Out of the Closet – Conclusione

Cara mamma, cara papà, sono gay

Questa che vi presento qui sotto è una lettera di coming out. L’ho scritta pensando a come avrei voluto che fosse il mio coming out, o forse a come mi dichiarerei se dovessi farlo oggi, con un po’ d’esperienza e di riflessione in più. Spero che possa essere un aiuto e un incoraggiamento per quanti di voi vogliono uscire dall’armadio ma non trovano le parole giuste o il momento giusto.

Dichiararsi per iscritto ha sicuramente dei lati positivi rispetto al farlo a voce. Dà un po’ più di tempo a te e ai tuoi familiari per assimilare la notizia ed evita il rischio che, nell’agitazione del momento, volino parole grosse che poi sono difficili da cancellare. Ma ci sono anche dei lati negativi: i tuoi genitori potrebbero leggere la lettera e non trovare il coraggio di risponderti o di parlarne con te. Questa è una decisione che puoi prendere solo tu. E ricorda comunque che le mie sono semplici indicazioni, ma naturalmente ogni coming out è una storia a sé e non esiste un modo “giusto” di dichiararsi.

Buona fortuna!

Cara mamma, caro papà,

 

forse siete sorpresi di trovare questa lettera da parte mia o forse no. Vi chiedo per favore di leggerla con attenzione, di leggerla fino in fondo, con calma e di rileggerla quando l’avrete finita, prima di fare qualunque cosa.

Non vi preoccupate! Sto bene, non mi sono cacciato nei guai. Non ho combinato casini. Quello che voglio dirvi me lo porto dentro da un bel po’ e non so se voi abbiate dei sospetti oppure no, ma sento che non è giusto nei miei confronti né nei vostri continuare a far finta di niente. Io vi voglio bene, voi volete bene a me. Ho bisogno di condividere con voi quello che sento dentro, anche se ho paura di ferirvi.

Mamma, papà, credetemi se vi dico che l’ultima cosa che voglio è darvi un dispiacere. Forse in un primo momento voi reagirete male a quello che sto per dirvi, forse vi sentirete persino delusi o traditi, o magari in colpa perché credete di aver fatto qualcosa nel modo sbagliato. Non è così. Siete dei bravi genitori e io mi sforzo di essere un bravo figlio. E proprio per questo voglio che sappiate la verità.

Sto parlando dei sentimenti che provo. L’attrazione, il desiderio, l’amore che provo sono come quelli di tutti gli altri, ma a differenza di come capita alla maggior parte degli altri non sono rivolti alle persone del sesso opposto al mio. Mi piacciono le persone del mio stesso sesso.

È tutto qui, davvero. Mi sembrava una cosa così grande che non sapevo come dirla, e invece ora l’ho fatto. E non c’è nient’altro, è tutto qui. Adesso sembra così naturale parlarvene che non so come ho fatto a tenermelo dentro per tanto tempo.

Perché è davvero solo questo. Io sono sempre io. Sono sempre la persona che conoscete, vostro figlio, quello che avete cresciuto e lo avete fatto bene! Non so come vi sentite in questo momento, ma è soltanto un momento. Continuate a leggere, per favore.

Capisco bene che siate preoccupati. Siete preoccupati per me, perché avete paura che la mia vita sarà più difficile di quella degli altri, o anche solo diversa da come voi la immaginavate fino a un momento fa. Siete preoccupati per le reazioni di chi lo verrà a sapere. Siete preoccupati perché forse questa cosa è così lontana dalla vostra vita che neanche riuscite bene a immaginare cosa significhi e che conseguenze abbia.

Ma vi prego di riflettere su una cosa, mamma, papà: questo è quello che sono. Se anche volessi, non potrei cambiarlo. Ho due alternative: essere me stesso e cercare di vivere nella maniera migliore possibile, essere sincero con voi, aprirvi il mio cuore e cercare la mia personale e unica strada per la felicità, oppure mentire. Mentire a voi, a me stesso, a tutte le persone che incontro, per sempre. Questo non potrà mai farmi stare bene, mamma, papà, e non potrà far stare bene neanche voi.

Non sentitevi come se vi fosse capitata una disgrazia o una sfortuna. Non ho una malattia, non ho avuto un incidente. E non credete neanche che sia così eccezionale quel che vi ho detto: siamo in tanti. Siamo in tanti e sempre più sono quelli che vivono senza paura, col sostegno delle loro famiglie, come spero di poter fare anche io da oggi in poi.

È vero che la mia strada, forse, sarà un po’ più difficile di quella degli altri. Ma mi avete già insegnato una volta a camminare, adesso vorrei che camminassimo insieme. Se vi ho scritto questa lettera, se ho sentito il bisogno di dirvelo è proprio perché non voglio farlo da solo. Voglio che voi siate con me.

Mamma, papà, posso essere felice come tutti. Posso essere innamorato e realizzato nella vita come tutti. Posso avere una famiglia come tutti. Per fortuna oggi è possibile. Ma tutto questo voglio farlo insieme a voi, senza nascondervi niente.

So di chiedervi molto. Vi chiedo di amare vostro figlio per quello che è, di vederlo per quello che è e di amare me più di quanto amiate le vostre aspettative o i vostri preconcetti. Non vi lascerò soli in quest’impresa. C’è così tanto che voglio dirvi! Voglio che anche voi possiate leggere quel che ho letto io, guardare i video che ho guardato e che mi hanno commosso, conoscere la realtà di altre persone che provano i miei stessi sentimenti. Per favore, non respingetemi. Facciamo questo percorso insieme.

Se vi rifiutate di ascoltarmi, se chiudete la porta in faccia alla realtà, vivrete per sempre in un’illusione. Potete credere che tutto sia come prima e che questa lettera non l’abbiate mai letta, e io potrei persino lasciarvelo credere, ma non sarebbe più lo stesso. Non ci sarebbe più fiducia tra noi. Sarei costretto a nascondervi parte della mia vita e voi sareste costretti a sospettare di me tutto il tempo, ad avere il cuore stretto tutto il tempo, sempre con la paura di essere scoperti come se avessimo commesso un delitto.

Se invece mi date la mano e camminate insieme a me, all’inizio vi sembrerà tutto strano e difficile, ma vi abituerete all’idea. Vi abituerete e arriverete a vedere le cose come sono veramente, semplici e pulite, e non come forse adesso le immaginate. Così sarete felici e permetterete anche a me di esserlo.

Per favore, venite ad abbracciarmi adesso.

Vostro figlio

 

Con questo post si conclude la mia guida al coming out con le bellissime illustrazioni di Cloud.

Presto troverete sul blog e sulla mia pagina facebook la versione .pdf che riassume tutti i post della guida in versione corretta e ampliata (illustrazioni comprese) così da poterla scaricare tranquillamente e, se volete, stamparla.

Naturalmente spero che circolerà il più possibile e che potrà essere d’aiuto a qualcuno. Spero anche che questo progetto vi sia piaciuto, che non vi abbia deluso e che vi abbia aiutato a fare un po’ di chiarezza sul tema del coming out. Sarò felice di ricevere i vostri pareri, suggerimenti o riflessioni all’indirizzo vulcanica.nessunarmadio@gmail.com.

Grazie a tutti per avermi seguita fin qui!

Vulcanica

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Out of the Closet – Section 3.3 A chi posso rivolgermi?

Ecco la terza e ultima parte del terzo capitolo della guida al coming out.

Continua da qui. Le illustrazioni sono di Cloud!

6. GAY E FEDE? NON PER FORZA INCONCILIABILI
Di solito ad avere più difficoltà nell’accettare l’omosessualità sono le persone religiose. Questo blog si occupa di identità di genere e orientamento sessuale, non di spiritualità, quindi non spetta a me spiegarti come trovare un compromesso tra la tua fede e la sessualità di tuo figlio. Quello che però posso fare è dirti che questa possibilità esiste!
Ci sono molti sacerdoti e molti movimenti che si presentano aperti rispetto al tema dell’omosessualità. Pensa ad esempio al referendum che ha da poco avuto luogo in Irlanda e che ha sancito l’estensione del matrimonio anche alle coppie omosessuali. Sapevi che la Chiesa cattolica irlandese, per la stragrande maggioranza, non si è opposta?
Qui di seguito trovi alcune fonti da visitare se vuoi saperne di più su come omosessualità e fede possano convivere in maniera serena:
http://www.gionata.org/chi-siamo/
http://www.gaychristian-europe.com/index-it.php
http://www.gruppoemmanuele.it/chi-siamo/
https://kairosfirenze.wordpress.com/chi-siamo/
http://www.forumcristianilgbt.it/
https://refoitalia.wordpress.com/chi-siamo/
http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/mat_discrim.php
Che te ne pare? Scommetto che non ti aspettavi che ce ne fossero così tanti! Ma non è finita qui, anzi, di siti che raccontano storie e testimonianze in cui si conciliano fede e omosessualità ce ne sono davvero tantissimi. Un breve elenco lo trovi su questo forum:
http://noemi.forumattivo.com/t278-i-gruppi-di-lesbiche-e-gay-cristiani-chi-e-dove-sono
e un’altra lista abbastanza esauriente si trova qui:
http://www.gruppoemmanuele.it/link/
Infine, ti suggerisco questa testimonianza:
http://www.huffingtonpost.it/2015/02/13/gay-e-cattolico-non-e-un-problema_n_6678592.html
Ma ne puoi trovare molte altre in rete! Scommetto che, dopo aver consultato tutto questo materiale, inizi a pensarla diversamente, vero? Non esiste un solo modo di vivere la fede, così come non esiste un solo modo di vivere l’amore o la sessualità. Essere omosessuale, come abbiamo già detto, non è una scelta o una perversione morale, non è una malattia, è semplicemente un fatto naturale. Gesù non ha mai parlato di omosessualità.
Nell’antico testamento l’atto omosessuale viene condannato nel Levitico, ma di certo oggi nessuno penserebbe di seguire la Bibbia alla lettera, senza interpretarla. Se la pensi diversamente, leggi questo documento: http://aftersantana.altervista.org/lomosessualita-e-mille-altre-cose-vietate-dal-levitico/
Come vedi, per le Sacre Scritture essere gay o mangiare carne di lepre sono peccati della stessa gravità.
Quanto all’atteggiamento della Chiesa, ricordiamoci che la Chiesa è fatta di uomini e gli uomini, anche se ispirati da un sentimento di fede, sono creature del proprio tempo. Pensiamo per esempio ai tribunali dell’Inquisizione, ai processi contro Galileo e Giordano Bruno, alle crociate, alla conversione forzata degli indiani d’America…tutte queste cose appartengono alla Chiesa del passato, mentre oggi non è più così perché il mondo è cambiato. Per parlare di tempi più vicini, fino a qualche decennio fa una donna che non arrivasse vergine al matrimonio era considerata disonorata, si trattava di un peccato gravissimo. Ma già ad oggi soltanto i cattolici più intransigenti considerano questa norma come inderogabile! E chi dice allora che un domani la Chiesa non cambi la propria posizione sull’omosessualità?
Spero che le mie parole e soprattutto le testimonianze che ti ho proposto possano aiutarti a riflettere senza pregiudizi, e concludo consigliandoti questo:
http://progettofratellomaggiore.com/2015/07/29/religione-e-la-comunita-lgbt-nel-documentario-owning-our-faith/

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7. COSA DEVO FARE ADESSO?
Sei determinato a supportare tuo figlio e vuoi trovare il modo migliore di comportarti per essergli vicino in questo momento. Come si fa?
Beh, innanzitutto ci devi parlare. Nessuno meglio di lui (lei) saprà spiegarti le sue esigenze e dirti che cosa si aspetta da te o che cosa vorrebbe. Ma qualche linea generale possiamo già stabilirla:
1) Non giudicarlo. Tuo figlio non ha bisogno che tu gli dia un giudizio morale su qualcosa che fa parte di lui (lei) e che non ha affatto la possibilità di controllare, reprimere o cambiare. Come non puoi prendertela con lui (lei) perché ha gli occhi chiari o perché non gli piace il tennis, così non puoi arrabbiarti perché è gay. Tu hai scelto di essere eterosessuale? No. Ti è capitato e basta, sei nato così. Beh, ti sembrerà strano all’inizio, ma lo stesso vale per lui (lei).
2) Non rifiutarti di parlarne. Alcuni genitori pensano che sia meglio rimanere fuori da queste faccende. Non è così. Si tratta di una parte importante della vita di tuo figlio, e se lui (lei) ha sentito il bisogno di condividerla con te, vuol dire che vuole averti vicino. Se decidi di affrontare questa cosa adesso, sarà difficile e impegnativo nei primi tempi, ma poi potrai assimilarla in fretta e avere un rapporto sereno con tuo figlio per il resto delle vostre vite. Se invece ti rifiuti di farlo, quest’ombra vi accompagnerà sempre, vi dividerà sempre. Ci sarà una barriera tra voi due che non potete attraversare, una frattura. Davvero è questo che vuoi? Pensi di non amarlo abbastanza da superare le tue paure, le tue esitazioni, i tuoi dubbi, per dargli la comprensione e l’affetto di cui ha bisogno? Certo che lo ami abbastanza. Certo che ce la farai. Ci vuole solo un po’ di coraggio, provaci. Se non tenti, rimpiangerai quest’occasione per sempre.
3) Non pensare solo a te stesso. In questo momento sei turbato, i tuoi sentimenti sono sottosopra e ti sembra spontaneo pensare a come stai, a come la rivelazione ti abbia sconvolto. Ma attento: in questo modo, se ti concentri troppo su come ti senti, potresti dimenticare che qui la persona che è davvero al centro di tutto è tuo figlio. Per quanto tu sia colpito, pensa che lui (lei) lo è molto più di te, perché ha scoperto qualcosa di davvero importante e profondo su se stesso, al punto da sentire la necessità di coinvolgerti. Se adesso ti focalizzi troppo sui tuoi sentimenti, facendo sentire in colpa tuo figlio per averti procurato questo shock, rischi di fare proprio il contrario di quel che vorresti: apparire lontano e freddo invece di essergli vicino! Parlagli del modo in cui ti senti, sì, ma non dimenticare di chiedere come sta lui (lei). Il percorso per accettare la propria sessualità può essere più o meno complesso e faticoso. Cerca di esserci per tuo figlio e di fargli sentire tutto il tuo supporto.
4) Non ossessionarti. E non ossessionarlo, aggiungerei. D’accordo, tuo figlio è gay: ma ricordati che la vita continua. Per quanto questa questione sia importante e vada affrontata, diventare ossessivo e non parlare d’altro potrebbe essere un po’ snervante per tutta la famiglia. Evita di fissarlo a lungo alla ricerca di un gesto o un movimento che rivelino il suo inaspettato lato gay, evita di immaginare che abbia una relazione sessuale con qualsiasi essere del suo stesso sesso nel raggio di un chilometro (d’accordo che è figlio tuo, ma nessuno è così affascinante!) ed evita di preoccuparti ossessivamente di malattie sessuali, promiscuità o brutti incontri (cose che sono sì preoccupanti, ma che capitano anche agli etero…).

8. PER CONCLUDERE: A CHI RIVOLGERTI
Questa guida è quasi giunta al suo termine, ma di certo questo non significa che tu abbia già finito di rifletterci. Infatti sto per assegnarti i compiti a casa! Ovvero, ti consiglio una serie di siti e riferimenti utili a cui puoi rivolgerti per approfondire qualsiasi argomento su cui tu abbia perplessità o preoccupazione.
Iniziamo da alcuni progetti molto interessanti:

Qui trovi una serie di testimonianze di uomini, donne e coppie gay, lesbiche e bisex pensate per rassicurare e incoraggiare le persone, in particolare i giovanissimi, vittime di discriminazione o bullismo omofobo o semplicemente perplessi riguardo al proprio orientamento sessuale: http://www.lecosecambiano.org/

Qui puoi trovare tanti video in cui ragazzi e ragazze, coppie, genitori e figli raccontano la propria esperienza con il mondo lgbt: http://progettofratellomaggiore.com/
Tra le associazioni lgbt, ti consiglio naturalmente Arcigay: http://www.arcigay.it/chi-siamo/storia/
L’assocazione di avvocati Rete Lenford offre assistenza alle persone lgbt che subiscono discriminazioni nella vita o sul posto di lavoro: http://www.retelenford.it/chi-siamo.html

Agedo è l’associazione dei genitori, parenti e amici di persone lgbt e si pone come scopo proprio quello di essere di sostegno durante il percorso faticoso di comprensione e accettazione dell’omosessualità di un figlio, fratello o amico: http://www.agedonazionale.org/

E ora passiamo ai film. Infatti il cinema si è occupato spesso di storie che hanno a che fare con il mondo lgbt e di sicuro vederne qualcuno può essere un buon modo per riflettere e guardare le cose da un’altra prospettiva.
Ti consiglio innanzitutto il famosissimo “I segreti di Brokeback Mountain”. Si parla di amore fra due uomini e dell’impossibilità di vivere quest’amore liberamente, con serenità. Toccante, sincero e intenso.
In secondo luogo ti consiglio di vedere “Prayers for Bobby”. Il film racconta la storia di un ragazzo che si scopre gay e di sua madre, molto religiosa e incapace di accettare l’omosessualità del figlio. Anche qui c’è da commuoversi e riflettere. Attenzione: il film è tratto da una storia vera!
Un altro film interessante, questa volta italiano, è “Mine vaganti”. Anche qui troviamo un giovane omosessuale che si confronta con l’intolleranza della propria famiglia.
Un film romantico e doloroso sull’amore tra due donne in una società che rifiuta completamente l’omosessualità è “Viola di Mare”.
Ce ne sono molti, molti altri ma…cominciamo da qui!
E per passare dalla pellicola alla vita reale, voglio concludere questo elenco di suggerimenti proponendoti il video in cui l’attrice canadese Ellen Page dichiara pubblicamente la propria omosessualità. Questo video è stato d’aiuto a me e, ne sono certa, a tante altre persone che combattono ogni giorno per affermare la propria identità al di là delle discriminazioni e della paura di sentirsi “diversi”: https://www.youtube.com/watch?v=JYcbtY2LhbA

E infine sappi che, per qualsiasi cosa, io sono a tua completa disposizione: scrivimi a vulcanica.nessunarmadio@gmail.com e sarò felice di ascoltare la tua storia, rispondere alle tue domande o dubbi, darti consigli, fornirti strumenti utili e magari metterti in contatto con persone molto più in gamba ed esperte di me.

Allora, come ti senti adesso? Un po’ meno preoccupato? Lo spero bene!

Vulcanica

Out of the Closet – Section 3.2 Genitori, non preoccupatevi!

Ecco la seconda parte del terzo capitolo della guida al coming out…Prosegue da qui.
Le illustrazioni sono sempre di Cloud.

3. ESSERE GAY NON È UNA MALATTIA
E questo non lo dico io. Questo lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo dice l’Ordine degli Psicologi. Qualunque siano le tue idee in materia, essere omo o bisessuali non è una malattia. Non c’è niente che non va. Perciò non iniziare a pensare di intraprendere percorsi massacranti e umilianti allo scopo di “convertire” tuo figlio e farlo tornare etero (tornare? non lo è mai stato, solo che tu non lo sapevi). Nessun medico al mondo può prometterti di guarire tuo figlio dall’omosessualità: se lo fa, mente, non è in buona fede, è un ciarlatano e dovresti denunciarlo. Nessuna preghiera o terapia o corso o distrazione può cambiare le cose. Prima lo capisci, prima lo accetti, prima verrai a patti con tutto questo e vi troverai del buono (perché sì, ne parleremo presto, c’è del buono!). Sai cosa invece si può curare? L’omofobia. Se l’idea di avere un figlio gay ti mette così tanto a disagio, inizia a pensare che il tuo disagio può essere combattuto (come? informandoti. Hai semplicemente paura di quello che non conosci, è naturale. La guida serve a questo ed è solo un primo passo) mentre l’omosessualità di tuo figlio no.
Del resto, dal momento che l’omosessualità non è una malattia, via quelle facce lunghe. Se stai pensando al futuro radioso che immaginavi per tuo figlio e che ora è in frantumi, smetti subito! Tuo figlio può essere felice esattamente come chiunque altro. Anzi, dal momento che ha riconosciuto e accettato questa parte di sé, sarà sicuramente molto più felice e realizzato di tanti che non riescono a fare i conti con la propria natura, e soprattutto sia tu che lui (lei) dovete essere fieri della fiducia reciproca che vi ha portato ad arrivare a parlare di questo tema importante e del coraggio che state dimostrando nell’affrontarlo insieme!
Un omosessuale può avere una famiglia, può sposarsi e avere dei figli (a prescindere da quel che dicono le leggi italiane, le famiglie omogenitoriali sono già una realtà anche nel nostro paese), può avere successo nel lavoro, può avere amici che lo supportano e lo sostengono. Un omosessuale può vivere esattamente come un eterosessuale. Certo, esistono il bullismo, le discriminazioni, ma queste sono cose che si possono e si devono combattere e non è detto che tuo figlio le incontri nella propria vita, del resto avrebbe potuto incontrarle anche se non fosse stato omosessuale, per qualche altro motivo. Essere gay non lo rende diverso o emarginato.

4. ESSERE GAY È BELLO!
D’accordo, questa è proprio la più dura da mandar giù, eh?
Quel che tento di dirti è che non devi prendere questa cosa come una disgrazia o un brutto incidente. Non lo è!
La prima buona notizia è che tuo figlio è vivo e in buona salute, perciò via quelle facce da funerale. Scusa la brutalità, ma se tuo figlio avesse un incidente o una brutta malattia come ti sentiresti? Lo rivorresti indietro tutto intero, non è vero? A quel punto non te ne importerebbe proprio niente del fatto che sia gay, perché è tuo figlio e tu lo ami e vuoi che stia bene! E guardacaso sta bene…perciò goditi la tua fortuna!
La seconda buona notizia è che essere gay non è una brutta cosa. Si tratta di un modo d’amare, un modo come un altro. Come ho accennato nella sezione precedente, un omosessuale ha le stesse possibilità di avere una vita sentimentale felice, una famiglia felice, di amare e di essere amato. Io che sto scrivendo questa guida sono una ragazza qualsiasi, studio all’università, ho un buon rapporto con la mia famiglia e sono lesbica. I miei genitori e i miei amici (che sono etero) conoscono la mia ragazza e le vogliono bene. Se stanotte arrivasse il genio della lampada e mi chiedesse se voglio magicamente diventare etero, io gli risponderei di no, grazie tante, perché sono felice. Potrei farti mille altri esempi di persone come me, maschi o femmine che siano, e la cosa più buffa è che sicuramente anche tu conosci molti di questi ragazzi e ragazze…solo che non lo sai. Perché non ce l’abbiamo stampato in fronte e così nessuno se ne accorge, e le persone non se ne accorgono in quanto non c’è nessuna differenza, proprio nessuna, tra noi e i ragazzi e le ragazze eterosessuali.
Non ci credi? Semplicemente perché si tratta una realtà con cui hai scarsa familiarità. Non siamo più negli anni ’70, gli omosessuali non sono più persone con vite problematiche, tipicamente tossicodipendenti dalle relazioni promiscue e esposte ad alti rischi di prendersi qualche brutta malattia. Gli omosessuali e gli eterosessuali statisticamente hanno gli stessi stili di vita, le stesse abitudini, insomma: il fatto che tuo figlio sia gay non deve davvero darti alcuna preoccupazione in più, tranne quella di vivere in una società ancora per certi versi omofoba e prevenuta. Ma ci stiamo lavorando, giorno dopo giorno e EHI!, ora che sei coinvolto, anche tu puoi fare la tua parte per migliorare le cose. Come? Tanto per cominciare, informandoti correttamente e dando a tuo figlio tutto il supporto necessario. Fagli domande e ascolta le sue risposte, non essere timido. Questo è proprio il momento di liberarti di ogni dubbio o perplessità: lui (lei) ti ha parlato di sé, ti ha dato la sua fiducia, la sua disponibilità a dialogare. Accettala: chiedi quello che ti passa per la testa. Meglio sapere che dubitare. Vedrai che avrai belle sorprese.

5. COSA DIRÀ LA GENTE?
Lo so, è un pensiero preoccupante. Il giudizio degli altri pesa sempre sulle vite di tutti noi come una scure.
Per prima cosa, ricorda che “la gente” ha la memoria corta. Se si verrà a sapere che tuo figlio è gay, qualcuno parlerà, sì. Per qualche giorno. Poi magari uscirà fuori che la figlia di qualcun altro è incinta, o che il fratello di chissà chi ha tradito la moglie, ed ecco che le voci avranno un altro argomento su cui accanirsi. I pettegolezzi son sempre esistiti, colpiscono tutti e chi ha voglia di parlare troverà sempre un motivo per farlo, a costo di inventarselo. Davvero è così importante?
In secondo luogo, per fortuna al giorno d’oggi i giudizi della gente potrebbero sorprenderti in senso positivo. Moltissime persone non battono ciglio all’idea di avere un parente, un amico o un vicino di casa omosessuale. Perché? Ma perché da decenni il movimento lgbt+ (la sigla significa lesbiche, gay, bisessuali e transessuali e il più indica tutte le altre minoranze di orientamento sessuale e identità di genere che si riconoscono in questo acronimo) sta lottando per una visibilità positiva, per far sì che ciascuno sia libero di vivere la propria vita con dignità e a testa alta, alla luce del sole e, anche se forse fino a questo momento non ci hai fatto caso, gli effetti si vedono. C’è ancora tanto da fare, però stiamo lavorando nella giusta direzione.

Vulcanica

(Continua)

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Here’s the second part of the third section of the guide. You can find the first part here.
Cartoons by Cloud

3. BEING GAY IS NOT A DESEASE

Who says that? Not me, but the World Health Organization and the Order of Psychologist. Whatever your opinions, being gay or bisexual is not a deasease. There’s nothing wrong with that. So don’t start thinking about torturing and humiliating your kid to “convert” him to be straight again (again? he’s never been, you just didn’t know!). No doctor in the world can promise you to cure your kid from homosexuality and if he does, he’s lying and you should report it to the authorities. No prayer or therapy or distraction can change this thing. The earlier you get, the earlier you will accept all this and you’ll find the silver layer (yeah, there is a good side in all this stuff). You know what can be cured instead? Homophobia. If thinking about having a gay son makes you feel so uncomfortable, start thinking that your difficulties can be fought (how? getting informed. You’re just afraid of what you don’t know, it’s quite normal. The guide serves this purpose and it’s just the first step!) while you kid’s homosexuality cannot be fought.
Anyway, since homosexuality is not a deasease, don’t be that sad! If you’re thinking about the bright future you wanted for yout kid, stop with it! Your kid can be happy as well as anyone else. I’d say, since he is aware of this side of himself, sure he’ll be much more happy and glad than many others who cannot deal with their nature. So you have to be proud of the trust which led your kid to speak to you about this and be proud of his courage in facing it together with his family!
Gay people can have family, can get married and have children (whatever laws say, homosexual parenting is already a reality!), can have a successful carrer, can have friends to support him. A gay person can be as happy as a straight guy. Of course there is bullyism, discrimination, but those things can and must be fought against and how do you know your kid will be discriminated in his life? How do you know it wouldn’t happen if he was straight, for some other reason? Being gay doesn’t mean being different or outcast.

4. GAY IS GREAT!

Yeah, that’s the hardest part isn’t it? I’m trying to tell you that you don’t have to think about your kid being gay like it was an accident or a misfortune. It’s not!
First good news is, your kid is alive and getting along good, so no sad faces here. Sorry for saying this, but if your kid actually had a bad accident or a bad desease how would you feel? You would want him to be back exactly as he is, wouldn’t you? You wouldn’t care about him being gay if you were about to lose him, because you love him and want him to be happy. And he is…so please enjoy your good luck!
Second good news is, being gay is not bad. It’s just a different way of being in love. A gay person has the same possibilities to leave a happy sentimental life, to have a great family, to love and be loved. I’m writing this guide and I’m an ordinary girl, I’m attending my senior university year, I have a good relationship with my family and I’m a lesbian. My parents and friends (straight friends!) are totally supporting, they have met my girlfriend and they truly love her. If tonight I had a visit from a wizard and he asked me if I want to become magically straight, I’d say no thanks, because I’m totally happy. I could tell you about hundreds of other people just like me, boys or girls, and the funniest part is surely you know many of these guys too…you just don’t know it. We don’t have “gay” written on our face so no one actually knows, and people can’t see it because there’s no real difference, no difference at all between us and straight boys and girls.
You can’t believe it? It’s just because you’re not familiar with this reality. We’re no longer in the 70s’, gay people are no longer people with difficult lives, tipically drug addicted with polygamous relationships and high probability of getting some bad desease. Statistics say gay and straight people have the same lifestyles and habits, so trust me: your kid being gay is no reason to worry. The onyl bad side is, our society is still homophobic and full with prejudices. But we’re working on it and, HEY!, now that you’re in, you can play your role in this fight too! How? Well, start getting well informed and supporting your kid. Ask him questions and listen to his answers, don’t be shy. This is the right time to get rid of all your doubts: he (or she) talked with you, he trusted you, he wants a dialogue. Pick the chance: ask him (her) whatever you need or want to know. It’s better to know than to speculate. You’ll have good surprises!

5. WHAT WILL PEOPLE SAY?

I know you’re worried about it. Other people’s opinion always weights on our lives.
First of all, remember that “people” have short memories. If your kid will publicly come out as gay, someone will speak about it, yeah. For a couple of days. Then there will be some other news, like someone being pregnant or cheating on their husband and here you are, voices will talk about someone else. Gossip has always been and always will be, gossip hits on everyone and who wants to talk will always find a reason to do it, even if he should fabricate it. Is it really that important?
Second point, luckily today people could surprise you in a positive fashion. Many people have nothing to say on having a gay friend, neighbour or relative. Why? Because it’s been years and years since the lgbt movements have starting fighting for a positive visibility, in order for everyone to be free to live their lives in dignity. Maybe you didn’t notice up to now, but things are actually changing. There’s still a lot to do, but we’re working for a better world.

(To be continued)

Out of the Closet – Section 3.1 Dedicato ai genitori!

Come al solito ringrazio Cloud per le illustrazioni!

NB: questo capitolo è parecchio lungo quindi l’ho diviso in tre parti. Le altre saranno online a breve.

DEDICATO AI GENITORI

Eccoci arrivati al terzo e ultimo capitolo di questa guida, quello che ti accompagna nel… “dopo coming out”. Sì, perché credi che la parte più difficile sia passata, vero? Beh, in un certo senso lo è, ma adesso non pensare che la faccenda sia conclusa! 🙂
A dire il vero, visto che hai fatto la bella faticaccia di arrivare fin qui, ora ti concedo un po’ di riposo…infatti, questa parte della guida non è rivolta direttamente a te ma alle persone con le quali ti sei dichiarato. Per comodità e per sintesi, ho deciso di scriverla come se mi rivolgessi ai tuoi genitori, ma puoi farla leggere tranquillamente anche a fratelli, sorelle, nonni, amici, zii, vicini di casa…a chiunque tu voglia! E naturalmente ti consiglio di leggerla prima anche tu.
Infatti, ora che ti sei dichiarato, la palla passa a loro, ai tuoi cari: adesso devono imparare a conoscere questo nuovo aspetto di te, devono fare il loro ingresso in un universo che può non essere familiare e anzi apparire un po’ ostile, all’inizio, o spaventoso.
Beh, non lasciamoli soli in questo compito difficile! Prendiamoli per mano e accompagnamoli nei loro primi passi in questo percorso di conoscenza e consapevolezza…

Care mamme, cari papà,
Lasciate che vi dia il benvenuto sulle pagine di questa guida! Siete qui perché vostro figlio o vostra figlia ha fatto coming out…un’espressione che forse non tutti conoscete. Significa semplicemente che si è dichiarato come omosessuale o bisessuale. Calma! Queste parole spaventano, vero?
Facciamo un po’ d’ordine allora.
Quando qualcuno comunica pubblicamente di essere omosessuale (cioè attratto dalle persone dello stesso sesso) o bisessuale (cioè attratto sia dagli uomini che dalle donne) si dice che ha fatto “coming out”, espressione che in inglese significa “uscire fuori”. Da dove? Dall’armadio. In inglese infatti chi non ha dichiarato la propria omo/bisessualità si dice che si trovi “nell’armadio”, perché la sensazione di oppressione causata dal fatto di nascondere a tutti la propria identità e i propri desideri è simile a quella che si prova quando si è chiusi in un luogo angusto e stretto. Non è per niente una bella sensazione! Quindi il coming out è un fatto positivo, perché permette di “liberarsi” del peso enorme che un segreto così importante rappresenta. E adesso come si affronta questa nuova situazione?
Il messaggio condensato in due parole è semplice: NON PREOCCUPARTI!
Semplice e inutile. Lo so: quando ami qualcuno ti preoccupi per lui, sempre. Specialmente in un momento come questo. Ma metti per un attimo da parte l’ansia e prova a sentire perché non c’è da preoccuparsi riguardo al coming out di tuo figlio, vuoi?

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1. TUO FIGLIO è ANCORA LA PERSONA CHE CONOSCI
Tuo figlio è gay.
D’accordo, ti sembra ancora incredibile, ma con il tempo ti abituerai all’idea. E iniziamo a chiarire subito questo punto: non cercare scappatoie, è così che finirà. Dovrai abituarti all’idea.
Perché l’orientamento sessuale è qualcosa che fa parte di noi quanto avere gli occhi azzurri o marroni, essere alto o basso, avere il 39 o il 41 di scarpe. Non puoi sperare che cambi.
“Ma mio figlio non è gay” stai pensando. “Forse ora è confuso e crede di esserlo, ma è una fase. Gli passerà. Se fosse gay io me ne sarei accorto. Sono sua madre/suo padre, no?”
Come faccio a sapere che lo stai pensando? Perché è quel che pensano tutti, all’inizio. E per quanto tu possa pensarlo tuo figlio rimarrà gay. Non esistono fasi. Al massimo esiste la bisessualità, che è tutta un’altra faccenda, ovvero può darsi che tuo figlio sia attratto sia dagli uomini che dalle donne, ma anche questa è una caratteristica che porta con sé fin dalla nascita e che porterà con sé tutta la vita. Perciò non perdere tempo a farti domande stupide o illusioni sul cambiare quello che non puoi cambiare.
Se è gay è gay, punto. E un’altra cosa che è difficile da digerire per un genitore: lui (o lei) lo sa meglio di te, sì. Anche se sei sua madre e lo hai portato nove mesi nella pancia, o anche se sei suo padre e quando era piccolo così lo tenevi sopra le spalle, beh, devi fidarti di tuo figlio adesso. Lo sa meglio di te. Perché, per quanto tu gli voglia bene, non puoi conoscere i suoi desideri più profondi, non puoi avere accesso a tutti i suoi sentimenti. E non credere che sia troppo giovane: quanti anni avevi quando hai preso la tua prima cotta? Sapevi già allora cosa ti piaceva. Probabilmente non lo hai mai messo in dubbio. Se tuo figlio l’ha fatto, non è né per gesto di ribellione né di sfida, ma perché è così che si sente, sinceramente, profondamente. Quindi fai un bel respiro e concentrati su questo pensiero: mio figlio è gay.
Ma tuo figlio non è soltanto gay. Tuo figlio è anche il primo della classe o una schiappa in matematica, tuo figlio è bravo a pallavolo o un asso del nuoto, tuo figlio è socievole oppure timido, è coccolone oppure un po’ sulle sue. Tutte queste cose che tu conosci di lui (o di lei) rimangono le stesse. Tuo figlio è ancora la persona che conosci, la persona che hai cresciuto. Il fatto che sia gay non cambia niente. Non è un tradimento da parte sua, lui o lei è ancora la persona che era fino a ieri. E tu fino a ieri quella persona l’hai amata, protetta, cresciuta, educata. Perché non potresti continuare a farlo ora? Non immaginare che tuo figlio diventi un estraneo, un mostro, o che chissà quanti altri segreti ti tenga nascosti o chissà che vita dissoluta conduce. Il “segreto” era questo, e non te lo teneva nascosto per mancanza di fiducia o perché è inaffidabile, ma soltanto perché si tratta di qualcosa di molto difficile da ammettere, accettare e poi dire ad alta voce.
Ora, metti insieme queste due affermazioni. Tuo figlio è ancora la persona che hai cresciuto. Ed è gay.
Sì, le due cose possono andare benissimo insieme.

2. NON HAI SBAGLIATO PROPRIO NIENTE
Molti genitori a questo punto si chiedono: “Dove ho sbagliato? Cosa ho fatto perché questo accadesse?”
Ehi, ma sei proprio testardo eh! Te lo dico di nuovo: gay si nasce. Tu non c’entri. No, non è perché quella volta all’asilo lo hai vestito da farfallina per riciclare il costume della sorella maggiore, e no, non è perché il papà è stato troppo assente da casa o perché la mamma non lo ha allattato al seno e no, non è per nessuno dei motivi che stai pensando. Non c’è un motivo, è questo il punto. Diamo un’occhiata a che cosa l’omosessualità non è:
1) Non è una fase. Forse tu non hai mai colto alcun segnale, ma ce ne sono stati. Può darsi che tuo figlio li abbia nascosti oppure che non ne sia stato consapevole lui (lei) per primo, ma se questa cosa c’è oggi, c’era anche ieri. E quindi ci sarà anche domani.
2) Non è una moda. “Adesso tutti parlano dei gay, in tv e nei film è pieno di gay, su Internet chissà cosa si trova, e allora qualcuno deve averlo traviato!” Nah, a nessuno verrebbe mai in mente di essere gay per moda. Davvero. Per moda ci si può fare un tatuaggio o tingersi i capelli o iniziare a fumare, ma non ci si finge gay. Anche perché l’omosessualità proprio non la si può simulare. Una persona o ti piace o non ti piace, non puoi far finta che ti piaccia se non è così e viceversa. E poi, detto fra noi: essere gay non va di moda. Essere gay friendly, semmai, ovvero avere un atteggiamento tollerante, aperto e magari anche curioso nei confronti della comunità gay, questa sì è una tendenza molto diffusa (e per fortuna!) ma dall’informarsi e dare il proprio sostegno al provare in prima persona…beh, nessuno fa quel salto soltanto per stare al passo coi tempi.
3) Non è contagioso. “Ha quell’amico gay, si vede che anche lui…” Ancora, come sopra. Può capitare che magari, incuriositi dall’esperienza di un amico, si provi a riflettere sull’eventualità: e se io fossi gay? Ma tutto finisce qui. Perché se gay non lo sei, non hai proprio l’impulso di continuare a pensarci. Se ci pensi ancora, e se inizi a capire molte cose di te che fino ad allora non ti erano chiare, e se finalmente ti spieghi quei sentimenti che hai sempre tenuti nascosti in fondo al cuore…beh, allora l’amico gay non c’entra nulla, è stato solo uno stimolo di partenza. Poteva e doveva accadere, sarebbe accaduto, prima o poi, in qualsiasi modo: un libro, un film, una frase, un incontro speciale. Non si può rimanere inconsapevoli per sempre, a meno di esercitare una costante ed energica repressione della propria natura per tutta la vita. Quindi, non dare colpe all’amico gay.

Vulcanica

(continua nella seconda parte)

This section is particularly long so it’ll be split in three parts. The next ones will be online soon. Cartoons by Cloud

LET’S TALK WITH PARENTS!

Here we are to the third and last section of this guide, the one devoted to…”the after-coming out”. Yeah, you may think the hardest part is gone, right? Well actually it is, but
now don’t think it’s over! 🙂
To be true, since you were so strong to come over here, I’ll let you rest for a while…indeed this part of the guide isn’t directly speaking to you but to the people you came out
to. I will call them “parents” but they can also be sieblings, grandparents, friends, neighbors…and everyone else. And of course I suggest that you yourself read it too.
Now that you’re out, it’s up to them, your dearest ones: now they have to learn to know this new part of you, they have to enter a universe which may not be familiar and
also seems a little hostile at the beginning, or frightening. Well, don’t leave them alone in this hard work! Let’s take their hand and move with them their first steps in this
path of aknowledgment and awareness.

Dear mums, dear dads,
Let me welcome you to this guide! You’re here ‘cause your kid just came out…maybe not all of you know what it means. It means he just declared to be homosexual or bisexual.
Calm down! This words sound scaring, don’t they? Let’s make it clear.
When someone publicly comes out as homosexual (which means attracted to same-sex people) or bisexual (which means attracted to both men and women) we say he “came
out of the closet”. Because living without exposing one’s sexuality means living with a constant feeling of oppression. You have to hide your identity and your desires from
everyone. It’s like you’re trapped in a dark and narrow place. It doesn’t feel very good! So coming out is a good thing since it allows to feel finally free from that huge weight
on our shoulder. Now how to face this new situation?
The brief message is really simple: DON’T BE AFRAID!
Simple and useless, I know. When you love someone you’re always afraid, cause you care. But please put your anxiety apart for the moment and try to understand why you
shouldn’t be worried with your kid coming out.

1. YOUR KID IS STILL THE PERSON YOU KNOW
Your kid is gay. Alright, it still sounds incredible to you, but you’ll get used to it with time. And let’s make it clear right now: don’t try to avoid it, that’s how it goes. You’ll have
to get used to it. Because sexual orientation is something which is part of us like having blue or brown eyes, like being tall or short. You can’t hope it changes.
“But my kid’s not gay” you’re thinking. “Maybe he or she is now confused and he thinks he is, but it’s a phase. It will be over. If he was gay I’d know. I’m his dad/mummy!”
How do I know you’re thinking like this? Because everyone does in the first place. And no matter how you’re sure, your kid will not stop being gay. There are no phases. There
can be bisexuality, it’s completeley different, but also this one is a characteristic he has always had. He was born like this. He will be like this all his life. So don’t waste your
time with stupid questions or trying to change something you cannot change.

If he/she is gay, he/she is. Nothing else. And another thing which may be difficult to accept for a parent: he knows better. Betterthan you, yeah. Even if you’re his mum and
he was in your belly for nine months, even if you’re his daddy and when he was little you used to make him sit on your neck, well, you have to trust your kid right now. He
knows better than you do. Because, no matter how much you love him, you can’t have access to his deep desires and to all his feelings. And don’t think he’s too young: how old
were you when you had your first crush? You already knew what you liked. Probably you never doubted it. If your kid did, that’s not to be rebel or for a sort of challenge to
you, but because that’s what he feels, deeply, sincerely. So take a deep breath and concentrate on this thought: my kid is gay.
But your kid is not only gay. He’s also the best student in his class or he sucks in math, he’s good at volley or he’s good at swimming, he’s friendly or shy, he likes to party or to
read books. All these things you know about him (or her) still stay the same. Your kid is still the person you know, the person you grew. Him being gay, this doesn’t change a
thing. It’s not a betrayal, he or she is still the person he or she was yesterday. And you loved that person up to yesterday, you protected him, your grew him. Why can’t you
keep doing that today? Don’t think your kid will become a stranger, a monster or that he keeps so many other secrets from you or that he has an immoral lifestyle. He had
one big “secret” and he just kept it secret not because he doesn’t trust you, but just because it’s something very difficult to admit, to accept and then to say out loud.
Now bring those two things together. Your kid is still the person you know. And he’s gay.
Yeah, they can go together.

2. IT’S NOT YOUR FAULT
Many parents will now ask: “Where did I go wrong? What did I do for this to happen?”
Well! I just told you: one is born gay. It has nothing to do with you. No, that’s not because once you dressed him like a butterfly princess because it was his elder sister’s costume
and it’s not because daddy spent too much time away from home or because mummy didn’t breast-feed him, no, there’s no reason. That’s the point. It’s not someone’s fault.
Let’s have a look to what homosexuality is NOT:
1) It’s not a phase. Maybe you never saw the signs, but they were there. Maybe your kid hid them or maybe he wasn’t aware in the first place, but if this thing is there today,
it was there yesterday also. It’s always been there. And it will be there tomorrow.
2) It’s not a trend. “Now everyone’s talking about gay, tv shows and movies are full of gay people, Internet is full of gay people, so someone must have corrupted my kid.” No,
no one would be gay because it’s trendy. Really. You can have a tatoo or change your haircut or start smoking cause it’s trendy, but you won’t pretend to be gay. Even
because homosexuality really cannot be simulated. You love a person or you don’t, you can’t pretend you do if you don’t or vice versa. Moreover, being gay is not actually a
trend. Being gay friendly, which means having an accepting and understanding, also curious attitude towards gay community, this may be a trend and it’s a lucky one. One
can inform and support gay people, but no, no one can pretend to be gay just to be cool.
3) It’s not contagious. “He has a gay friend…” Once again, no. Maybe you can be curious because of a friend’s experience and you can start thinking about yourself: what if I
was gay too? But that’s it. Because if you’re not, you won’t keep thinking about it. If you’re still thinking about it, and if you start understanding so many things that previusly
didn’t make sense, and if you finally understand those feelings you have always hidden, well…the gay friend has no role in this. He was just an excuse to start exploring
yourself. It would have happened anyway, sooner or later: a book, a movie, a sentence, a special person. You can’t be unaware all your life, unless you’re constantly repressing
your nature all life long. So, that gay friend did nothing.

(to be continued) 

Out of the Closet – Section 2.2

(continua dalla prima parte)

Quali reazioni devo aspettarmi?
BOOOOM! L’hai detto. Sei fuori dall’armadio. E ora che succede? La casistica è praticamente infinita, ma proviamo a buttar giù un elenco delle situazioni più comuni che potresti trovarti a fronteggiare.
Intanto, una premessa (e spero proprio che tu legga questo capitolo prima di dichiararti! Tieni a freno l’entusiasmo almeno fino alla fine della guida!): non sopravvalutare i tuoi familiari. Con gli amici, e a volte con i fratelli, è un po’ diverso, ma i genitori e i parenti…beh, loro ti hanno cresciuto. Hanno un ruolo di responsabilità e autorità nei tuoi confronti. Tu non sei uno qualsiasi, non sei il vicino di casa, sei il loro bambino. Perciò non sorprenderti se anche i genitori più liberali e aperti del mondo, quelli che non hanno battuto ciglio davanti alla sbandierata omosessualità di un tuo compagno di classe, rischiano l’infarto quando vengono a sapere della tua. Hanno bisogno di tempo. Il coming out per loro è difficile almeno quanto lo è per te.
Mi piacerebbe che nella lista che segue ci fossero più reazioni positive, ma purtroppo, per quante testimonianze abbia cercato online, le principali risposte ricadono sempre nello schema che trovi qui sotto. Mi raccomando, non farti abbattere! Come ti ho detto, dovrai sopportare un temporale (o un ciclone!) ma poi, quasi sempre, tornerà il sole!
“L’abbiamo sempre saputo”: Ah, rassicurante. In un certo senso è quel che tutti vorremmo sentirci dire. I tuoi genitori, o chi per loro, non sono sorpresi che tu sia gay. Possono essere contenti che tu abbia avuto il coraggio e la fiducia di dirglielo oppure dispiacersi del fatto che le loro ultime speranze di essersi sbagliati siano appena colate a picco, ma in ogni caso non devi avere a che fare con il loro shock. E se fino ad ora, nonostante i sospetti, tu sei andato bene così, allora sanno di poter continuare a vivere tranquillamente. Probabilmente la tua vita non cambierà poi molto, ma almeno adesso puoi portare a casa il/la tuo/a fidanzato/a! 😉 Comunque, non prendere sotto gamba quel che hai appena fatto. Forse non sono sorpresi, ma devono comunque adeguarsi alla tua dichiarazione: non abbandonarli. Aiutali a capire chi sei, che sentimenti provi e parla loro della tua vita sentimentale, dei luoghi e delle persone che frequenti. Non lasciarli soli con i loro dubbi.
– “Non è vero, non sei gay“: Questa reazione è una delle più comuni forme di rifiuto e può articolarsi in tanti modi: le persone a cui ti sei appena dichiarato possono cercare di convincerti che è solo una fase, che sei confuso riguardo alla tua sessualità, che stai subendo l’influenza negativa di qualche amico o serie televisiva. Potrebbero proporti di visitare uno psichiatra, il che non è necessariamente un male, perché un medico confermerebbe soltanto quello che già sappiamo: che il tuo orientamento sessuale o identità di genere non è una malattia e che loro hanno soltanto bisogno di tempo e di fatica per cambiare la loro opinione al riguardo. Capisco che il tuo impulso è quello di reagire con rabbia: hai fatto tanta fatica per trovare il coraggio di ammettere che sei gay, prima con te stesso e poi con loro, e adesso vengono a dirti che non è vero? Ma attenzione! In questo momento le persone con cui stai parlando sono scioccate, è un’eventualità che dovevi prendere in considerazione. Anche se non ti fa piacere startene seduto al tavolo della cucina a sentirti dire che loro conoscono meglio di te la tua sessualità, sforzarti di fare buon viso a cattivo gioco. Mantieni la calma, lasciali parlare. Se i toni si scaldano troppo, esci e concedi loro un paio d’ore per riflettere e calmarsi. Devi convincerli ad ascoltare quel che tu hai da dire, con dolcezza ma con determinazione. Per indicazioni più precise, vai al capitolo successivo della guida, quello rivolto ai familiari e amici.
– “Cosa vuoi per cena?“: Forse la reazione più frustrante in assoluto. Tu ti impegni tanto per arrivare coraggiosamente a mettere un piede fuori dall’armadio e la persona a cui ti dichiari ignora completamente quel che dici, affetta da un improvviso e imprevedibile attacco di sordità temporanea. “Mamma, papà, sono gay.” “Ti va bene il pollo arrosto?” Come si fa a fare coming out se l’altro non ti ascolta? Senza dubbio è difficile. Ma questa reazione non significa che davvero i tuoi (o chi per loro) non ti abbiano sentito o ascoltato. Sono semplicemente troppo sconvolti e spaventati per fare i conti con quello che hai appena detto. Anche se ci vuole uno sforzo sovrumano, cerca di avere pazienza: lascia perdere il discorso. Ci penseranno su, rifletteranno, ne parleranno fra loro. Forse, nella migliore delle ipotesi, riprenderanno essi stessi l’argomento quando si sentiranno pronti. Probabilmente invece dovrai essere tu a parlarne di nuovo, dopo un po’ di tempo. Prova soltanto a ricordare che si tratta di una reazione standard, molte persone l’hanno avuta e poi alla fine sono riuscite a venire a patti con la realtà.
– “Non voglio saperne niente“: un’altra dolorosa variante del rifiuto. Ma come non vuoi saperne niente? Io invece voglio dirtelo! Voglio che tu partecipi alla mia vita, che tu sia dalla mia parte! Non è semplice. Purtroppo non puoi obbligare qualcuno a prendere in considerazione le tue parole. Come nei casi precedenti, sforzarti di mantenere la calma e ricorda che una prima reazione così brutta non necessariamente è destinata a non cambiare ed evolversi nel tempo. Lascia ai tuoi il tempo di sbollire e torna sull’argomento dopo un po’ di tempo.
Questi che ho presentato qui sopra sono tra i casi peggiori che possono capitare, ma anche i più frequenti. Non abbatterti, se ti succede. Pensa: quanto tempo ci hai messo per deciderti a fare coming out? Se ci è voluto così tanto a te per accettare quel che sei, puoi davvero pretendere che ai tuoi cari basti qualche minuto? Hanno bisogno di tempo. Stai loro vicino e, qualsiasi cosa ti dicano, rispondi ricordando loro che tu sei la stessa persona che eri ieri. Ti hanno amato fino a ieri, potranno continuare ad amarti, tu non sei cambiato. Lo so che non è semplice parlare così, credimi, ma ne vale la pena.
“Dove ho sbagliato?”: Altra reazione molto diffusa tra i genitori, quasi onnipresente. Può manifestarsi anche in un secondo momento, perché fa parte dell’elaborazione della notizia che hai dato. Alcune varianti possono essere: “Lo stai facendo per punirmi?” I tuoi devono dare la colpa a qualcuno: a se stessi o a te (o a entrambi, in ordine casuale). Adesso devi impegnarti per spiegare che non c’è nessuna colpa e che non vuoi punire nessuno, che si tratta solo di un tuo modo di essere. Non c’è una causa scatenante e allo stesso modo non c’è un rimedio, ma soprattutto non si tratta di qualcosa a cui tu vuoi o pensi di dover rimediare.
– “Non dirlo a nessuno“: Sembra brutto, ma in alcuni casi la prima cosa di cui i tuoi si preoccupano sono le reazioni degli altri. Dei parenti, degli amici, dei vicini di casa. “Cosa penserà la gente?” Adesso non darti delle arie dicendo che tu sei al di sopra di questi pettegolezzi: chi è che non si preoccupa davvero del giudizio degli altri? I tuoi non hanno soltanto paura per la propria reputazione ma anche per te. Pensano che il tuo orientamento sessuale ti renderà vittima o bersaglio di bullismo, pregiudizi e difficoltà. Nessun genitore vuole una vita dura per suo figlio. Anche se magari lo hai già detto al mondo intero, rassicurali. Spiega loro che non stai cercando di metterli in cattiva luce e che tutto quel che vuoi è che continuino ad amarti come prima.
– “Fuori da questa casa!”: Anche detta la Sfuriata, quella che un po’ tutti ci aspettiamo e che in pochi ricevono davvero. I tuoi genitori o chi per loro danno di matto, lanciano piatti, si strappano capelli. Piangono e gridano. Parlano di peccato, di immoralità, ti chiedono se hai già contratto qualche brutta malattia o quanti partner sessuali hai contemporaneamente. Drammaticamente ti ordinano di fare i bagagli e dicono che non hanno più un figlio (alcuni possono arrivare a maledirti fino alla settima generazione). Non ci crederai, ma questa reazione non è poi così terribile: almeno, i tuoi cari hanno tirato fuori la loro rabbia e sorpresa per quel che hai detto loro. Significa che perlomeno lo hanno recepito e hanno persino compreso l’enorme cambiamento che questo può significare per te e per loro: è un primo passo. Il consiglio è di lasciar sfuriare la tempesta, non perdere la calma, schivare i piatti che ti stanno lanciando e permettere loro di sfogarsi. Quando si saranno calmati e avranno raccolto tutti i cocci da terra, forse se la sentiranno di tornare sull’argomento, ma ti conviene aspettare un po’ di tempo. Nel frattempo comportati normalmente: non rispondere al dramma col dramma, non fare le valige, non dichiararti orfano. Dimostra loro che sei la stessa persona che eri prima. Se vedono che tu vivi tutto questo con la massima serenità possibile, saranno inclini a fare lo stesso, presto o tardi.
– “Noi ti amiamo e vogliamo solo che tu sia felice”: Il sogno. I tuoi familiari o amici ti guardano comprensivi, sorridono, ti abbracciano e ti ripetono che per loro non cambia niente. Che il/la tuo/a fidanzato/a sarà sempre il benvenuto a casa, che sono felici che tu abbia trovato il coraggio di informarli e che sei sempre la persona che amano. E poi di solito suona la sveglia.
Nah, scherzo. Esistono queste persone meravigliose, anzi, a dire il vero la maggior parte degli amici e dei fratelli reagiranno proprio così, magari risparmiandosi il discorso sdolcinato e passando direttamente ad un: “E che mi importa se sei gay? Andiamo a prenderci un gelato!” Queste sono le persone su cui puoi davvero contare.
Ma attenzione! Non per fare la guastafeste, però non fidarti troppo di queste reazioni da manuale. Può darsi che un primo impatto positivo e tranquillo nasconda uno shock, in altre parole forse fulmini e saette sono solo rimandati. Ringrazia i tuoi cari e mostra loro quanto sei grato del loro appoggio. Fai sentir loro la tua vicinanza. Se a un certo punto, a scoppio ritardato, dovesse esplodere la bomba, sarete in grado di affrontarla insieme.
Quella che hai appena letto è una sintesi delle più comuni reazioni al tuo coming out: ti serve per essere preparato a quel che ti aspetta. L’argomento non si esaurisce qui e il modo in cui tu e i tuoi familiari potrete affrontare un nuovo percorso insieme è ampiamente trattato nella seconda parte della guida, rivolta direttamente a loro (che però anche a te consiglio di leggere). Per adesso sappi solo che, anche se ti sei sentito dire cose brutte, dolorose, orribili, non devi vergognarti e non devi pentirti. Non prendertela con i tuoi per le loro parole: sono ancora sconvolti e davvero non pensano tutto ciò che dicono. Ma, ehi, le cose cambiano, no? 🙂
Infine, devi essere attento a trovare un equilibrio tra quel che tu vuoi dire e quel che loro vogliono sapere: è essenziale che tu dia loro delle informazioni su un mondo che non conoscono e che li spaventa, altrimenti continueranno a ragionare per stereotipi, ma è importante anche che tu non rovesci addosso ai tuoi familiari tutto quanto in una botta sola, altrimenti li sommergerai di confusione e paura. Insomma, è una bella faticaccia, ma dovrai sostenere e aiutare le persone che ami affinché loro possano imparare a starti vicino.
Adesso che hai affrontato il momento cruciale della prima reazione, nel prossimo capitolo vedremo di intraprendere insieme un percorso che porterà i tuoi cari alla graduale comprensione e accettazione di quel che hai finalmente confessato loro.

Vulcanica

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(follows from part 1)

What reaction do I expect?
BOOOOM! You said it. You’re out. And what now? The cases are infinite, but let’s try to summarize the most common situations you may have to face.
First of all, a foreword (and I really hope you’re still in the closet while reading this! Hold back at least untile the end of the guide!): don’t overestimate your dearest ones. With friends, and sometimes sieblings, it might be different, but parents and relatives…well, they raised you. They have some responsability and authority over you. You’re not anyone else, you’re not the neighbor, you’re their kid. So don’t be surprised if even the more tolerant and progressive parents in the world, those who were so warm towards your classmate’s homosexuality, will be shocked when they find out about you. They need time. Your coming out is as difficult for them as it is for you.
I’d like to have more positive reactions in the list below, but unluckily, no matter how many tales I’ve collected on the Internet, the main responses are all in the following scheme. But please don’t get discouraged! As I said, you’ll have to face a storm (a big one!) but then, almost always, there comes the sun!
“We’ve always known”. Ah, so reassuring. Somehow that’s what we all would like to hear. Your parents are not surprised you’re gay. They may be happy you found the strength and trust them enough to tell them or be sad that their last hopes of being wrong just dropped, but anyway you don’t have to deal with them being shocked. And if up to now, regardless of the doubts, you were ok, they know they can live on. Probably your life won’t change much but at least you can take your significant one home now! Anyway, don’t underestimate what you just did. Maybe they’re not surprised but they have to adequate as well: don’t leave them alone. Help them understand who you are, what feelings you have and talk them about your sentimental life, the places and people you’re into. Don’t leave them alone with their doubts and fears.
“No, you’re not gay”. This reaction is one of the most common forms of rejection and it can be of different types: people you’ve just come out to may try to convince you it’s just a phase, you’re confused about your sexuality, you’re being influenced by friends or tv shows. They may suggest that you go through therapy, and it needn’t be a bad thing, because the doctor would just confirm what we already know: there’s nothing wrong in your sexual orientation or gender identity and they just need time and efforts to change their minds. I know your reaction is to be angry: so many efforts to find the strength to tell yourself, and tell them, you’re gay, and now they try to convince you you’re not? But beware! Right now the people you’re talking to are shocked, you should’ve seen it coming. Even if you don’t like it, sitting there in the kitchen and hearing they know your sexuality better than you do, try to be calm. Let them talk. If they get too upset, go out and leave them alone for some time to cool down. You have to force them listening to what you have to say, sweetly but firmly. For more precise indications, go to the next section of the guide, addressed to family and friends.
“What do you want for dinner?” The most frustrating reaction in the world. You fought so hard to let a foot out of the closet and the person you’ve come out to is completely ignoring you, suddenly deaf. “Mom, daddy, I’m gay.” “Chicken, is it ok?” How can you come out if they won’t listen? Of course it’s hard. But this reaction doesn’t mean they really didn’t hear you or listened to you. They’re just to shocked and scared to face it right now. Even if it takes a really enormous effort, try to be calm: drop the topic. They’ll think about it and talk about it between them. Maybe, if you have good luck, they’ll come to talk to you about this again when they’re ready. But probably you’ll have to talk about it again, after a while. Just try to remember it’s a standard reaction, many people behaved like this and then at last they managed to face reality.
“I don’t want to hear about it”. Another painful rejection reaction. How can you not be willing to hear about it? I want you to hear about it! I want you to be part of my life, to be with me! It’s not easy. You cannot force someone to take your words into consideration. As in the previous cases, try to keep calm and remember this bad reaction could evolve and change in time. Let them cool down and talk about it again after a while.
Those up here are the worst cases you might face, but also the more common ones. Don’t get discouraged if it happens. Think: how long did it take to you to decide to come out? If it took so long to yourself to be confident with who you are, how can you expect your dearest ones to be warm and understanding in a minute? They need time. Be there for them and, whatever they say, answer remembering them you’re the same person you were yesterday. They loved you yesterday, they can keep loving you, you’re not different. I know it’s not easy to talk like that, but believe me, it’s worth it.
“Where did I go wrong?” Another common reaction among parents. It may also come after a while, because they are dealing with the news. They could also say: “Are you doing this to punish me?” Your parents must blame someone: either themselves or you (or both, randomly). Now you have to explain there’s no punishment and they made no mistakes, it’s just what you are. There’s no reason for this and there’s no cure, but in the first place it is not something you want or think you should be cured from.
– “Don’t tell anybody”: It seems awful, but sometimes the first thing your parents can think of are other people’s reactions. Relatives, friends, neighbors. “What will people think?” Now don’t say you don’t care about gossip: who could really say that? Your parents are not only scared for their reputation but for you also. They think your sexual orientation will make you a victim of bullysm, prejudices and hard times. No parent wants a hard life for his or her kid. Even if maybe you’ve already told the whole world, be reassuring. Tell them you’re not trying to destroy their reputation and all you want is for them to love you just like the did before.
– “Get out of this house!” Here’s the Storm, the one we all were expecting and not many really received. Your parents get crazy, they throw things at you, they cry and scream. They talk about sin, morality, they ask you if you already got some desease or how many sexual partners you have all at a time. They dramatically order you to get out and say they no longer have a kid (some can also throw a malus on your descendance). Believe it or not, that’s not the worst case: at least your parents yelled out their rage and surprise for what you told them. It means they at least received it and also understood the huge change it might be for them and for you: it’s a first step. I suggest you let the storm rage on, don’t lose your cool, avoid the things they’re throwing at you and let them pour out. When they’re calm and have collected all the things from the floor, maybe they will be ready to talk about it, but you better wait some more time. In the meanwhile, act normally: don’t answer drama with drama, don’t get out of the house, don’t say you no longer have a family. Show them you’re the same person you were before. If they see you’re living it with confidence and peace, they’ll tend to do the same, sooner or later.
– “We love you and just want you to be happy”. It’s a dream. Your parents or friends look at you, they smile, they hug you and say there’s nothing wrong with it. That your partner will always be welcome in the house, they’re happy you found the courage to tell them and you’re always the one they love. And then usually the alarm sounds.
Nah, just joking. Yeah, those amazing people exists, and actually most of your friends and sieblings will react just like this, maybe without the emotional speech and just saying: “I don’t mind if you’re gay, let’s go get an icecream!” Those are the people you can really count on.
But beware! I don’t want to ruin this, but don’t trust those fantastic reactions too much. Maybe a first positive impact may hide a deeper shock and the storm is just procrastinated. Be thankful to them and show them how happy you are of their support. Let them feel you’re there. If someday the bomb should go off, you’ll be able to face it together.
What you just read is a summary of the most common reactions to your coming out: it’s useful to be prepared to what you will face. The topic is not over and the way you and your family will walk this new path together is the object of the second part of the guide, which is addressed to them (but you should read it too). For now just know that, even if you heard horrible, painful things, you don’t have to be ashamed or repent. Don’t be angry with your family for what they said: they’re shocked and they really don’t think everything they say. But hey, it gets better, right? 🙂
In the end, you have to find a balance between what you want to say and what they need to know: it’s important that you give them some information about a world they don’t know and they find scaring, otherwise they’ll keep on with stereotypes and prejudices, but it’s also important that you don’t shower your family with all this at the same moment, otherwise they’ll be overwhelmed with confusion and fear. So, it’s rather hard to do it, but you’ll have to support and help your loved ones so that they can learn to be there for you.
Now that you face the crucial part of the first reaction, in the next section we’ll see how to bring your dearest ones to gradually accept and understand what you finally told them.

Out of the Closet – Section 2 .1

NB: siccome questo capitolo è particolarmente lungo, ho deciso di pubblicarlo in due parti. La prossima sarà online a breve.

OK, MI DICHIARO! MA…COME?

Ci hai riflettuto a lungo, hai parlato con il te stesso allo specchio del bagno mentre fuori tua sorella saltellava su una gamba sola cercando di trattenere la pipì, hai ripetuto il tuo discorso al soffitto di notte, quando non riuscivi a dormire, e finalmente ti sei deciso: faccio coming out.
Bene, bravo, grande!
Sì, ma…da dove si comincia?
Beh, dalla guida, no? La scriviamo per questo! Allora vediamo di fare un po’ una panoramica delle più comuni situazioni che può capitarti di dover affrontare e proviamo a mettere insieme qualche consiglio per superare al meglio quello che ti si para davanti. Coraggio!

Dichiararsi…a chi?
Ogni coming out è una storia a sé. Spesso sentiamo parlare di personaggi famosi che “sono usciti allo scoperto”: significa che hanno appeso ai muri dei manifesti con su scritto il proprio orientamento sessuale e adesso che tutto il mondo ne è a conoscenza non dovranno più tornare sull’argomento. Per noi poveri mortali non è così semplice: dall’armadio non si esce una volta sola, ma decine, centinaia di volte. A meno che tu non voglia organizzare una grande festa, riunire i tuoi familiari, amici, parenti e colleghi di lavoro e dare l’annuncio al brindisi (ehi, sarebbe seriamente un’idea grandiosa!), ti toccherà fare coming out parecchie volte. Con alcune persone sarà come bere un bicchier d’acqua, con altri come buttar giù un bicchiere di olio di ricino. Allora, da chi cominciare?
Il trucchetto è semplice e scontato: inizia dai coming out più semplici. Forse adesso sei così determinato e convinto del tuo proposito di dichiararti che vorresti saltare subito al big boss (di solito, i genitori) ma credimi, non è una buona idea. L’alternativa più prudente è avere prima dalla tua parte qualcuno su cui sei assolutamente certo di poter contare e da cui ti senti compreso, di solito si tratta dei migliori amici o di fratelli e sorelle, in modo da non essere solo quando la tempesta si scatenerà.
Perché, anche se questo non deve assolutamente scoraggiarti, nel novantanove percento dei casi la tempesta ci sarà, e sarà di quelle con tuoni e fulmini. Niente che tu non possa superare, anzi, forse quello del coming out con la tua famiglia sarà tra i tuoi ricordi più preziosi e intensi un giorno, ma sul momento potresti dovertela vedere con qualche brutto quarto d’ora ed è bene che tu abbia qualcuno pronto ad abbracciarti e a farti coraggio.
Quindi il primo consiglio è: affronta i tuoi coming out in ordine crescente di difficoltà.

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Come posso affrontare il discorso?
Ah, i nostri bei discorsi da coming out. Chi non se ne è preparato uno? Ripassi le battute nella mente, comprese le reazioni del tuo interlocutore, e ti senti pronto ad entrare in scena. Peccato che di solito nella realtà le cose non vadano mai come le avevamo programmate. Vediamo quali possono essere i modi meno traumatici per parlare del tuo orientamento sessuale.
Sonda prima il terreno: Al giorno d’oggi, fortunatamente, di tematiche lgbt+ si parla abbastanza. Quindi non suonerà strano o sospetto se provi a portare la conversazione su argomenti simili, magari cercando di capire quali sono le opinioni del tuo interlocutore riguardo al riconoscimento delle coppie gay. Fai attenzione però a non prendere per oro colato tutto ciò che esce dalla sua bocca: non sempre le persone sono coerenti. Può darsi che il tuo interlocutore abbia idee favorevoli ed aperte sui matrimoni gay, ad esempio, ma che resti seriamente scioccato quando scoprirà che sei tu ad essere omosessuale (questo può succedere soprattutto nel caso di un genitore) o, al contrario, una persona che è perlopiù indifferente o persino ostile nei confronti della comunità lgbt+ potrà trasformarsi in un fermo sostenitore dei nostri diritti quando saprà che il problema tocca da vicino un suo parente o amico. Non si tratta di ipocrisia, semplicemente quando la questione diventa personale si è portati a riflettere in maniera più profonda. In generale, quindi, prova a dirottare il discorso verso questi temi soltanto per avere un’indicazione di quali siano le idee della persona con cui intendi dichiararti, ma non giudicarla a priori per quel che ti dirà. Certo, se la persona con cui vuoi fare coming out si dichiara un fervente ammiratore delle politiche antigay dello stato dell’Indiana, forse la tua uscita dall’armadiopotrebbe presentare qualche difficoltà.
Cerca di far nascere dei sospetti: Questa può essere una buona mossa. Se decidi di dichiararti dalla sera alla mattina, di sicuro non hai il tempo di preparare il terreno ai tuoi amici o familiari e farli avvicinare poco a poco alla verità, e in tal caso dovrai decisamente far stampare una maglietta con su scritto “Sono gay” per risolvere la questione in fretta. Ma se invece hai voglia di rifletterci un po’ di più e ci tieni a rendere meno traumatico il coming out ai tuoi familiari, allora puoi iniziare gradualmente a farli insospettire. Non ti sto consigliando di ridipingere le pareti della tua stanza in toni arcobaleno, ma potresti magari cominciare parlando loro di un tuo amico gay o di un attore famoso che si è recentemente dichiarato, oppure chiedendo ai tuoi genitori come credono che reagirebbero se scoprissero di avere un figlio omosessuale. Un altro suggerimento potrebbe essere quello di lasciare questa guida in giro per casa o sul tavolo della cucina o di informare i tuoi amici o familiari che hai intenzione di prendere parte a una manifestazione per l’uguaglianza dei diritti. Mostra insomma che sei sensibile al tema. Con un po’ di fortuna, chi ha buone orecchie intenderà e tu potrai dichiararti in maniera più soft, o forse persino lasciarlo capire poco a poco senza necessità di affermarlo esplicitamente.
Non lasciar cadere le imbeccate: Capita di frequente che amici o familiari intuiscano qualcosa riguardo all’orientamento sessuale di una persona cara, che tu stia cercando di farli insospettire oppure no. Magari hanno notato che in venticinque anni non hai mai portato a casa una persona del sesso opposto? Forse si ricordano di quel poster gigante di Madonna che tenevi in camera da adolescente? Ti hanno sorpresa a guardare una puntata di L Word? Hai rilasciato ai tuoi amici dichiarazioni inopportune mentre eri in stato di ebbrezza? Insomma, per quanto uno si chiuda nell’armadio, c’è sempre qualcuno che guarda dalla serratura. Se i tuoi familiari o amici provano a darti un’imbeccata, facendoti domande più o meno dirette, non lasciarle cadere. So quanto è difficile: immaginiamo che il coming out debba avvenire ad opera nostra, nel momento in cui noi ci sentiamo pronti a farlo, ma a volte dimentichiamo che anche i nostri interlocutori devono essere pronti a riceverlo. Perciò, se tua mamma ti chiede timidamente se provi interesse verso le persone del tuo stesso sesso o il tuo migliore amico ti domanda se c’è qualcosa che dovrebbe sapere, non ignorare o svincolare. Sta facendo uno sforzo considerevole e, prendendo l’iniziativa, sta risparmiando a te una bella faticaccia. Perciò prendi un bel respiro, sorridi e rispondi di sì.
Fai attenzione alle parole che usi: Quando ci accingiamo a dare una notizia importante, il modo di comunicarla è fondamentale. Alcune parole spaventano più di altre, soprattutto se parli con persone di un’altra generazione o che hanno una visione del mondo un po’ diversa dalla tua. La tua intenzione è quella di gettare un ponte che possa aiutare il tuo interlocutore a venirti incontro, ed è molto difficile farlo se utilizzi un linguaggio che non appartiene ai tuoi amici o familiari, per ovvi motivi meno interessati e informati sulla realtà queer di quanto lo sia tu. Le persone a cui ti dichiari avranno tutto il tempo, in seguito, di conoscere meglio le sfumature della comunità lgbt+ (magari anche grazie a questa guida!) ma in un primo momento quello di cui hanno bisogno è capire quel che stai cercando di dire.
Per esempio, invece di esordire con un: “Sono omosessuale”, potrebbe essere più soft cominciare con un: “Mi piacciono i ragazzi/le ragazze” oppure “Mi sono innamorato di un ragazzo/una ragazza.” Ricorda che per persone dell’età dei tuoi genitori o dei tuoi nonni parole come “omosessuale” o ancor peggio “bisessuale”, “transessuale” sono associate a qualcosa di negativo. I tuoi potrebbero aver sentito parlare di omosessualità soltanto in termini dispregiativi, in relazione all’AIDS, alla promiscuità e alle droghe. Avrai modo di far capire loro che non si tratta di questo, ma tanto per cominciare può essere utile porre l’accento suoi tuoi sentimenti, piuttosto che sulla tua sessualità. Dire a qualcuno: “Anche se ho il corpo di un uomo, io mi sono sempre sentita una donna” (o viceversa) ha un impatto un po’ meno duro di “Sono transsessuale”. Aiuta l’altra persona a mettersi nei tuoi panni, a capire quello che provi, a renderlo meno astratto e lontano da loro. Queste sfumature possono sembrarti cose di poco conto, ma hanno un grande effetto su chi riceve la notizia.
Se non te la senti di affrontare il discorso a voce, perché non provi a scrivere una lettera? Alla fine della guida troverai un esempio.

(continua nella seconda parte)

Vulcanica

This section is particularly long, so it will be split in two parts. The next will be online soon.

OK, I’M COMING OUT BUT…HOW?

You’ve been thinking so much about it, you’ve been talking with yourself in the bathroom mirror while your sister out there was waiting to pee, you went over your speech again and again to the ceiling at night when you couldn’t sleep, and now you’re ready: ready to come out.
Yeah, great!
But…where do you start from?
Well, from this guide! That’s why we’re writing it! So let’s have a look at the most common reaction you might have to face and let’s try to make up some advice to face it at best. Be brave!

Coming out…to whom?
Every coming out is history. We often hear about famous people “coming out”: it means they’ve hanged up posters with their sexual orientation written on and now that the whole world knows they’ll never have to talk about it again. It’s not that simple for us common people: you have to come out not once, but tens, hundreds of times. Unless you want to make a great party with all your relatives, friends, family and colleagues and announce it with a toast (well, that would be a great idea!) you’ll have to come out seveal times. With some people it’ll be smooth like drinking a glass of water, with other people it’ll be like drinking a glass of gasoline. So who do you start from?
The trick is simple and trivial: start from the easiest part. Maybe now you’re so determined to come out that you’d want to jump directly to the big boss (usually your parents) but believe me, that’s not a great idea. The safiest choice is to have someone who knows, someone you’ve totally sure you can count on and who understands you, usually your best friends or sieblings, so you won’t be alone when the storm rises on.
Because, even if it mustn’t discourage you, 99% the storm will happen, and it will be a big one. Nothing you cannot face, indeed, maybe one day you’ll think of your coming out period as one of the most intense and precious memories, but at the moment you may have to face some dark times so it’s great if you can rely on someone for a hug and a good word.
So my first piece of advice is: start from the easiest coming out.

How can I say it?
Oh, our beautiful coming out speeches. Who hasn’t one in their pocket? You repeat the words in your mind, you imagine the reactions and you’re ready to be on the scene. Unluckily, things never go the way we expected. Let’s see what are the less shocking ways to talk about your sexual orientation.
Sound out. Nowadays, fortunately, lgbt+ issues are rather spoken of. So it won’t sound strange or weird if you try to bring the conversation off to similar topics, trying to understand what are your interlocutor’s opinions about gay marriage and so on. But beware not to believe everything he/she may say: people are not always coherent. Maybe your interlocutor has positive ideas about gay marriage, but he/she may be shocked when he/she finds out you’re gay (this can happen expecially with a parent) or at the reverse someone who’s unenthusiastic about lgbt+ community may become an activist when he/she realizes the problem is close to his/her relative or friend. It’s not about hypocricy, it’s just that you tend to think of it more seriously when the issue becomes personal. So in general try to talk about those topics just to have an idea of the opinions of the person you want to come out to, but don’t judge him/her a priori for what they will say. Of course, if the person you want to come out to is a supporter of Indiana anti-gay politics, maybe your coming out may be a little hard.
Try to raise some doubts. This might be a good step. If you decide to come out suddenly, you won’t have time to sound out with your family and friends and bring them closer to the truth step by step, so you’ll have to write “I’m gay” on a T-shirt to solve it rapidly. But if instead you want to think about it a little more and you care to make it as less shocking as possible for your dearest ones, then you can begin to raise their doubt. I’m not suggesting you paint your room walls in rainbow colors, but you may start telling them about your gay friend or a famous actore who’s recently come out, or asking your parents how they think they would react if they found out they have a gay son. Another suggestion could be to leave this guide around in your house or on the kitchen’s table or telling your friends and family you’re about to take part to a parade for equality. Show you’re sensitive to this issue. With some good luck, they will understand and your coming out will be softer, or maybe you could just let them get it on their own without ever explicitly say it.
Don’t ignore their suggestions. Sometimes family and friends sense something about a close one’s sexual orientation, wheter you’re trying to raise their doubts or not. Maybe they noticed you’ve never had an opposite sex partner in 25 years? Maybe they remember that big poster of Madonna you had in your room at 16? They found you watching L word? Did you say something compromising when you were drunk? Indeed, no matter how deep in the closet you are, someone’s always ready to spy from the keyhole. If your family or friends try to ask you more or less direct questions, don’t drop them. I know how hard it is: we always think we have to come out when we’re ready, but sometimes forget also our interlocutors must be ready to receive it. So, if your mum asks you shyly if you’re interested in same sex people or your best friend asks you if there’s something he/she should know, don’t ignore it. They’re making a considerable effort and avoiding a big one to you. So take a deep breath, smile and say yes.
Watch your words. When we’re about to say something important, words are important too. Some words result to be more shocking than others, expecially if you’re talking to older people or people who have a different vision than you have. Your intention is to help your interlocutor know you better and it’s hard to do it if you use a language who’s not proper for your family and friends, obviously less interested than you are to the queer reality. The people you’ll come out to will have all the time to become closer to the lgbt+ community (maybe also by reading this guide!) but in the first place they need to understand what you’re trying to say.
For example, instead of saying “I’m homosexual” it might be softier to start with: “I think I like girls/boys” or “I fell in love with a boy/girl”. Remember that aged people, like your parents or grandparents, associate words like “homosexual” or “bisexual”, “transsexual” to something negative. They might have heard about homosexuality exclusively in negative terms, related to AIDS, immorality and drugs. You’ll be able to help them understand it’s not about that, but just to start it can be useful to stress your feelings rather than your sexuality. Telling someone: “Even if I’m in a male body, I’ve always felt I’m a woman” (or vice versa) may be somehow less shocking than: “I’m transgender”. Help the other person be in your shoes, understand what you feel, make it closer and less abstract to them. Those shades might seem unsignificant to you, but they have a great impact on who receives the news.
If you don’t feel like talking about this, why don’t you try and write a letter? You’ll find an example at the end of the guide.

(to be continued)

Out of the Closet – Section 1

Cartoons by: Cloud

NOTA: nell’intera guida, farò sempre riferimento a persone omo/bisessuali. Questo non significa che io abbia volutamente escluso i transessuali, gli asessuali e altri. La ragione è che la realtà omo/bisessuale è quella con cui ho maggiore familiarità e non me la sento di dare consigli a cuor leggero a chi vive un’esperienza diversa. Per molti aspetti, la guida è utile anche agli altri, ma ci sono delle situazioni particolari: credo che infatti la transsessualità sia ancora molto difficile da vivere apertamente in Italia. Sarò felice di approfondire l’argomento, se qualche lettore ha voglia di collaborare con me a tal scopo, ma fino ad allora non mi sembra giusto da parte mia parlare di realtà che non conosco in prima persona. Non escludo di dedicare al tema una sezione apposita della guida, se riesco a trovare qualcuno disposto ad aiutarmi a scriverla.

Il primo passo: dichiararsi a se stessi

Prima di discutere dell’opportunità di parlare o meno della tua omo/bisessualità a qualcuno, c’è una domanda fondamentale che devi porti: ma io, con me stesso, ho fatto coming out?
Che cosa significa? Beh, in che modo vivi la tua omo/bisessualità?
Se sei convinto/a che non ci sia assolutamente niente di male ad essere omo/bisessuale, ti senti sicuro/a del tuo orientamento sessuale e ritieni di avere diritto a viverlo apertamente, allora sei pronto/a a dichiararti.
Ma se non è così, se in fondo in fondo un po’ ti vergogni tu stesso/a di quello che provi, se speri tanto di svegliarti una mattina e scoprirti finalmente etero (finalmente “normale”), se per motivi religiosi o personali ritieni che i tuoi sentimenti siano sbagliati o da condannare, allora ti consiglio di aspettare un attimo prima di fare coming out.
Da una parte, dichiararti potrebbe esserti utile perché avresti la possibilità di parlare con qualcuno che ti aiuti a migliorare la tua visione della sessualità, a sentirti a tuo agio con quello che sei e ad accettare che quello che provi e desideri va benissimo.
Dall’altra, però, il coming out rischia di renderti più fragile. Se i tuoi familiari o amici hanno un’opinione altrettanto o ancora più negativa dell’omo/bisessualità, potrebbero spingerti a rinnegare e reprimere questa parte di te, e tu potresti cedere alla tentazione di farlo, sia per evitare loro una delusione, sia perché in fondo tutto quel che vuoi è smettere di essere gay/bisex. Questa non è la strada giusta. Questa è una strada che ti porterà soltanto sofferenza, rifiuto, vergogna, perché quel che sei può essere nascosto, ma non può essere cambiato. Devi imparare ad amare te stesso/a come sei piuttosto che fingere di essere diverso/a.
E allora che cosa si fa?
I miei consigli sono due. Il primo è quello di leggere la seconda parte di questa guida, dedicata ai genitori e familiari di omo/bisessuali dichiarati, in cui cercheremo di capire insieme perché non c’è niente di cui preoccuparsi e il coming out va accolto come una notizia positiva, piuttosto che negativa. Leggila per te stesso/a, leggila come se fossi tu la persona che ha appena ricevuto il coming out di un amico, di un fratello o di un figlio. Lì troverai anche una serie di riferimenti ad associazioni, siti Internet, libri, film e iniziative che possono aiutarti a vivere la tua omo/bisessualità in maniera più serena.
L’altro consiglio è quello di confidarti con qualcuno da cui sei certo che non riceverai un giudizio. Prima di affrontare la famiglia, parla con una persona, magari un amico, che non andrà a spifferare il tuo (per adesso) segreto e che saprà accettarti per quello che sei. Se credi che nessuna tra le persone che frequenti abbia una visione positiva dell’omo/bisessualità, scrivimi all’indirizzo vulcanica.nessunarmadio@gmail.com. Non sono certo in grado di risolvere tutti i tuoi problemi, ma posso metterti in contatto con persone che sapranno tranquillizzarti e consigliarti meglio di me!

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Coming out oppure no?

Se dovessi riassumere l’intera guida in una sola parola, trascurando le sfumature, le situazioni individuali e le grandi differenze che invece vanno tenute in conto, se insomma qualcuno mi puntasse una pistola alla tempia e mi chiedesse: “Esco allo scoperto oppure no?” io risponderei: “FALLO!”
Perché? Per due motivi. Uno personale, l’altro, se volete, politico.
Il motivo personale è che credo che la vita di una persona fuori dall’armadio sia migliore, più serena. Non hai bisogno di nasconderti, di inventarti balle, di raccontare bugie. Puoi parlare della tua vita sentimentale con tranquillità. Non puoi essere ricattato perché non devi temere che qualcuno ti faccia outing. Se hai una relazione stabile, puoi viverla alla luce del sole, soprattutto se anche la persona con cui stai è dichiarata. Se invece non ce l’hai e magari cerchi un partner, non hai bisogno di ricorrere a sotterfugi. Non devi aver paura di incontrare la persona sbagliata nel posto sbagliato o che ai tuoi familiari arrivi la voce che sei stato visto/a in un locale gay. Quando tra amici si parla di fidanzati e fidanzate, non devi sudare dal terrore, sforzarti di cambiare discorso o raccontare sempre che sei single.
In una parola, non devi fingere.
Il motivo politico, o sociale, è che se sei out puoi rivendicare i tuoi diritti. Non necessariamente devi partecipare al gay pride o scendere in piazza con la bandiera arcobaleno: in questi anni in Italia la semplice affermazione: “Io sono omo/bisessuale”, senza vergogna e senza paura, rappresenta una presa di posizione. Significa: io non mi nascondo. Moltissime persone hanno dei comportamenti omofobi soltanto perché non hanno idea di cosa sia il mondo non eterosessuale. Trovandosi a parlare con una persona dichiaramente gay/bisex, potranno, se ne hanno l’onestà e il coraggio, farle le domande che si pongono da sempre, esporre i loro dubbi, scoprire che noi lgbt non siamo cattivi come ci disegnano. Tanta gente cambia idea sul matrimonio gay e sulle adozioni quando si trova a contatto con una coppia omosessuale e si rende conto di quanto amore possa dare. Non è soltanto colpa loro, ammettiamolo: per decenni, per secoli anzi, le persone attratte dallo stesso sesso sono state raffigurate come promiscue, immorali, sporche. L’immagine che ancora molti hanno degli omo/bisessuali è quella di persone che saltano da un letto all’altro, patologicamente interessate al sesso e incapaci di nutrire veri sentimenti, spesso tossicodipendenti e di frequente portatrici di malattie (quanti sanno che nel 2011, in Europa, nel 46% dei casi l’HIV, il virus dell’AIDS, è stato trasmesso tramite rapporti eterosessuali? http://www.helpaids.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/47).
Magari non si sono mai soffermati a pensare che una vita sessuale disordinata e il consumo di droghe possono essere state, in molti casi, conseguenze dirette di una violenta discriminazione sociale e della vergogna che gli omosessuali stessi provavano nei riguardi della propria condizione, perché non c’era l’informazione che c’è oggi.
Anche gli eterosessuali possono fare moltissimo in questo senso: informarsi, parlare correttamente della questione lgbt+ e darle la visibilità positiva che merita. Ma un gay nell’armadio non può farlo, perché avrà troppa paura di essere scoperto per affrontare liberamente questi discorsi e preferirà cambiare argomento.
Se sei un gay/bisex dichiarato, le tue azioni e le tue parole potranno dare un contributo attivo alla battaglia per i diritti. In altre parole, potrai essere tu stesso/a a combattere contro tutte le paure e i pregiudizi che ti hanno tenuto per tanto tempo nell’armadio!

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Questi sono i vantaggi, ma vivere apertamente la propria sessualità può comportare anche degli svantaggi?
Naturalmente.
Può darsi che alcune delle persone con cui farai coming out cambino idea su di te. Alcuni dei tuoi amici potrebbero abbandonarti, ma sinceramente, di che razza di amici stiamo parlando? Non preferisci avere accanto delle persone che ti amano per ciò che sei, piuttosto che gente pronta a voltarti le spalle perché non condivide il tuo modo di amare?
La faccenda diventa più spinosa in due ambiti: quello familiare e quello scolastico/lavorativo.
Per quanto riguarda la famiglia, ne tratterò in maniera più esauriente nel seguito. Sono sicura, infatti, che il più grande scoglio da superare per la maggior parte degli omo/bisessuali che vogliono dichiararsi sia il giudizio dei genitori e dei parenti in generale: persone di un’altra generazione, magari un po’ all’antica, in alcuni casi con una fede religiosa rigida che non lascia molto spazio alle interpretazioni. Si tratta, inoltre, di persone molto vicine, della cui approvazione e del cui affetto non te la senti di fare a meno: è normale avere degli scrupoli. Purtroppo, questa sarà una questione da valutare caso per caso, ma per chiunque decida di tentare lo stesso e dichiararsi, cercheremo insieme la via meno traumatica possibile per farlo, nel prossimo capitolo.
Per quanto riguarda invece l’ambiente di lavoro, i dati sono sconfortanti. Arcigay ha condotto un’inchiesta nel 2011 (qui trovate la sintesi dei risultati e il link al report completo: http://www.arcigay.it/omosessuali-e-trans-discriminati-sul-lavoro-numeri-dall%E2%80%99invisibilita/) nella quale risulta che, su un campione di 2229 persone lgbt in tutta Italia, il 19% dichiara di aver subito discriminazioni, soprattutto tra i trans. La percentuale non sembra così alta, ma è attenuata dal fatto che un quarto degli intervistati è completamente invisibile (non dichiarato a nessuno) sul posto di lavoro, mentre molti altri sono usciti allo scoperto solo con qualche collega fidato.
La questione è: cosa ha a che fare il mio orientamento sessuale con il lavoro? Perché dovrei parlare della mia omosessualità?
Per una serie di ragioni. Il lavoro è il luogo in cui passi la maggior parte della tua giornata. Hai rapporti con i colleghi, ti parlano delle loro famiglie, in molti casi ci si incontra anche fuori dall’orario di lavoro. Indossare una maschera per tutto questo tempo è faticoso: rischi di appartarti in un angolo e non conversare con nessuno, per paura che ti facciano una domanda a cui non sai come rispondere, oppure devi inventarti un mucchio di bugie. Se ad esempio hai un partner del tuo stesso sesso che è malato e ha bisogno della tua assistenza, non puoi dirlo chiaramente e chiedere un permesso per questo motivo. Non è facile. La situazione può essere così stressante da compromettere anche la tua produttività ed efficienza.
D’altra parte, con i tempi che corrono, quanti possono permettersi l’orgoglio di intraprendere nobili battaglie ideologiche e sopportare di subire mobbing, di essere licenziati o di non essere assunti affatto pur di rivendicare la propria identità?
Lo stesso accade a scuola. Anzi, forse è peggio, perché gli anni della scuola sono quelli in cui la discriminazione è più acuta e dolorosa e si è ancora indifesi, specie quando non si può contare sull’appoggio dei familiari, molto spesso all’oscuro di quel che accade, e degli insegnanti, che troppe volte stanno a guardare quando non sono i primi a comportarsi da bulli. A quindici, sedici anni si può essere presi in giro ferocemente per qualsiasi cosa: perché si balbetta, perché si porta l’apparecchio, per qualche chilo in più, per un atteggiamento remissivo o timido. Figuriamoci parlare apertamente dei propri gusti sessuali. Per molti di questi ragazzi, la scuola è un inferno che si ripropone giorno dopo giorno, e proprio nell’età in cui invece si avrebbe più bisogno di confrontarsi con gli altri, di sentirsi accettati e amati, di conoscere e fare esperienze.
Per queste ragioni, l’unico suggerimento che mi sento di dare è di essere estremamente cauti sul posto di lavoro e a scuola. Un po’ poco, mi dirai, ma purtroppo è così. Questa guida ha a che fare con la realtà e quindi non posso dirti: “vai, dichiarati, lotta per un mondo migliore!” senza preoccuparmi del prezzo da pagare.
Il mio consiglio è il seguente: se ti è possibile, comincia da chi ti è più vicino, dagli amici, dai familiari e dai parenti. Quando saprai di avere una base di persone su cui contare, allora, se lo ritieni opportuno, sarà più semplice dichiararsi anche a scuola o sul lavoro, perché sai di non essere solo/a nel sopportare le conseguenze. E, se vuoi uscire allo scoperto, comincia da un compagno di classe o da un collega che senti particolarmente affine o di cui magari conosci già le idee sul tema.
Ricorda che hai dei diritti. Se sei discriminato/a a scuola o sul lavoro, non sei costretto/a a subire in silenzio. Puoi rivolgerti ad associazioni che ti forniscano assistenza legale, come http://www.retelenford.it/, e non pensare mai che “te la sei cercata, potevi rimanere nell’armadio”.
Non pensare mai di avere torto per esserti dichiarato, o per non averlo fatto. Si tratta di una scelta esclusivamente tua e reazioni aggressive e discriminatorie da parte degli altri non sono mai, mai, mai giustificate.
Lo scopo non solo di questa guida, ma dei tanti progetti nazionali e internazionali rivolti alla comunità lgbt+ e in special modo ai più giovani, è quello di non costringerti a vivere nella paura. Non sei solo/a, per quanto sia difficile. Dentro o fuori dall’armadio, ci sono persone disposte a lottare per te.

WARNING: In the whole guide, I’ll always talk about homo/bisexual people. This doesn’t mean I don’t want to include transgender, asexual people and so on. The reason is the homo/bisex reality is what I know best and I don’t feel like lightheartedly offer suggestions to those who live a different experience. Under some aspects, this guide can be useful to everyone, but there are particular situation: indeed I think transsessuality is still so hard to be openly lived here in Italy. I’ll be happy to face the issue if someone wants to collaborate with me on this, but up to that moment I don’t think it’d be honest of me to talk about realities I don’t know myself. I’d be ready to write an apposite section of the guide on this, if someone wants to help me.

The first step: coming out to yourself

Before discussing the opportunity of talking about your homo/bisexuality to someone, there is a fundamental question you have to ask yourself: but did I come out to myself?
What does it mean? Well, how do you live your homo/bisexuality?
If you’re sure there’s absolutely nothing wrong in being homo/bisexual, you feel confident about your sexual orientation and you think you have the right to live it openly, then you’re ready to come out.
But if instead you feel a little ashamed about your feelings, if you wish to wake up someday and find out you’re finally straighyt (finally “normal”), if, for religious or personal reasons, you think your feelings are wrong or should be condamned, then I suggest you wait a little before coming out. On one side, coming out could be useful since you’d have the opportunity to talk to someone who can help you have a better vision of your sexuality and feel comfortable with who you are and accept that your feelings and desires are totally ok. But on the other side, coming out could make you more fragile. If your family or friends have a negative opinion of homo/bisexuality, they may force you into refuse and reject this part of you and you could be tempted to do it, either not to let them down or because in the end all you want is to stop being gay/bisex. That’s not the right way. This will only bring you pain, reject, shame, because what you are can be hidden but can never be changed. You’ve got to learn to love yourself rather than fake to be different.
So what do you have to do?
I’ve got two pieces of advice. The first is to read the second part of this guide, dedicated to parents and families of homo/bisexual people, in which we’ll try to understand together why there’s nothing to worry about and coming out should be received like happy news. Read it for youself, read it like you were the person who’s just received the coming out of a friend, a siebling or a kid. There you will also find some links to associations, websites, books, movies and so on, to help you live your homo/bisexuality in a peaceful way.
The other piece of advice is to talk to someone who surely won’t judge you. Before facing your family, talk with a person, maybe a friend, who won’t spread the word about your (up to now) secret and who will accept you for who you are. If you think nobody of the people you know has a positive opinion on homo/bisexuality, write to me at vulcanica.nessunarmadio@gmail.com. Of course I cannot solve all your problems, but I can help you find someone who will do better than me!

Coming out or not?

Should I sum up the whole guide in a word, ignoring the shades, the individual situations and the big differences to take into account, if someone put a gun against my head and asked me: “Coming out or not?” I’d answer: “DO IT!”
Why? For two reason: a personal one and, if you want, a political one.
The personal reason is that I think life out of the closet is better, more peaceful. You don’t need to hide, to tell lies. You can calmly talk about your sentimental life. You cannot be blackmailed because you don’t have to be afraid of being outed. If you’re in a relationship, you can live it openly, especially if your partner is out too. If instead you’re single and looking for someone, you don’t need to make tricks and subterfuges. You don’t have to be afraid to meet the wrong person at the wrong place or that your family will hear you’ve been seen in a gay club. When your friends talk of their love affairs, you don’t have to sweat off by fear, try to change the subject of the conversation or always say you’re single.
In a word, you don’t need to fake.
The political, or social, reason is that if you’re out you can fight for your rights. You don’t need to go to the Pride or take part to manifestations with the rainbow flag: in these years in Italy just to adfirm “I am homo/bisexual”, with no shame and no fear, is already a manifestation. It means: I won’t hide. Many people act like homophobics just because they know nothing about the not-heterosexual world. Talking with an out person, if they’re honest and bold enough, they will have the opportunity to ask their questions, talk about their doubts, find out that we lgbt are not as bad as someone thinks. Many people change their minds about gay marriage and adoptions when they know a gay couple and see how much love we can give. The fault is not exclusively theirs, we have to say: for decades, indeed for centuries, gay people have been depicted as immoral, dirty people. The idea still many people have about homo/bisexual is that of people who are pathologically interested in sex and incapable of real feelings, often drug addicted and source of diseases (how many people know that in 2001, in Europe, 46% of cases of HIV transmission, which causes AIDS, happened through a straight sexual intercourse? http://www.helpaids.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/47).
Maybe they never thought that a disordered sexual life and the addiction to drugs can often be a consequence of a violent social discrimination and of the shame that homosexual people themselves felt about their condition, because at that time information was not so efficient as it is today.
Also straight people can be very useful in this: they can get informed, correctly talk about lgbt+ issue and give us the positive visibility we need. But someone who is in the close can’t do it since he/she will be too afraid of being outed to freely talk about this and he/she will try to change the subject.
If you’re out, your actions and words can give an active contribution to the fight for our rights. In other worlds, you will be yourself able to fight against all those fears and prejudices which kept you in the closet for so long!

These are the pros, but what about the cons?
Of course there are some negative sides in living your sexuality openly.
Some of the people to whom you’ll come out may change their mind about you. Some of your friends could leave you, but honestly, what kind of friends are we talking about? Don’t you wish you had people who love you for who you are instead of people ready to abandon you just because they don’t agree with your way of loving?
Things get difficult in two situations: family and school/work.
As for family, we’ll talk about it later on. I’m sure indeed that the biggest obstacle to face for most people thinking about coming out is the judge of parents and relatives: older people, sometimes with a strong religious faith which leaves no space to interpretations. Moreover, those people are very close and you don’t want to give up to their approval and afection: it’s normal to have some doubts. Unluckily, this situation is to be evaluated differently for everyone, but for all those who still want to come out, we’ll try to find together the less traumatic way to do it, in the next section.
As for job, statistics are bad. Arcigay made an inquiry in 2011 (here you find the sum up of the results and the link to the complete report, in italian: http://www.arcigay.it/omosessuali-e-trans-discriminati-sul-lavoro-numeri-dall%E2%80%99invisibilita/) in which it results that, on a sample of 2229 lgbt people in Italy, 19% have been victims of discrimination, especially between trans people. The percentage doesn’t seem so high, but it is lowered by the fact that 25% of the sample is completely in the closet at the job, whereas many others are out only with some trusted colleague.
The point is: what does my sexual orientation have to do with my job? Why should I talk about my homosexuality?
For many reasons. Your job is the place where you spend most of your time. You are with your colleagues, they talk you about their families, often you meet also out of your worktime. Wearing a mask for all this time is hard: you risk to be alone in a corner and don’t talk to anyone for you’re scared to receive a question to which you cannot answer, or you have to make up lots of lies. If for example your same sex partner is ill and needs your help, you can’t say it clearly and ask to have a permission from your job. It’s not easy. The situation can be so hard to compromise also your ability in doing your work.
On the other hand, how many people can afford to be victims of mobbing, to be fired or not to be hired at all just because they’re out and proud of their identity?
The same happens at school, or maybe worse, since in teenage years discrimination is hardest and particularly painful and you’re still unable to defend yourself, especially when you can’t count on your family, who often are not informed of what happens, and teachers, who sometimes just stay there and watch, when they’re not the first bullies. When you’re fifteen, sixteen you can be violently discriminated for everything: your voice, your weight, your nature, especially if you’re shy. One can imagine how hard it is to openly speak about one’s sexual tastes. For many of this kids, school is a hell day after day and actually in that age in which you need most to feel accepted and love, to know and make experiences, to have interactions with your peers.
For all those reasons, my only suggestion is to be extremely cautious at school and at work. It’s not much, I know. This guide has to deal with reality and I can’t just say: “go, come out, fight for a better world!” without taking into account the price you might have to pay.
My suggestion is the following: if you can, start from friends, family and relatives, your closest ones. When you know you have some people you can trust, then, if you feel like, it’ll be simpler to come out also at school or at work, since you know you’re not alone in living the consequences. And if you want to come out, start from a colleague or schoolmate who’s particularly friendly or whose ideas on the lgbt issue you already know.
Remember you have rights. If you’re descriminated at school or at work, you don’t have to bear all this in silence. You can look for associations to legally protect you, like
http://www.retelenford.it/. And never think “you better stay in the closet.”
Never think you’re wrong for coming out or for not doing it. It’s your own choice and discrimination and bullism are never ever justified.
The purpose of this guide and also of many national and international project towards lgbt+ community, especially towards the lgbt youth, is to allow you not to live in fear. You’re not alone, no matter how hard it is. In or out of the closet, there are people ready to fight for you too.