Cosa mi ha insegnato essere lesbica

adaymag-girl-to-woman-30-03Lo so, lo so. Il titolo è un po’ presuntuoso. Un post con un titolo del genere andrebbe scritto dopo una vita intera d’omosessualità, non dopo tre anni appena. Ma, a costo di apparire una che se la tira, io ci provo lo stesso, e sarò ben contenta di integrare ciò che scrivo con le esperienze e le impressioni di chiunque vorrà raccontarmi la sua.

Intanto, “essere” lesbica di per sé non insegna nulla, come essere etero o pansessuale o qualsiasi altra cosa. Ma scoprirsi lesbica sì.
Prima di scoprire di essere attratta dalle donne, io al mondo lgbt non avevo mai pensato.
Se me lo aveste chiesto, vi avrei detto che sì, che diamine, ero favorevole alle nozze gay e alle adozioni gay.
Se me lo aveste chiesto, vi avrei detto che no, vedere due uomini o due donne che si baciano non mi dava fastidio proprio per niente.
Ma non avrei saputo dirvi altro.
E questa è la prima cosa che ho notato, a posteriori: non ero abbastanza interessata. Del gay pride sapevo soltanto che era una festa colorata, dei diritti civili sapevo soltanto che in Italia non ce n’erano e in qualche paese del nord Europa sì. Fine. Non è che non me ne fregasse nulla, semplicemente non era la mia vita.

 
In questi anni, invece, ho scoperto che ci sono tantissime persone eterosessuali e cisgender che si occupano attivamente del mondo lgbt+, che si sentono davvero coinvolte in prima persona, che chiedono uguali diritti non per se stessi o per i loro familiari e amici ma per tutti, anche per le persone che non conoscono. Questo è bello, è davvero bello. Rispetto e ammiro tutti i nostri “straight allies”, come dicono gli anglosassoni: i nostri alleati, i nostri amici che sfilano con noi e s’incazzano con noi e si fanno gonfiare il fegato con noi anche se potrebbero lavarsene le mani.
La prima cosa che scoprirmi lesbica mi ha insegnato è propria questa: la solidarietà. Non la mia, ma quella degli altri, gratuita, disinteressata.

 
E aggiungo: sapermi lesbica ha reso molto più difficile essere indifferente a ogni altra cosa. Ho avuto modo di scoprire, per fortuna più attraverso testimonianze di altre persone che sulla mia pelle, come sia convivere con la paura, con la vergogna, con l’incertezza. Ho sperimentato anche io come ci si sente quando “essere te stesso” diventa più di uno slogan da scrivere su facebook, diventa una sfida ogni giorno. La parola “diverso” ha cambiato sapore, è diventata qualcosa di molto più vicino, più concreto.
Per questo, chiamatela empatia, chiamatela consapevolezza, adesso mi è più difficile pensare che certe cose “non siano affari miei”, anche se non mi riguardano direttamente. Il punto è che per vent’anni sono vissuta in un mondo completamente eterosessuale, senza neanche sospettare l’esistenza di un universo totalmente diverso, e non perché questo si nascondesse, ma semplicemente perché io non ero attenta. Allo stesso modo adesso comprendo quanti altri ce ne possano essere, di universi pieni di vite e speranze e sogni e difficoltà di cui non so proprio niente. Questo mi porta a giudicare meno. A tentare di stabilire delle connessioni con gli altri, di ascoltare senza imporre loro i miei schemi mentali, perché questi schemi mentali sono terribilmente limitati alla realtà che conosco.
E la realtà che conosco è soltanto una parte infinitesima dei modi in cui la vita può essere vissuta, tutti ugualmente vivi e immensi, non importa se a sperimentarli sia il novantanove per cento della popolazione o solo l’un per cento.

 
Infinite variabili: dalle più classiche – la nazionalità, il colore della pelle, la fede religiosa, lo status economico, l’orientamento sessuale, l’identità di genere – a quelle più sottili – il modo di vivere le amicizie e le relazioni, il raporto con i familiari, in ultima analisi la storia personale di ognuno di noi. Ognuna delle centinaia di persone con cui interagiamo ogni giorno è una miscela di tutto questo, e della stragrande maggior parte di ciò che vive, prova e pensa io non posso capire assolutamente nulla.
Di nuovo: ho scoperto l’acqua calda, sì. Che ci posso fare se la passione per le tette mi ha dato una mano a rendermene conto? XD

 
Lo so, sto dicendo delle banalità, in fin dei conti.
E no, non serve essere lesbica per capire queste cose. Dico solo che la scoperta della mia omosessualità ha aiutato me ad entrare in contatto con una prospettiva diversa. Ciascuno può arrivarci nel proprio modo, attraverso tutte le esperienze che scardinano le certezze, che mettono in dubbio i modelli di vita. In teoria siamo tutti molto bravi, ma in pratica ci vuole molta umiltà per ammettere che ognuno di noi può cambiare idea, e che le nostre posizioni e le nostre vite non sono per niente solide come immaginiamo.

 
Perché anche questo ho scoperto, negli ultimi tre anni. Quest’omosessualità del tutto insospettata mi ha cambiato la vita – non potrebbe essere diversamente – e ha influenzato il mio rapporto con me stessa e con le altre persone. Mi ha resa più forte, più decisa, ma anche molto più cauta. Mi ha portata a sfidare il mio idealismo e a riconoscere tanti dei miei limiti e dei limiti delle altre persone. Mi ha ferita, spesso, perché cose che prima non mi riguardavano adesso bruciano fino alla carne viva. Mi ha spinta a riconoscere il valore delle persone meravigliose che ho intorno, i miei familiari e i miei amici.
Per una maniaca del controllo come me, è difficile accettare l’idea che la vita segua la sua strada indipendentemente dai piani che hai per lei. E tutto questo di certo non era nei miei piani, non perché non lo volessi, ma perché neanche immaginavo di poterlo volere.

 
Insomma, per concludere questo post troppo lungo, essere lesbica mi ha insegnato che un piccolo spostamento di prospettiva cambia drammaticamente tutto ciò che vediamo. Mi ha incoraggiato a non guardare le cose soltanto dal punto di vista più semplice, quello frontale, in piena vista, ma di cercare angoli nascosti, di fare attenzione anche alle ombre, di rendermi conto che quel che a volte viene etichettato semplicemente come “minoritario” e quindi ininfluente nasconde in realtà un potere enorme.
Il potere di cambiare noi stessi. Il potere di cambiare il mondo.

 
Vulcanica

Annunci

We are proud!

Da quando il mondo si è accorto che esistono le persone lgbt, è pieno di gente che parla di noi.
C’è gente che fonda la sua campagna elettorale su di noi, gente che manifesta contro di noi, gente che in classe o al lavoro o a casa o in treno si mette a parlare di noi. Siamo contronatura o no? Dovremmo essere tollerati o no? I bambini, siamo capaci di crescerli o no? E il modo in cui scopiamo, in cui viviamo, in cui lavoriamo, il modo in cui ci vestiamo, il modo in cui parliamo, le trasmissioni tv che guardiamo. Se siamo nati così o ci siamo diventati frequentando le compagnie sbagliate, se il buon dio ci ha fatti così per mettere alla prova i nostri genitori o per far loro scontare certe vecchie colpe, se dovremmo essere aiutati a guarire o soltanto a vivere sopportando questa croce.

Queste persone che parlano di noi non sanno niente di noi.
Non hanno mai sentito il suono dei singhiozzi di tua madre che piange perché sua figlia esce con una ragazza.
Non sanno com’è quando hai bisogno di tastare il terreno ogni volta che parli della tua vita con qualcuno.
Non conoscono quella determinazione disperata che ti prende dentro, quando ti rendi conto che forse dovrai scegliere tra la tua famiglia e la persona con cui vuoi stare. E prima ancora, la persona che sei.
Loro non sono mai stati svegli nel letto, a parlare col soffitto, chiedendosi: come andrà a finire? Potremo vivere insieme? Potremo avere una famiglia? Dovremo scappare via?
Non hanno mai avuto paura, presentandosi all’hotel per una vacanza insieme, che la signora alla receptionist facesse storie per la camera matrimoniale, e non hanno mai dovuto inventarsi un compleanno per spiegare un mazzo di fiori, o guardarsi intorno prima di stringere la mano a qualcuno, per controllare che nessuno stesse osservando.
Non conoscono la sensazione di quando uno sguardo, una risatina, un commento sussurrato ti risvegliano da quel piccolo, innocente spicchio di felicità che stai vivendo e ti ricordano che per te niente è gratuito.
Tutto va pagato. Ogni bacio, ogni parola d’amore, ogni desiderio.

Le persone che parlano di noi non sanno come sia essere noi, e non ce lo chiedono.
Non vogliono saperlo.
Non hanno voglia di sentir parlare di quel che passa un ragazzino gay a scuola. Di quel che trova, quando dopo la scuola torna a casa. Della paura che lo accompagna tutti i giorni.
Non hanno voglia di domandarsi cosa si prova davvero quando quello su cui tutti raccontano barzellette “innocenti” sei TU.
Non interessa, a loro, scoprire quanto coraggio e quanta forza ci vuole per andare avanti senza vergognarsi di ciò che sei, senza cedere alla tentazione di nasconderlo.
Non sanno e non vogliono sapere com’è avere paura per la persona che ami, paura per te stesso. Paura che la sua famiglia le proibisca di vederti. Paura che il suo datore di lavoro lo scopra e la licenzi. Paura che qualcuno la insulti, la spaventi, la picchi, la faccia star male.

lovewins__pinkiedash__by_dash_into_drawing-d90n1mg

Sì che ho paura.
E questo tipo di paura ti scava dentro un po’ ogni giorno, ti rende triste, duro, cattivo. Ti toglie ogni fiducia verso il prossimo. Erode ogni speranza che hai per il futuro.
Perché sai che, anche se dovessi campare cent’anni, non farai in tempo a veder sorgere il giorno in cui questa paura farà parte del passato. Puoi metterti al riparo. Puoi circondarti di persone che capiscano, puoi fuggire dai pregiudizi e dalla cattiveria, puoi trovare un posto sicuro e starci bene, ed essere felice. Puoi anche essere la persona più felice del mondo, ma saprai sempre che là fuori quella cosa c’è ancora.
Se sbagli strada, se parli con la persona sbagliata, se leggi il giornale sbagliato, se visiti il paese sbagliato, quella cosa comparirà di nuovo, e ti farà ancora paura.
Ognuno di noi l’ha vissuto, per questo siamo orgogliosi. Per questo portiamo in strada le bandiere arcobaleno, parliamo e ci raccontiamo e ci sosteniamo a vicenda e combattiamo e festeggiamo ogni volta che c’è qualcosa da festeggiare, difendiamo i nostri figli e spieghiamo quello che siamo e cerchiamo il dialogo e non ci arrendiamo, no, non ci arrendiamo mai.
Perché non possiamo dimenticarcela neanche per un istante, quella paura che abbiamo provato tutti almeno una volta. E neanche per un istante smettiamo di pensare che in questo preciso momento, da qualche parte, qualcuno sta piangendo.
Qualcuno sta pensando di farla finita.
Qualcuno si sente completamente solo al mondo.

Noi siamo qui.
Noi siamo quelli sbagliati, quelli diversi, quelli da cui stare alla larga.
Siamo noi, quelli che non vogliono più stare negli armadi e che pretendono diritti e leggi e sicurezza e dignità.
Siamo qui, con le nostre storie, le nostre emozioni e tutta la nostra paura.
Siamo qui con le nostre voci e non staremo zitti, mai più.

Vulcanica

Dell’arte di scegliersi gli amici

Ok, respirone: questo è un post polemico. Qualcuno potrebbe rimanerci male. E no, stavolta non saranno i cattolici, tanto per cambiare!
Però se non dicessi quel che penso, anche quando può offendere qualcuno, il blog non servirebbe a nulla. E magari questa volta mi sbaglio, perciò spero che qualche lettore avrà la pazienza di illuminarmi e di farmi capire questo fenomeno.

Dopo la premessa conciliante, il tema è questo: avete presente quanto ci incazziamo quando gli omofobi iniziano le loro tiritere con il proverbiale “Ho tanti amici gay, ma…”? Ecco. La mia domanda di oggi è al contrario: com’è che noi abbiamo tanti amici omofobi?
E parlo di amici, sia chiaro.
La famiglia non te la scegli, i colleghi di lavoro o compagni di scuola nemmeno. Ma gli amici sì.

Perciò quando sento persone che mi dicono: “Ho la bacheca di facebook piena di questa roba sul gender”, mi viene da chiedere: e com’è che tra i tuoi contatti facebook è pieno di bigotti ignoranti?
Quando sento persone che mi dicono: “Non ho detto ai miei amici che sono gay perché ho paura che la prendano male”, mi viene da chiedere: e com’è che hai degli amici di merda? E ti fai anche scrupoli all’idea di rischiare di perderli?

Ora, anche se quando scrivo sul blog e sulla pagina cerco sempre di essere positiva, incoraggiante e simpatica (non so quanto ci riesca), io nella vita ho un pessimo carattere. Ho molti più ex amici che amici e per una ragione molto semplice: taglio i ponti. Pure troppo. Non sono il tipo di persona che passa sopra a tutto in nome di un’amicizia storica o del quieto vivere. Non dico che sia giusto ciò che faccio, ma sono fatta così. Quindi mi riesce particolarmente difficile capire che senso abbia continuare a tener vivi dei rapporti con persone che sono così grette e ignoranti da discriminare qualcuno in base al suo orientamento sessuale. Se a essere omofobi sono tuo padre, tua madre, il tuo datore di lavoro, lo capisco che sia molto difficile, perché quella non è gente con cui puoi chiudere da un giorno all’altro.
Ma gli amici? Le persone che tu stesso scegli di frequentare?
Tanti mi rispondono: “Ma no, non sono amici, è che sono conoscenti quindi abbiamo l’amicizia su facebook.”
Bene, toglietela. E se vi va, o se vi fanno domande, spiegate pure perché. Non dico di essere maleducati, basta spiegare: “Le tue opinioni mi infastidiscono e mi feriscono”.
“Eh ma non sta bene.”
Ah non sta bene? Loro ci insultano, ci disprezzano, e non sta bene se noi proviamo a reagire?
Ma come pensiamo di cambiarlo il mondo, se abbiamo paura di fare un dispetto a qualcuno, se non altro allo scopo di aiutarlo ad aprire gli occhi?
Non siamo NOI che dobbiamo essere timidi. Se uno è fascista, se è ignorante, se è un cretino che non sa distinguere una buona fonte da un sito spazzatura, se è un omofobo è LUI che si deve vergognare, e NOI abbiamo la libertà e anche il dovere di farlo vergognare. Altrimenti, con questa scusa delle buone maniere, va a finire che dobbiamo anche ringraziare chi ci pesta sugli autobus, chi ci caccia dai ristoranti, chi manifesta contro i nostri diritti.
Lo ripeterò finché avrò fiato: LORO HANNO TORTO. E secondo me stare zitti, fare buon viso a cattivo gioco significa dargli quasi ragione, concedere loro una licenza che li autorizza a continuare a pensarla così e a propagandare le loro idee.
Non è vero che tutte le opinioni vanno rispettate, non quelle che ledono la dignità di altri esseri umani. E avere almeno il coraggio di farlo presente alle persone che conosciamo mi pare un buon inizio.
Che poi, chissà, magari qualcuno di loro il dubbio se lo pone. Magari si informa, o ci fa delle domande, e va a finire che cambia idea. Perché per cambiare il mondo bisogna far cambiare idea alle persone, una alla volta, e per farlo bisogna incontrarsi, certe volte scontrarsi.
E in ultima analisi, se non altro, togliere il saluto a certa gente è davvero una bella soddisfazione.

Vulcanica

Io voglio solo essere me stessa!

“I tuoi lo sanno che sei gay?”

“Sì, gliel’ho detto subito. Non sarei mai riuscita a nasconderlo…”

“E come l’hanno presa?”

“Eh, poteva andare peggio. Certo, non è che fossero contenti…ma si sono rassegnati, diciamo. Per qualche mese però me la son vista brutta…”

“Ti capisco, sai? I miei non hanno mai accettato il fatto che stia con un ragazzo marocchino. Non è quello che volevano per me.”

Oppure:

“Ti capisco, sai? I miei non hanno mai accettato il fatto che abbia scelto di trasferirmi a Francoforte. Volevano che restassi vicina a casa.”

4362809964_8c6d7b79e0_b

 

Oppure:

“Ti capisco, sai? I miei non hanno mai accettato il fatto che io non voglia avere bambini. Per loro una donna che non ha figli non è davvero una donna…”

Oppure:

“Ti capisco, sai? I miei non hanno mai accettato che…”

Che faccia l’estetista invece che l’ingegnere. Che suoni la batteria invece che il piano. Che preghi Allah invece che Dio. Che…devo continuare? Ne ho sentite tante di risposte così.

Avete presente quelle frasi che si dicono sempre sugli animali domestici? “Non comprate ai bambini un cucciolo per soddisfare un capriccio, sono esseri viventi, non giocattoli…”

Ecco. Vorrei che si iniziasse a dirlo anche per i figli. Un figlio non è un giocattolo, non lo è da piccolo e non lo è nemmeno quando cresce. Se vuoi fare figli soltanto per giocare con loro come con delle barbie, con dei burattini, allora comprati un pupazzo.

Sei mio padre, sei mia madre. Hai messo al mondo una persona. Che cosa ti aspetti, che questa persona sia solo una pallida eco di te? Un riflesso vuoto? Se parliamo di “miracolo della vita”, è proprio perché è un miracolo: quello dell’autodeterminazione, della coscienza. Avermi messo al mondo non ti dà il diritto di negarmi questo! Che amore è, un amore che ha paura di me, di quel che diventerò?

Siate fieri dei vostri figli, di quel che raggiungono. Siate fieri della loro capacità di essere diversi da voi. Abbiate rispetto per i vostri figli, siate curiosi nei confronti delle cose che sanno fare, delle cose che amano fare, della vita che vogliono vivere. Non costringeteli a scegliere fra voi e i loro sogni. Altrimenti rischiate di perderli per sempre.

Vulcanica

 

 

 

Out of the Closet – Conclusione

Cara mamma, cara papà, sono gay

Questa che vi presento qui sotto è una lettera di coming out. L’ho scritta pensando a come avrei voluto che fosse il mio coming out, o forse a come mi dichiarerei se dovessi farlo oggi, con un po’ d’esperienza e di riflessione in più. Spero che possa essere un aiuto e un incoraggiamento per quanti di voi vogliono uscire dall’armadio ma non trovano le parole giuste o il momento giusto.

Dichiararsi per iscritto ha sicuramente dei lati positivi rispetto al farlo a voce. Dà un po’ più di tempo a te e ai tuoi familiari per assimilare la notizia ed evita il rischio che, nell’agitazione del momento, volino parole grosse che poi sono difficili da cancellare. Ma ci sono anche dei lati negativi: i tuoi genitori potrebbero leggere la lettera e non trovare il coraggio di risponderti o di parlarne con te. Questa è una decisione che puoi prendere solo tu. E ricorda comunque che le mie sono semplici indicazioni, ma naturalmente ogni coming out è una storia a sé e non esiste un modo “giusto” di dichiararsi.

Buona fortuna!

Cara mamma, caro papà,

 

forse siete sorpresi di trovare questa lettera da parte mia o forse no. Vi chiedo per favore di leggerla con attenzione, di leggerla fino in fondo, con calma e di rileggerla quando l’avrete finita, prima di fare qualunque cosa.

Non vi preoccupate! Sto bene, non mi sono cacciato nei guai. Non ho combinato casini. Quello che voglio dirvi me lo porto dentro da un bel po’ e non so se voi abbiate dei sospetti oppure no, ma sento che non è giusto nei miei confronti né nei vostri continuare a far finta di niente. Io vi voglio bene, voi volete bene a me. Ho bisogno di condividere con voi quello che sento dentro, anche se ho paura di ferirvi.

Mamma, papà, credetemi se vi dico che l’ultima cosa che voglio è darvi un dispiacere. Forse in un primo momento voi reagirete male a quello che sto per dirvi, forse vi sentirete persino delusi o traditi, o magari in colpa perché credete di aver fatto qualcosa nel modo sbagliato. Non è così. Siete dei bravi genitori e io mi sforzo di essere un bravo figlio. E proprio per questo voglio che sappiate la verità.

Sto parlando dei sentimenti che provo. L’attrazione, il desiderio, l’amore che provo sono come quelli di tutti gli altri, ma a differenza di come capita alla maggior parte degli altri non sono rivolti alle persone del sesso opposto al mio. Mi piacciono le persone del mio stesso sesso.

È tutto qui, davvero. Mi sembrava una cosa così grande che non sapevo come dirla, e invece ora l’ho fatto. E non c’è nient’altro, è tutto qui. Adesso sembra così naturale parlarvene che non so come ho fatto a tenermelo dentro per tanto tempo.

Perché è davvero solo questo. Io sono sempre io. Sono sempre la persona che conoscete, vostro figlio, quello che avete cresciuto e lo avete fatto bene! Non so come vi sentite in questo momento, ma è soltanto un momento. Continuate a leggere, per favore.

Capisco bene che siate preoccupati. Siete preoccupati per me, perché avete paura che la mia vita sarà più difficile di quella degli altri, o anche solo diversa da come voi la immaginavate fino a un momento fa. Siete preoccupati per le reazioni di chi lo verrà a sapere. Siete preoccupati perché forse questa cosa è così lontana dalla vostra vita che neanche riuscite bene a immaginare cosa significhi e che conseguenze abbia.

Ma vi prego di riflettere su una cosa, mamma, papà: questo è quello che sono. Se anche volessi, non potrei cambiarlo. Ho due alternative: essere me stesso e cercare di vivere nella maniera migliore possibile, essere sincero con voi, aprirvi il mio cuore e cercare la mia personale e unica strada per la felicità, oppure mentire. Mentire a voi, a me stesso, a tutte le persone che incontro, per sempre. Questo non potrà mai farmi stare bene, mamma, papà, e non potrà far stare bene neanche voi.

Non sentitevi come se vi fosse capitata una disgrazia o una sfortuna. Non ho una malattia, non ho avuto un incidente. E non credete neanche che sia così eccezionale quel che vi ho detto: siamo in tanti. Siamo in tanti e sempre più sono quelli che vivono senza paura, col sostegno delle loro famiglie, come spero di poter fare anche io da oggi in poi.

È vero che la mia strada, forse, sarà un po’ più difficile di quella degli altri. Ma mi avete già insegnato una volta a camminare, adesso vorrei che camminassimo insieme. Se vi ho scritto questa lettera, se ho sentito il bisogno di dirvelo è proprio perché non voglio farlo da solo. Voglio che voi siate con me.

Mamma, papà, posso essere felice come tutti. Posso essere innamorato e realizzato nella vita come tutti. Posso avere una famiglia come tutti. Per fortuna oggi è possibile. Ma tutto questo voglio farlo insieme a voi, senza nascondervi niente.

So di chiedervi molto. Vi chiedo di amare vostro figlio per quello che è, di vederlo per quello che è e di amare me più di quanto amiate le vostre aspettative o i vostri preconcetti. Non vi lascerò soli in quest’impresa. C’è così tanto che voglio dirvi! Voglio che anche voi possiate leggere quel che ho letto io, guardare i video che ho guardato e che mi hanno commosso, conoscere la realtà di altre persone che provano i miei stessi sentimenti. Per favore, non respingetemi. Facciamo questo percorso insieme.

Se vi rifiutate di ascoltarmi, se chiudete la porta in faccia alla realtà, vivrete per sempre in un’illusione. Potete credere che tutto sia come prima e che questa lettera non l’abbiate mai letta, e io potrei persino lasciarvelo credere, ma non sarebbe più lo stesso. Non ci sarebbe più fiducia tra noi. Sarei costretto a nascondervi parte della mia vita e voi sareste costretti a sospettare di me tutto il tempo, ad avere il cuore stretto tutto il tempo, sempre con la paura di essere scoperti come se avessimo commesso un delitto.

Se invece mi date la mano e camminate insieme a me, all’inizio vi sembrerà tutto strano e difficile, ma vi abituerete all’idea. Vi abituerete e arriverete a vedere le cose come sono veramente, semplici e pulite, e non come forse adesso le immaginate. Così sarete felici e permetterete anche a me di esserlo.

Per favore, venite ad abbracciarmi adesso.

Vostro figlio

 

Con questo post si conclude la mia guida al coming out con le bellissime illustrazioni di Cloud.

Presto troverete sul blog e sulla mia pagina facebook la versione .pdf che riassume tutti i post della guida in versione corretta e ampliata (illustrazioni comprese) così da poterla scaricare tranquillamente e, se volete, stamparla.

Naturalmente spero che circolerà il più possibile e che potrà essere d’aiuto a qualcuno. Spero anche che questo progetto vi sia piaciuto, che non vi abbia deluso e che vi abbia aiutato a fare un po’ di chiarezza sul tema del coming out. Sarò felice di ricevere i vostri pareri, suggerimenti o riflessioni all’indirizzo vulcanica.nessunarmadio@gmail.com.

Grazie a tutti per avermi seguita fin qui!

Vulcanica

A volte senti il cuore spezzarsi.

Il mio intento oggi era quello di concludere il Progetto Out of the Closet pubblicando il post conclusivo della guida, ovvero il facsimile di una lettera di coming out, che possa essere di ispirazione o di incoraggiamento a chi vuole dichiararsi ma non sa trovare le parole.
Però credo che aspetterò ancora un po’ a farlo, perché in questo momento non mi sento pronta. Non mi sento in grado di consigliare a qualcuno di fare coming out, oggi.

Io non credo di essere una persona negativa. Ho bene in mente, e mi sforzo di ricordarlo ogni giorno, che non è vero che le cose non cambieranno mai. Le cose cambiano.
Le cose cambiano perché oggi ci si scontra sul tema delle adozioni gay, ma fino a pochi anni fa neanche i più spregiudicati ottimisti avrebbero osato sperare nelle adozioni gay.
Le cose cambiano perché oggi ci lamentiamo che non si contrasti abbastanza il bullismo omofobico, ma fino a pochi anni fa quello non era neanche considerato bullismo, ma “la normalità”.
Le cose cambiano perché il coming out di Ellen Page nel 2014 ha fatto molto meno scalpore del coming out di Ellen Degeneres nel 1997, quando la sua carriera si arenò perché nessuno voleva più darle una parte.
Le cose cambiano perché le storie a lieto fine sono sempre di più, e sempre di più sono le persone per cui l’omosessualità è solo una variante fisiologica e normalissima dell’orientamento sessuale, e perché sempre di più sono i genitori che combattono accanto ai figli, e le associazioni, le campagne, persino i brand che (sebbene a scopo puramente commerciale) si fanno portavoci della spinta verso l’uguaglianza.
Le cose cambiano perché sono cambiate sempre, nella storia. Lentamente, con una lentezza esasperante, passo dopo passo.

Il problema è che le cose cambiano altrove, e ciascuno di noi ha tutt’al più ottanta o novant’anni da vivere.
Per chi è lgbt oggi, e ha bisogno di leggi e di diritti e di rassicurazioni e di sostegno adesso, è una magra consolazione il pensiero che tra cent’anni chi si trova nei suoi panni non patirà le stesse sofferenze. Un pensiero nobile, incoraggiante, ma non abbastanza per sconfiggere la paura e la tristezza e il dolore e l’umiliazione.
E io lo sento, questo dolore. Io che vivo in un’isola felice, con genitori e fratelli che mi hanno accettata, amici e colleghi che mi supportano al cento percento, nonostante tutto mi sento umiliata, mi sento addolorata quando giorno dopo giorno vedo questo paese calpestarmi e calpestare ciò che ho di più caro.
Perché non mi basta sapere che “prima o poi faremo una legge sulle unioni civili” quando negli altri paesi le coppie omosessuali sono già famiglia, lo sono oggi.
Perché non mi basta pensare che è una cosa bella che i miei genitori non mi abbiano cacciata di casa. Come se avessi assassinato qualcuno e dovessi essere grata a chiunque ritenga opportuno concedermi lo stesso la sua amicizia, il suo amore o il suo rispetto.
Perché in televisione c’è spazio solo per papa Francesco e il suo sinodo sulla famiglia, senza riguardo per le migliaia e migliaia di famiglie cui una chiesa che si finge progressista e che ha un’immensa influenza politica sbatte ancora la porta in faccia.
Perché mi tocca leggere sui social network discussioni di persone eterosessuali che pontificano sul fatto che sia o meno accettabile che io viva in un certo modo, che abbia una famiglia, dei figli, e che mettono in discussione senza conoscermi la mia capacità di crescerli, sulla base di nulla. Come se quella di cui parlano non fosse la mia vita.
Perché siamo persone, uomini e donne, cittadini, lavoratori, e siamo stufi di dover elemosinare un po’ di tolleranza, come se tutto questo non ci spettasse di diritto.

Perché non voglio più vedere mia madre imbarazzata quando le chiedono se ho un fidanzato.
Io vorrei che fosse libera di rispondere che ho una fidanzata e che sono felice.

Per questo motivo, oggi non me la sento di incoraggiarti a uscire fuori dall’armadio.
Ho solo voglia di abbracciarti e dirti di essere forte, che la vita non sarà facile, quando sarai fuori, anche se per te non è facile nemmeno adesso.
Ho solo voglia di dirti: “Rimanda a domani.”
Prima di fare coming out, trovati un amico che ti ami per ciò che sei, un amico su cui sai di poter contare, e tienilo stretto perché in tanti momenti potresti aver bisogno della sua spalla su cui piangere.
Prima di fare coming out e pensare ingenuamente, come me, che questo non ti cambierà la vita, rifletti a fondo sul mondo in cui vivi.
Prima di fare coming out prendi un bel respiro. Ti faranno del male ogni giorno. Ma è il male che fanno a tutte le persone intelligenti e sensibili, che siano gay o no.
Domani tornerò a incoraggiarti, a credere profondamente in quel che facciamo, nelle cose che stanno cambiando perché noi le stiamo cambiando.
Ma oggi mi sento solo di dirti: prima di fare coming out, prepara una valigia e tienila sotto il letto, perché in certi momenti la voglia di andartene da qui sarà fortissima.

Vulcanica

Out of the Closet – Section 3.3 A chi posso rivolgermi?

Ecco la terza e ultima parte del terzo capitolo della guida al coming out.

Continua da qui. Le illustrazioni sono di Cloud!

6. GAY E FEDE? NON PER FORZA INCONCILIABILI
Di solito ad avere più difficoltà nell’accettare l’omosessualità sono le persone religiose. Questo blog si occupa di identità di genere e orientamento sessuale, non di spiritualità, quindi non spetta a me spiegarti come trovare un compromesso tra la tua fede e la sessualità di tuo figlio. Quello che però posso fare è dirti che questa possibilità esiste!
Ci sono molti sacerdoti e molti movimenti che si presentano aperti rispetto al tema dell’omosessualità. Pensa ad esempio al referendum che ha da poco avuto luogo in Irlanda e che ha sancito l’estensione del matrimonio anche alle coppie omosessuali. Sapevi che la Chiesa cattolica irlandese, per la stragrande maggioranza, non si è opposta?
Qui di seguito trovi alcune fonti da visitare se vuoi saperne di più su come omosessualità e fede possano convivere in maniera serena:
http://www.gionata.org/chi-siamo/
http://www.gaychristian-europe.com/index-it.php
http://www.gruppoemmanuele.it/chi-siamo/
https://kairosfirenze.wordpress.com/chi-siamo/
http://www.forumcristianilgbt.it/
https://refoitalia.wordpress.com/chi-siamo/
http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/mat_discrim.php
Che te ne pare? Scommetto che non ti aspettavi che ce ne fossero così tanti! Ma non è finita qui, anzi, di siti che raccontano storie e testimonianze in cui si conciliano fede e omosessualità ce ne sono davvero tantissimi. Un breve elenco lo trovi su questo forum:
http://noemi.forumattivo.com/t278-i-gruppi-di-lesbiche-e-gay-cristiani-chi-e-dove-sono
e un’altra lista abbastanza esauriente si trova qui:
http://www.gruppoemmanuele.it/link/
Infine, ti suggerisco questa testimonianza:
http://www.huffingtonpost.it/2015/02/13/gay-e-cattolico-non-e-un-problema_n_6678592.html
Ma ne puoi trovare molte altre in rete! Scommetto che, dopo aver consultato tutto questo materiale, inizi a pensarla diversamente, vero? Non esiste un solo modo di vivere la fede, così come non esiste un solo modo di vivere l’amore o la sessualità. Essere omosessuale, come abbiamo già detto, non è una scelta o una perversione morale, non è una malattia, è semplicemente un fatto naturale. Gesù non ha mai parlato di omosessualità.
Nell’antico testamento l’atto omosessuale viene condannato nel Levitico, ma di certo oggi nessuno penserebbe di seguire la Bibbia alla lettera, senza interpretarla. Se la pensi diversamente, leggi questo documento: http://aftersantana.altervista.org/lomosessualita-e-mille-altre-cose-vietate-dal-levitico/
Come vedi, per le Sacre Scritture essere gay o mangiare carne di lepre sono peccati della stessa gravità.
Quanto all’atteggiamento della Chiesa, ricordiamoci che la Chiesa è fatta di uomini e gli uomini, anche se ispirati da un sentimento di fede, sono creature del proprio tempo. Pensiamo per esempio ai tribunali dell’Inquisizione, ai processi contro Galileo e Giordano Bruno, alle crociate, alla conversione forzata degli indiani d’America…tutte queste cose appartengono alla Chiesa del passato, mentre oggi non è più così perché il mondo è cambiato. Per parlare di tempi più vicini, fino a qualche decennio fa una donna che non arrivasse vergine al matrimonio era considerata disonorata, si trattava di un peccato gravissimo. Ma già ad oggi soltanto i cattolici più intransigenti considerano questa norma come inderogabile! E chi dice allora che un domani la Chiesa non cambi la propria posizione sull’omosessualità?
Spero che le mie parole e soprattutto le testimonianze che ti ho proposto possano aiutarti a riflettere senza pregiudizi, e concludo consigliandoti questo:
http://progettofratellomaggiore.com/2015/07/29/religione-e-la-comunita-lgbt-nel-documentario-owning-our-faith/

12050633_10200607409424889_1073729331_o
7. COSA DEVO FARE ADESSO?
Sei determinato a supportare tuo figlio e vuoi trovare il modo migliore di comportarti per essergli vicino in questo momento. Come si fa?
Beh, innanzitutto ci devi parlare. Nessuno meglio di lui (lei) saprà spiegarti le sue esigenze e dirti che cosa si aspetta da te o che cosa vorrebbe. Ma qualche linea generale possiamo già stabilirla:
1) Non giudicarlo. Tuo figlio non ha bisogno che tu gli dia un giudizio morale su qualcosa che fa parte di lui (lei) e che non ha affatto la possibilità di controllare, reprimere o cambiare. Come non puoi prendertela con lui (lei) perché ha gli occhi chiari o perché non gli piace il tennis, così non puoi arrabbiarti perché è gay. Tu hai scelto di essere eterosessuale? No. Ti è capitato e basta, sei nato così. Beh, ti sembrerà strano all’inizio, ma lo stesso vale per lui (lei).
2) Non rifiutarti di parlarne. Alcuni genitori pensano che sia meglio rimanere fuori da queste faccende. Non è così. Si tratta di una parte importante della vita di tuo figlio, e se lui (lei) ha sentito il bisogno di condividerla con te, vuol dire che vuole averti vicino. Se decidi di affrontare questa cosa adesso, sarà difficile e impegnativo nei primi tempi, ma poi potrai assimilarla in fretta e avere un rapporto sereno con tuo figlio per il resto delle vostre vite. Se invece ti rifiuti di farlo, quest’ombra vi accompagnerà sempre, vi dividerà sempre. Ci sarà una barriera tra voi due che non potete attraversare, una frattura. Davvero è questo che vuoi? Pensi di non amarlo abbastanza da superare le tue paure, le tue esitazioni, i tuoi dubbi, per dargli la comprensione e l’affetto di cui ha bisogno? Certo che lo ami abbastanza. Certo che ce la farai. Ci vuole solo un po’ di coraggio, provaci. Se non tenti, rimpiangerai quest’occasione per sempre.
3) Non pensare solo a te stesso. In questo momento sei turbato, i tuoi sentimenti sono sottosopra e ti sembra spontaneo pensare a come stai, a come la rivelazione ti abbia sconvolto. Ma attento: in questo modo, se ti concentri troppo su come ti senti, potresti dimenticare che qui la persona che è davvero al centro di tutto è tuo figlio. Per quanto tu sia colpito, pensa che lui (lei) lo è molto più di te, perché ha scoperto qualcosa di davvero importante e profondo su se stesso, al punto da sentire la necessità di coinvolgerti. Se adesso ti focalizzi troppo sui tuoi sentimenti, facendo sentire in colpa tuo figlio per averti procurato questo shock, rischi di fare proprio il contrario di quel che vorresti: apparire lontano e freddo invece di essergli vicino! Parlagli del modo in cui ti senti, sì, ma non dimenticare di chiedere come sta lui (lei). Il percorso per accettare la propria sessualità può essere più o meno complesso e faticoso. Cerca di esserci per tuo figlio e di fargli sentire tutto il tuo supporto.
4) Non ossessionarti. E non ossessionarlo, aggiungerei. D’accordo, tuo figlio è gay: ma ricordati che la vita continua. Per quanto questa questione sia importante e vada affrontata, diventare ossessivo e non parlare d’altro potrebbe essere un po’ snervante per tutta la famiglia. Evita di fissarlo a lungo alla ricerca di un gesto o un movimento che rivelino il suo inaspettato lato gay, evita di immaginare che abbia una relazione sessuale con qualsiasi essere del suo stesso sesso nel raggio di un chilometro (d’accordo che è figlio tuo, ma nessuno è così affascinante!) ed evita di preoccuparti ossessivamente di malattie sessuali, promiscuità o brutti incontri (cose che sono sì preoccupanti, ma che capitano anche agli etero…).

8. PER CONCLUDERE: A CHI RIVOLGERTI
Questa guida è quasi giunta al suo termine, ma di certo questo non significa che tu abbia già finito di rifletterci. Infatti sto per assegnarti i compiti a casa! Ovvero, ti consiglio una serie di siti e riferimenti utili a cui puoi rivolgerti per approfondire qualsiasi argomento su cui tu abbia perplessità o preoccupazione.
Iniziamo da alcuni progetti molto interessanti:

Qui trovi una serie di testimonianze di uomini, donne e coppie gay, lesbiche e bisex pensate per rassicurare e incoraggiare le persone, in particolare i giovanissimi, vittime di discriminazione o bullismo omofobo o semplicemente perplessi riguardo al proprio orientamento sessuale: http://www.lecosecambiano.org/

Qui puoi trovare tanti video in cui ragazzi e ragazze, coppie, genitori e figli raccontano la propria esperienza con il mondo lgbt: http://progettofratellomaggiore.com/
Tra le associazioni lgbt, ti consiglio naturalmente Arcigay: http://www.arcigay.it/chi-siamo/storia/
L’assocazione di avvocati Rete Lenford offre assistenza alle persone lgbt che subiscono discriminazioni nella vita o sul posto di lavoro: http://www.retelenford.it/chi-siamo.html

Agedo è l’associazione dei genitori, parenti e amici di persone lgbt e si pone come scopo proprio quello di essere di sostegno durante il percorso faticoso di comprensione e accettazione dell’omosessualità di un figlio, fratello o amico: http://www.agedonazionale.org/

E ora passiamo ai film. Infatti il cinema si è occupato spesso di storie che hanno a che fare con il mondo lgbt e di sicuro vederne qualcuno può essere un buon modo per riflettere e guardare le cose da un’altra prospettiva.
Ti consiglio innanzitutto il famosissimo “I segreti di Brokeback Mountain”. Si parla di amore fra due uomini e dell’impossibilità di vivere quest’amore liberamente, con serenità. Toccante, sincero e intenso.
In secondo luogo ti consiglio di vedere “Prayers for Bobby”. Il film racconta la storia di un ragazzo che si scopre gay e di sua madre, molto religiosa e incapace di accettare l’omosessualità del figlio. Anche qui c’è da commuoversi e riflettere. Attenzione: il film è tratto da una storia vera!
Un altro film interessante, questa volta italiano, è “Mine vaganti”. Anche qui troviamo un giovane omosessuale che si confronta con l’intolleranza della propria famiglia.
Un film romantico e doloroso sull’amore tra due donne in una società che rifiuta completamente l’omosessualità è “Viola di Mare”.
Ce ne sono molti, molti altri ma…cominciamo da qui!
E per passare dalla pellicola alla vita reale, voglio concludere questo elenco di suggerimenti proponendoti il video in cui l’attrice canadese Ellen Page dichiara pubblicamente la propria omosessualità. Questo video è stato d’aiuto a me e, ne sono certa, a tante altre persone che combattono ogni giorno per affermare la propria identità al di là delle discriminazioni e della paura di sentirsi “diversi”: https://www.youtube.com/watch?v=JYcbtY2LhbA

E infine sappi che, per qualsiasi cosa, io sono a tua completa disposizione: scrivimi a vulcanica.nessunarmadio@gmail.com e sarò felice di ascoltare la tua storia, rispondere alle tue domande o dubbi, darti consigli, fornirti strumenti utili e magari metterti in contatto con persone molto più in gamba ed esperte di me.

Allora, come ti senti adesso? Un po’ meno preoccupato? Lo spero bene!

Vulcanica