We are proud!

Da quando il mondo si è accorto che esistono le persone lgbt, è pieno di gente che parla di noi.
C’è gente che fonda la sua campagna elettorale su di noi, gente che manifesta contro di noi, gente che in classe o al lavoro o a casa o in treno si mette a parlare di noi. Siamo contronatura o no? Dovremmo essere tollerati o no? I bambini, siamo capaci di crescerli o no? E il modo in cui scopiamo, in cui viviamo, in cui lavoriamo, il modo in cui ci vestiamo, il modo in cui parliamo, le trasmissioni tv che guardiamo. Se siamo nati così o ci siamo diventati frequentando le compagnie sbagliate, se il buon dio ci ha fatti così per mettere alla prova i nostri genitori o per far loro scontare certe vecchie colpe, se dovremmo essere aiutati a guarire o soltanto a vivere sopportando questa croce.

Queste persone che parlano di noi non sanno niente di noi.
Non hanno mai sentito il suono dei singhiozzi di tua madre che piange perché sua figlia esce con una ragazza.
Non sanno com’è quando hai bisogno di tastare il terreno ogni volta che parli della tua vita con qualcuno.
Non conoscono quella determinazione disperata che ti prende dentro, quando ti rendi conto che forse dovrai scegliere tra la tua famiglia e la persona con cui vuoi stare. E prima ancora, la persona che sei.
Loro non sono mai stati svegli nel letto, a parlare col soffitto, chiedendosi: come andrà a finire? Potremo vivere insieme? Potremo avere una famiglia? Dovremo scappare via?
Non hanno mai avuto paura, presentandosi all’hotel per una vacanza insieme, che la signora alla receptionist facesse storie per la camera matrimoniale, e non hanno mai dovuto inventarsi un compleanno per spiegare un mazzo di fiori, o guardarsi intorno prima di stringere la mano a qualcuno, per controllare che nessuno stesse osservando.
Non conoscono la sensazione di quando uno sguardo, una risatina, un commento sussurrato ti risvegliano da quel piccolo, innocente spicchio di felicità che stai vivendo e ti ricordano che per te niente è gratuito.
Tutto va pagato. Ogni bacio, ogni parola d’amore, ogni desiderio.

Le persone che parlano di noi non sanno come sia essere noi, e non ce lo chiedono.
Non vogliono saperlo.
Non hanno voglia di sentir parlare di quel che passa un ragazzino gay a scuola. Di quel che trova, quando dopo la scuola torna a casa. Della paura che lo accompagna tutti i giorni.
Non hanno voglia di domandarsi cosa si prova davvero quando quello su cui tutti raccontano barzellette “innocenti” sei TU.
Non interessa, a loro, scoprire quanto coraggio e quanta forza ci vuole per andare avanti senza vergognarsi di ciò che sei, senza cedere alla tentazione di nasconderlo.
Non sanno e non vogliono sapere com’è avere paura per la persona che ami, paura per te stesso. Paura che la sua famiglia le proibisca di vederti. Paura che il suo datore di lavoro lo scopra e la licenzi. Paura che qualcuno la insulti, la spaventi, la picchi, la faccia star male.

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Sì che ho paura.
E questo tipo di paura ti scava dentro un po’ ogni giorno, ti rende triste, duro, cattivo. Ti toglie ogni fiducia verso il prossimo. Erode ogni speranza che hai per il futuro.
Perché sai che, anche se dovessi campare cent’anni, non farai in tempo a veder sorgere il giorno in cui questa paura farà parte del passato. Puoi metterti al riparo. Puoi circondarti di persone che capiscano, puoi fuggire dai pregiudizi e dalla cattiveria, puoi trovare un posto sicuro e starci bene, ed essere felice. Puoi anche essere la persona più felice del mondo, ma saprai sempre che là fuori quella cosa c’è ancora.
Se sbagli strada, se parli con la persona sbagliata, se leggi il giornale sbagliato, se visiti il paese sbagliato, quella cosa comparirà di nuovo, e ti farà ancora paura.
Ognuno di noi l’ha vissuto, per questo siamo orgogliosi. Per questo portiamo in strada le bandiere arcobaleno, parliamo e ci raccontiamo e ci sosteniamo a vicenda e combattiamo e festeggiamo ogni volta che c’è qualcosa da festeggiare, difendiamo i nostri figli e spieghiamo quello che siamo e cerchiamo il dialogo e non ci arrendiamo, no, non ci arrendiamo mai.
Perché non possiamo dimenticarcela neanche per un istante, quella paura che abbiamo provato tutti almeno una volta. E neanche per un istante smettiamo di pensare che in questo preciso momento, da qualche parte, qualcuno sta piangendo.
Qualcuno sta pensando di farla finita.
Qualcuno si sente completamente solo al mondo.

Noi siamo qui.
Noi siamo quelli sbagliati, quelli diversi, quelli da cui stare alla larga.
Siamo noi, quelli che non vogliono più stare negli armadi e che pretendono diritti e leggi e sicurezza e dignità.
Siamo qui, con le nostre storie, le nostre emozioni e tutta la nostra paura.
Siamo qui con le nostre voci e non staremo zitti, mai più.

Vulcanica

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L’arcobaleno e lo schermo

Ho sostenuto fin dalla nascita di questo blog che il punto cruciale della battaglia lgbt+ oggi è la visibilità. Se le rivolte di Stonewall hanno avuto luogo in strada e nelle piazze, quelle di oggi devono avvenire sui social. Questo è un bene o un male? Rispecchia una degenerazione morale o una nuova dimensione comunitaria? Non lo so e non sta a me dirlo, ma il dato di fatto è questo: la tv e, in misura molto maggiore, i social ci permettono di raggiungere milioni di persone, di comunicare con tantissima gente che viene da tutto il mondo.
Visibilità significa permettere a persone che del mondo lgbt non sanno nulla di conoscere la nostra realtà, di conoscerla tramite le nostre parole invece che per sentito dire, per pregiudizi e per stereotipi. Certo, come parliamo noi, parlano anche Adinolfi e compari, ma non possiamo farci proprio nulla: l’informazione digitale è selvaggia e di sicuro chi non vuole informarsi troverà sempre il modo di non farlo. Tutti leggiamo e vediamo solo quel che vogliamo leggere e vedere, anche col mezzo d’informazione più potente del mondo. Ma almeno, grazie soprattutto a Internet, chi vuole adesso può conoscere l’altra faccia della medaglia. E quella per la visibilità positiva è la battaglia che stiamo combattendo.

Riguardo alla tv, il discorso è un po’ diverso e mi lascia qualche perplessità. Infatti non è il mondo a cui appartengo. Io ho 24 anni e la televisione non la guardo quasi mai, escluso qualche film, anche se preferisco lo streaming. Neanche i telegiornali mi entusiasmano troppo, quando posso consultare direttamente le agenzie di stampa in tempo reale e confrontare più fonti tramite il web.

Perché questa lunga premessa? Per parlare del modo in cui il mondo lgbt è rappresentato in tv. Ed è importante, molto, se pensiamo che la popolazione italiana è vecchia e va invecchiando e che quindi la stragrande maggioranza degli italiani ha ancora molta più confidenza con la tv che con Internet. I miei genitori non sanno neanche accendere il pc, la maggior parte dei loro coetanei magari sta su facebook, ma niente di più. Tante persone non sanno l’inglese e sono costrette quindi a limitarsi ai siti e alle pagine fb in lingua italiana, il che credo faccia una grande differenza. E allora, mentre la grande rivoluzione arcobaleno attraversa tutto il mondo occidentale e l’Italia sta in panchina a guardare facendo una fatica immensa per approvare una legge piccola piccola, la domanda è: queste persone come percepiscono tutto questo?
Cosa ci hanno capito, i nostri genitori, i nostri nonni, del mondo lgbt? Quanto è cambiato il loro punto di vista rispetto a vent’anni fa e in che modo?

Negli ultimi tempi la tv si è “riempita” di riferimenti all’omosessualità. Ma in che modo? Ricordiamo tutti il livello imbarazzante dei dibattiti sulla Cirinnà (tanto per dire, la lettura del Levitico in parlamento) e dei talk show annessi. La maggior parte dei giornalisti o personaggi pubblici che ha parlato nei mesi scorsi non conosceva la distinzione fra “outing” e “coming out” e parlava di omosessualità come se ne sarebbe potuto parlare negli anni cinquanta (mancava solo che ci chiamassero “invertiti”). E ve la ricordate Conchita Wurst a Sanremo e tutto l’imbarazzo che ha circondato la sua esibizione? In altre parole, è vero che di omosessualità in tv si parla anche da noi, molto più di prima, ma non sono certa che la visibilità sia di tipo positivo e costruttivo. Proprio perché, più che gay, lesbiche, bisex e trans, a parlarne sono degli etero (magari cattolici) che non ne sanno proprio nulla di orientamento sessuale e identità di genere, ma che in compenso hanno dalla loro parte una lunga esperienza nella comunicazione, che invece alla comunità lgbt+ sembra mancare.

Una speranza forse viene dalla presenza sempre più frequente di personaggi omosessuali nei film e nelle serie tv, dove mi auguro che il tema sia trattato con un po’ più di naturalezza e sensibilità, ma non posso esserne certa perché appunto non ho molta esperienza in materia. Sarei contenta di conoscere il vostro parere a riguardo.

Vulcanica

Mi piacciono i/le transgender, e allora?

Qualche tempo fa, ho condiviso sulla mia pagina facebook Nessun Armadio l’articolo pubblicato dalla blogger Eretica, che raccontava la storia di E., una ragazza attratta dalle persone androgine e/o transgender: https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/08/07/mi-piacciono-ile-trans-e-mi-insultano-per-questo/.

Ho lasciato un commento sul blog in cui sottolineo come la stessa comunità lgbt+ abbia un gran bisogno di affrontare di più e con più sincerità le tematiche relative alla transessualità e a come questa è percepita nella società e, con mio grande piacere, l’autrice stessa dell’articolo mi ha contattata, proponendomi di approfondire la tematica in un’intervista.

1. Come hai scoperto di essere attratta dalle persone androgine e/o transgender e come hai reagito a questa consapevolezza?
1. Non sono sicura di aver capito di essere attratta da persone androgine e transgender in un preciso momento, probabilmente l’ho capito poco a poco nel tempo.
Uno dei primi ricordi che ho: ero con mia madre al parco, notai una donna molto mascolina, vestita da uomo con i capelli corti, non riuscivo ad inquadrarla ne come uomo ne come donna, chiesi innocentemente a mia madre: “che cos’è? Un maschio o una femmina?”, lei, che la conosceva di vista, mi rispose che era semplicemente una persona, buona per la precisione!
Uno dei primi giorni alle elementari, in giardino a ricreazione, non avevo compagni con cui giocare perché non conoscevo ancora nessuno, vidi una bimba con i capelli un po’ corti, a quel l’età non era sempre facile riconoscere il genere sessuale di un bambino, ci basavamo sul colore del grembiule, rosa (o al massimo bianco) per le femminucce e azzurro o blu per i maschietti, lei però lo aveva verde, mi piacque molto il colore del suo grembiule, l’unica veramente diversa da tutti. Feci amicizia con lei, nonostante era di un altra classe e ci vedevamo solo in giardino. Nonostante le amicizie poi cambiarono durante l’anno, tempo dopo mi si ruppe il grembiule, andai con mia madre a comprare quello nuovo, e lo scelsi verde. Quella bambina non divenne un transessuale, più tardi diventò più femminile, ma la mia scelta di avere un grembiule verde, così diverso da tutti, mi fa pensare che avevo già le idee chiare sulla mia diversità e che concepivo l’idea di un terzo genere diverso dai soliti due.
L’ultimo caso che ritengo rilevante, fu la mia prima cotta, mi invaghii di un ragazzino più grande di due anni, lui ne aveva 12 ed era diverso da tutti i suoi e i miei coetanei, era molto androgino, capelli lunghi e vestiva non proprio da maschietto, ma era bellissimo, capii di esserne cotta perché con tutti, sia maschi che femmine, non avevo problemi a dialogare e giocare, ma con lui non riuscii proprio a parlarci, ero troppo insicura per via dell’attrazione che provavo.
Insomma credo di averlo capito già da piccola, poi, con il passare del tempo, nell’età adolescenziale, utilizzando quotidiani, riviste e, in seguito, internet, capii che quello che dentro di me consideravo il “terzo sesso” era l’unico che mi interessava davvero.

2. Dalle tue parole si capisce che eri abbastanza consapevole della tua sessualità già fin da piccola. A tal proposito vorrei chiederti: cosa ne pensi di chi dice che i bambini non sono in grado di riconoscere il proprio orientamento o identità di genere? Te lo chiedo perché molti ragazzini e ragazzine si sentono mortificati dal fatto che, quando provano a esprimere i propri sentimenti, gli adulti dicono loro che è troppo presto per sapere queste cose e che le capiranno solo da grandi! Pensi che questo possa costituire un freno per i bambini e aumentare la loro sensazione di essere incompresi, oppure credi che in effetti la consapevolezza vera di sé arrivi con la maturità?
2. Qualsiasi giudizio degli adulti del genere “tu non sai…” fa sentire i bambini incompresi, però penso che allo stesso tempo sia vero, un bambino di 5 anni probabilmente ha già qualche idea sul suo orientamento sessuale e sulla sua identità di genere, ma fino all’inizio del l’adolescenza non c’è ragione di pensarci, da un lato non si può iniziare la transizione, dal altro i gusti a volte cambiano proprio con l’adolescenza. L’importante è che i bambini capiscano di essere amati indipentemente dal loro orientamento e dalla loro identità di genere, altrimenti soffriranno la solitudine e cercheranno di reprimere i sentimenti.

3. In base alla tua esperienza, quali credi che siano le maggiori difficoltà che le persone transgender incontrano nella vita di tutti i giorni?
3. “Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole una transessuale si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole un transessuale si sveglia, sa che dovrà correre più della iena o sarà mangiato.
Ogni mattina in Italia, non importa che tu sia un trans o una trans, l’importante è che tu incominci a correre.” (semicit.)
Sono molti i problemi che i/le transgender, e in parte anche uomini effeminati e donne mascoline, affrontano ogni giorno, quello che più mi ha colpito, che affligge tutt’ora anche il mio partner in Germania, è la fatidica domanda: “Oggi uscirò di casa?”, ogni mattina ci auguriamo il buongiorno e io gli domando questa cosa, mi piange il cuore ammetterlo ma gran parte delle volte la risposta è negativa, anche se poi magari trova la forza per uscire. Per essere transessuale, sia FtM che MtF, ci vuole un carattere forte, bisogna essere superiori e tenere sempre la testa alta.
Alcuni transgender che ho conosciuto avevano difficoltà nell’accettare la propria voce, mascella larga, pomo d’Adamo e barba per i MtF, seno, fianchi larghi e altezza minuta per i FtM, ma in quasi tutti i casi le difficoltà maggiori sono quelle di trovare un lavoro e avere al fianco la propria famiglia.
Anche il “test dello specchio” è molto diverso da quello che affrontiamo noi cisgender quotidianamente, non ci si chiede semplicemente se abbiamo bisogno di lavarci i capelli, un trucco più pesante o un caffè doppio, per un transgender guardarsi allo specchio può far migliorare la giornata oppure far partire col piede sbagliato l’intero mese.
Un’altra enorme difficoltà è rappresentata dal sesso, a differenza di ciò che l’opinione pubblica pensa, molti/e trans hanno profondi problemi a spogliarsi e a fare sesso, molti solo per amore potrebbero farlo, certo esistono anche le professioniste del sesso, ma sono una minoranza.

4. Parli con grande chiarezza dei problemi delle persone transgender e anche del loro rapporto difficile col proprio corpo e col sesso. Pensi che queste difficoltà siano da imputare principalmente alla disforia di genere, quindi a una causa patologica, oppure all’atteggiamento di rifiuto degli altri nei loro confronti, o entrambe le cose? In altre parole, una persona trans ha più difficoltà ad accettarsi perché è nata “nel corpo sbagliato” o perché i suoi tentativi di essere se stess* vengono continuamente frustrati da chi gli/le sta intorno?
4. I problemi maggiori che soffrono i/le trans sono causati senza dubbio dalle opinioni degli altri, è chiaro che se fossero tutti transofili come me, quando si vedono allo specchio e notano di essere un perfetto mix tra uomo e donna saranno contenti perché alla gente piace… Ovviamente i “mix” piacciono poco quindi gran parte del problema nell’accettarsi è dovuto a chi ci sta intorno. In minor parte, a mio parere, influisce anche la causa patologica, è ovvio che se la mente sente di appartenere a un corpo femminile, ma la forma del fisico è maschile, ci sarà sempre un certo disagio, finquando ormoni e chirurgia non cambino la situazione.

5. Perché secondo te anche in ambienti più aperti di quelli tradizionali, come le comunità femminista e lgbt+, l’attrazione verso le persone transgender è considerata “strana”?
5. L’attrazione verso i/le transgender generalmente è accettata dalla comunità LGBT+, ma la stupidità umana c’è sempre stata, non termina certo quando scopri di essere gay o lesbica, se sei nato quadrato non muori tondo, difenderai i tuoi diritti ma non è detto che i diritti degli altri ti interessino. Da generazioni i trans vengono ostracizzati e ghettizzati, molti dei pensieri che avevano i nostri bisnonni ci sono stati tramandati, perciò, come era strano in passato, essere attratti dai transessuali potrebbe essere motivo di contrasti (rapportati ovviamente al periodo in cui viviamo), il nostro bisnonno magari denunciava i transofili agli squadristi fascisti, noi oggi ridiamo alle loro spalle, la differenza è netta ma il pensiero si è tramandato nelle generazioni.

6. Il fatto che la tua sessualità non sia definita dalle etichette tradizionali (etero, gay, bisex) ti fa sentire più libera o al contrario credi che sia un motivo di debolezza o di confusione per te?
6. In passato era motivo di debolezza, mi vergognavo con me stessa a guardare le persone che mi piacevano, ero convinta che mi attraevano per alcune loro caratteristiche da uomo/donna, volevo autoconvincermi di essere etero/lesbica, per essere un tantino più “normale”. Tutt’ora non mi sento più libera, credo di aver inquadrato perfettamente ormai il mio orientamento sessuale, grazie a un commento ricevuto da una delle transessuali storiche d’Italia, Mirella Izzo, ho persino trovato due termini per definire il mio orientamento: androginofila e transofila. Mi sento solo particolare e diversa sotto quest’aspetto dal resto della gente, ma ognuno ha le proprie diversità.

7. Secondo te di chi sono le principali responsabilità nell’ignoranza e/o cattiveria che riscontri tra le persone (scuola, media, chiesa, governo etc)?
7. Tutti quelli che hai citato senza dubbio, ma soprattutto la colpa è del passato, la gente muore ma la cattiveria sopravvive con i propri discendenti.
Riguardo alle sopracitate governo e media sono un tutt’uno praticamente, la chiesa che ne parliamo a fare… In riferimento alla scuola, ho un aneddoto, alle elementari nella mia classe maschi e femmine avevano gli appendiabiti separati, a destra dell’ingresso gli uni e a sinistra gli altri, poteva capitare di passare nella “zona” adibita agli zaini e le sacchette del sesso opposto, in quel caso partivano le prese in giro “Ahahahahaha sei un maschio! Sei un trans!”, alcuni maschietti si divertivano a lanciare diari o altri oggetti dei compagni, i quali pur di non passare nella zona nemica per raccoglierli, chiedevano alle femmine di passarglieli. Tutto ciò è ovviamente dipeso dai genitori e dall’ambiente dove si è cresciuti, a 5 anni quello che sai lo hai imparato a casa.
L’ignoranza è tramandata dai giornali, io ero molto interessata a tutto ciò che concerne gli LGBT, con chiaramente interesse maggiore per i transessuali, per molto tempo ho ritagliato articolo, fotografie, racconti, qualunque cosa trovassi sui transgender, utilizzando quotidiani gratuiti e riviste varie, avevo un quaderno ben organizzato con tutte le informazioni, aggiungevo delle parti scritte a mano con ciò che imparavo dalla TV. Alla fine sapevo ben poco, il 90% delle notizie erano su prostitute transessuali. Oggi i media sono più imparziali e spiegano molte cose, sono di facile reperibilità documentari, film e notiziari che affrontano questi argomenti. In TV parlano anche di persone come Andreja Pejic, Chris Tina Bruce o Norrie May Welby, 10 anni fa era fantascienza pensare di vedere una persona agender raccontare la sua storia e il significato che può avere per lui quel termine.
Insomma a mio parere alcuni media stanno raccontando qualcosa di utile, ma la mentalità ottusa che è arrivata dai nostri avi, difficilmente scomparirà grazie a media e governi, sono le persone che devono cambiare prima.

Ringrazio di cuore E. per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la sua storia e i suoi pensieri. Ricordo anche a te che stai leggendo che se vuoi raccontarmi di te, anche in forma anonima, sarò felice di ascoltarti!

Vulcanica

Bologna Pride 2015 …it’s human pride!

Non sarebbe mai bastato un post per descrivere il pride. L’allegria, la fierezza, la voglia di esserci, di partecipare e farsi sentire…No, le parole non sono sufficienti.

Per questo vi affido le mie immagini e spero che riescano a trasmettere un po’ della gioia e della commozione che ho provato.

Vulcanica

A post could never be enough to actually say what the pride has been to me. It’s been joy, happiness, excitation, it’s been a wonderful opportunity to be there, to scream out loud, to be…proud. No, words could never be enough. 

That’s why I’m commiting to you my photos and I really hope this video can send some of my happiness and emotion to you all. 

Come hai fatto a capirlo?

“Ma poi, come hai fatto a capirlo che ti piacciono le ragazze?”

Qualcuno me l’ha chiesto, probabilmente in molti hanno evitato per non essere invadenti, ma la domanda sorge un po’ spontanea. Dopo ventitré anni di relazioni etero e mai un accenno, un indizio, un sospetto, è anche comprensibile che scoprire improvvisamente il mio lato arcobaleno suoni insolito.

Forse c’entra poco ma, come prologo, vorrei raccontarvi un episodio che ricordo con particolare chiarezza. Ero all’università, nella mia facoltà c’erano le lauree, giorno gioioso in occasione del quale un edificio di solito triste e frequentato perlopiù da nerd con la tuta e gli occhiali (senza offesa) si riempie improvvisamente di ragazze vestite meravigliosamente. Io e una mia collega incrociamo una di queste creature e io, beh, lascio indugiare un po’ lo sguardo – adesso non immaginatemi come l’analogo femminile di un vecchio bavoso! Vi assicuro che l’avreste fatto anche voi.
La mia amica commenta: “Bel vestito!”
E io schietta: “Bel culo!”
Lei, inorridita: “Le stavi guardando il culo?”

Altro aneddoto, sempre all’università. Con la stessa collega di prima, commentavamo The Avengers (il film). Una delle due fa riferimento alla tutina attillata della Vedova Nera.
La mia amica: “Quanto vorrei avere il fisico di Scarlett Johansson…”
La mia risposta: “Io non vorrei avere il suo fisico…vorrei andarci a letto!”
E lei, perplessa: “Ma che schifo! E poi come fai a andarci a letto? Non hai il pene!” (beata innocenza)

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Questo era il mio livello di cecità, ragazzi. A me non passava manco per la testa che certi segnali dovessero significar qualcosa. E ora arriviamo alla prima volta in cui mi sono davvero posta il problema.
Ero con una mia amica (non la solita, stavolta). In quel periodo ero single e le stavo descrivendo il tipo di persona che avrei voluto avere accanto in futuro: quale genere di rapporto desideravo, di che tipo di persona avevo bisogno, l’identikit del mio principe azzurro insomma. Il discorso forse era anche piuttosto banale, ma a un certo punto lei con una risata mi disse: “Il ragazzo che stai descrivendo tu è una donna!”
Folgorazione.
Il seme del dubbio finalmente germogliò nella mia testa. E se volessi una ragazza?

Non so a quante persone capiti in questo modo. Mi piacerebbe chiedere in giro e forse scoprirei che ognuno di noi se n’è accorto in maniera diversa. Naturalmente, a posteriori, milioni di cose (come le due scene che ho descritto sopra) acquistano un senso. A posteriori è tutto estremamente chiaro e logico e non riesci a smettere di ripeterti: ma come ho fatto a non capirlo prima?
Beh, questo è invece il racconto di come ho fatto a capirlo.

E a quel punto che ho fatto?
Eh. Per prima cosa, mi sono sentita entusiasta. Davvero. L’idea mi pareva una gran figata.
Per seconda cosa mi sono depressa all’istante: io non conosco lesbiche, non sono “nel giro”, come farò a incontrare qualcuna, a scoprire se davvero è quello che voglio? Quante probabilità ci sono di conoscere un’altra ragazza come me? Credevo fossero bassissime.
Per terza cosa, visto che non sono una che sta con le mani in mano, ho confessato tutti i miei pensieri al caro Google. E così ho scoperto siti, forum, blog, un mondo insomma. Per la maggior parte, un mondo lontanissimo da me, sia in senso geografico che in senso culturale (“butch? e che significa?”).
Ma poi ho trovato un forum gestito molto bene, che pareva amichevole e tranquillo, dove c’erano discussioni interessanti non solo su amore e sessualità ma anche su musica, film, libri, idee, su tutto insomma.
Mi sono iscritta e ho cominciato a curiosare un po’, a leggere le storie delle altre ragazze per capire se qualcuna assomigliasse alla mia.

Come ho fatto, tra centinaia di utenti, a incontrare proprio lei, non lo so. La botta di culo più grande della storia? Ci siamo scambiate email. Poi ci siamo aggiunte su facebook. E un giorno ci siamo incontrate. Ma di questo, forse, parlerò un’altra volta. 😉

Vulcanica

But then, how did you realize you like girls at all?

Someone asked, other probably wondered but didn’t feel like asking. After 23 years of straight relationships, never a doubt, a clue, I think it’s rather plain that my sudden rainbow side may have left someone a little puzzled.

Maybe it has little to do with this, but I’d like to tell you about an event I remeber clearly. I was at university, it was graduation day for my course. In that sunny happy day our sad university, usually full of glass-wearing nerd people (no offence intended) is suddenly filled with girls wearing beautiful dresses. A colleague and I walked over one of those creatures and I, well, my eyes were like lingering around – don’t look at me like I was an old nut, I bet you’d look at her too.
My friend was like: “What a nice dress!”
And I was sincerely like: “What a nice ass!”
She was horrified: “Were you staring at her ass? Really?”

Another episode, still the university. With the same colleague, we were talking about The Avengers (the movie). One of us said something about the skin-tight suit of Black Widow.
My friend was like: “I really wish I had Scarlett Johansson’s body…”
And I was like: “I don’t wish I had her body…I wish I could sleep with her!”
And she was puzzled: “How loathing! And anyway how could you sleep with her? You don’t have a penis!”

That’s how blind I was, guys. I never ever thought maybe those signal were supposed to mean something to me. And now let’s talk about the first time I asked myself the great question.
I was with a friend (another one, this time). At that time I was single and I was telling her about the kind of person I’d like to date in the future: the kind of relationship I needed, my prince charming identikit, let’s say. It must have been a rather trivial dialogue, but anyway at a certain point she laughed and said: “The boy you’re talking about is actually a girl!”
That was THE moment.
The seed of doubt finally planted in my head. What if I wanted a girlfriend?

I don’t know how it feels like for the other people. I’d like to ask and maybe I’d come to know that it was different for each one of us. Of course, after you know, millions of things (like the two scenes I described above) finally make sense, all falls into place. After you know, everything is so clear and plain and you can’t stop repeating yourself: how could I ever not get it before?
Well, this is the story of how I finally got it.

And what did I do then?
Well. First of all, I was excited. Really. The idea was pretty cool.
Then I was suddenly unhappy: I knew no lesbian girl, I didn’t have queer friends, how would I meet someone and find out if that’s really what I want? How many chances I had to find another girl like me? I thought they were a few.
Then, since I’m not the kind of person who sits there doing nothing, I googled it. And so I met forum, blogs, websites, a whole world. Most of it was so far away from me, from both a geographical and cultural point of view (“butch? what does that mean again?”).
But then I found a nice forum. It looked friendly and quiet and there were interesting discussions about not only love and sexuality but also music, books, movies, everything.
So I subscribed and I started to nose around, to read other girls’ stories and try to understand if some of them looked like mine.

How could I, amongst hundreds of users, meet the right one, I really don’t know. The best fluke in the world? We sent emails. Then we added each other on facebook. And then one day we met. But this may be another post’s topic. 😉

Cinquanta Sfumature di Stronzate

Il post arriva un po’ in ritardo rispetto ai fatti di cui parla, perché ci ho messo qualche giorno per pensarci su e riflettere.
Gli eventi sono questi, come forse già sai: durante il Concerto del Primo Maggio a Roma, nel corso dell’esibizione degli Stato Sociale, era previsto che salissero sul palco tre coppie: un ragazzo e una ragazza, due ragazzi e due ragazze, e si baciassero.
All’ultimo momento la Rai ha impedito che ciò accadesse perché lo spettacolo è stato ritenuto indecoroso, essendo la trasmissione in fascia protetta.
Ora passiamo a commenti e considerazioni, e mi sforzerò di non essere banale, anche se non è semplice.
Non mi dilungherò quindi sul fatto che la Rai non si fa scrupolo a bombardare lo stesso pubblico con un profluvio di donne nude, parolacce e spettacoli di infima qualità (morale e artistica) ad ogni ora del giorno. Sappiamo tutti che per la Rai l’omosessualità va rappresentata soltanto attraverso personaggi come Malgioglio e Platinette, che se poi i bambini vedono altro magari si fanno un’idea un po’ diversa e questo non va bene.
Quello che vorrei sottolineare è il modo in cui l’affettività omosessuale sia sempre, senza eccezione, associata a un’idea di scandalo, di volgarità.
Se due etero si baciano è tenero, se due gay si baciano “fa schifo” (due gay maschi, perché se sono due lesbiche allora è subito porno).
Voglio fare di più e andare proprio al nocciolo della questione: i gay “fanno schifo” perché, perdonatemi il francesismo, “lo pigliano in culo”. Giusto?

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Bene. Punto primo: anche una buona metà degli eterosessuali lo prendono in culo, e non soltanto le donne. Quindi evidentemente è piacevole.
Ma sono stati i gay a inventare i sexy shop, i sex toys, il bondage, il sadomaso?
Quegli attrezzi per torturare i capezzoli o la roba da appendere ai testicoli, tutta farina del sacco arcobaleno?
Le storie leggendarie su gente che finisce all’ospedale con una carota nella vagina o un cetriolo nell’ano, quelli erano tutti gay?
La pornografia l’hanno inventata i gay?
A sbavare per quel film pessimo che è Cinquanta Sfumature di Grigio, e che ha fatto parlare di sé fino alla nausea, c’erano persone omosessuali?
E allora per favore.
Smettetela di fingere che voi lo fate soltanto con le luci spente e le coperte tirate su fino al collo, mentre noi siamo perversi e diabolici. Che il sesso etero è pulito e il sesso gay è sporco, anche quando avviene proprio allo stesso identico modo. E soprattutto smettete di pensare che sia anche solo lontanamente difendibile la vostra pretesa di togliere a degli esseri umani i propri diritti civili e la propria dignità sociale a causa del modo in cui scopano. Tutti scopiamo e tutti lo facciamo come ci pare.
Un bacio gay è soltanto un bacio, uguale a quello etero, e manco il più cretino dei bambini si spaventerebbe per un bacio.

Vulcanica

The post is slightly late with respect to the events it refers to, because it took me a couple of day to think about it.
Here’s what happened: during the 1st Day Concert in Rome, three couples were supposed to be on scene: a boy and a girl, two boys and two girls, and they were supposed to kiss.
At last minute, RAI (Italian National TV Broadcast Company) prevented it from happening since the show has been considered unseemly, since it was not late night.
Now let’s go to comments and considerations, and I’ll try not to be trivial, even if it’s not easy.
I won’t spend my time on the fact that RAI has no problem with providing the same public with naked women, dirty language and low quality shows all day long.
What I’d like to highlight is the fact that homosexual affection is always associated with scandal and indecency.
If two straight guys kiss, it’s sweet. If two gay people do, “it’s loathing” (two male gays, because if it’s about lesbian, then it’s porn all the way).
Let’s go directly to the point of the matter: gay people are “loathing” because they, sorry for the words, “they get fucked up their asses”. Is it right?
Well, now: even about half of the straight people “get fucked up their asses”, and not only women. So it must feel good.
But was it gay people who invented sexy shops, sex toys, bondage, S/M?
Those things to torture nipples or hang on the balls, all comes from gay people?
Thse myths about people getting in the hospital with carrots up their vagina or cucumbers up their anus, they were all gay?
Did gay people invent porn?
Was it gay people who filled up the cinemas for that bad, bad movie, “50 Shades of Grey”?
So please, stop it.
Stop pretending you only do it with the lights off and blankets up to your mouth while we’re perverse and disturbing. Stop pretending straight sex is “clean” and gay sex is “dirty” even when they’re exactly the same thing. And stop thinking it is remotely defendable to think you can take away civil rights and social dignity to someone only because of the way they get laid. Everyone of us get laid and everyone of us does it in their own way.
A gay kiss is just a kiss, exactly like a straight kiss, and not even the dumbest kid in the world would be scared by a kiss.

Ma il sesso lesbico è sesso “vero”?

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Il prossimo capitolo della guida al coming out è ancora in forno, ma nel frattempo lasciami accantonare per un attimo le nostre grandi battaglie per i diritti e togliermi un sassolino dalla scarpa, piccolo ma aguzzo, ed esclusivamente ai danni del mondo femminile, in particolare quello lesbico.
Non mi invento niente di nuovo: è stato scritto e riscritto, detto e ridetto, in tono ironico o sul serio, ma pare che ancora il concetto faccia fatica ad affermarsi…e allora ribadiamolo a lettere maiuscole: LE DONNE FANNO SESSO.
Tra loro, intendo.
Non si scambiano “coccole” o “effusioni” o “preliminari” (voglio dire, non solo): fanno proprio sesso. Se poi, come per il matrimonio, c’è chi vuole che si usi una parola apposita perché non riesce ad accettare che esistano modi di vivere diverso dal suo, allora invece che sesso possiamo chiamarlo “farfalla” o “tegamino”, ma è pur sempre quello che è: sesso. Non “una specie di sesso”, “quasi sesso”, “quella cosa tipo sesso”. Non “sesso senza un uomo”, così come a nessuno verrebbe in mente di definire il sesso tra due uomini “sesso senza una donna”.
Con buona pace di tutti quei maschi ottimisti che non si lasciano mai scappare l’occasione per chiedere a una lesbica, o a una coppia di lesbiche, se possono partecipare alla loro serata romantica.
Con buona pace di tutte le etero particolarmente inibite o tradizionaliste che quando ti dichiari ti guardano e ti dicono: “Ma come fai senza un…” dando per scontato che fare a meno di un partner sessuale maschile implichi la rinuncia alle gioie e delizie del sesso.
Ma perché è tanto difficile capire che tra due donne c’è tutto – tutto – proprio tutto quello che c’è tra un uomo e una donna, o tra due uomini?
Per via dello stereotipo storico-sociale che vuole il sesso come una manifestazione imprescindibile della mascolinità, della virilità. Tradizionalmente, il sesso è l’atto tramite il quale l’uomo marca il territorio e impone il proprio dominio. Non sto dicendo che è questo che gli uomini pensano, per fortuna, ma soltanto che da secoli e secoli a questa parte le persone sono state “educate” a fare sesso soltanto in certi modi, quelli considerati socialmente accettabili (a prescindere dall’orientamento), cioè quelli che si rifanno a un maschio dominatore e una femmina sottomessa.
Le infinite varianti e sfumature della sessualità umana, etero, bi o omo che sia, le possibilità senza confini di due (ma non necessariamente due) corpi che si incontrano sono state completamente cancellate e messe sotto chiave. La donna è passiva, l’uomo è attivo, finito: per centinaia di anni è stata questa la regola.
E se la donna è passiva, se non è che “un buco da riempire”, che senso ha il sesso tra due donne?
Per la logica della spina e la presa, la chiave e la serratura, come le incastri due serrature senza chiave? Da qui sorgono le perplessità. Di conseguenza un sacco di gente crede che le lesbiche non facciano sesso, o che lo facciano soltanto usando degli oggetti con cui simulare la funzione dell’organo maschile. O che, in ogni caso, c’è qualcosa di enormemente differente tra un uomo e una donna che vanno a letto insieme e…due donne che vanno a letto insieme.
Ora, la curiosità potrà anche sembrare pruriginosa, ma lo è solo fino a un certo punto. Perché la ragione principale per cui gli omo/bisessuali soffrono in questo e in altri paesi è che sono diversi, e l’unica cosa in cui siamo “diversi” è proprio il sesso. Se andiamo a stringere, certe persone non si fidano di noi perché non riescono a immaginare che diavolo facciamo sotto le lenzuola.
Allora spieghiamoglielo. Senza stare a indugiare su pratiche come il sesso orale, che non hanno niente di diverso rispetto al caso etero, quello che rende il sesso tra donne così simile al sesso “vero” (sarcasmo!) è lo scissoring (il nome proprio sarebbe tribbing, la traduzione in italiano qualcosa come sforbiciata, a causa della posizione). Si tratta di semplice strofinamento tra i genitali e, anche se magari a qualcuno potrà sembrar strano, gli effetti sono proprio gli stessi, indipendentemente dal tipo di genitali coinvolti. 😉 Questo significa che, anche senza utilizzare alcun genere di sex toy (comprese le zucchine e le banane), due donne possono avere un rapporto sessuale in tutto e per tutto analogo a quello tra un uomo e una donna. Non ce lo siamo inventati noi gay cattivi, è la natura che ha equipaggiato i nostri corpi per provare piacere anche in questo modo.tumblr_nihskxDFKr1qdo6mvo1_400
Non credo ci sia bisogno di ulteriori dettagli, perché il mio scopo non è scrivere un articolo sul porno lesbico, ma soltanto spiegare che il sesso è vero anche tra donne: l’intensità delle sensazioni è la stessa e, senza offesa per una certa categoria di maschietti, non sentiamo proprio la mancanza di nulla.

The next part of the coming out guide is still a work in progress, but in the meanwhile let me put aside our great fights for equal rights and remove a pebble from my shoe, little but sharp and exclusively directed to the feminine world, expecially the lesbian world.
I’m not saying anything new: it has been written again and again, said again and again, but still it’s hard to make it absolutely clear…so let’s repeat it with capital letters: WOMEN HAVE SEX.
I mean, women have sex with women. Real sex. If then, as for marriage, someone needs to use a different word because they can’t accept people have different lifestyles, then we can call it “butterfly” or “pendrive” instead of “sex”, but it stays the same. Not “somehow sex”, “almost sex”, “that thing which looks like sex” or “sex without a man”. No one would ever talk about sex between two men as “sex without a woman.”
Sorry for all those optimistic guys who’re always there to ask a lesbian or a lesbian couple the permission to take part to their romantic night.
Sorry for all those straight people, particularly shy or traditionalist, that everytime you come out look at you and they’re like: “How can you even live without a…” as if not having a male sexual partner implied giving up to all the pleasures and delights of sex.
But why is it so hard to understand that two women have everything – everything – really everything that a straight couple or two men can have?
Because of an historical and social stereotype which refers to sex as a manifestation of manhood. Traditionally, sex is the act through which the man impose his domain. I’m not saying men actually think that way, but for centuries people have been educated to have sex only in some fashions, those who are considered socially acceptable (regardless of the orientation), all about a dominant male and a submitted female.
The infinite shades of the human sexuality, straight or bi or gay, the possibilities of two (but not necessarily two) bodies who meet have been cancelled and put under key. Passive woman, active man, that’s all: that’s been all for centuries.
And if the woman is passive, if she’s nothing but “a hole to fill in”, what’s the sex between women up to? What’s the point in having two locks without a key?
That’s why lots of people think lesbian don’t have sex, or they only have it by means of an object used as a penis. Or that, anyway, there’s something terribly different between a straight couple and a lesbian couple having sex.
Now, curiosity may seem morbid, but the main reason homo/bisexual people are suffering in this and other countries is that they are perceived as different, and the only thing we live in a different way is sex. Some people don’t trust us because they fail to imagine what we do in our bedrooms.
So let’s explain it. Without talking too much about things like oral sex, which are completely identical to the straight case, what makes lesbian sex so similar to “real” sex (sarcasm!) is tribbing (also called scissoring). It’s nothing but genitals rubbing, and it may surprise someone but the effects are just the same, no matter what the genitals 😉 This means that even without using any sex toy (bananas included!) two women can have a sexual love which is completely analogous to a straight one. It wasn’t an invention by us bad gays, it’s nature who equipped our bodies so that they can also experience pleasure this way.
I don’t think further details are needed since my purpose is not to write a post on lesbian porn, but just explain that also women sex is real sex: the intensity of the sensations is the same and, no offence meant to some guys, we really don’t miss anything.