suo grembiule, l’unica veramente diversa da tutti. Feci amicizia con lei, nonostante era di un altra classe e ci vedevamo solo in giardino. Nonostante le amicizie poi cambiarono durante l’anno, tempo dopo mi si ruppe il grembiule, andai con mia madre a comprare quello nuovo, e lo scelsi verde. Quella bambina non divenne un transessuale, più tardi diventò più femminile, ma la mia scelta di avere un grembiule verde, così diverso da tutti, mi fa pensare che avevo già le idee chiare sulla mia diversità e che concepivo l’idea di un terzo genere diverso dai soliti due.
L’ultimo caso che ritengo rilevante, fu la mia prima cotta, mi invaghii di un ragazzino più grande di due anni, lui ne aveva 12 ed era diverso da tutti i suoi e i miei coetanei, era molto androgino, capelli lunghi e vestiva non proprio da maschietto, ma era bellissimo, capii di esserne cotta perché con tutti, sia maschi che femmine, non avevo problemi a dialogare e giocare, ma con lui non riuscii proprio a parlarci, ero troppo insicura per via dell’attrazione che provavo.
Insomma credo di averlo capito già da piccola, poi, con il passare del tempo, nell’età adolescenziale, utilizzando quotidiani, riviste e, in seguito, internet, capii che quello che dentro di me consideravo il “terzo sesso” era l’unico che mi interessava davvero.

2. Dalle tue parole si capisce che eri abbastanza consapevole della tua sessualità già fin da piccola. A tal proposito vorrei chiederti: cosa ne pensi di chi dice che i bambini non sono in grado di riconoscere il proprio orientamento o identità di genere? Te lo chiedo perché molti ragazzini e ragazzine si sentono mortificati dal fatto che, quando provano a esprimere i propri sentimenti, gli adulti dicono loro che è troppo presto per sapere queste cose e che le capiranno solo da grandi! Pensi che questo possa costituire un freno per i bambini e aumentare la loro sensazione di essere incompresi, oppure credi che in effetti la consapevolezza vera di sé arrivi con la maturità?
2. Qualsiasi giudizio degli adulti del genere “tu non sai…” fa sentire i bambini incompresi, però penso che allo stesso tempo sia vero, un bambino di 5 anni probabilmente ha già qualche idea sul suo orientamento sessuale e sulla sua identità di genere, ma fino all’inizio del l’adolescenza non c’è ragione di pensarci, da un lato non si può iniziare la transizione, dal altro i gusti a volte cambiano proprio con l’adolescenza. L’importante è che i bambini capiscano di essere amati indipentemente dal loro orientamento e dalla loro identità di genere, altrimenti soffriranno la solitudine e cercheranno di reprimere i sentimenti.

3. In base alla tua esperienza, quali credi che siano le maggiori difficoltà che le persone transgender incontrano nella vita di tutti i giorni?
3. “Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole una transessuale si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole un transessuale si sveglia, sa che dovrà correre più della iena o sarà mangiato.
Ogni mattina in Italia, non importa che tu sia un trans o una trans, l’importante è che tu incominci a correre.” (semicit.)
Sono molti i problemi che i/le transgender, e in parte anche uomini effeminati e donne mascoline, affrontano ogni giorno, quello che più mi ha colpito, che affligge tutt’ora anche il mio partner in Germania, è la fatidica domanda: “Oggi uscirò di casa?”, ogni mattina ci auguriamo il buongiorno e io gli domando questa cosa, mi piange il cuore ammetterlo ma gran parte delle volte la risposta è negativa, anche se poi magari trova la forza per uscire. Per essere transessuale, sia FtM che MtF, ci vuole un carattere forte, bisogna essere superiori e tenere sempre la testa alta.
Alcuni transgender che ho conosciuto avevano difficoltà nell’accettare la propria voce, mascella larga, pomo d’Adamo e barba per i MtF, seno, fianchi larghi e altezza minuta per i FtM, ma in quasi tutti i casi le difficoltà maggiori sono quelle di trovare un lavoro e avere al fianco la propria famiglia.
Anche il “test dello specchio” è molto diverso da quello che affrontiamo noi cisgender quotidianamente, non ci si chiede semplicemente se abbiamo bisogno di lavarci i capelli, un trucco più pesante o un caffè doppio, per un transgender guardarsi allo specchio può far migliorare la giornata oppure far partire col piede sbagliato l’intero mese.
Un’altra enorme difficoltà è rappresentata dal sesso, a differenza di ciò che l’opinione pubblica pensa, molti/e trans hanno profondi problemi a spogliarsi e a fare sesso, molti solo per amore potrebbero farlo, certo esistono anche le professioniste del sesso, ma sono una minoranza.

4. Parli con grande chiarezza dei problemi delle persone transgender e anche del loro rapporto difficile col proprio corpo e col sesso. Pensi che queste difficoltà siano da imputare principalmente alla disforia di genere, quindi a una causa patologica, oppure all’atteggiamento di rifiuto degli altri nei loro confronti, o entrambe le cose? In altre parole, una persona trans ha più difficoltà ad accettarsi perché è nata “nel corpo sbagliato” o perché i suoi tentativi di essere se stess* vengono continuamente frustrati da chi gli/le sta intorno?
4. I problemi maggiori che soffrono i/le trans sono causati senza dubbio dalle opinioni degli altri, è chiaro che se fossero tutti transofili come me, quando si vedono allo specchio e notano di essere un perfetto mix tra uomo e donna saranno contenti perché alla gente piace… Ovviamente i “mix” piacciono poco quindi gran parte del problema nell’accettarsi è dovuto a chi ci sta intorno. In minor parte, a mio parere, influisce anche la causa patologica, è ovvio che se la mente sente di appartenere a un corpo femminile, ma la forma del fisico è maschile, ci sarà sempre un certo disagio, finquando ormoni e chirurgia non cambino la situazione.

5. Perché secondo te anche in ambienti più aperti di quelli tradizionali, come le comunità femminista e lgbt+, l’attrazione verso le persone transgender è considerata “strana”?
5. L’attrazione verso i/le transgender generalmente è accettata dalla comunità LGBT+, ma la stupidità umana c’è sempre stata, non termina certo quando scopri di essere gay o lesbica, se sei nato quadrato non muori tondo, difenderai i tuoi diritti ma non è detto che i diritti degli altri ti interessino. Da generazioni i trans vengono ostracizzati e ghettizzati, molti dei pensieri che avevano i nostri bisnonni ci sono stati tramandati, perciò, come era strano in passato, essere attratti dai transessuali potrebbe essere motivo di contrasti (rapportati ovviamente al periodo in cui viviamo), il nostro bisnonno magari denunciava i transofili agli squadristi fascisti, noi oggi ridiamo alle loro spalle, la differenza è netta ma il pensiero si è tramandato nelle generazioni.

6. Il fatto che la tua sessualità non sia definita dalle etichette tradizionali (etero, gay, bisex) ti fa sentire più libera o al contrario credi che sia un motivo di debolezza o di confusione per te?
6. In passato era motivo di debolezza, mi vergognavo con me stessa a guardare le persone che mi piacevano, ero convinta che mi attraevano per alcune loro caratteristiche da uomo/donna, volevo autoconvincermi di essere etero/lesbica, per essere un tantino più “normale”. Tutt’ora non mi sento più libera, credo di aver inquadrato perfettamente ormai il mio orientamento sessuale, grazie a un commento ricevuto da una delle transessuali storiche d’Italia, Mirella Izzo, ho persino trovato due termini per definire il mio orientamento: androginofila e transofila. Mi sento solo particolare e diversa sotto quest’aspetto dal resto della gente, ma ognuno ha le proprie diversità.

7. Secondo te di chi sono le principali responsabilità nell’ignoranza e/o cattiveria che riscontri tra le persone (scuola, media, chiesa, governo etc)?
7. Tutti quelli che hai citato senza dubbio, ma soprattutto la colpa è del passato, la gente muore ma la cattiveria sopravvive con i propri discendenti.
Riguardo alle sopracitate governo e media sono un tutt’uno praticamente, la chiesa che ne parliamo a fare… In riferimento alla scuola, ho un aneddoto, alle elementari nella mia classe maschi e femmine avevano gli appendiabiti separati, a destra dell’ingresso gli uni e a sinistra gli altri, poteva capitare di passare nella “zona” adibita agli zaini e le sacchette del sesso opposto, in quel caso partivano le prese in giro “Ahahahahaha sei un maschio! Sei un trans!”, alcuni maschietti si divertivano a lanciare diari o altri oggetti dei compagni, i quali pur di non passare nella zona nemica per raccoglierli, chiedevano alle femmine di passarglieli. Tutto ciò è ovviamente dipeso dai genitori e dall’ambiente dove si è cresciuti, a 5 anni quello che sai lo hai imparato a casa.
L’ignoranza è tramandata dai giornali, io ero molto interessata a tutto ciò che concerne gli LGBT, con chiaramente interesse maggiore per i transessuali, per molto tempo ho ritagliato articolo, fotografie, racconti, qualunque cosa trovassi sui transgender, utilizzando quotidiani gratuiti e riviste varie, avevo un quaderno ben organizzato con tutte le informazioni, aggiungevo delle parti scritte a mano con ciò che imparavo dalla TV. Alla fine sapevo ben poco, il 90% delle notizie erano su prostitute transessuali. Oggi i media sono più imparziali e spiegano molte cose, sono di facile reperibilità documentari, film e notiziari che affrontano questi argomenti. In TV parlano anche di persone come Andreja Pejic, Chris Tina Bruce o Norrie May Welby, 10 anni fa era fantascienza pensare di vedere una persona agender raccontare la sua storia e il significato che può avere per lui quel termine.
Insomma a mio parere alcuni media stanno raccontando qualcosa di utile, ma la mentalità ottusa che è arrivata dai nostri avi, difficilmente scomparirà grazie a media e governi, sono le persone che devono cambiare prima.

Ringrazio di cuore E. per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la sua storia e i suoi pensieri. Ricordo anche a te che stai leggendo che se vuoi raccontarmi di te, anche in forma anonima, sarò felice di ascoltarti!

Vulcanica

“Ho tentato il suicidio, ma poi ho scelto di darmi l’opportunità di essere felice!”

Quella con Juanita è una delle prime interviste che ho raccolto, ma ho deciso di pubblicarla per ultima, come conclusione del mio Progetto, perché credo che raccolga in sè molte delle tematiche comunemente trattate ed è sicuramente una delle storie più interessanti e toccanti che ho incontrato. Ringrazio moltissimo Juanita per aver condiviso le sue esperienze e auguro a tutti una buona lettura!

– Prima di tutto, tu sei una donna intersessuale. Che significa? Come lo spiegheresti a chi non ha mai sentito questa parola?
– Intersessuale si riferisce a una varietà di condizioni mediche. Alcune di queste sono visibili fin dalla nascita. Ne sono esempi le persone che nascono con genitali ambigui, ma alcune di queste condizioni invece si scoprono solo quando la persona è molto più grande perché sono nascoste nel corpo. Io per esempio ho scoperto di essere nata intersessuale a 34 anni. Sono stati i medici e i miei genitori a prendere decisioni riguardo al mio genere. Loro hanno deciso di rendermi un maschio e hanno fatto degli interventi chirurgici riparativi su di me.

– Tu credi nel tradizionale dualismo maschio/femmina o ti identifichi in una definizione più fluida?
– Io personalmente mi identifico come donna ma probabilmente appaio più neutrale nella vita di tutti i giorni.

– E riguardo all’amore? Pensi che potresti sperimentare amore o attrazione verso qualcuno indipendentemente dal genere oppure vivi attrazione sessuali e hai relazioni soltanto con gli uomini/le donne?
– Io sono sempre stata attratta dalle donne. A causa della mia situazione, ho sempre pensato che non avrei mai fatto esperienza dell’amore. In ogni caso, sono stata fortunata a incontrare la donna più meravigliosa del mondo, che mi ama e mi sostiene. Siamo profondamente innamorate.

– Tu vivi in Sud Africa. Com’è la situazione riguardo alla comunità lgbtqi nel tuo paese? Hai mai pensato di trasferirti a causa della tua identità di genere?
– Il Sud Africa ha le leggi più avanzate e progressiste del mondo riguardo alle persone lgbtqi. Tuttavia, l’atteggiamento della società rimane estremamente negativo a causa di di diverse tradizioni culturali e religiose. Cose come “lo stupro correttivo” sono ancora ritenute valide da alcuni uomini in molte culture qui come un metodo per curare il lesbismo. Perciò, sebbene la legge ci protegga, la situazione resta difficile perché manca l’applicazione della legge e un atteggiamento favorevole da parte delle persone. Sto seriamente pensando di trasferirmi in un altro paese. Una persona intersessuale/transgender è particolarmente esposta e questo ti rende facilmente vittima di bullismo e discriminazione. Io vivo nella continua paura e raramente esco di casa da sola.

– Quali sono state le reazioni della tua famiglia e dei tuoi amici alla tua identità di genere? Sei mai stata discriminata per questo?
– Ho vissuto in solitudine per tutta la vita. Le poche persone con cui mi sono dichiarata hanno avuto reazioni differenti. Alcune non hanno più voluto vedermi, ma una o due mi sono rimaste accanto. Il mio papà è morto, ma mia madre sa della mia intersessualità. Non sa che ho deciso di abbracciare il mio lato femminile perché so che a causa di questo mi caccerà via dalla sua vita. Ho vissuto molti episodi di bullismo nella mia vita. Fin dagli anni della scuola ero sotto pressione perché mi comportavo in maniera diversa dalla norma. Quando ho iniziato il mio processo di transizione qualche anno fa, nel 2012, sono stata vittima di un attacco di cyber bullismo su Facebook. La mia foto è stata postata su cinque pagine con il mio nome e i dettagli del contatto e ho praticamente subito outing (dichiarazione forzata della propria sessualità da parte di terzi, ndt). Ho 30 fotografie di schermate depositate in uno studio legale con tutti gli insulti e le minacce di morte che ho subito a quel tempo. Finora non ho vissuto forti episodi di discriminazione tranne qualche servizio ogni tanto che mi viene negato dall’azienda di turno sulla base di chi e che cosa sono.

In molti paesi ci sono ancora tentativi di curare l’omo/bi/transsessualità come una “malattia”. Cosa ne pensi? La religione ha un ruolo importante in questo atteggiamento, secondo te, e come credi che si possa cambiare?
– Questo mi spezza il cuore. Queste cose non sono malattie, è il modo in cui siamo nati ed è così che siamo individui unici. Sono una persona di fede e ho attraversato il mio personale “esorcismo” per guarirmi da parte della chiesa. L’anno scorso sono quasi stata forzata a partecipare ad una terapia riparativa. Tutto ciò mi ha portato a mettere in dubbio la mia fede e ho perso molta fiducia nelle persone religiose. Attualmente sto scrivendo molti articoli per una rivista dedicata alle donne qui in Sud Africa per cercare di educare le persone (i link sono in fondo all’intervista, ndt). Ma quando c’è di mezzo la religione, cercare di educare e informare la gente resta una perdita di tempo e di energia.

– Sei mai stata rifiutata o hai perso un amico o una persona cara a causa della tua identità di genere? Se sì, come hai superato la cosa?
– Quando sei intersex/transgender, questo diventa qualcosa a cui ti abitui. Ho perso molti amici intimi. La maggior parte di loro non mi hanno mai spiegato perché mi abbiano abbandonato. Una volta ci restavo molto male. Piangevo per giorni ed ero molto depressa. Ho imparato, tuttavia, che nella vita non ti servono tanti amici. Hai solo bisogno di una manciata di amici veri e leali. Ne ho persi così tanti che ora sono immune al dolore e al senso di rifiuto. Una volta ci mettevo mesi a superare cose del genere, ora solo qualche giorno. Triste ma vero.

– Tu hai deciso di iniziare una transizione. Cosa significa? Perché lo hai fatto? Quali sono i possibili sentieri da percorrere? Quali sono le difficoltà del processo e come stai vivendo la tua decisione?
– Transizione significa attraversare un lungo processo per allineare la tua mente e la tua anima, che ti rendono ciò che sei, con il tuo corpo. Nelle persone transgender l’identità di genere non è allineata con i loro corpi e questo processo aiuta a risolvere il problema. Si tratta di terapia psicologica, trattamenti ormonali e alla fine chirurgia di riassegnazione del genere. I miei genitori mi hanno cresciuto come un ragazzo. Venivo picchiata ogniqualvolta mostravo tendenze femminili. Ho sviluppato un senso di odio per me stessa e a otto anni ho tentato il suicidio per la prima volta. Il mio odio per me stessa e la mia depressione si sono rafforzati con l’età e a diciotto anni avevo già tentato di uccidermi altre due volte. Durante la pubertà ho iniziato ad avere comportamenti autolesionisti perché ero così disgustata con chi e cosa ero. Solo a 32 anni, dopo aver combattuto per anni con la depressione, ho incontrato una donna che mi ha cambiato la vita. Lei non mi conosceva, ma era una delle poche che mi vedeva sia come uomo che come donna e mi ha spiegato che c’era qualcosa di speciale nel mio lato femminile. Questa è stata la prima volta che ho pensato alla transizione. Il giorno in cui ho deciso di intraprendere la transizione è stato il giorno in cui ho capito che essere un uomo mi stava uccidendo. Era solo questione di tempo prima che cercassi di nuovo di ammazzarmi e questa volta sapevo che ci sarei riuscita. Ho deciso di effettuare la transizione per dare a me stessa un’opportunità di vivere ed essere felice. Io ho scelto la vita! Per me, personalmente, non c’è una possibilità alternativa perché non voglio più vivere in questo modo. La difficoltà più grande del processo probabilmente consiste nel denaro e nel tempo necessario. L’ospedale pubblico ha approvato la mia richiesta di intervento, ma dovrò aspettare anni prima che succeda. Se avessi i soldi potrei farlo in qualsiasi momento. Il procedimento richiede tempo perché lo psichiatra vuole accertarsi che tu sia pronto per questo grande cambiamento e cose come queste possono richiedere uno o due anni solo per ottenere l’approvazione finale. Io sono fortunata perché il mio stato di intersessuale ha accelerato questa fase, ma ora sto aspettando di poter fare l’operazione. Vorrei avere maggior sostegno da parte della mia famiglia e degli amici, così avrei potuto iniziare prima questo processo, ma sono molto felice di aver deciso di intraprendere questa strada. Ha cambiato la mia vita in modo positivo.

– Cosa diresti a un ragazzo o una ragazza che vive la tua stessa situazione?
– Per quanto la strada sia difficile, è meglio accettare te stesso per la bellissima e fantastica persona che sei. Ed è meglio percorrere questo viaggio ed essere felice piuttosto che rimanere infelice per tutta la vita. Questa cosa non se ne andrà mai perciò è meglio essere te stesso, sempre. Sii quel che sei!

– Perché credi che così tante persone odiano i non eterosessuali? Perché ci sono così tanti casi di bullismo e violenza e cosa pensi che debba essere fatto per cambiare la situazione?
– La prima ragione che mi viene in mente è la religione. Le persone di fede combattono sempre contro le persone e le cose che percepiscono e a cui pensano come sbagliate o peccaminose. L’altra ragione è probabilmente culturale. Le persone sono così orgogliose della loro cultura e appartenenza etnica che qualsiasi cosa che credono possa danneggiare la loro cultura è vista come una minaccia e quindi la combattono. Trovare una soluzione è difficile perché quando qualcuno è fermo sulle sue convinzioni non puoi fare molto per avere la meglio. Io cerco di fare del mio meglio per informare chi posso riguardo alla questione dei trans, con la speranza di poter cambiare le opinioni di alcune persone.

– Come credi che cambieranno le cose nei prossimi dieci anni per le persone intersessuali?
– In Sud Africa, purtroppo, non vedo molto cambiamento. In altre parti del mondo come Australia, Germania e India un terzo sesso è riconosciuto e penso che più paesi daranno agli intersessuali quest’opzione. Anche se la maggior parte della gente preferisce essere maschio o femmina, ricevere l’opportunità di registrarti come appartenente a un terzo sesso ti dà riconoscimento e accesso ai trattamenti medici. Con i miei documenti che dicono che sono un uomo e i miei medici che mi trattano come una donna, ho un sostegno molto scarso da parte dell’assicurazione sanitaria, ad esempio, e ci sono sempre problemi quando devo prendere medicine che sono destinate a persone del genere opposto.

– Cosa pensi debba essere insegnato ai giovani e ai bambini riguardo all’orientamento sessuale e all’identità di genere?
– In un mondo ideale ai ragazzi bisognerebbe insegnare ad essere fedeli a se stessi e che possono amare chi vogliono. Dovrebbero sapere che hanno la libertà di scegliere per se stessi. Per quel che riguarda il genere, si possono discutere queste questioni solo con ragazzi abbastanza grandi da capire. Educare correttemente i bambini è estremamente importante. Tutte le forme d’odio come razzismo, omofobia e transfobia sono cose che vengono assimilate dai bambini quando sono ancora piccoli. Si dovrebbe insegnare loro ad accettare le persone e che tutte le forme d’odio sono sbagliate.

– Cosa pensi riguardo al coming out? Credi che tutti dovrebbero dichiararsi orgogliosamente oppure in alcuni casi suggerisci di restare silenziosi a riguardo?
– Penso che dichiararsi sia la cosa più bella e liberatoria che una persona possa fare. Per me, personalmente, non è sempre facile e alla fine sono le circostanze a determinare se è il caso o no di farlo. Se non sei al sicuro, forse è meglio rimanere in silenzio.

– Hai bambini? Se non ne hai, ti piacerebbe? Come credi che la tua identità di genere e il tuo orientamento sessuale potrebbero influenzare la crescita dei tuoi bambini?
– Ho sempre sognato di avere dei bambini. Mi sarebbe piaciuto così tanto essere la mamma di un piccolino. Ho deciso, tuttavia, di non inseguire questo sogno. Sapendo quel che ho attraversato nel mio passato, non voglio che mio figlio debba affrontare alcuna forma di odio o bullismo a causa della diversità della sua mamma.

– Quali sono le tue speranze per il futuro?
– La mia speranza è di attraversare al più presto la mia transizione e vivere il resto della mia vita in pace con me stessa con la mia stupenda fidanzata. La mia speranza è anche che più persona ci vedano come uomini e donne normali e che la comunità trans e intersex ottenga un miglior sostegno.

– C’è qualcos’altro che vorresti dire a chi legge?
– Il mio nome è Juanita van Zyl e sono una donna transessuale/intersessuale. Uso le etichette soltanto perché le persone hanno il diritto di sapere da dove vengo. Ora che lo sapete: sono Juanita van Zyl, una donna che vive in un paese meraviglioso di nome Sud Africa. La mia vita è stata una battaglia, a volte sembra una guerra. Una guerra che ho combattuto contro me stessa fin da quando ero molto giovane. Per molto tempo ho rischiato di perdere questa battaglia, fino al giorno in cui ho deciso di seguire il mio cuore ed essere fedele a me stessa. Da una battaglia interiore di grave odio verso me stessa e pensieri suicidi, sono approdata a un luogo di pace e armonia, un luogo in cui sono felice della donna che sono diventata. Ho superato la mia guerra interiore, ma ora c’è da combattere una guerra verso l’esterno, una guerra per trovare accettazione e sostegno in un mondo pieno di odio. Molti criticano le persone come me. Alcuni non ci accetteranno mai per quel che siamo davvero. Non posso far cambiare idea a queste persone, ma posso chiedere rispetto. Non sei costretto ad apprezzare me o le altre persone come me, ma per favore rispettaci come noi rispettiamo te. Meritiamo di essere felici, come chiunque altro. Voglio che le persone ricordino che questo viaggio non è facile e nessun trans seguirà mai un percorso come questo se non è abbastanza forte e non lo desidera profondamente. Non è una scelta! Attraversare tutti questi trattamenti, il dolore fisico e psicologico, tutto questo può essere affrontato soltanto da coloro che davvero non possono vivere in nessun altro modo. Abbiamo bisogno di percorrere ogni strada per essere noi stessi. Per coloro che combattono con la propria identità di genere, ricordate che non siete soli. Siete persone bellissime. Ricordate di ascoltare il vostro cuore e seguire i vostri sogni. Sì, la transizione è dura ma alla fine ne vale davvero la pena. Il bruco deve attraversare l’oscurità e alla fine uscire fuori dal suo bozzolo per mostrare al mondo la sua vera forza e bellezza. Questa è una metafora meravigliosa per il percorso di transizione. Non rinunciate mai e credete sempre in voi stessi. Voi siete bellissimi. Per tutti coloro che ci sostengono, grazie dal profondo del cuore per il vostro amore e supporto. In un mondo difficile e ostile, voi ci date l’amore, la determinazione e il coraggio di continuare a combattere nonostante tutta la negatività. Voi siete importanti per ognuno di noi e ci aiutate a rendere più facile una strada che è davvero difficile. Voglio mandare il mio amore a tutti coloro che leggeranno quest’intervista.

Questi sono gli articoli che Juanita ha scritto per women24, usando un nome falso per proteggere la sua identità (mi ha autorizzato a linkarli qui):
Il più recente: http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/Transgender-Day-of-Remembrance-20141118
I più vecchi:
http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/When-you-think-your-child-might-be-transgender-20141029
http://www.women24.com/Wellness/Body/Searching-for-answers-What-is-intersex-20141110

La mia storia:
http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/A-girl-trapped-in-a-boys-body-20131106
http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/How-I-became-a-woman-20131108
http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/My-double-life-20131112

The interview with Juanita was one of the first ones that I collected, but I decided to keep it as “last but not least”, as a conclusion of my Project, since I belive it can express many of the common topics and it’s surely one of the most significant and touching stories I met during this journey. I truly and sincerely thank Juanita for sharing her experiences with me and I wish you all have a good read!

– First of all, you’re an intersex woman. What does it mean? How would you explain it to someone who’s never heard the word?
– Intersex refers to a variety of medical conditions. Some of these conditions are visible at birth. Examples are people born with unambiguous genitalia, but some of these conditions are only discovered when I person is much older since the evidence is hidden inside the person’s body. I, for one, discovered I was born intersex at age 34. Decisions were made about my gender by my doctors and my parents and they decided to make me male and corrective surgery was performed on me.

– Do you believe in the traditional male/female dualism or do you identify yourself in some more fluid definition? 
– I, myself, identify as a woman although I probably appear more gender neutral in everyday life.

– What about love? Do you think you could love or be attracted by someone regardless of their gender or do you only experiment sexual attraction and have relationships with men/women? 
– I have always been attracted to women. Because of my situation I always believed that love was something I would never experience. I was, however, lucky to meet the most wonderful, loving and supportive woman in the world. We are deeply in love.

– You live in South Africa. How is the situation about the lgbtqi world in your country? Have you ever considered moving abroad because of your gender identity?
– South Africa has the most progressive and advanced laws in the world when it comes to LGBTQI people. The attitude of the general public, however, remains extremely negative due to various cultural and religious beliefs. Aspects such as “corrective rape” is still believed by some men in many cultures here as a method to cure lesbianism. So, despite the law protecting us, it still remains difficult due to a lack of implementations of laws and the attitudes of people. I am seriously considering moving away to another country. Being intersex/transgender, you stand out and that opens you up to a lot of bullying and victimisation. I live in constant fear and rarely go out on my own.

– What were your family and friends’ reactions to your gender identity?
Have you ever been bullied or felt discriminated against?
– I lived as a loner all my life. The few people I came out too had mixed
reactions. Some of them never want to see me again, but one or two remained supportive. My dad passed away, but my mom knows about my intersex condition.
She doesn’t know that I have embraced my female side because I know she will kick me out of her life. I have had a lot of bullying in my life. From school years I was always teased because I acted differently than the norm. When I started my transition a few years ago (2012) I was the victim of a cyber bullying attack on Facebook. My photo was posted on 5 pages with my name and contact details and I was basically “outed”. I have 30 screen captures on record at a law firm with all the insults and death threats that was made against me me at that time. So far I haven’t experienced a lot of discrimination apart from the odd company here and there that refuse me services based on who and what I am.

– In many countries there are still attempts to treat homo/bi/transsexuality
as a “disease”. What do you think about it? Does religion play an
important role in this attitude in your opinion and how do you think it can
change?
– For me, this is heartbreaking. None of this is a disease. This is how we
are born and put together as unique individuals. I am a person of faith and I was put through my own “exorcism” to
heal me by my church. Last year I was almost tricked into going for reparative therapy. All this has made me question my faith a lot and I have lost a lot of faith in religious people. 
I am doing a lot of writing these days for a popular women’s news page here in South Africa to try and educate people. As far as religion goes, that remains a waste of time and energy to try and educate them.

– Have you ever been refused or lost a friend or person you loved because of your gender identity? If yes, how did you manage to go through it? 
– Being intersex/transgender this actually becomes something you get used to. I have lost a lot of very close friends. Most of them never gave me reasons for leaving. I used to take it very badly. I cried for days and was very depressed. I have learned, however, you don’t need a lot of friends in your life. You only need a handful of true and loyal friends. 
Having lost so many, I have become immune to the hurt and rejection. It used to take me months to get over things like that. Now just a few days. This is a sad reality.

– You chose to start with transition. What does it mean? Why did you do that? What are the alternative paths? What are the difficulties of the process and how are you living with your decision?
– To transition means you go through a lengthy process to align your mind and soul, that what makes you who you are, with your body. Transgender people’s gender identity doesn’t align with their bodies and this process help to fix that problem. It consists of psychological therapy, hormone treatments and eventually gender reassignment surgery. 
My parents raised me as a boy. I was always beaten when I showed any female tendencies. I developed a sense of self hate and age 8 I survived my first suicide attempt. My self hate and depression only grew stronger with age and by 18 I had survived two more suicide attempts. During puberty I started to hurt myself because I was so disgusted with who and what I was. It was only when I was 32, after years of struggling with depression that I met a lady who changed my life. She didn’t know me, but she was one of the few people that saw me both as male and female and she told me back then that there was something special about my female side. This was the first time I thought about transitioning.The day I decided to transition was the day I realised that being male was killing me. It was only a matter of time before I would try to kill myself again and this time I knew I would not fail. I chose to transition to give me an opportunity to live and be happy. I chose life!
For me, personally, there isn’t another path because I just would not want to live anymore.
The biggest difficulty of the process is probably funding and time. I have been approved for my surgery at a government hospital, but I will have to wait years before that might happen. If I had the funds, I could do the operation any time. The process is lengthy because Psychiatrist want to make sure you are ready for this big life change and things like that can take one to two years just to get the final ok. I was lucky that my intersex status fast tracked that process, but now the wait to receive my operation.
I wish I had better support from family and friends so that I could have
started this process earlier, but I am extremely happy I decided to go on this journey. It changed my life in a positive way. 

– What would you say to a young boy or girl who lives the same situation? 
– As difficult as this road is, it is better to accept yourself for the beautiful
and amazing person you are. It is better to walk this journey and be happy, than it is to be miserable your entire life. This never goes away and it is best to be yourself, always. You be YOU!!!!!

Why do you think so many people hate non heterosexual people? Why are there so many cases of bullyism and violence and what do you think should be done to change the situation?
– First reason I think of is religion. People of faith always fight against
people and things they perceive and are taught as being wrong or sinful. The next reason is probably a cultural thing. People are so proud of their culture and/or ethnicity that anything that they feel might harm their culture is seen as a threat and therefore they fight against it. It is so difficult to find a solution because when someone is set in their ways you cannot do much to win them over. I do try my best to educate who I can about trans issues with the hope that I can change a few minds. 

– How do you think things will change in the next ten year for intersex people? 
– In South Africa, sadly, I don’t see a lot changing. In other parts of the world like Australia, Germany and India a third sex is recognised and I feel more countries will give intersex people that option. Although most people prefer to be male or female, being given the opportunity to register yourself as a third sex gives you recognition as well as access to medical treatments. With my ID being male and my doctors treating me as female, I get very little support from medical insurance for instance and there are always issues when you have to get medicine that is supposed to be for the opposite gender.

– What do you think should be taught to young people and kids about sexual orientation and gender identity? 
– In an ideal world young children should be taught to be true to themselves and that they can love whoever they want to. They should know they have the freedom to choose for themselves. As far as gender goes, you can only discuss those issues with them when they are old enough to understand. Educating children correctly is massively important. All forms of hate such as racism, homophobia and transphobia, are things that are taught to children when they are young. They should be taught to accept people and that any form of hate is wrong.

– What do you think about coming out? Do you think everyone should proudly speak of himself/herself or there are certain cases in which you suggest being silent about it?
– I think coming out is the most wonderful and liberating thing anyone can do. For me, personally, this is not always easy since your circumstances finally determine if you are safe to come out. If you are not safe, it might be better to be silent.

– Do you have kids? If you don’t, would you like to? How do you think your gender identity and sexual orientation would affect your kids growth? 
– I always dreamed of having kids. I would have loved it so much to be a mom to a little one. I decided, however, not to pursue this dream. Knowing what I have gone through in my past I don’t want any child of mine to have to face any form of hate or bullying since their mom is different.

– What are your hopes for the future? 
– My Hope is to get through my process sooner rather than later and to live the rest of my life as my authentic self with my beautiful girlfriend. My hope is also that more people will see us as normal men and women and that the trans and intersex community will get better support.

– Is there something else you’d like to tell your readers?
– My name is Juanita van Zyl, and I am a transgender/intersex woman. I only use labels out of respect because people have the right to know where I come from. Now that you know: I am Juanita van Zyl, a woman who lives in a beautiful country called South Africa. My life has been a battle, sometimes it feels like a war. It is a war I fought with myself from a very young age. I was losing the battle for a very long time until the day I decided to follow my heart and be true to myself. From an internal battle of severe self hate and thoughts of suicide, to a place of peace and harmony, a place where I am happy with the woman I have become. I have overcome my internal war, but now the fight is the external war, a war to find acceptance and support in a world that is full of hate. Many are critical of people like me. Some will never accept us for who we truly are. I cannot change minds, but I can ask for respect. You don’t have to like me or other people like me, but please respect us as we respect you. We deserve happiness just like anyone else. I want people to remember that this journey isn’t easy and no transgender person will ever follow this path if they are not strong enough and they don’t want this bad enough. It is not a choice! To go through all the treatments, the physical and emotional pain can only be done by those who truly cannot live life in any other way. We need to be ourselves in every possible way. To those who struggle with their gender identity, remember you are not alone. You are a beautiful person. Remember to listen to your heart and follow your dreams. Yes, transitioning is hard but in the end it is so worth it. The caterpillar has to go through the darkness and eventually struggle out of its cocoon to show the world its true strength and beauty. What a beautiful metaphor for this transition journey. Never give up and always believe in yourself. You are beautiful. To all our supporters, thank you from the bottom of my heart for all your love and support. In a difficult and hateful world, you give us the love, motivation and courage to force ahead despite all the negativity. You are important to each one of us and you help to make a difficult road so much easier. Sending out my love to those who read this.

These are the articles Juanita wrote for women24, using a fake name to protect her identity (she gave me the permission to link them here):

Latest article: http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/Transgender-Day-of-Remembrance-20141118
Older ones:
http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/When-you-think-your-child-might-be-transgender-20141029
http://www.women24.com/Wellness/Body/Searching-for-answers-What-is-intersex-20141110

My Story:
http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/A-girl-trapped-in-a-boys-body-20131106
http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/How-I-became-a-woman-20131108
http://www.women24.com/Wellness/BodyAndSpirit/My-double-life-20131112

Il nuovo anno che Leelah non vedrà mai sorgere

Stasera voglio utilizzare il blog per pubblicare qualcosa che è molto più di un’intervista o di una riflessione scritta di mio pugno.
Queste che ho trovato su diversi siti Internet e che ho tradotto in Italiano sono le ultime parole di Leelah, 17 anni, che due giorni fa si è ammazzata buttandosi sotto un rimorchio nello stato dell’Ohio. Si è ammazzata perché per l’anagrafe e per i suoi genitori lei era Josh, e nessuno che non ci sia passato può immaginare quanto sia doloroso essere imprigionati nel proprio stesso corpo.

Nessuno, nessuno al mondo ha il diritto di giudicare, di parlare di peccato, di malattia, di mostruosità addirittura.
Al di là delle parole, quello che è accaduto è che una persona giovanissima, che poteva e doveva sognare un futuro felice, ha rinunciato alla propria vita perché non le è stata data la libertà di viverla come riteneva giusto. E questo deve toccare tutti noi.
Lascio spazio alle sue parole d’addio, che sono di una lucidità spietata e vera. La ragazza che ha parlato in questo modo è morta e non ha più voce, adesso tocca a noi difenderne almeno il ricordo.

“Se state leggendo questo, significa che mi sono suicidata e naturalmente non ho potuto cancellare questo post dalla mia coda (il post è stato pubblicato automaticamente sul suo blog dopo il suicidio, ndt). 

Per favore non siate tristi, è meglio così. La vita che avrei vissuto non è una vita dignitosa…perché sono transgender. Potrei spiegare nel dettaglio perché mi sento in questo modo, ma probabilmente questa nota è già abbastanza lunga così com’è. Per farla semplice, mi sento una ragazza intrappolata nel corpo di un ragazzo, e mi sono sentita in questo modo da quando avevo quattro anni. Non sapevo che ci fosse una parola per quel che provavo, né che è possibile per un ragazzo diventare una ragazza, perciò non l’ho mai detto a nessuno e ho continuato a comportarmi da maschio per cercare di adattarmi.

Quando avevo quattordici anni, ho imparato il significato della parola transgender e ho pianto di felicità. Dopo dieci anni di confusione finalmente capivo chi ero. L’ho detto subito a mia madre, e lei ha avuto una reazione estremamente negativa, mi ha detto che era una fase, che non sarei mai stata davvero una ragazza, che Dio non fa errori, che io sono sbagliata. Se state leggendo queste parole, genitori, per favore non dite queste cose ai vostri figli. Anche se siete cristiani o siete contro le persone transgender non dite mai queste cose a qualcuno, specialmente a vostro figlio. Non farete altro che renderli odiosi a loro stessi. Questo è esattamente ciò che è accaduto a me.

Mia madre ha iniziato a portarmi da uno psicoterapeuta, ma mi ha soltanto portato da terapeuti cristiani che erano tutti molto faziosi perciò non ho mai davvero avuto la terapia di cui avevo bisogno per curarmi dalla depressione. Ho solo avuto altri cristiani che mi dicevano che ero egoista e sbagliata e che avrei dovuto rivolgermi a Dio per avere aiuto.

A sedici anni ho capito che i miei genitori non mi sarebbero mai venuti incontro e che avrei dovuto aspettare i diciotto anni per iniziare qualsiasi tipo di trattamento di transizione, il che mi ha davvero spezzato il cuore. Più aspetti, più la transizione diventa difficile. Mi sono sentita senza speranza, avrei continuato a sembrare un travestito per il resto della vita. Il giorno del mio sedicesimo compleanno, quando non ho ricevuto dai miei genitori il consenso per iniziare la transizione, ho pianto fino ad addormentarmi.

Ho assunto una specie di atteggiamento di “vaffanculo” verso i miei genitori e mi sono dichiarata gay a scuola, pensando che forse sarebbe stato meno scioccante se mi fossi avvicinato per gradi a dichiararmi come trans.
Anche se la reazione dei miei amici è stata positiva, i miei genitori si sono arrabbiati. Si sono sentiti come se stessi attaccando la loro immagine, per loro ero fonte di imbarazzo. Volevano che fossi il perfetto piccolo cristiano eterosessuale, e ovviamente non era questo che volevo.
Perciò mi hanno ritirato dalla scuola pubblica, mi hanno tolto il mio laptop e il telefono e mi hanno proibito l’accesso a qualsiasi social media, isolandomi completamente dai miei amici. Questa è probabilmente la fase della mia vita in cui sono stata più depressa, e sono sorpreso di non essermi uccisa. Sono stata completamente sola per cinque mesi. Niente amici, niente sostegno, niente amore. Solo la delusione dei miei genitori e la crudeltà della solitudine.

Alla fine dell’anno scolastico, i miei genitori sono finalmente scesi a compromesso e mi hanno restituito il telefono e permesso di tornare sui social media. Ero contenta, finalmente avevo di nuovo i miei amici. Anche loro erano molto felici di vedermi e parlarmi, ma solo all’inizio. In seguito hanno capito che non gli importava niente di me in realtà e io mi sono sentito ancora più solo di prima. Gli unici amici che credevo di avere mi apprezzavano solo perché mi vedevano cinque volte a settimana.

Dopo un’estate quasi senza amici e in più il peso di dover pensare al college, risparmiare soldi per andarmene di casa, tenere alti i voti, andare in chiesa ogni settimana e sentirmi una merda perché lì tutti sono contrari a tutto ciò per cui vivo, ho deciso che ne ho abbastanza. Non riuscirò mai a completare con successo la transizione, anche se me ne vado. Non riuscirò mai ad essere felice col modo in cui appaio. Non riuscirò mai ad avere abbastanza amici per essere felice. Non riuscirò mai ad avere abbastanza amore per essere felice. Non riuscirò mai a trovare un uomo che mi ami. Non riuscirò mai a stare bene. O passo il resto della vita come un uomo solo che desidera di essere una donna o passo la vita come una donna ancora più sola che odia se stessa.

Non c’è un modo di vincere. Non c’è una via d’uscita. Sono già abbastanza triste, non ho bisogno che la mia vita peggiori. La gente dice che le cose migliorano ma questo non è vero nel mio caso. Le cose peggiorano. Peggiorano ogni giorno.
Questo è il punto, questo è il motivo per cui ho intenzione di uccidermi. Mi dispiace se non è una ragione abbastanza buona per voi, ma lo è abbastanza per me.

Come mia volontà, voglio che il cento per cento delle cose che legalmente possiedo vengano vendute e che i soldi, e in più i soldi che ho in banca, siano devoluti ai movimenti per i diritti civili dei trans e ai gruppi di supporto, non mi interessa quale.

L’unico modo in cui potrò riposare in pace è se un giorno le persone transgender non saranno più trattate nel modo in cui sono stata trattata io, ma saranno trattati come esseri umani, con veri sentimenti e diritti. Bisogna parlare di identità di genere nelle scuole, prima si fa e meglio è. La mia morte deve avere un significato. La mia morte deve essere annoverata nel numero delle persone transgender che si sono suicidate quest’anno. Voglio che qualcuno guardi quel numero e dica “questa è una merda” e lo rimetta a posto. Rimettete a posto la società. Per favore.
Addio
Leelah Alcorn”

Tonight I want to use the blog to post something that’s more than an interview or a reflection of mine. 
Those I found on the Internet are the last word of Leelah, 17, who commited suicide two days ago being struck by a semitrailer in Ohio. She commited suicide because for the civil registry and for her parents she was Josh, and no one who hasn’t lived it can imagine how hurtful it is to be trapped in your own body. 

No one, no one in the world has the right to judge, to talk about sin, desease, or even abomination. 
Beyond words, what happened is that a very young person, who could and should dream about a happy future, has taken her life because she wasn’t given the freedom to live it the way she felt right. And this must concern us all. 
This is her goodbye, which has a true and pityless awareness. The girl who has spoken this way is dead and can no longer speak, now we have to fight and defend, at least, her memory. 

“If you are reading this, it means that I have committed suicide and obviously failed to delete this post from my queue.

Please don’t be sad, it’s for the better. The life I would’ve lived isn’t worth living in… because I’m transgender. I could go into detail explaining why I feel that way, but this note is probably going to be lengthy enough as it is. To put it simply, I feel like a girl trapped in a boy’s body, and I’ve felt that way ever since I was 4. I never knew there was a word for that feeling, nor was it possible for a boy to become a girl, so I never told anyone and I just continued to do traditionally “boyish” things to try to fit in.

When I was 14, I learned what transgender meant and cried of happiness. After 10 years of confusion I finally understood who I was. I immediately told my mom, and she reacted extremely negatively, telling me that it was a phase, that I would never truly be a girl, that God doesn’t make mistakes, that I am wrong. If you are reading this, parents, please don’t tell this to your kids. Even if you are Christian or are against transgender people don’t ever say that to someone, especially your kid. That won’t do anything but make them hate them self. That’s exactly what it did to me.

My mom started taking me to a therapist, but would only take me to christian therapists, (who were all very biased) so I never actually got the therapy I needed to cure me of my depression. I only got more christians telling me that I was selfish and wrong and that I should look to God for help.

When I was 16 I realized that my parents would never come around, and that I would have to wait until I was 18 to start any sort of transitioning treatment, which absolutely broke my heart. The longer you wait, the harder it is to transition. I felt hopeless, that I was just going to look like a man in drag for the rest of my life. On my 16th birthday, when I didn’t receive consent from my parents to start transitioning, I cried myself to sleep.

I formed a sort of a “fuck you” attitude towards my parents and came out as gay at school, thinking that maybe if I eased into coming out as trans it would be less of a shock. Although the reaction from my friends was positive, my parents were pissed. They felt like I was attacking their image, and that I was an embarrassment to them. They wanted me to be their perfect little straight christian boy, and that’s obviously not what I wanted.

So they took me out of public school, took away my laptop and phone, and forbid me of getting on any sort of social media, completely isolating me from my friends. This was probably the part of my life when I was the most depressed, and I’m surprised I didn’t kill myself. I was completely alone for 5 months. No friends, no support, no love. Just my parent’s disappointment and the cruelty of loneliness.

At the end of the school year, my parents finally came around and gave me my phone and let me back on social media. I was excited, I finally had my friends back. They were extremely excited to see me and talk to me, but only at first. Eventually they realized they didn’t actually give a shit about me, and I felt even lonelier than I did before. The only friends I thought I had only liked me because they saw me five times a week.

After a summer of having almost no friends plus the weight of having to think about college, save money for moving out, keep my grades up, go to church each week and feel like shit because everyone there is against everything I live for, I have decided I’ve had enough. I’m never going to transition successfully, even when I move out. I’m never going to be happy with the way I look or sound. I’m never going to have enough friends to satisfy me. I’m never going to have enough love to satisfy me. I’m never going to find a man who loves me. I’m never going to be happy. Either I live the rest of my life as a lonely man who wishes he were a woman or I live my life as a lonelier woman who hates herself. There’s no winning. There’s no way out. I’m sad enough already, I don’t need my life to get any worse. People say “it gets better” but that isn’t true in my case. It gets worse. Each day I get worse.

That’s the gist of it, that’s why I feel like killing myself. Sorry if that’s not a good enough reason for you, it’s good enough for me. As for my will, I want 100% of the things that I legally own to be sold and the money (plus my money in the bank) to be given to trans civil rights movements and support groups, I don’t give a shit which one. The only way I will rest in peace is if one day transgender people aren’t treated the way I was, they’re treated like humans, with valid feelings and human rights. Gender needs to be taught about in schools, the earlier the better. My death needs to mean something. My death needs to be counted in the number of transgender people who commit suicide this year. I want someone to look at that number and say “that’s fucked up” and fix it. Fix society. Please.”

20th November, Transgender Day of Remembrance

Oggi, 20 novembre, si celebra il Transgender Day of Remembrance per commemorare le vittime della transfobia. L’evento ha avuto origine a San Francisco nel 1998 e da lì si è sparso in tutto il mondo.

Mi è parsa una buona data per inaugurare il mio Progetto Interviste: da oggi, infatti, mi piacerebbe pubblicare storie, racconti ed opinioni di persone di varia età, orientamento sessuale ed esperienze. Credo che per ciascuno di noi sia importante conoscere le vite degli altri, sapere cosa hanno da raccontare: sia per chi vive le loro stesse esperienze e così può trovare conforto e consigli, sia per chi invece non le vive e attraverso le loro parole può vincere i propri pregiudizi e diffidenze.
L’intervista di oggi, la prima, è quella di C., 15 anni, che vive in Inghilterra, e che ringrazio di cuore per il suo contributo.

Prima di tutto, ti va di dirci cosa significa essere transgender? E in particolare cosa significa perte?
– Essere transgender significa poter essere quello che vuoi. Libero di essere quello che vedi come il tuo vero io. Io non ho ancora effettuato la transizione ma sento che quando lo farò mi permetterà di essere una ragazza. Mi permetterà di smettere di vivere una vita che considero una bugia. Non vedo il mio essere maschile come il mio vero io. Io vedo il mio vero io nel mio essere femminile. Sarà una libertà di cui mi sentirò davvero grata. Questo è quello che penso significhi essere transgender per me e per molte altre persone. Ma capisco che le opinioni possano essere diverse.
Tu sei giovanissima. Come sei giunta a una decisione difficile come quella di intraprendere la transizione?
– Penso che da qualche parte, in profondità, ho sempre saputo che volevo essere una ragazza. Non sono mai stata particolarmente “macho” da ragazzino. Tendevo a indossare abiti femminili e giocare con giocattoli da ragazzine. Ma allora non capivo che sarei giunta a pensare questo, oggi. Penso che ora che sono cresciuta ho iniziato a comprendere le mie emozioni, quello che pensavo fosse il mio vero io. Devo aver passato anni a pensarci ma senza rendermene conto. E’ iniziata come una fase gay che penso mi abbia permesso di riconoscere aspetti femminili di me. Un paio di anni fa, credo, ho iniziato a pensare alla mia vita come una ragazza. Mi è sembrato che mi appartenesse di più del ruolo maschile. Mi è sembrato che fosse più adatto a me, soprattutto dopo aver sperimentato l’omosessualità. Poi quando ho iniziato a vestirmi da donna, e a indossare una parrucca davvero carina, ho visto me stessa come volevo essere. Probabilmente mi sono interrogata a riguardo ogni giorno. Ma so che è questo che voglio. Essere una donna è quello che voglio. Ed è quello che intendo ottenere. Sarà il completamento di quel che sento essere non corretto o incompleto: la mia vita da maschio.
Quali sono state le reazioni dei tuoi amici e della tua famiglia alla tua identità e alla tua decisione di affrontare il processo di transizione?
– Le reazioni dei miei amici, cioè di quelli a cui l’ho detto finora, sono state positive e così anche quelle dlla mia famiglia. I miei amici e la mia famiglia mi hanno davvero sostenuto e questo significa tutto per me. Non riesco davvero a esprimere quanto sia grata per il supporto che mi hanno detto, è veramente fantastico. Loro sono la ragione per cui sono arrivata dove sono oggi e per cui sono decisa a raggiungere la meta che mi sono prefissata. Si sono adattati bene alla mia decisione di intraprendere la transizione. Non hanno avuto problemi con il mio essere femminile e mi offriranno un grande sostegno nel corso della transizione e non riesco a ringraziarli abbastanza.
Tu vivi nel Regno Unito. Come definiresti l’atteggiamento del tuo paese nei confronti del mondo lgbt? Hai mai avuto l’idea o il desiderio di trasferirti in un paese più aperto?
– Penso che questo paese sia relativamente aperto. Sono i più giovani, anche se non tutti, che hanno un atteggiamento un po’ negativo ma credo che questo sia dovuto all’arroganza che può essere “curata”, infatti ho avuto dei problemi con qualcuno che poi è diventato più saggio e ha chiesto scusa. A parte questo, il mio paese è abbastanza aperto nei confronti degli lgbt. Abbiamo molti gruppi di supporto qui in Regno Unito per le persone lgbt e questo è sicuramente un bene. Se ho mai pensato di andare in un posto più amichevole? Ho pensato di andarmene dal Regno Unito ma non per problemi con le persone lgbt. Nonostante anche qui accadano episodi problematici legati al mondo lgbt, questo non mi ha mai fatto venir voglia di andarmene.
Qual è l’aspetto più difficile e impegnativo nell’essere un transgender?
– Penso che la parte più difficile sia essere accettato da tutti quelli che conosci, perché anche le persone che non ti sono amiche lo scopriranno. So che non sono importanti, ma devi pur sempre affrontare le loro opinioni quando lo scoprono. Ovviamente non sono sempre amichevoli. Può essere davvero doloroso. Una delle parti più impegnative è prepararsi per la transizione. Non è un procedimento semplicemente quindi richiede un’organizzazione ben precisa. Ci sono molti gruppi di supporto da contattare, poi devi metterti in contatto anche con il medico di famiglia per iniziare il trattamento ormonale e il referente alla clinica di Londra che ti prepara per la transizione. Non è semplice come crede la gente. Anche se le spese sono coperte dal sistema sanitario nazionale in questo paese, è un processo impegnativo e questo significa che devi aspettare un po’ prima della transizione.
Sei mai stata vittima o testimone di violenze e bullismo verso persone transgender? Come reagiresti a simili episodi?
– Sono stata testimone di bullismo verso una persona trans ma non dal vivo (su Internet, ndt). Era una guerra di commenti a cui io ho posto fine ricorrendo a un tocco di diplomazia e il tipo ha chiesto scusa, il che è stato un bel gesto. La mia reazione è stata di essere calma e usare diplomazia per gestire la situazione. In questo modo lui non si è arrabbiato e tutto si è risolto pacificamente e da lì non ho più saputo nulla dalla sezione commenti. Se si fosse trattato di uno scontro di persona, avrei preso le difese di quella persona, anche se sarei stata molto preoccupata anche per me e quindi credo che avrei coinvolto le autorità per risolvere il problema perché non intendo proprio permettere a un bullo di andarsene vincente.
Riguardo alle amicizie e alle relazioni, la tua identità di genere è mai stata un problema? Sei stata rifiutata o respinta a causa di ciò? E se sì come hai reagito?
– Da quando ho iniziato a pensare alla transizione non ho avuto relazioni sentimentali, ma questo non è a causa della transizione, semplicemente perché non le ho cercate fino a quel momento. Quanto all’essere respinta in amicizia, non mi è successo a causa della mia identità di genere ma anche in questo caso non tutti i miei amici ancora lo sanno quindi c’è da aspettare e vedere. Nessuno in nessun luogo mi ha rifiutato a causa della mia identità di genere ma so che può succedere. Finora non è succsso ma di nuovo, c’è da aspettare e vedere se le cose cambieranno.
Perché a tuo parere c’è così tanto odio verso le persone lgbt? Pensi che la religione abbia una responsabilità in questo? Cosa credi sia importante fare per migliorare la situazione e eliminare questo problema?
– Credo che parte dell’odio verso le persone lgbt venga dall’arroganza e dall’ingenuità. Chi non conosce o non capisce abbastanza del mondo lgbt e di quel che queste persone devono attraversare. Immagino che loro pensino che chiunque voglia cambiare se stesso ed essere gay, bi, lesbica, trans è strano perchè è una cosa che non incontrano spesso. Come la maggior parte delle novità, le troviamo sempre un po’ strane ma, una volta che le conosciamo e le capiamo, arriviamo ad accettare queste nuove cose e anche ad apprezzarle. Lo stesso dovrebbe accadere con il mondo lgbt. Penso che le giuste misure preventive consistano nell’insegnare agli omofobi a capire di cosa si tratta davvero e perché non dovrebbe costituire un problema. Penso che questo serva sia per prevenire l’odio nei confronti degli lgbt sia per migliorare le cose. Quanto alla responsabilità della religione, penso che a volte possa influenzare le opinioni, ma credo che sia solo la versione distorta della religione che porta certe persone ad avere un’opinione negativa del mondo lgbt. Sono sicura che ogni religione dice che dovremmo accettarci l’un l’altro per migliorare il mondo. Credo che quasi ogni libro di religione dica questo.
Quanto è importante Internet nell’aiutare i giovani ad essere più consapevoli e sereni riguardo il loro orientamento sessuale e identità di genere? Che tipo di informazioni e progetti ti hanno aiutato in questo, se ce ne sono stati?
– Credo che Internet sia una risorsa fantastica per aiutare i giovani a diventare più consapevoli e sereni riguardo al loro orientamento sessuale e identità di genere. Penso che YouTube, Twitter e Facebook sono dei social media fantastici che offrono informazioni sugli lgbt. Specialmente YouTube grazie a molte persone dalla mente aperta che pubblicano video sul loro orientamento sessuale e identità di genere, come faccio io. Raccomando assolutamente YouTube e Twitter in particolare perchè sono i siti che mi hanno aiutata di più. Ci sono anche diversi siti riguardo all’orientamento sessuale e identità di genere. Non me ne viene in mente nessuno ma se ti tieni in contatto con i social media lgbt loro hanno sempre risorse utili.
Cosa vorresti dire a chi vive la stessa situazione e ha bisogno di consigli?
– Vorrei dire a qualcuno che vive la mia stessa situazione: non sei solo. Non sei nel buio, aiuto e supporto sono sempre dietro l’angolo. Io ho iniziato proprio dal fondo e ora sto risalendo la mia via. I social media sono un modo fantastico per farti sentire. Ci sono anche molti gruppi di sostegno. Essere transgender è più comune di quel che pensi. Se stai facendo la transizione, ricorda: tu conosci la tua identità di genere meglio di chiunque altro. Non lasciare che ti convincano che devi andare fino in fondo con la transizione. Se hai bisogno di qualcuno con cui confidarti, sei più che benvenuto a venire a parlare con me. Io so mantenere i segreti e ne so abbastanza di queste cose.
Cosa speri per il tuo futuro? Come credi che cambierà l’atteggiamento delle persone verso i transsessuali nei prossimi dieci anni?
– Quello che spero per il mio futuro è di avere una vita di successo come donna e di aver aiutato tramite il mio canale YouTube qualcuno che vive le stesse cose che sto vivendo io ora. Cerco sempre di aiutare e raggiungere le persone. Perché questo aiuta non solo me, ma anche loro a capire se stessi. Penso ci sia una connessione davvero speciale. Come credo che cambierà la mentalità verso i trans nei prossimi dieci anni? Penso che, dal momento che l’atteggiamento generale è cambiato tantissimo rispetto a dieci anni fa, nei prossimi dieci andrà ancora meglio di ora. Le persone dovrebbero essere più aperte, perché i prossimi dieci anni daranno al mondo il tempo di capire ancora meglio i transessuali.
Infine, hai l’occasione di parlare liberamente: cosa vorresti dire ai nostri lettori?
– Quello che vorrei direi ai lettori è che se state affrontando la transizione o se siete gay o bi o lesbica, non siete soli. La vostra scelta di vita non è così inconsueta e di certo voi sapete chi siete molto meglio di chiunque altro. Perciò non permettete a nessuno di influenzarvi per rendervi qualcuno che voi non volete essere. Siate voi e solo voi. Un originale è meglio di una copia.

E tu, vuoi partecipare al Progetto interviste? Hai una storia da raccontare? Scrivimi a vulcanica.nessunarmadio@gmail.com!

Vulcanica

Today, 20th November, is the Transgender Day of Remembrance to memorialize the victims of transphobia. The event was founded in San Francisco in 1998 and then spread all over the world.
It seems to be a good day to inaugurate my Interview Project: from now on, in fact, I’d like to publish stories, tales and opinions of people of different age, sexual orientation and experiences. I think it’s important to each of us to know about other people’s lives, to listen to what they have to tell: either for those who live the same experiences and then can find comfort and suggestions, or for those who don’t and through their words can thus fight their prejudices and diffidence.
Today’s interview, the first one, is that of C., 15, UK, whom I sincerely thank for her contribution.

First of all, would you like to tell us what does it mean to be a transgender person? And particularly what does it mean to you?
– Being transgender means being able to be what you want to be. Being free as what you see as your true self. I haven’t yet transitioned but I feel that when I do, it will allow me to be a girl. It will allow me to stop living life as what I consider as a lie. I don’t see my male self as my true self. I see my true self in my female self. It will be a freedom of which I will be so grateful for. This is what I believe being transgender is for me and many other transgender people. Though I understand everybody’s opinions will be different.
You’re very young. How have you come to such a demanding and challenging decision as the transition?
– I think somewhere, deep down, I have always know that I wanted to be a girl. I was never particularly “macho” as a younger child. I tended to dress with feminine stuff and play with girly toys. I never really understood back then what I’d come to think about today. I think now I’ve grown up, I’ve began to understand my emotions. What I thought my true self was. I must have spent years thinking about this but maybe not knowing it. It started as a gay phase which I think may have allowed me to recognize feminine aspects. A couple of years back I think I began to think about life as a girl. It seemed to me like it appealed more to me than the male gender role. It seemed like I was more suited to it, especially after I had explored homosexuality. Then when I tried more of the feminine clothes, and a very nice looking wig, I saw myself as what I wanted to be. I probably questioned it everyday. I just know, this is what I want. The female gender role is where I want to be. And that’s where I shall go. It will be the completion of what I feel like is incorrect or incomplete: My life as a male.
What have been your friends and family’s reactions to your gender identity and your decision to face the transition process?
– My friends reactions A.K.A the ones I have told at the moment, have been positive and so have my family’s reaction. Both my friends and family have been extremely supportive and that means the world to me. I really cannot appreciate the support they’ve given me enough. It is utterly fantastic. They are the reason I have got as far as I have got today and that’s why I’m going as far as I plan to. They’ve adjusted well to my decision for wanting to transition. They’ve had no problems with me as a female role and are going to offer an huge amount support as I go through with the transition and I cannot thank them enough.
You live in the UK. How would you define your country’s attitude towards the lgbt world? Have you ever considered or desired moving towards a more friendly country?
– How would I define the U.K’s attitude towards LGBT? I think that this country is actually relatively accepting. It tends to be some but not all of the young generation that does have a little bit of a negative attitude but I believe that is due to arrogance which can be “cured” as I have encountered a issue with somebody else who did actually wise up and apologize. Other than that, this country is pretty accepting of LGBT. We do have a lot of support groups here in the U.K for LGBT people so that’s definitely an good point. Have I ever considered moving to somewhere more friendly? I have considered moving from the U.K but not because of any LGBT problems. Although LGBT related issues happen here in the U.K, it has never made me feel like moving away.
What is the hardest and more challenging aspect of being a transgender?
– I think the hardest part is being accepted by everyone you know, because people that aren’t friends are going to know as well. I know they aren’t important but you still have to face their opinions when they find out. Of course it isn’t always friendly. It can be really hurtful. Some of the more challenging parts are preparing for the transition. It’s not a simple process so it requires some in depth planning. Their are many support groups to contact, then there’s the getting in contact with the GP as well for beginning of the hormone treatment and the referral to the clinic in London that prepares you for your transition. It’s not as simple as people think it is. Although it is available through the NHS in this country, it does affect them and means you do have to wait quite a while before the transition.
Have you ever been victim or witness of violence and bullyism towards transgender people? How would you react to such episodes?
– I have been a witness to bullying towards a trans person but it was not physical. It was a comment war which I ended up resolving with a touch of diplomacy and the guy did apologize which was nice to see. My reaction to it was to be calm and apply diplomacy to the situation. This way, he didn’t get mad and it was resolved peacefully and I have heard nothing from the comment section since. If I had seen it out in the open I would have stuck up for that person, although I’d be very worried about myself as well as the other person so I think I’d get other authorities involved to tackle the problem as I don’t believe in allowing a bully to get away with something.
When it comes to a relationship or friendship, has your gender identity ever been a problem? Have you been refused or rejected because of this? And if yes how did you react?
– Since my thoughts on transition I have not had intimate relationships but that is not because of the transition it is simply because I have not been looking for relationships until the transition. As far as a rejection through friendship, I haven’t had this happen because of my gender identity but then again, not all of my friends know yet so I’d have to wait and see about that. Nobody and nowhere has ever refused me because of my gender identity but I am aware that it can happen. So far that hasn’t happened but again, I’ll have to wait and see if that changes at all.
Why do you think there’s so much hate towards lgbt people? Do you think religion has a responsability in this? What do you think is important to do in order to improve the situation and prevent these issues?
– I believe that some of the hate towards LGBT people comes from arrogance and naivety. People that do not know or understand enough about LGBT and what they have to go through. I suppose they seem to think that somebody wanting to change themselves to be gay, bi, lesbian, trans is strange to them as they don’t come across it very often. Like most new things, we all find them a tad strange but, once we get to know them and understand them, we come to accept and like those new things. The same thing should apply with LGBT. I think the appropriate preventative measures would be to teach those that are well known for LGBT arrogance to understand what it is really about and why we shouldn’t have a problem with it. I think that is valid for both the prevention of LGBT negativity and the improvement of it. As far as religion goes for having a responsibility for LGBT hate, I think that it can sometimes influence a LGBT hate opinion, but, I only believe the misconception of a person’s religion is what makes them have a negative opinion to LGBT people. I could have sworn every religion says we should be accepting of one another in order to sustain this world. I believe that almost any book for a religion would tell you that.
How important is the Internet in helping young people become more aware and peaceful about their sexual orientation and gender identity? What kind of information and projects helped you in this, if any?
– I believe the internet is a fantastic resource for helping young people become more aware and be at peace with their sexual orientation and gender identity. I think YouTube, Twitter and Facebook are some fantastic social media sites that offer awareness on LGBT. YouTube especially because of some many open minded people on YouTube making videos about their sexual orientation and gender identity just like myself. I’d defintely recommend YouTube and Twitter the most because they are the site that have helped me the most. Their are also various websites that exist as well for sexual orientation and gender identity. I can’t think of any off hand but if you look at the LGBT social media, they will usually have helpful websites.
What would you like to say to anyone living the same situation and in need of advice?
– I’d like to say to somebody in the situation of myself that: You are not alone. You are not in the dark as help and support is always around the corner. I started from the very bottom and I am working my way up now. Social media is a fantastic way of getting yourself heard. There are many support groups as well. Being transgender is more common than you think. If you transitioning, remember this: You know your gender identity better than anyone else. Don’t let them convince you that you should go ahead with the transitioning process. Also, if you like somebody to confide in, you’re more than welcome to come to me. I keep things private and I do have a decent amount of knowledge about it.
What do you wish for your future? How do you think the popular attitude towards transsexual people will change in the next ten years?
– What I wish for in my future is to have a successful life as a female and to to have helped some people through my YouTube channel that will have gone through the same things as what I am going through now. I always aim to help and reach out to others. Because that not only helps me, it helps them understand themselves. I think that’s a very special connection to have. How do I think the popular attitude towards transsexuals will change in the next ten years? I think because the general attitude towards transsexuals has changed dramatically since the past decade, I think in the next ten years, it will be even better than it is now. People should be more accepting as the next ten years should give the world time to understand transsexuals even better.
At last, you have the opportunity to talk freely: what would you like to say to our readers?
– What I would like to say to the readers is that if you are transitioning or your gay or bi or lesbian is that you’re not alone. Your life choices are not uncommon and that you know who you are better than somebody else does. So don’t let them influence you into being somebody that you don’t want to be. Be you and only you. A original is better than a copy.

And you, do you want to be interviewed? Have you got a story to tell? Write to me at vulcanica.nessunarmadio@gmail.com!