Come hai fatto a capirlo?

“Ma poi, come hai fatto a capirlo che ti piacciono le ragazze?”

Qualcuno me l’ha chiesto, probabilmente in molti hanno evitato per non essere invadenti, ma la domanda sorge un po’ spontanea. Dopo ventitré anni di relazioni etero e mai un accenno, un indizio, un sospetto, è anche comprensibile che scoprire improvvisamente il mio lato arcobaleno suoni insolito.

Forse c’entra poco ma, come prologo, vorrei raccontarvi un episodio che ricordo con particolare chiarezza. Ero all’università, nella mia facoltà c’erano le lauree, giorno gioioso in occasione del quale un edificio di solito triste e frequentato perlopiù da nerd con la tuta e gli occhiali (senza offesa) si riempie improvvisamente di ragazze vestite meravigliosamente. Io e una mia collega incrociamo una di queste creature e io, beh, lascio indugiare un po’ lo sguardo – adesso non immaginatemi come l’analogo femminile di un vecchio bavoso! Vi assicuro che l’avreste fatto anche voi.
La mia amica commenta: “Bel vestito!”
E io schietta: “Bel culo!”
Lei, inorridita: “Le stavi guardando il culo?”

Altro aneddoto, sempre all’università. Con la stessa collega di prima, commentavamo The Avengers (il film). Una delle due fa riferimento alla tutina attillata della Vedova Nera.
La mia amica: “Quanto vorrei avere il fisico di Scarlett Johansson…”
La mia risposta: “Io non vorrei avere il suo fisico…vorrei andarci a letto!”
E lei, perplessa: “Ma che schifo! E poi come fai a andarci a letto? Non hai il pene!” (beata innocenza)

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Questo era il mio livello di cecità, ragazzi. A me non passava manco per la testa che certi segnali dovessero significar qualcosa. E ora arriviamo alla prima volta in cui mi sono davvero posta il problema.
Ero con una mia amica (non la solita, stavolta). In quel periodo ero single e le stavo descrivendo il tipo di persona che avrei voluto avere accanto in futuro: quale genere di rapporto desideravo, di che tipo di persona avevo bisogno, l’identikit del mio principe azzurro insomma. Il discorso forse era anche piuttosto banale, ma a un certo punto lei con una risata mi disse: “Il ragazzo che stai descrivendo tu è una donna!”
Folgorazione.
Il seme del dubbio finalmente germogliò nella mia testa. E se volessi una ragazza?

Non so a quante persone capiti in questo modo. Mi piacerebbe chiedere in giro e forse scoprirei che ognuno di noi se n’è accorto in maniera diversa. Naturalmente, a posteriori, milioni di cose (come le due scene che ho descritto sopra) acquistano un senso. A posteriori è tutto estremamente chiaro e logico e non riesci a smettere di ripeterti: ma come ho fatto a non capirlo prima?
Beh, questo è invece il racconto di come ho fatto a capirlo.

E a quel punto che ho fatto?
Eh. Per prima cosa, mi sono sentita entusiasta. Davvero. L’idea mi pareva una gran figata.
Per seconda cosa mi sono depressa all’istante: io non conosco lesbiche, non sono “nel giro”, come farò a incontrare qualcuna, a scoprire se davvero è quello che voglio? Quante probabilità ci sono di conoscere un’altra ragazza come me? Credevo fossero bassissime.
Per terza cosa, visto che non sono una che sta con le mani in mano, ho confessato tutti i miei pensieri al caro Google. E così ho scoperto siti, forum, blog, un mondo insomma. Per la maggior parte, un mondo lontanissimo da me, sia in senso geografico che in senso culturale (“butch? e che significa?”).
Ma poi ho trovato un forum gestito molto bene, che pareva amichevole e tranquillo, dove c’erano discussioni interessanti non solo su amore e sessualità ma anche su musica, film, libri, idee, su tutto insomma.
Mi sono iscritta e ho cominciato a curiosare un po’, a leggere le storie delle altre ragazze per capire se qualcuna assomigliasse alla mia.

Come ho fatto, tra centinaia di utenti, a incontrare proprio lei, non lo so. La botta di culo più grande della storia? Ci siamo scambiate email. Poi ci siamo aggiunte su facebook. E un giorno ci siamo incontrate. Ma di questo, forse, parlerò un’altra volta. 😉

Vulcanica

But then, how did you realize you like girls at all?

Someone asked, other probably wondered but didn’t feel like asking. After 23 years of straight relationships, never a doubt, a clue, I think it’s rather plain that my sudden rainbow side may have left someone a little puzzled.

Maybe it has little to do with this, but I’d like to tell you about an event I remeber clearly. I was at university, it was graduation day for my course. In that sunny happy day our sad university, usually full of glass-wearing nerd people (no offence intended) is suddenly filled with girls wearing beautiful dresses. A colleague and I walked over one of those creatures and I, well, my eyes were like lingering around – don’t look at me like I was an old nut, I bet you’d look at her too.
My friend was like: “What a nice dress!”
And I was sincerely like: “What a nice ass!”
She was horrified: “Were you staring at her ass? Really?”

Another episode, still the university. With the same colleague, we were talking about The Avengers (the movie). One of us said something about the skin-tight suit of Black Widow.
My friend was like: “I really wish I had Scarlett Johansson’s body…”
And I was like: “I don’t wish I had her body…I wish I could sleep with her!”
And she was puzzled: “How loathing! And anyway how could you sleep with her? You don’t have a penis!”

That’s how blind I was, guys. I never ever thought maybe those signal were supposed to mean something to me. And now let’s talk about the first time I asked myself the great question.
I was with a friend (another one, this time). At that time I was single and I was telling her about the kind of person I’d like to date in the future: the kind of relationship I needed, my prince charming identikit, let’s say. It must have been a rather trivial dialogue, but anyway at a certain point she laughed and said: “The boy you’re talking about is actually a girl!”
That was THE moment.
The seed of doubt finally planted in my head. What if I wanted a girlfriend?

I don’t know how it feels like for the other people. I’d like to ask and maybe I’d come to know that it was different for each one of us. Of course, after you know, millions of things (like the two scenes I described above) finally make sense, all falls into place. After you know, everything is so clear and plain and you can’t stop repeating yourself: how could I ever not get it before?
Well, this is the story of how I finally got it.

And what did I do then?
Well. First of all, I was excited. Really. The idea was pretty cool.
Then I was suddenly unhappy: I knew no lesbian girl, I didn’t have queer friends, how would I meet someone and find out if that’s really what I want? How many chances I had to find another girl like me? I thought they were a few.
Then, since I’m not the kind of person who sits there doing nothing, I googled it. And so I met forum, blogs, websites, a whole world. Most of it was so far away from me, from both a geographical and cultural point of view (“butch? what does that mean again?”).
But then I found a nice forum. It looked friendly and quiet and there were interesting discussions about not only love and sexuality but also music, books, movies, everything.
So I subscribed and I started to nose around, to read other girls’ stories and try to understand if some of them looked like mine.

How could I, amongst hundreds of users, meet the right one, I really don’t know. The best fluke in the world? We sent emails. Then we added each other on facebook. And then one day we met. But this may be another post’s topic. 😉

La questione dell’esibizionismo

D’accordo, lo abbiamo pensato tutti. Quando vedi una ragazza camminare verso di te con il tipico stile “da camionista” e presentarsi come: “Ciao, mi chiamo *** e sono lesbica”. O quando vedi un ragazzo con il vestito con le paillettes e i tacchi alti. E pensi: va bene che sei gay, ma non potresti essere un po’ più discreto/a?

Quando guardi le immagini del Gay Pride, con le donne a seno nudo e gli uomini coperti solo da un boa di struzzo rosa, e pensi: “Forse quest’atteggiamento non fa altro che allontanarci dall’uguaglianza che chiediamo…”

Bene, sono qui per fare l’avvocato del diavolo e “difendere l’indifendibile”: l’esibizionismo. Proprio io che ogni volta che mi dichiaro mi sento dire: “Davvero? Di te non lo avrei mai detto!”
Ecco.

Punto uno:
Se dovessimo concedere o meno dei diritti ad una persona in base al modo in cui si veste e alla disinvoltura con cui vive la propria vita sessuale e sentimentale, allora prima di negare il matrimonio, le adozioni e l’uguaglianza a tutti i non eterosessuali, sarebbe il caso di toglierli a tutti gli uomini e le donne che vanno in giro conciati in modo ridicolo, e non penso siano necessari degli esempi. Chi ha da ridire sulle “checche” e sulle “leccaciuffe” di solito ha da ridire anche, in media, sulle donne in minigonna, sugli uomini depilati, sulle tette rifatte, sul parrucchino e sul riporto, sui sessantenni che vogliono sembrare trentenni…vogliamo togliere i diritti a tutti? O ancor meglio, vogliamo togliere tutti di mezzo?

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Se baciarsi per strada legittima un’aggressione, allora sarebbe giustificabile anche aggredire tutte quante le coppiette eterosessuali, dagli adolescenti ai padri di famiglia agli anziani, che vanno in giro mano per la mano o siedono sulla panchina accanto a te scambiandosi vari centimetri di lingua.

Se atteggiarsi è un reato, se è una ragione sufficiente per essere odiato, discriminato, disprezzato, picchiato e cacciato fuori dai locali, allora lo stesso dovrebbe accadere ai bulletti, ai palestrati, agli hipster, agli intellettualoidi, ai punkabbestia, ai figli di papà incravattati, ai bigotti…continuo? Praticamente a tutti. Compresi me che scrivo e te che leggi.

Quindi, è questa la società che vogliamo? Un mondo in cui chiunque non si adegui a un non meglio definito “buon gusto” può essere legittimamente considerato un essere umano di serie B?

Bene, andiamo oltre. Punto due:
Quando critichi certe manifestazioni un po’ estreme, non ti è mai venuto in mente che forse si tratta di una maniera per affermare la propria identità?
Mi spiego meglio: è facile dire di fregarsene del giudizio altrui, ma quando si è coinvolti in prima persona la questione diventa piuttosto importante, che lo vogliamo oppure no. Nel momento in cui scopri di non essere eterosessuale, la tua identità, o almeno una parte di essa, viene messa in crisi. Un eterosessuale sa di poter fare riferimento a determinati “modelli”, “ruoli” e “istituzioni”: non significa che tutti gli etero seguano alla lettera questi modelli, ma esistono.

Pensiamo ad esempio al luogo comune per eccellenza: l’anello. Tutti quanti abbiamo in mente la scena di lui che si inginocchia, apre il cofanetto con l’anello e lei che scoppia a piangere, commossa…
La cosa può anche farti vomitare o lasciarti indifferente, puoi anche rifiutare con tutto il cuore l’idea di sposarti e avere dei figli, ma se sei etero, sai che quella scena appartiene alla sfera delle tue possibilità.

Se sei gay, tutto questo non ce l’hai. Non dico che sia negativo: può anzi aiutarti, perché sei libero/a da modelli e condizionamenti. Ma, di fatto, scoprirti gay, lesbica, bisex o trans può portarti a chiedere: chi sono io? Qual è il mio posto? E allora può essere utile, anche solo momentaneamente, rifugiarsi in un mondo di “stereotipi alternativi” che ti permettano di classificarti in qualche modo, di provare un senso di appartenenza. Magari è infantile, ma di certo non è un colpa, e soprattutto non è un comportamento esclusivo dei gay.

In conclusione, ancora una volta: riflettere è di sicuro più interessante e costruttivo che giudicare.

Vulcanica

Alright, it’s happened to everyone of us. When you see a girl walking like a trucker and introduce herself as: “Hi, my name is *** and I’m a lesbian.” Or when you see a boy with a sequin dress and high heels. And you’re like: ok, you’re gay, couldn’t you just be a little more discreet?

When you see picutres from a Gay Pride, with women with their breasts naked and men covered only by a pink feather boa, and you think: “Maybe this attitude is not actually helping us in reaching equality…”
Well, I’m here to play devil’s advocate and defend the indefensible: exhibitionism. Me myself, which I’m told everytime I come out: “Really? I wouldn’t have guessed upon you!”
Here you are.

First of all:
If we should give rights or not regarding of how people dress and how they live their sexual and sentimental life, then, before forbidding marriage, adoption and equality to all not straight people, we should do the same with every man or woman which goes around in ridicolous outfit, and I don’t think examples are needed. Whoever is against “fags” and “dykes” is usually also against women in miniskirts, shaved men, fake tits, hairpieces, sixty-year-old people trying to look like they’re thirty and so on…so what, are we going to deprive everyone of their rights? Or, even better, are we going to throw all those people out of our world?

If a public kiss legitimates harrassment, then it would be justified to harrass all those straight couples, from teenagers to family fathers up to old people, holding hands and sitting on a bench near you with their tongues in each other’s mouth.

If stereotypes are illegal, and if acting like one is a sufficient reason for being hated, discriminated against, despised, beaten and thrown out of places, then the same should happen to bullies, fitness freaks, hipsters, rich people, bigots and so on…actually, everyone. Also me and you.

So, is that the society we want? A world in which everyone who doesn’t fit in a non-clearly definite “good manners” guide can legitimately be considered as a second-class human being?

Well, let’s go ahead. Second of all:
When you critizise some extreme manifestations, haven’t you ever thought that it might be a way to strengthen one’s identity?
It’s easy to say you don’t care about what people say, but when you’re into it in the first place this becomes rather crucial, either you want it or not.
When you find out you’re not straight, your identity, or at least part of it, is put in doubt. A straight person can refer to some “models”, “roles” and “institutions”: it doesn’t mean all straight people follow it literally, but they exist.

Let’s think about the stereotype par eccellence: the ring. Everyone of us knows that scene: he’s down on his knees, he opens the box with the ring, she breaks down and cries, joifully…
That can also make you sick or have no impact on you, you can also totally reject the idea of getting married and having babies, but if you’re straight, you know that scene is within the horizon of your possibilities.

If you’re gay, you don’t have this. I don’t mean this is necessarily negative: it can indeed help you, since you’re free from models and conditioning. But anyway, discovering yourself as gay, lesbian, bi or trans can lead you to wonder: who am I? What is my place? And then it can be useful, even only for some time, to take shelter inside some “alternative stereotypes” which allow you to be classified some way, to have a feeling that you belong. It may be childish, but surely it’s not a fault, and most of all, it’s not something exclusive to gay people.

In the end, once again: to think is surely far more interesting and useful than to judge.

Di come ho continuato per anni a non capire.

Sono molto contenta di dedicare lo spazio del mio blog al Progetto Interviste che, secondo le intenzioni, dovrebbe durare almeno fino a fine gennaio. Però permettimi per oggi di ritagliarmi qualche minuto per uno sfogo personale, qualcosa che ho voglia di dire.

C’è gente ridicola che ha paura dell’educazione sessuale nelle scuole, dei matrimoni gay o di vedere coppie omosessuali in tv perché teme che in questo modo i bambini possano essere traviati. Possano essere influenzati ad essere gay.
Lo ripeto: influenzati ad essere gay.
Questo post non vuole essere una risposta alle loro stupidaggini, anche perché è evidente che si tratta di persone che non hanno interesse al dialogo ma soltanto voglia di imporre la propria ignoranza. Questo post è semplicemente il racconto di qualcosa di mio, di personale, e penso che in molte cose rifletta le esperienze di tanti altri.

Alettoilbacio

Henri de Toulouse – Lautrec, “Il bacio”, 1892.

Voglio raccontare cosa significa essere gay in una società eterosessista (ovvero, che dà per scontato l’eterosessualità e non concepisce alternative). Non parlo di bullismo, omofobia, discriminazione, disuguaglianze. Soltanto di che cosa significa essere “diversi”, nel senso più genuino della parola, e di quanto può essere difficile anche solo rendersene conto. E voglio rassicurare chi crede che si possa “influenzare qualcuno ad essere gay”: se fosse possibile influenzare l’orientamento sessuale, saremmo tutti etero, perché è questa l’influenza che percepiamo. Ma non funziona.

Ricordo che a 13 anni partecipai al camposcuola della parrocchia. Era la prima volta che dividevo la stanza con delle sconosciute e per la prima volta una ragazza si spogliò davanti a me. Non riuscivo a staccare gli occhi dal suo seno. Pensai che fosse soltanto perché a me ancora non era cresciuto, pensai che era “normale”.

A diciassette anni persi la testa per una ragazza bellissima, naturalmente senza saperlo. Ci pensi? Essere innamorata e non capirlo nemmeno. Pensa bene a che cosa significhi. Ero fidanzata, con un ragazzo ovviamente. Uscii con lei ed ero talmente fulminata che non riuscivo a smettere di guardarla, non ho idea di cosa abbiamo parlato ma chissà quanto è stato imbarazzante per lei, se se n’è accorta. Ricordo persino il gesto con cui si sciolse i capelli, io ero a bocca aperta. Ma mi sembrava naturale essere attratta da una ragazza così bella. Ancora, credevo fosse “normale”.

Al primo anno di università presi una cotta tremenda per una mia amica. Lei era diversa da tutte le persone che avessi conosciuto. Era intelligente, bella e disinvolta. Parlavamo moltissimo di sesso, le piaceva sperimentare, aveva la mente aperta, e io mi aspettavo che prima o poi sarebbe successo qualcosa. Le chiesi se non avesse voglia di avere relazioni anche con le donne e rimasi davvero sorpresa quando rispose di no. Non presi in considerazione l’idea che il mio voler andare a letto con lei significava che ero gay, nè l’idea che lei potesse non provare le stesse cose perchè non lo era. Per me era ancora tutto “normale”, credevo che chiunque sperimentasse gli stessi desideri e che le altre ragazze si frenassero solo per delle inibizioni religiose o di carattere.

Accadde lo stesso con una mia coinquilina. Non ero innamorata di lei nè niente del genere, non mi attraeva nemmeno, ma eravamo molto intime e lei scherzava spesso sul fatto che prima o poi avremmo diviso il letto. Non capivo che le sue erano battute e basta, senza veri doppi sensi, non capivo che lei non ci pensava nemmeno. Una sera, di fronte a un bacio lesbico in tv (stavano trasmettendo “L’altra metà dell’amore”) lei cambiò canale dicendo: “Che schifo!” e io ero sinceramente confusa. Non capivo, ancora non capivo.

No, non sono straordinariamente tonta. Sono solo cresciuta in una società eterosessista e per me essere gay non è un problema. Era talmente naturale che addirittura pensavo fosse la mia la “normalità”, pensavo che anche le altre persone provassero lo stesso. Ci ho messo 22 anni a capire e sono felice, perché mi rendo conto di aver davvero rischiato di non capire mai.

Ma penso che questa breve storia spieghi bene cosa intendo quando dico che l’orientamento di qualcuno non si può influenzare. Io non avevo visto coppie gay sposate, non avevo letto libri in cui si parlava di gay, non avevo studiato educazione sessuale a scuola. Io ero cresciuta tra gli etero e convinta di essere etero. Non lo ero, punto, non lo sono stata mai.
Forse, se avessi sentito parlare dei gay, se avessi studiato educazione sessuale, mi sarei fermata a riflettere e a quei desideri avrei dato un nome molto prima, avrei evitato confusione, imbarazzo e relazioni sbagliate. Tante persone, in quella confusione, in quell’imbarazzo, trascorrono la vita intera.

Vulcanica

I’m really happy to devote my blog to the Project Interview, which is supposed to go on at least up to the end of January. But today let me seize some minutes for a personal outburst, something I’d like to say.

There are those ridicolous people who are afraid of sexual education in schools, of gay marriage or of seeing gay couples in tv because they fear that this way kids could be corrupted. They could be influenced to be gay.
I’ll say it again: influenced to be gay.
This post is not meant to be an answers to such foolish nonsenso, also because it’s evident that these people are not interested in communication but they only want to impose their ignorance. This post is just the recall of something personal and I think it could reflect others’ experiences.

I want to talk about what being gay means in a heterosexist society (namely, which takes heterosexuality for granted and doesn’t conceive any alternatives). I’m not talking about bullyism, homophobia, discrimination, disequalities. I’m just talking of what being “different” means, literally, and of how hard it can be just to realize it. And I want to reassure those who think someone could be “influenced to be gay”: if it was possible to influence sexual orientation, we would all be straight, because this is the influence we receive. But it doesn’t work that way.

I remember when I was 13 I took part to the parish’s summer camp. It was the first time I shared a room with strangers and the first time a girl took her dresses off in front of me. I couldn’t stop staring at her breast. I thought it was just because mine hadn’t grown up yet, I thought it was “normal”.

When I was 17 I fell for a beautiful girl, of course without knowing it. What? Being in love and not even understand it. Try and think what that could mean. I was engaged, with a boy obviously. I went out with her and I was so attracted I couldn’t stop looking at her, I have no idea what we talked about but that must have been so embarassing for her, if she noticed. I still remember her move when she let her hair down, I couldn’t close my mouth. But I thought it was obvious to be attracted by such a beautiful girl, I thought it was “normal”.

In my freshman year at university I had a strong crush on a friend. She was different from everyone I had met before. She was smart, beautiful and nonchalant. We used to talk much about sex, she liked to try new experiences, she had an open mind and I expected something to happen between us sooner or later. I asked her if she felt like having relationships with women and I was really upset when she said no. I neither didn’t think that me wanting to sleep with her meant I was gay, nor that she didn’t feel the same because she wasn’t gay. To me it was still “normal”, I thought everyone had the same desires and other girls just held back because of religious inhibitions or personal attitude. 

It was the same with a girl I lived with. I wasn’t in love with her or things like this, I wasn’t even attracted by her, but we were very close and she often made jokes about sleeping with me. I didn’t understand hers were only jokes, without double entendres, I didn’t understand she wasn’t even thinking about it. One day, seeing a lesbian kiss on tv (it was “Lost and Delirious”) she changed the channel screaming: “How disgusting!” and I was sincerely upset. Still I didn’t understand. 

No, I’m not extraordinarily dumb. I just grew up in a heterosexist society and to me being gay is not a problem. It feels so natural that I used to think mine was everyone’s “normality”, I used to think other people felt this way too. It took to me 22 years to understand and I’m happy, because I understand I was risking never to realize it. 

But I think this short story explains well what I mean by saying that someone’s orientation cannot be influenced. I had not seen married gay couples, I had not read books about gay people, I had not studied sexual education at school. I grew up amongst straight people and I was sure to be straight myself. I wasn’t, that’s the point, I never was.
Maybe, had I heard about gay people, had I studied sexual education, I’d stop to think and I’d give a name to those desires much earlier, I’d have avoided confusion, embarassment and sad relationships. Many people, in that confusion, in that embarassment, live their whole lives.

…Questione di gaydar!

Il gaydar, ovvero: il misterioso sesto senso che secondo la leggenda permette agli omosessuali (non ho mai capito se i bisex sono inclusi o no!) di riconoscersi. Esiste davvero? Molti giurano di sì, altri alzano le mani e dichiarano: “Il mio dev’essere rotto.”
L’argomento è interessante, anche perché immediatamente dopo la presa di coscienza: “Ma io sono gay!” arriva la domanda: “E adesso come faccio a incontrare qualcuno?” E il gaydar…beh, è utile.
Quella che segue è, come al solito, solo la mia personale e discutibile risposta alla domanda: ma esiste il gaydar?
Andiamo per punti.

Punto uno: il gaydar esiste, sì. Secondo me esiste. Intanto, come ho fatto notare nello scorso post, nel mondo lgbt ci sono delle mode. Capi d’abbigliamento particolari, gioielli, atteggiamenti, tagli di capelli. Non significa che tutti i ragazzi con l’orecchino siano gay o al contrario che tutte le lesbiche abbiano i capelli corti! Ma alcuni segni, diciamo, ti portano nella giusta direzione. In questo non c’è niente di soprannaturale o di istintivo, solo un po’ di sana abitudine ed esperienza, e si allena l’occhio col tempo. 😉

Punto due: il gaydar esiste, ma non è solo sesto senso, ed è la vera ragione per cui scrivo questo post. Il gaydar, secondo me, è la naturale conseguenza del non eterosessimo nella mente delle persone lgbt. Che significa?
La nostra società parte dal presupposto che tutti siano etero. Ogni altro orientamento sessuale o identità di genere è visto quindi come una deviazione dalla norma.
Una persona omo/bi/transsessuale, quando incontra qualcuno, non pensa di avere davanti una persona eterosessuale. Sa solo di avere davanti una persona. Si chiede: è etero o no? E in base alle parole, ai gesti, al comportamento di quella persona cerca di rispondere. A volte può indovinare, altre volte no, ed è questo che chiamiamo gaydar.
Ma gaydar, secondo me, significa solo non dare niente per scontato. Significa non giudicare a priori qualcuno, non assumere che sia etero. A volte mi sono chiesta come facessero alcune persone a non rendersi conto dell’omosessualità di qualcuno che per me era assolutamente palese e poi mi sono risposta: non sono io che ho un gaydar miracoloso, sono loro che non prendono in considerazione l’eventualità. Ti faccio un esempio: hai presente quando metti gli occhiali e per la prima volta noti quante altre persone portano gli occhiali? Oppure quando hai il mal di denti e inizi a guardare la dentatura di tutte le persone che incontri per scoprire se anche loro hanno il tuo stesso problema? Ecco, qualcosa di simile. Non si tratta di vedere ciò che gli altri non vedono ma di cercare ciò che gli altri non guardano.

Non siamo tutti eterosessuali. Anche se non sei gay, fai la prova, quando sei in mezzo alla gente, sull’autobus o sul treno, in strada. Guarda le persone attorno a te e pensa a quali fra loro potrebbero essere omosessuali. Non ti garantisco che indovinerai, ma col tempo svilupperai anche tu un gaydar!
E, cosa molto più importante, ti sarai levato dalla mente un pregiudizio.

Vulcanica

PS: dalla prossima settimana, come anticipato sulla mia pagina Facebook, darò il via al Progetto Interviste. Voglio rivolgere domande a persone di diverso orientamento sessuale, età e esperienze di vita e condividere le loro testimonianze in modo che possano essere d’aiuto e di ispirazione a tutti. Se hai voglia di partecipare (in forma anonima o firmandoti), fammelo sapere attraverso il blog o l’indirizzo vulcanica.nessunarmadio@gmail.com! Ogni contributo è importante!

Gaydar: that mysterious sixth sense which, according to the legend, allows homosexuals (I never realized if bisexuals are included or not) to recognize each other. Does it really exist? Many people swear it does, other state: “Mine must be broken down.”
It’s an interesting topic, especially because right after realizing: “Actually I’m gay!” there comes the question: “How do I meet other people?” And gaydar…well, it’s useful.
The following is, as always, only my personal and questionable answer to the question: does the gaydar really exist?

First point: yeah, gaydar does exist. In my opinion it does. However, as I noticed in the last post, there are trends in the lgbt world. Particular clothes, jewelry, behaviour, haircut. It doesn’t mean that all men with earrings are gay or vice versa that all girls with short hair are lesbian! But some signs, let’s say, may lead you towards the right direction. There’s nothing supernatural or instinctive in this, just habit and experience, and in time you’ll get used to it. 😉

Second point: gaydar exists, but it’s not just sixth sense, and that’s the real reason why I’m writing this post. Gaydar, in my opinion, is the natural consequence of the non-heterosexism in lgbt people’s minds. What does that mean?
Our society assumes everyone to be straight. Every different sexual orientation or gender identity is then seen as a deviation from the norm.
A homo/bi/transsexual person, when meeting someone, doesn’t think of him or her as a straight person, but just as a person. He/she will wonder: is it straight or not? And tries to answer according to its words, gestures, behaviour. Sometimes we guess right, sometimes we don’t, and that’s what we call gaydar.
But gaydar, to me, just means not taking anything for granted. It means not judging someone at first glance, not assuming he or she must be straight. Sometimes I wondered how could someone not realize the homosexuality of a person which was absolutely gay for me and then I answered: it’s not that I have an amazing gaydar, but it’s them who are not taking into account that possibility. Here is an example: do you know when you buy your first glasses and for the first time realize how many other people wear glasses? Or when you have a toothache and start looking at everyone’s teeth to find out if they have the same problem? Well, it’s something like that. I’ts not about seeing something other people can’t see, it’s about looking for something other people don’t look for.

Not everyone is straight. Even if you’re not gay, give it a try, when you’re among people, on the bus or on the train, on the street. Look at people around you and think of who among them could be gay. I don’t assure you’ll guess it right, but in time you’ll have a gaydar too!

And, most important, it’s one less prejudice in your mind.

PS: from the next week I’ll start with the Interview Project. I’ll ask questions to people of different sexual orientation, age and life experiences and I’ll share their stories so that they may be heplful and inspiring for everyone. If you feel like taking part (you can use your name or be anonymous) just let me know on the blog or at the addres vulcanica.nessunarmadio@gmail.com! Every contribution is important!