Stonewall

“We are everywhere!”

Slogan dei manifestanti durante i moti di Stonewall del 1969.

Hai mai sentito parlare dei moti di Stonewall? Scommetto che la risposta è no.

E del Gay Pride? Ah, questo sì! Quella specie di carnevale con gente vestita in modo ridicolo, boa di struzzo, arcobaleni, tacchi e spillo e tanto, tanto trash.

Se questo è tutto ciò che sai del Pride, conosci solo metà della storia, la metà comunemente rappresentata dai media e dai luoghi comuni perché è la metà più semplice, immediata, superficiale. Ma sono proprio la superficialità e l’incompletezza di questa rappresentazione a trasformare spesso noi gay, nell’immaginario collettivo, in macchiette bizzarre e stravaganti quando non addirittura in persone morbose e perverse.

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Nonostante l’atmosfera di leggerezza e colore che è un segno distintivo del mondo lgbt, il Gay Pride non è un carnevale, ma una manifestazione a favore dei diritti civili. Infatti, si svolge ogni anno in molti paesi del mondo il 28 giugno, in ricordo dei moti di Stonewall del giugno ’69, una serie di scontri tra gli omosessuali e la polizia di New York. Il nome deriva dallo Stonewall Inn, un bar gay di Manhattan.

Nella New York di fine anni sessanta non è facile essere omosessuali. La polizia irrompe continuamente nei bar gay e addirittura agenti in borghese adescano gli omosessuali per strada per poi arrestarli. Baciarsi, tenersi per mano, indossare abiti dell’altro sesso sono atti sovversivi sufficienti a essere condotti in cella. A volte i nomi degli arrestati sono anche pubblicati sui giornali. L’omosessualità è così infamante che molti gestori dei bar rifiutano di servire alcolici ai gay per non rischiare di perdere la licenza. Allo Stonewall Inn le irruzioni della polizia sono la norma: di solito la clientela sopporta con pazienza le perquisizioni e la richiesta dei documenti e entro qualche ora tutto torna alla normalità.

Ma la notte tra il 27 e il 28 giugno accade qualcosa di diverso: gli avventori del bar, quasi tutti transessuali e drag queen, si ribellano. Lanci di bottiglie, pestaggi, violenza. Tredici arresti e quattro poliziotti feriti. Gli scontri si interrompono solo per riprendere la notte successiva: circa duemila manifestanti si oppongono alla polizia. Quella notte a New York nasce il gay pride, l’orgoglio gay, la fierezza di essere ciò che si è. I queer, una parola dispregiativa che significa “strano, perverso, indecente”, sono stufi di essere vittime. Dopo i moti di Stonewall, nel giro di pochi mesi, le forze a sostegno del mondo lgbt si unirono in associazioni in molti paesi per combattere a favore dell’uguaglianza e dei diritti per tutti. A partire dall’anno successivo, e per tutti quelli seguenti, celebrazioni e manifestazioni come il Pride rendono omaggio ai moti di Stonewall.

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Sylvia Rae Rivera, la trans ricordata per aver avviato la rivolta lanciando per prima una bottiglia o, secondo la leggenda, una scarpa con il tacco a spillo, contro un poliziotto, durante un Gay Pride ha ricordato: “La scintilla della rivoluzione l’abbiamo lanciata noi checche, travestiti e puttane.”

Allora, prima di ridere dei boa di struzzo, di provare imbarazzo e disprezzo per uomini vestiti da donna, di schifarti di fronte a due uomini che si baciano o osservare con sguardo morboso due donne che si baciano, ricorda quanti anni di sofferenza e di paura hanno portato ad una manifestazione come il Pride. Pensa a quanta forza ci vuole per rispondere alle discriminazioni e alle violenze con l’ironia e la leggerenza che queste persone hanno sempre dimostrato e pensa a quanto sia importante potere, almeno un giorno all’anno, rivendicare il diritto di camminare alla luce del sole, liberi di vestirsi come si vuole, liberi di amare chi si vuole, liberi.

Have you ever heard about Stonewall riots? I bet you haven’t.

And what about Gay Pride? Yeah, sure! That gross masquerade filled with ridicoulous dressed up people, feather boas, rainbows and high heels. 

If that’s all you know about Pride, you only know half of the story. The half that’s commonly reported by the media and the commonplaces because it’s the easiest, shallow part. But the superficiality and incompleteness of this representation often make people think of us gay people as odd, strange freaks, if not even as morbid and depraved persons.  

Despite the coloured and cheerful atmosphere which is a characteristic part of the lgbt world, the Pride is not a masquerade, but a manifestation for civil rights. In fact, it takes place every year in many countries on June, 28th in order to recall the Stonewall riots in 1969 in which homosexuals were fighting against the NYPD. The disorders are named after the Stonewall Inn, a gay bar in Manhattan.  

In the last ’60 years, in New York, being gay isn’t easy. Police bursts into gay bar over and over and even plain-clothes police officers lure gay people in the street and then arrest them. Kissing, holding hands, wearing clothes of the other sex are sufficiently subversive acts to end up in jail. Sometimes the names of arrested people are published on the newspapers. Homosexuality is such an abomination that many bartenders refuse to serve alcoholic drinks to gay people for fear to lose their license. Police break-ins are routine affairs at the Stonewall Inn: the customers usually wait patiently for some hours until it’s all over. 

But in the night between June, 27th and 28th something is different: the bar customers, most trangenders and drag queens, rise up. Thrown bottles, beating, violence. Thirteen are arrested and four policeman are injured. The disorders calm down only to start again the next night: about two hundreds demonstrators oppose to the police. That night in New York the gay pride was born: proud to be exactly who you are. Queer people are fed up of being victims. After the Stonewall riots, within a few months, lgbt association are founded in many countries in order to fight for equality and rights for everyone. Starting from the next year, celebrations and manifestations like the Pride pay a tribute to the Stonewall riots. 

Sylvia Rae Rivera, the transgender who started the rebellion by throwing a bottle – or, according to the legend, a high heel shoe – off to a policeman in the first place, said during a Gay Pride: “The match of the revolution was stricken by us fags, transvestites and whores.” 

So, before you start laughing about feather boas and being embarassed and disgusted by seeing men dressed up like women or boys kissing and before you start watching girls kissing each other with a morbid look, remember how many years of suffering  were necessary to get to the Pride.  Think about how much strength is needed to react to discriminations and violence with the joy and irony that those people have always showed up, think about how important it is that, at least once a year, one can claim his right to walk in the sun, free to dress as you please, free to love who you want, free.

 

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