We are proud!

Da quando il mondo si è accorto che esistono le persone lgbt, è pieno di gente che parla di noi.
C’è gente che fonda la sua campagna elettorale su di noi, gente che manifesta contro di noi, gente che in classe o al lavoro o a casa o in treno si mette a parlare di noi. Siamo contronatura o no? Dovremmo essere tollerati o no? I bambini, siamo capaci di crescerli o no? E il modo in cui scopiamo, in cui viviamo, in cui lavoriamo, il modo in cui ci vestiamo, il modo in cui parliamo, le trasmissioni tv che guardiamo. Se siamo nati così o ci siamo diventati frequentando le compagnie sbagliate, se il buon dio ci ha fatti così per mettere alla prova i nostri genitori o per far loro scontare certe vecchie colpe, se dovremmo essere aiutati a guarire o soltanto a vivere sopportando questa croce.

Queste persone che parlano di noi non sanno niente di noi.
Non hanno mai sentito il suono dei singhiozzi di tua madre che piange perché sua figlia esce con una ragazza.
Non sanno com’è quando hai bisogno di tastare il terreno ogni volta che parli della tua vita con qualcuno.
Non conoscono quella determinazione disperata che ti prende dentro, quando ti rendi conto che forse dovrai scegliere tra la tua famiglia e la persona con cui vuoi stare. E prima ancora, la persona che sei.
Loro non sono mai stati svegli nel letto, a parlare col soffitto, chiedendosi: come andrà a finire? Potremo vivere insieme? Potremo avere una famiglia? Dovremo scappare via?
Non hanno mai avuto paura, presentandosi all’hotel per una vacanza insieme, che la signora alla receptionist facesse storie per la camera matrimoniale, e non hanno mai dovuto inventarsi un compleanno per spiegare un mazzo di fiori, o guardarsi intorno prima di stringere la mano a qualcuno, per controllare che nessuno stesse osservando.
Non conoscono la sensazione di quando uno sguardo, una risatina, un commento sussurrato ti risvegliano da quel piccolo, innocente spicchio di felicità che stai vivendo e ti ricordano che per te niente è gratuito.
Tutto va pagato. Ogni bacio, ogni parola d’amore, ogni desiderio.

Le persone che parlano di noi non sanno come sia essere noi, e non ce lo chiedono.
Non vogliono saperlo.
Non hanno voglia di sentir parlare di quel che passa un ragazzino gay a scuola. Di quel che trova, quando dopo la scuola torna a casa. Della paura che lo accompagna tutti i giorni.
Non hanno voglia di domandarsi cosa si prova davvero quando quello su cui tutti raccontano barzellette “innocenti” sei TU.
Non interessa, a loro, scoprire quanto coraggio e quanta forza ci vuole per andare avanti senza vergognarsi di ciò che sei, senza cedere alla tentazione di nasconderlo.
Non sanno e non vogliono sapere com’è avere paura per la persona che ami, paura per te stesso. Paura che la sua famiglia le proibisca di vederti. Paura che il suo datore di lavoro lo scopra e la licenzi. Paura che qualcuno la insulti, la spaventi, la picchi, la faccia star male.

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Sì che ho paura.
E questo tipo di paura ti scava dentro un po’ ogni giorno, ti rende triste, duro, cattivo. Ti toglie ogni fiducia verso il prossimo. Erode ogni speranza che hai per il futuro.
Perché sai che, anche se dovessi campare cent’anni, non farai in tempo a veder sorgere il giorno in cui questa paura farà parte del passato. Puoi metterti al riparo. Puoi circondarti di persone che capiscano, puoi fuggire dai pregiudizi e dalla cattiveria, puoi trovare un posto sicuro e starci bene, ed essere felice. Puoi anche essere la persona più felice del mondo, ma saprai sempre che là fuori quella cosa c’è ancora.
Se sbagli strada, se parli con la persona sbagliata, se leggi il giornale sbagliato, se visiti il paese sbagliato, quella cosa comparirà di nuovo, e ti farà ancora paura.
Ognuno di noi l’ha vissuto, per questo siamo orgogliosi. Per questo portiamo in strada le bandiere arcobaleno, parliamo e ci raccontiamo e ci sosteniamo a vicenda e combattiamo e festeggiamo ogni volta che c’è qualcosa da festeggiare, difendiamo i nostri figli e spieghiamo quello che siamo e cerchiamo il dialogo e non ci arrendiamo, no, non ci arrendiamo mai.
Perché non possiamo dimenticarcela neanche per un istante, quella paura che abbiamo provato tutti almeno una volta. E neanche per un istante smettiamo di pensare che in questo preciso momento, da qualche parte, qualcuno sta piangendo.
Qualcuno sta pensando di farla finita.
Qualcuno si sente completamente solo al mondo.

Noi siamo qui.
Noi siamo quelli sbagliati, quelli diversi, quelli da cui stare alla larga.
Siamo noi, quelli che non vogliono più stare negli armadi e che pretendono diritti e leggi e sicurezza e dignità.
Siamo qui, con le nostre storie, le nostre emozioni e tutta la nostra paura.
Siamo qui con le nostre voci e non staremo zitti, mai più.

Vulcanica

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L’arcobaleno e lo schermo

Ho sostenuto fin dalla nascita di questo blog che il punto cruciale della battaglia lgbt+ oggi è la visibilità. Se le rivolte di Stonewall hanno avuto luogo in strada e nelle piazze, quelle di oggi devono avvenire sui social. Questo è un bene o un male? Rispecchia una degenerazione morale o una nuova dimensione comunitaria? Non lo so e non sta a me dirlo, ma il dato di fatto è questo: la tv e, in misura molto maggiore, i social ci permettono di raggiungere milioni di persone, di comunicare con tantissima gente che viene da tutto il mondo.
Visibilità significa permettere a persone che del mondo lgbt non sanno nulla di conoscere la nostra realtà, di conoscerla tramite le nostre parole invece che per sentito dire, per pregiudizi e per stereotipi. Certo, come parliamo noi, parlano anche Adinolfi e compari, ma non possiamo farci proprio nulla: l’informazione digitale è selvaggia e di sicuro chi non vuole informarsi troverà sempre il modo di non farlo. Tutti leggiamo e vediamo solo quel che vogliamo leggere e vedere, anche col mezzo d’informazione più potente del mondo. Ma almeno, grazie soprattutto a Internet, chi vuole adesso può conoscere l’altra faccia della medaglia. E quella per la visibilità positiva è la battaglia che stiamo combattendo.

Riguardo alla tv, il discorso è un po’ diverso e mi lascia qualche perplessità. Infatti non è il mondo a cui appartengo. Io ho 24 anni e la televisione non la guardo quasi mai, escluso qualche film, anche se preferisco lo streaming. Neanche i telegiornali mi entusiasmano troppo, quando posso consultare direttamente le agenzie di stampa in tempo reale e confrontare più fonti tramite il web.

Perché questa lunga premessa? Per parlare del modo in cui il mondo lgbt è rappresentato in tv. Ed è importante, molto, se pensiamo che la popolazione italiana è vecchia e va invecchiando e che quindi la stragrande maggioranza degli italiani ha ancora molta più confidenza con la tv che con Internet. I miei genitori non sanno neanche accendere il pc, la maggior parte dei loro coetanei magari sta su facebook, ma niente di più. Tante persone non sanno l’inglese e sono costrette quindi a limitarsi ai siti e alle pagine fb in lingua italiana, il che credo faccia una grande differenza. E allora, mentre la grande rivoluzione arcobaleno attraversa tutto il mondo occidentale e l’Italia sta in panchina a guardare facendo una fatica immensa per approvare una legge piccola piccola, la domanda è: queste persone come percepiscono tutto questo?
Cosa ci hanno capito, i nostri genitori, i nostri nonni, del mondo lgbt? Quanto è cambiato il loro punto di vista rispetto a vent’anni fa e in che modo?

Negli ultimi tempi la tv si è “riempita” di riferimenti all’omosessualità. Ma in che modo? Ricordiamo tutti il livello imbarazzante dei dibattiti sulla Cirinnà (tanto per dire, la lettura del Levitico in parlamento) e dei talk show annessi. La maggior parte dei giornalisti o personaggi pubblici che ha parlato nei mesi scorsi non conosceva la distinzione fra “outing” e “coming out” e parlava di omosessualità come se ne sarebbe potuto parlare negli anni cinquanta (mancava solo che ci chiamassero “invertiti”). E ve la ricordate Conchita Wurst a Sanremo e tutto l’imbarazzo che ha circondato la sua esibizione? In altre parole, è vero che di omosessualità in tv si parla anche da noi, molto più di prima, ma non sono certa che la visibilità sia di tipo positivo e costruttivo. Proprio perché, più che gay, lesbiche, bisex e trans, a parlarne sono degli etero (magari cattolici) che non ne sanno proprio nulla di orientamento sessuale e identità di genere, ma che in compenso hanno dalla loro parte una lunga esperienza nella comunicazione, che invece alla comunità lgbt+ sembra mancare.

Una speranza forse viene dalla presenza sempre più frequente di personaggi omosessuali nei film e nelle serie tv, dove mi auguro che il tema sia trattato con un po’ più di naturalezza e sensibilità, ma non posso esserne certa perché appunto non ho molta esperienza in materia. Sarei contenta di conoscere il vostro parere a riguardo.

Vulcanica

#SvegliaItalia

Ringrazio tutti gli amici che hanno partecipato alla manifestazione per i diritti civili di sabato scorso, in cento piazze d’Italia, e in particolare quelli che si sono ricordati di noi e ci hanno inviato le loro foto.

Non mi interessa star qui a discutere sui numeri: un milione, mezzo milione, due milioni, poco importa. Anche se fossimo stati in cinque, saremmo state cinque persone coraggiose e dalla parte giusta della storia. E anche se al Family Day fossero dieci milioni, cento milioni, questo non mi smuoverebbe di un millimetro dal credere che si tratterebbe di dieci, cento milioni di cretini.

Ma una cosa è sicura: vedere decine e decine di piazze accendersi d’arcobaleno, vedere tante persone unite per una battaglia così bella, mi ha fatto sperare bene. Mi ha fatto sperare che forse il concetto di minoranza sia finalmente superato, che si inizi a capire che i diritti di uno sono i diritti di tutti e che una sola persona discriminata è una crepa in una società di cristallo, che può ridursi in pezzi in un attimo, se non si basa saldamente sull’ugaglianza e sul rispetto prima che su qualsiasi dogma morale o religioso.

Ringrazio Dio (per chi non lo sapesse, non quello nell’alto dei cieli, ma più prosaicamente la geniale co-amministratrice della nostra pagina facebook https://www.facebook.com/nessunarmadio/) per aver montato insieme queste immagini in un bellissimo collage, che ho scelto di usare come immagine della home page del blog perché non siamo più soltanto un pallido riflesso arcobaleno, ma siamo ormai carne, menti e cuori, siamo corteo e canto, siamo una forza della natura. Tutti insieme.

 

Vulcanica

Non chiamatela famiglia

“Io sono favorevole a concedere i diritti ai gay, ma non chiamatela famiglia. Famiglia è un’altra cosa, famiglia è un uomo, una donna, dei bambini.”

Se un giorno io e la mia ragazza abiteremo insieme, immagino che io sarò quella che prepara una scheda settimanale di faccende da fare, lei quella che la ignora e fa quel che va fatto. Io le farò trovare la cena pronta quando torna stanca da lavoro, lei laverà i piatti quando io devo scappare in laboratorio. Io dimenticherò di fare la lavatrice e lei di ripiegare i vestiti asciutti. Io le porterò la colazione a letto la domenica mattina e lei riaggiusterà le cose che si rompono in casa, ma chiameremo tutte e due le nostre mamme per togliere qualche macchia odiosa dalla tovaglia buona.
Forse sarà così, o forse tutto l’opposto. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che la mattina, aprendo gli occhi e trovandola al mio fianco, sentirò di essere una persona fortunata, la più fortunata della terra, perché è così che si sentono tutti gli uomini e tutte le donne che hanno il privilegio di avere accanto a sé il loro amore.

Se un giorno io e la mia ragazza ci sposeremo, io indosserò l’abito bianco, lei lo smoking. Io penserò alla lista degli invitati, alle bomboniere e ai fiori, lei alla musica, al ricevimento e alle fedi. Lei mi convincerà ad invitare quella vecchia zia che non sopporto e io la convincerò, per un giorno almeno, a mettere i tacchi.
Forse sarà così, o forse sarà tutto il contrario. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che quella sera, quando torneremo a casa stanche e ubriache di felicità e di prosecco, ci stringeremo forte e sentiremo che è stato davvero il giorno più bello della nostra vita, come succede a tutti gli sposi e tutte le spose.

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Se un giorno io e la mia ragazza avremo un bambino, lui (o lei!) avrà due nonni e due nonne, quattro zii e quattro zie, un numero immenso di cugini e cugine e, sì, due mamme.
Sono sicura che io sarò quella che lo rimprovera per i brutti voti a scuola, lei quella che gioca con lui alla playstation. Io quella che lo copre di coccole, lei quella che gli fa il solletico fino a fargli venire le lacrime agli occhi. Io quella che va a parlare con le maestre, lei quella che lo accompagna a nuoto o a pallavolo o a judo. Alla recita scolastica ci saremo tutte e due e per il suo compleanno io penserò alla torta, lei ai giochi.
Forse sarà così, o forse sarà tutto il rovescio. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che se il nostro bambino avrà voglia di parlare, noi due lo ascolteremo; se avrà voglia di piangere, noi due asciugheremo le sue lacrime; se qualcuno lo tratterà male, noi due lo proteggeremo. E se un giorno una di noi due non ci sarà più, sarà l’altra a farlo, come è sempre accaduto, come tutte le mamme e tutti i papà coraggiosi hanno sempre fatto.

Spiegatemi ancora perché dite che io e la mia ragazza non siamo e non saremo mai una famiglia, spiegatemi cosa c’è di diverso tra il nostro amore e il vostro amore, spiegatemi chi siete voi per decidere cosa è “famiglia” e cosa non lo è, cosa è “amore” e cosa non lo è.

Vulcanica

Progetto Fratello Maggiore – il video

Ho realizzato un altro video per il Progetto Fratello Maggiore (il primo, che risale a parecchi mesi fa, lo trovi qui: https://www.youtube.com/watch?v=OUEbretMZSs&feature=youtu.be).

Ti invito a guardare il video, se hai voglia, ma soprattutto a visitare il loro blog e la relativa pagina Facebook perché si tratta di un’iniziativa davvero interessante e utile!

Vulcanica

Mi piacciono i/le transgender, e allora?

Qualche tempo fa, ho condiviso sulla mia pagina facebook Nessun Armadio l’articolo pubblicato dalla blogger Eretica, che raccontava la storia di E., una ragazza attratta dalle persone androgine e/o transgender: https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/08/07/mi-piacciono-ile-trans-e-mi-insultano-per-questo/.

Ho lasciato un commento sul blog in cui sottolineo come la stessa comunità lgbt+ abbia un gran bisogno di affrontare di più e con più sincerità le tematiche relative alla transessualità e a come questa è percepita nella società e, con mio grande piacere, l’autrice stessa dell’articolo mi ha contattata, proponendomi di approfondire la tematica in un’intervista.

1. Come hai scoperto di essere attratta dalle persone androgine e/o transgender e come hai reagito a questa consapevolezza?
1. Non sono sicura di aver capito di essere attratta da persone androgine e transgender in un preciso momento, probabilmente l’ho capito poco a poco nel tempo.
Uno dei primi ricordi che ho: ero con mia madre al parco, notai una donna molto mascolina, vestita da uomo con i capelli corti, non riuscivo ad inquadrarla ne come uomo ne come donna, chiesi innocentemente a mia madre: “che cos’è? Un maschio o una femmina?”, lei, che la conosceva di vista, mi rispose che era semplicemente una persona, buona per la precisione!
Uno dei primi giorni alle elementari, in giardino a ricreazione, non avevo compagni con cui giocare perché non conoscevo ancora nessuno, vidi una bimba con i capelli un po’ corti, a quel l’età non era sempre facile riconoscere il genere sessuale di un bambino, ci basavamo sul colore del grembiule, rosa (o al massimo bianco) per le femminucce e azzurro o blu per i maschietti, lei però lo aveva verde, mi piacque molto il colore del suo grembiule, l’unica veramente diversa da tutti. Feci amicizia con lei, nonostante era di un altra classe e ci vedevamo solo in giardino. Nonostante le amicizie poi cambiarono durante l’anno, tempo dopo mi si ruppe il grembiule, andai con mia madre a comprare quello nuovo, e lo scelsi verde. Quella bambina non divenne un transessuale, più tardi diventò più femminile, ma la mia scelta di avere un grembiule verde, così diverso da tutti, mi fa pensare che avevo già le idee chiare sulla mia diversità e che concepivo l’idea di un terzo genere diverso dai soliti due.
L’ultimo caso che ritengo rilevante, fu la mia prima cotta, mi invaghii di un ragazzino più grande di due anni, lui ne aveva 12 ed era diverso da tutti i suoi e i miei coetanei, era molto androgino, capelli lunghi e vestiva non proprio da maschietto, ma era bellissimo, capii di esserne cotta perché con tutti, sia maschi che femmine, non avevo problemi a dialogare e giocare, ma con lui non riuscii proprio a parlarci, ero troppo insicura per via dell’attrazione che provavo.
Insomma credo di averlo capito già da piccola, poi, con il passare del tempo, nell’età adolescenziale, utilizzando quotidiani, riviste e, in seguito, internet, capii che quello che dentro di me consideravo il “terzo sesso” era l’unico che mi interessava davvero.

2. Dalle tue parole si capisce che eri abbastanza consapevole della tua sessualità già fin da piccola. A tal proposito vorrei chiederti: cosa ne pensi di chi dice che i bambini non sono in grado di riconoscere il proprio orientamento o identità di genere? Te lo chiedo perché molti ragazzini e ragazzine si sentono mortificati dal fatto che, quando provano a esprimere i propri sentimenti, gli adulti dicono loro che è troppo presto per sapere queste cose e che le capiranno solo da grandi! Pensi che questo possa costituire un freno per i bambini e aumentare la loro sensazione di essere incompresi, oppure credi che in effetti la consapevolezza vera di sé arrivi con la maturità?
2. Qualsiasi giudizio degli adulti del genere “tu non sai…” fa sentire i bambini incompresi, però penso che allo stesso tempo sia vero, un bambino di 5 anni probabilmente ha già qualche idea sul suo orientamento sessuale e sulla sua identità di genere, ma fino all’inizio del l’adolescenza non c’è ragione di pensarci, da un lato non si può iniziare la transizione, dal altro i gusti a volte cambiano proprio con l’adolescenza. L’importante è che i bambini capiscano di essere amati indipentemente dal loro orientamento e dalla loro identità di genere, altrimenti soffriranno la solitudine e cercheranno di reprimere i sentimenti.

3. In base alla tua esperienza, quali credi che siano le maggiori difficoltà che le persone transgender incontrano nella vita di tutti i giorni?
3. “Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole una transessuale si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Italia, quando sorge il sole un transessuale si sveglia, sa che dovrà correre più della iena o sarà mangiato.
Ogni mattina in Italia, non importa che tu sia un trans o una trans, l’importante è che tu incominci a correre.” (semicit.)
Sono molti i problemi che i/le transgender, e in parte anche uomini effeminati e donne mascoline, affrontano ogni giorno, quello che più mi ha colpito, che affligge tutt’ora anche il mio partner in Germania, è la fatidica domanda: “Oggi uscirò di casa?”, ogni mattina ci auguriamo il buongiorno e io gli domando questa cosa, mi piange il cuore ammetterlo ma gran parte delle volte la risposta è negativa, anche se poi magari trova la forza per uscire. Per essere transessuale, sia FtM che MtF, ci vuole un carattere forte, bisogna essere superiori e tenere sempre la testa alta.
Alcuni transgender che ho conosciuto avevano difficoltà nell’accettare la propria voce, mascella larga, pomo d’Adamo e barba per i MtF, seno, fianchi larghi e altezza minuta per i FtM, ma in quasi tutti i casi le difficoltà maggiori sono quelle di trovare un lavoro e avere al fianco la propria famiglia.
Anche il “test dello specchio” è molto diverso da quello che affrontiamo noi cisgender quotidianamente, non ci si chiede semplicemente se abbiamo bisogno di lavarci i capelli, un trucco più pesante o un caffè doppio, per un transgender guardarsi allo specchio può far migliorare la giornata oppure far partire col piede sbagliato l’intero mese.
Un’altra enorme difficoltà è rappresentata dal sesso, a differenza di ciò che l’opinione pubblica pensa, molti/e trans hanno profondi problemi a spogliarsi e a fare sesso, molti solo per amore potrebbero farlo, certo esistono anche le professioniste del sesso, ma sono una minoranza.

4. Parli con grande chiarezza dei problemi delle persone transgender e anche del loro rapporto difficile col proprio corpo e col sesso. Pensi che queste difficoltà siano da imputare principalmente alla disforia di genere, quindi a una causa patologica, oppure all’atteggiamento di rifiuto degli altri nei loro confronti, o entrambe le cose? In altre parole, una persona trans ha più difficoltà ad accettarsi perché è nata “nel corpo sbagliato” o perché i suoi tentativi di essere se stess* vengono continuamente frustrati da chi gli/le sta intorno?
4. I problemi maggiori che soffrono i/le trans sono causati senza dubbio dalle opinioni degli altri, è chiaro che se fossero tutti transofili come me, quando si vedono allo specchio e notano di essere un perfetto mix tra uomo e donna saranno contenti perché alla gente piace… Ovviamente i “mix” piacciono poco quindi gran parte del problema nell’accettarsi è dovuto a chi ci sta intorno. In minor parte, a mio parere, influisce anche la causa patologica, è ovvio che se la mente sente di appartenere a un corpo femminile, ma la forma del fisico è maschile, ci sarà sempre un certo disagio, finquando ormoni e chirurgia non cambino la situazione.

5. Perché secondo te anche in ambienti più aperti di quelli tradizionali, come le comunità femminista e lgbt+, l’attrazione verso le persone transgender è considerata “strana”?
5. L’attrazione verso i/le transgender generalmente è accettata dalla comunità LGBT+, ma la stupidità umana c’è sempre stata, non termina certo quando scopri di essere gay o lesbica, se sei nato quadrato non muori tondo, difenderai i tuoi diritti ma non è detto che i diritti degli altri ti interessino. Da generazioni i trans vengono ostracizzati e ghettizzati, molti dei pensieri che avevano i nostri bisnonni ci sono stati tramandati, perciò, come era strano in passato, essere attratti dai transessuali potrebbe essere motivo di contrasti (rapportati ovviamente al periodo in cui viviamo), il nostro bisnonno magari denunciava i transofili agli squadristi fascisti, noi oggi ridiamo alle loro spalle, la differenza è netta ma il pensiero si è tramandato nelle generazioni.

6. Il fatto che la tua sessualità non sia definita dalle etichette tradizionali (etero, gay, bisex) ti fa sentire più libera o al contrario credi che sia un motivo di debolezza o di confusione per te?
6. In passato era motivo di debolezza, mi vergognavo con me stessa a guardare le persone che mi piacevano, ero convinta che mi attraevano per alcune loro caratteristiche da uomo/donna, volevo autoconvincermi di essere etero/lesbica, per essere un tantino più “normale”. Tutt’ora non mi sento più libera, credo di aver inquadrato perfettamente ormai il mio orientamento sessuale, grazie a un commento ricevuto da una delle transessuali storiche d’Italia, Mirella Izzo, ho persino trovato due termini per definire il mio orientamento: androginofila e transofila. Mi sento solo particolare e diversa sotto quest’aspetto dal resto della gente, ma ognuno ha le proprie diversità.

7. Secondo te di chi sono le principali responsabilità nell’ignoranza e/o cattiveria che riscontri tra le persone (scuola, media, chiesa, governo etc)?
7. Tutti quelli che hai citato senza dubbio, ma soprattutto la colpa è del passato, la gente muore ma la cattiveria sopravvive con i propri discendenti.
Riguardo alle sopracitate governo e media sono un tutt’uno praticamente, la chiesa che ne parliamo a fare… In riferimento alla scuola, ho un aneddoto, alle elementari nella mia classe maschi e femmine avevano gli appendiabiti separati, a destra dell’ingresso gli uni e a sinistra gli altri, poteva capitare di passare nella “zona” adibita agli zaini e le sacchette del sesso opposto, in quel caso partivano le prese in giro “Ahahahahaha sei un maschio! Sei un trans!”, alcuni maschietti si divertivano a lanciare diari o altri oggetti dei compagni, i quali pur di non passare nella zona nemica per raccoglierli, chiedevano alle femmine di passarglieli. Tutto ciò è ovviamente dipeso dai genitori e dall’ambiente dove si è cresciuti, a 5 anni quello che sai lo hai imparato a casa.
L’ignoranza è tramandata dai giornali, io ero molto interessata a tutto ciò che concerne gli LGBT, con chiaramente interesse maggiore per i transessuali, per molto tempo ho ritagliato articolo, fotografie, racconti, qualunque cosa trovassi sui transgender, utilizzando quotidiani gratuiti e riviste varie, avevo un quaderno ben organizzato con tutte le informazioni, aggiungevo delle parti scritte a mano con ciò che imparavo dalla TV. Alla fine sapevo ben poco, il 90% delle notizie erano su prostitute transessuali. Oggi i media sono più imparziali e spiegano molte cose, sono di facile reperibilità documentari, film e notiziari che affrontano questi argomenti. In TV parlano anche di persone come Andreja Pejic, Chris Tina Bruce o Norrie May Welby, 10 anni fa era fantascienza pensare di vedere una persona agender raccontare la sua storia e il significato che può avere per lui quel termine.
Insomma a mio parere alcuni media stanno raccontando qualcosa di utile, ma la mentalità ottusa che è arrivata dai nostri avi, difficilmente scomparirà grazie a media e governi, sono le persone che devono cambiare prima.

Ringrazio di cuore E. per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi la sua storia e i suoi pensieri. Ricordo anche a te che stai leggendo che se vuoi raccontarmi di te, anche in forma anonima, sarò felice di ascoltarti!

Vulcanica

Out of the Closet – Section 3.2 Genitori, non preoccupatevi!

Ecco la seconda parte del terzo capitolo della guida al coming out…Prosegue da qui.
Le illustrazioni sono sempre di Cloud.

3. ESSERE GAY NON È UNA MALATTIA
E questo non lo dico io. Questo lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo dice l’Ordine degli Psicologi. Qualunque siano le tue idee in materia, essere omo o bisessuali non è una malattia. Non c’è niente che non va. Perciò non iniziare a pensare di intraprendere percorsi massacranti e umilianti allo scopo di “convertire” tuo figlio e farlo tornare etero (tornare? non lo è mai stato, solo che tu non lo sapevi). Nessun medico al mondo può prometterti di guarire tuo figlio dall’omosessualità: se lo fa, mente, non è in buona fede, è un ciarlatano e dovresti denunciarlo. Nessuna preghiera o terapia o corso o distrazione può cambiare le cose. Prima lo capisci, prima lo accetti, prima verrai a patti con tutto questo e vi troverai del buono (perché sì, ne parleremo presto, c’è del buono!). Sai cosa invece si può curare? L’omofobia. Se l’idea di avere un figlio gay ti mette così tanto a disagio, inizia a pensare che il tuo disagio può essere combattuto (come? informandoti. Hai semplicemente paura di quello che non conosci, è naturale. La guida serve a questo ed è solo un primo passo) mentre l’omosessualità di tuo figlio no.
Del resto, dal momento che l’omosessualità non è una malattia, via quelle facce lunghe. Se stai pensando al futuro radioso che immaginavi per tuo figlio e che ora è in frantumi, smetti subito! Tuo figlio può essere felice esattamente come chiunque altro. Anzi, dal momento che ha riconosciuto e accettato questa parte di sé, sarà sicuramente molto più felice e realizzato di tanti che non riescono a fare i conti con la propria natura, e soprattutto sia tu che lui (lei) dovete essere fieri della fiducia reciproca che vi ha portato ad arrivare a parlare di questo tema importante e del coraggio che state dimostrando nell’affrontarlo insieme!
Un omosessuale può avere una famiglia, può sposarsi e avere dei figli (a prescindere da quel che dicono le leggi italiane, le famiglie omogenitoriali sono già una realtà anche nel nostro paese), può avere successo nel lavoro, può avere amici che lo supportano e lo sostengono. Un omosessuale può vivere esattamente come un eterosessuale. Certo, esistono il bullismo, le discriminazioni, ma queste sono cose che si possono e si devono combattere e non è detto che tuo figlio le incontri nella propria vita, del resto avrebbe potuto incontrarle anche se non fosse stato omosessuale, per qualche altro motivo. Essere gay non lo rende diverso o emarginato.

4. ESSERE GAY È BELLO!
D’accordo, questa è proprio la più dura da mandar giù, eh?
Quel che tento di dirti è che non devi prendere questa cosa come una disgrazia o un brutto incidente. Non lo è!
La prima buona notizia è che tuo figlio è vivo e in buona salute, perciò via quelle facce da funerale. Scusa la brutalità, ma se tuo figlio avesse un incidente o una brutta malattia come ti sentiresti? Lo rivorresti indietro tutto intero, non è vero? A quel punto non te ne importerebbe proprio niente del fatto che sia gay, perché è tuo figlio e tu lo ami e vuoi che stia bene! E guardacaso sta bene…perciò goditi la tua fortuna!
La seconda buona notizia è che essere gay non è una brutta cosa. Si tratta di un modo d’amare, un modo come un altro. Come ho accennato nella sezione precedente, un omosessuale ha le stesse possibilità di avere una vita sentimentale felice, una famiglia felice, di amare e di essere amato. Io che sto scrivendo questa guida sono una ragazza qualsiasi, studio all’università, ho un buon rapporto con la mia famiglia e sono lesbica. I miei genitori e i miei amici (che sono etero) conoscono la mia ragazza e le vogliono bene. Se stanotte arrivasse il genio della lampada e mi chiedesse se voglio magicamente diventare etero, io gli risponderei di no, grazie tante, perché sono felice. Potrei farti mille altri esempi di persone come me, maschi o femmine che siano, e la cosa più buffa è che sicuramente anche tu conosci molti di questi ragazzi e ragazze…solo che non lo sai. Perché non ce l’abbiamo stampato in fronte e così nessuno se ne accorge, e le persone non se ne accorgono in quanto non c’è nessuna differenza, proprio nessuna, tra noi e i ragazzi e le ragazze eterosessuali.
Non ci credi? Semplicemente perché si tratta una realtà con cui hai scarsa familiarità. Non siamo più negli anni ’70, gli omosessuali non sono più persone con vite problematiche, tipicamente tossicodipendenti dalle relazioni promiscue e esposte ad alti rischi di prendersi qualche brutta malattia. Gli omosessuali e gli eterosessuali statisticamente hanno gli stessi stili di vita, le stesse abitudini, insomma: il fatto che tuo figlio sia gay non deve davvero darti alcuna preoccupazione in più, tranne quella di vivere in una società ancora per certi versi omofoba e prevenuta. Ma ci stiamo lavorando, giorno dopo giorno e EHI!, ora che sei coinvolto, anche tu puoi fare la tua parte per migliorare le cose. Come? Tanto per cominciare, informandoti correttamente e dando a tuo figlio tutto il supporto necessario. Fagli domande e ascolta le sue risposte, non essere timido. Questo è proprio il momento di liberarti di ogni dubbio o perplessità: lui (lei) ti ha parlato di sé, ti ha dato la sua fiducia, la sua disponibilità a dialogare. Accettala: chiedi quello che ti passa per la testa. Meglio sapere che dubitare. Vedrai che avrai belle sorprese.

5. COSA DIRÀ LA GENTE?
Lo so, è un pensiero preoccupante. Il giudizio degli altri pesa sempre sulle vite di tutti noi come una scure.
Per prima cosa, ricorda che “la gente” ha la memoria corta. Se si verrà a sapere che tuo figlio è gay, qualcuno parlerà, sì. Per qualche giorno. Poi magari uscirà fuori che la figlia di qualcun altro è incinta, o che il fratello di chissà chi ha tradito la moglie, ed ecco che le voci avranno un altro argomento su cui accanirsi. I pettegolezzi son sempre esistiti, colpiscono tutti e chi ha voglia di parlare troverà sempre un motivo per farlo, a costo di inventarselo. Davvero è così importante?
In secondo luogo, per fortuna al giorno d’oggi i giudizi della gente potrebbero sorprenderti in senso positivo. Moltissime persone non battono ciglio all’idea di avere un parente, un amico o un vicino di casa omosessuale. Perché? Ma perché da decenni il movimento lgbt+ (la sigla significa lesbiche, gay, bisessuali e transessuali e il più indica tutte le altre minoranze di orientamento sessuale e identità di genere che si riconoscono in questo acronimo) sta lottando per una visibilità positiva, per far sì che ciascuno sia libero di vivere la propria vita con dignità e a testa alta, alla luce del sole e, anche se forse fino a questo momento non ci hai fatto caso, gli effetti si vedono. C’è ancora tanto da fare, però stiamo lavorando nella giusta direzione.

Vulcanica

(Continua)

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Here’s the second part of the third section of the guide. You can find the first part here.
Cartoons by Cloud

3. BEING GAY IS NOT A DESEASE

Who says that? Not me, but the World Health Organization and the Order of Psychologist. Whatever your opinions, being gay or bisexual is not a deasease. There’s nothing wrong with that. So don’t start thinking about torturing and humiliating your kid to “convert” him to be straight again (again? he’s never been, you just didn’t know!). No doctor in the world can promise you to cure your kid from homosexuality and if he does, he’s lying and you should report it to the authorities. No prayer or therapy or distraction can change this thing. The earlier you get, the earlier you will accept all this and you’ll find the silver layer (yeah, there is a good side in all this stuff). You know what can be cured instead? Homophobia. If thinking about having a gay son makes you feel so uncomfortable, start thinking that your difficulties can be fought (how? getting informed. You’re just afraid of what you don’t know, it’s quite normal. The guide serves this purpose and it’s just the first step!) while you kid’s homosexuality cannot be fought.
Anyway, since homosexuality is not a deasease, don’t be that sad! If you’re thinking about the bright future you wanted for yout kid, stop with it! Your kid can be happy as well as anyone else. I’d say, since he is aware of this side of himself, sure he’ll be much more happy and glad than many others who cannot deal with their nature. So you have to be proud of the trust which led your kid to speak to you about this and be proud of his courage in facing it together with his family!
Gay people can have family, can get married and have children (whatever laws say, homosexual parenting is already a reality!), can have a successful carrer, can have friends to support him. A gay person can be as happy as a straight guy. Of course there is bullyism, discrimination, but those things can and must be fought against and how do you know your kid will be discriminated in his life? How do you know it wouldn’t happen if he was straight, for some other reason? Being gay doesn’t mean being different or outcast.

4. GAY IS GREAT!

Yeah, that’s the hardest part isn’t it? I’m trying to tell you that you don’t have to think about your kid being gay like it was an accident or a misfortune. It’s not!
First good news is, your kid is alive and getting along good, so no sad faces here. Sorry for saying this, but if your kid actually had a bad accident or a bad desease how would you feel? You would want him to be back exactly as he is, wouldn’t you? You wouldn’t care about him being gay if you were about to lose him, because you love him and want him to be happy. And he is…so please enjoy your good luck!
Second good news is, being gay is not bad. It’s just a different way of being in love. A gay person has the same possibilities to leave a happy sentimental life, to have a great family, to love and be loved. I’m writing this guide and I’m an ordinary girl, I’m attending my senior university year, I have a good relationship with my family and I’m a lesbian. My parents and friends (straight friends!) are totally supporting, they have met my girlfriend and they truly love her. If tonight I had a visit from a wizard and he asked me if I want to become magically straight, I’d say no thanks, because I’m totally happy. I could tell you about hundreds of other people just like me, boys or girls, and the funniest part is surely you know many of these guys too…you just don’t know it. We don’t have “gay” written on our face so no one actually knows, and people can’t see it because there’s no real difference, no difference at all between us and straight boys and girls.
You can’t believe it? It’s just because you’re not familiar with this reality. We’re no longer in the 70s’, gay people are no longer people with difficult lives, tipically drug addicted with polygamous relationships and high probability of getting some bad desease. Statistics say gay and straight people have the same lifestyles and habits, so trust me: your kid being gay is no reason to worry. The onyl bad side is, our society is still homophobic and full with prejudices. But we’re working on it and, HEY!, now that you’re in, you can play your role in this fight too! How? Well, start getting well informed and supporting your kid. Ask him questions and listen to his answers, don’t be shy. This is the right time to get rid of all your doubts: he (or she) talked with you, he trusted you, he wants a dialogue. Pick the chance: ask him (her) whatever you need or want to know. It’s better to know than to speculate. You’ll have good surprises!

5. WHAT WILL PEOPLE SAY?

I know you’re worried about it. Other people’s opinion always weights on our lives.
First of all, remember that “people” have short memories. If your kid will publicly come out as gay, someone will speak about it, yeah. For a couple of days. Then there will be some other news, like someone being pregnant or cheating on their husband and here you are, voices will talk about someone else. Gossip has always been and always will be, gossip hits on everyone and who wants to talk will always find a reason to do it, even if he should fabricate it. Is it really that important?
Second point, luckily today people could surprise you in a positive fashion. Many people have nothing to say on having a gay friend, neighbour or relative. Why? Because it’s been years and years since the lgbt movements have starting fighting for a positive visibility, in order for everyone to be free to live their lives in dignity. Maybe you didn’t notice up to now, but things are actually changing. There’s still a lot to do, but we’re working for a better world.

(To be continued)