Perché nessun armadio?

Perché proprio un blog? 

Prima di decidermi ad aprire questo blog ci ho pensato a lungo. Non sarà un po’ superficiale, mi chiedevo, pretendere di aiutare qualcuno, di entrare in quella che è la sua sfera più intima e delicata, attraverso lo schermo di un pc? Non sono cose da fare di persona, queste, guardandosi negli occhi?

Forse sì, sicuramente sì. Ma quando ti guardi allo specchio e non sai chi sei, perché hai scoperto di non rispondere più o forse di non aver mai risposto alle etichette che ti sono state affibbiate dalla nascita, ti senti solo, hai paura. Una paura così forte da spingerti a chiuderti in un armadio, non farti più conoscere e avvicinare da nessuno.

Parlarne è più facile frapponendo un intermediario tra sé e il mondo, e Internet è un ottimo intermediario. Se vuoi, la moderna versione tecnologica del vecchio: “Sai, a un mio amico è successo…” Un avatar, un nickname, un nome falso, qualsiasi cosa pur di non dover ammettere: “Sì, questo sono io, sta succedendo a me.”

Per la stessa ragione, quando le descrizioni di te che hai sempre considerato valide non sembrano più adatte, non è facile trovarne di nuove. Parole come “gay”, “lesbica”, “trans” fanno paura e sottintendono un universo sconosciuto, perciò minaccioso. Quella più indicata, “queer”, non è altrettanto nota. Etichettarsi è sempre antipatico e presuppone una consapevolezza e accettazione totale di sé che in pochi hanno la fortuna e l’intelligenza di provare.

Questo non è un blog gay, lesbo o bisex. Non è un blog con le etichette: è per chiunque senta il bisogno di parlare o di ascoltare. Perché può succedere a tutti, in qualsiasi momento della vita, di scoprirsi diversi da quel che si credeva. “Io non sono così” è spesso la prima cosa che viene in mente, la prima reazione. Si cerca di rimanere attaccati all’identità che ci siamo costruiti, anche se non ci sta più bene addosso, come un vestito che ti piace troppo per renderti conto che ti sta stretto e se lo indossi ti sentirai solo a disagio.

Perché no? Perché non tu? Conosci te stesso, dicevano gli antichi. Conosci davvero te stesso, mettiti faccia a faccia con la persona che sei, non nasconderti dietro alle tue sicurezze. Togli il freno e vedrai, la vita sarà bellissima!

Perché parlarne? 800px-Rainbow_flag_breeze

Molte persone, anche quelle che hanno un atteggiamento mentale relativamente aperto rispetto alla questione dell’identità di genere e all’orientamento sessuale, credono che questi non siano argomenti di cui si debba discutere ad alta voce: “Fai quel che vuoi, ma non farlo sapere in giro” è la regola d’oro del quieto vivere. Pensaci un attimo: quante persone omosessuali conosci? Quanti di loro sono adulti? Per la stragrande maggioranza della gente, la risposta a questa domanda è: nessuna. Su quanti di loro hai dei sospetti? Forse, sforzandoci un po’, si possono tirar fuori un paio di nomi.

Tutto qui? No. Sicuramente molte delle persone che conosci o hai conosciuto appartengono al mondo queer, ma lo nascondono nella vita di tutti i giorni. Alcuni stanno zitti a lavoro, altri anche con gli amici e la famiglia. L’armadio può essere più o meno angusto e soffocante, ma esiste ancora per tante persone.

Eppure, un po’ di discrezione sembra più una norma del buon senso che una limitazione della libertà personale, no? In fondo non è così difficile, basta tenere la bocca chiusa al momento giusto. Basta dire “amico” o “amica” invece di “compagno” o “compagna”. Basta non rispondere alle domande dirette, sviare l’attenzione, cambiare argomento. Stare attenti a quel che si dice.

“Bella maglietta, dove l’hai presa?”
“Grazie, me l’ha regalata la mia…un’amica.”

“Ehi, stasera usciamo, vieni anche tu?”
“No, grazie, ho già un impegno con il mio…con un amico.”

Pensa ai pranzi di famiglia, alle vacanze, alle cerimonie, ai giorni importanti della tua vita. A tutte le occasioni in cui desideri avere accanto quella persona, tenerle la mano. Accarezzarle il viso, far sapere a tutti quanto è speciale, quanto sei orgoglioso di averla vicino. No, non puoi, tieni le mani a posto, potrebbero vederti.
Sono solo piccole cose quotidiane. Questa è la vita di migliaia di persone, la vita normale. Nascondere, dissimulare, omettere, ogni giorno, per anni. Questo è l’armadio.
Per questo non è vero che “di queste cose non bisogna parlare.”

E adesso veniamo a te. A te che sei capitato qui perché vorresti una mano per capire quel che ti sta succedendo ultimamente, perché ti rendi conto di provare dei sentimenti che “non dovresti” o perché non ti riconosci più, forse non ti sei mai riconosciuto, negli abiti che indossi, nel tuo taglio di capelli e nel tuo nome. Adesso hai bisogno di calma per esplorare le tue sensazioni e di qualche informazione in più che ti aiuti a dare un nome a quel che provi e a viverlo serenamente. Ma, a meno che tu sia una persona molto fortunata e sicura di te, le emozioni principali che vivi in questo momento sono due: la vergogna e la paura. Paura del giudizio altrui, paura di ciò che diranno, di ferire i tuoi genitori, di perdere i tuoi amici, di non trovare mai qualcuno da amare.

Con il tempo, se hai la forza di affrontare quel che ti succede, scoprirai che non sei l’unico, anzi! E allora forse ti verrà in mente: se solo avessi saputo prima queste cose, quanta sofferenza e incertezza mi sarei risparmiato! Se i miei genitori avessero saputo quante persone vivono felici e amate senza rinunciare alla propria identità, si sarebbero spaventati molto meno! Se fin da piccolo avessi saputo che non dovevo per forza essere “come gli altri”, forse avrei risparmiato a me stesso e a chi mi stava vicino anni di dolore, di solitudine, di incomprensioni e di segreti. Tutto poteva essere più facile.

Tutto sarebbe più facile se di omosessualità, di identità di genere, di orientamento sessuale si parlasse davvero, non per luoghi comuni e frasi fatte. Ecco perché bisogna parlarne. E non è vero che “sbattiamo in faccia” agli altri la nostra diversità, chiediamo solo di vivere spontaneamente, di non doverci nascondere, come tutti dovrebbero avere il diritto di fare.
Ogni persona che esce dall’armadio può aiutarne altre dieci, con la sua storia, con la sua forza, con il suo orgoglio. Con il suo lieto fine.
Se ci sforziamo di combattere oggi, un domani non ci saranno più armadi per nessuno, solo la libertà.

Perché parlarne adesso?

Ti guardi intorno e d’improvviso non si parla d’altro che di gay. Santo cielo! Gay pride, matrimoni gay, omofobia, adozioni per le coppie omosessuali, personaggi famosi che dichiarano di essere gay. Gay ovunque! In tv, sui giornali, su Internet. Ma allora cercano proprio di attirare l’attenzione, questi qua? Che vogliono? Non si rendono conto che in questo momento esistono questioni più importanti da affrontare?

Anzitutto, non banalizziamo. Forse certe questioni non sono importanti per chi non è coinvolto, ma rivestono un ruolo di primo piano nella vita delle persone direttamente interessate. Voglio usare un esempio molto semplice, addirittura triviale: come ti sentiresti se andassi in banca perché il tuo conto corrente è stato bloccato e ti rispondessero che ci sono questioni più importanti, come la guerra, le epidemie, la fame nel mondo e l’inquinamento globale? D’accordo, ma tu hai bisogno del tuo denaro, no? Non chiedi che il mondo intero metta da parte le altre questioni e si mobiliti per il tuo conto. Chiedi solo che, tra tante cose, venga fatta anche questa, e lo chiedi perché pensi che rientri nei tuoi diritti.
E stiamo parlando di un conto corrente. Pensa se parlassimo della tua libertà di vivere come ritieni giusto e di amare chi desideri. Credi ancora che certe questioni non siano importanti?

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D’accordo, ma perché proprio adesso? Credo che davvero si parli di gay (e quando dico gay intendo parlare dell’intero mondo queer, perché di solito i media si riferiscono universalmente alle persone lgbt come “gay”) di quanto sia mai accaduto prima, e non è un caso. Non è perché ci piace essere al centro dell’attenzione, credeteci: quello che vorremmo è soltanto poter fare a meno di esserlo. Ma siamo costretti a farci sentire perché la società si accorga che esistiamo. Ora come ora, perlomeno nel nostro paese, non è così: le nostre relazioni non sono riconosciute in alcun modo. Al di là delle questioni specifiche che non intendo affrontare in questa sede, quello che chiediamo è, sotto forma di leggi, una legittimazione. In realtà io credo sia questo il terreno di scontro ideologico su cui certe forze politiche e in generale i rappresentanti di una certa mentalità si accaniscono: il punto, per molti di loro, non è discutere su quale forma dovrebbero avere le norme che regolano le relazioni omosessuali nella società. Il punto, per molti di loro, è che semplicemente essere gay è immorale, sbagliato. Pertanto, queste persone non meritano alcun riconoscimento, perché ciò equivarrebbe a premiare un comportamento deviato.

Non è strano che ancora tante persone la pensino così. Solo quarant’anni fa, in Italia, l’omosessualità era ancora elencata tra i disturbi mentali. Una malattia. Far cambiare idea al mondo in così poco tempo è difficile: contro di noi ci sono secoli e secoli di pregiudizi, secoli e secoli di persecuzioni.

Ma si può cambiare, anzi, il cambiamento è la naturale evoluzione dell’uomo e della società. Pensiamo al razzismo: fino a non tanto tempo fa era “normale”, inteso letteralmente come “nella norma”, credere che alcuni gruppi etnici fossero inferiori ad altri. Oggi il razzismo esiste ancora e in molte forme anche molto aggressive, ma tale atteggiamento non è più percepito come “normale” e non è, o almeno si presume che non sia, incoraggiato nell’educazione e nella società.

Ancora, pensiamo alla parità dei diritti tra uomini e donne: un obiettivo dal quale siamo ben lontani, senza dubbio. Ma non si può dire che, rispetto a un secolo fa, non siano stati fatti dei passi avanti: non esiste più il delitto d’onore, non si crede più che la moglie debba essere sottomessa al marito, la violenza domestica non è, o almeno si presume che non sia, considerata la regola.

Questo tipo di cambiamenti richiede due sforzi: da una parte, dev’essere l’opinione pubblica a muoversi, devono essere le persone a cambiare modo di pensare e di porsi rispetto al problema. Dall’altra, lo Stato deve provvedere a tutelare i diritti attraverso le leggi. A volte le nuove idee si radicano tra la gente prima di essere consolidate in leggi, altre volte accade il contrario.
Adesso pensiamo all’universo lgbt: crediamo davvero che fra cinquanta, cento anni il mondo avrà lo stesso atteggiamento nei nostri confronti? Una maggiore apertura e tolleranza è fisiologica. Si tratta di un processo lento e complesso ma inarrestabile, perché è così che gli uomini vanno avanti, inciampando e facendo errori. Ma perché ciò accada dobbiamo uscire noi, oggi, dall’armadio, e distruggerlo per sempre affinché nessun altro possa rimanervi imprigionato. Per questo, proprio adesso, abbiamo bisogno di visibilità!

Tutti i cambiamenti, all’inizio, sono duri da digerire. Si pensa sempre che le novità trascineranno il mondo verso l’immoralità, la catastrofe, il buio. Ma a trascinare l’umanità verso il buio non sono mai il progresso, le rivoluzioni del pensiero, la comprensione e il dialogo. A farlo è sempre la stessa bestia: l’ignoranza, la chiusura, la prepotenza, la meschinità di chi si ostina a voler dire la sua senza ascoltare il parere altrui. Di chi vuole togliere agli altri il diritto di vivere diversamente da come vive lui. Noi non siamo una minaccia per la libertà e la civilità, noi e le nostre battaglie siamo solo una delle tante forme attraverso cui la libertà e la civiltà vengono tutelate.

Chiunque tu sia, qualsiasi siano la tua razza, identità di genere, orientamento sessuale, idee politiche e religiose, classe sociale, un giorno potresti essere tu ad aver bisogno di combattere per affermare chi sei. E indirettamente la nostra lotta, come la lotta di tanti altri prima di noi, potrà esserti d’aiuto. Perché la vera lotta è una sola, quella a favore di un mondo libero, e stiamo tutti dalla stessa parte!

Perciò, se attorno a te non si parla d’altro che di gay, beh…prova ad ascoltare cos’abbiamo da dire!

Why a blog?

Before creating this blog I spent some time thinking on it. Isn’t it a little shallow, I wondered, claiming to be able to help someone, to enter the most private and delicate part of his life, through a computer screen? This kind of things should be done face to face.

Sure. But when you look in the mirror and don’t know who you are, because you found out you don’t fit in the label you were given anymore (or maybe you never did), you feel alone, you’re afraid. You’re afraid you get to hide in a closet to keep everyone away from you.

Talking is easier if you use an interface between you and the world, and Internet is a very good interface, just like the modern technological version of the good old: “A friend of mine…” An avatar, a nickname, a false identity, everything is good as long as you don’t have to admit: “This is who I am, this is happening to me right now.”

For the same reason, when the description of yourself you’ve always used are not suitable anymore, it’s not easy to find new ones. Words like “gay”, “lesbian”, “transgender” can frigthen because they show an unknown, and thus frightful, world. The most appropriate word, “queer”, is little known. Find a label is always annoying and it takes a self-acceptance and awareness that few people are smart and lucky enough to have.

This is not a gay, lesbian or bisexual blog. This blog is for anyone who feels the need to talk and to listen. Because we all, in every moment of our lives, can discover we’re different than we thought. “I’m not born this way” is often the first thing that comes to mind, the first reaction. One tries to stay attached to the identity one has built, even if it doesn’t fit anymore, like a dress you like too much to admit it’s too tight and it only makes you feel uncomfortable.

Why not? Why not you? Know yourself, said the ancients. Know your true self, meet the person you really are, don’t hide behind your securities. Let it go and you’ll see, life is awesome!

Why talk about it?

Many people, even those who have a relatively open mind with respect to the gender identity and sexual orientation issues, think these topics shouldn’t be talked about publicly. “Do what you want, but don’t show it around” is the golden rule for a peaceful life. Think about it: how many gay persons do you know? How many of them are adults? For most of the people, the answer to this question is: no one. How many of them do you suspect to be gay? Maybe a couple of names can be found.

Is that all? No. Surely many of the people you know are queer, but they hide it in their everyday life. Some shut up at work, some also with their family and friends. The closet can be more or less narrow and chocking, but it still exists for many people.

However, a little bit of discretion seems to be much more common sense than a limitation of personal freedom, doesn’t it? It’s not that difficult, you just have to keep your mouth shut at the right moment. You just have to say “a friend” instead of “my partner”. You just have to avoid direct questions, change the topic, look out for what you say.

“Awesome T-shirt, where did you get it?”
“Thanks, it’s a gift from my…from a friend.”

“Hey, we’re hanging out tonight, are you coming?”
“No thanks, I’m already busy with my…with a friend.”

Think about the family lunches, the holidays, celebrations, the important moments of your life. Think about all the times you wish to have that persone beside you, to hold his/her hand, to touch his/her face, to tell everybody how special he/she is and how proud you are to have him/her with you. No, you just can’t, keep your hands off, they may see you.
These are just little daily things. This are the lives of thousands people, their normal lives. Hiding, omitting, concealing your emotions, every day, for years and years. That’s the closet. That’s why we should talk about those things.

And now let’s come to you. You’re here because you need some help to understand what’s happening lately, ‘cause you realize you’re feeling something you “shouldn’t” be feeling and ‘cause you can’t recognize yourself in the clothes you wear, in your haircut, in your name. Now you need calm to explore your emotions and some information to help you give your feelings a name and then live them happily. But, except if you’re a very lucky and confident person, your main emotions right now are shame and fear. Fear of other people judging you, fear of what they’re going to say, fear of hurting your parents, losing your friends, of never finding someone to love.

With time, if you find the strenght to face what’s happening to you, you’ll find out you’re not the only one! And then maybe you’ll think: if only I had known all this before, I’d have spared myself so much suffering and insecurities! If I had known I didn’t have to be “like the others” since I was a kid, maybe I’d have spared myself and my belove ones years of sorrow, of loneliness, of misunderstandings and secrets. All this could have been that easier.

All this could be that easier if we really talked about homosexuality, gender identity, sexual orientation, avoiding commonplaces. That’s why we have to talk about it. And we’re not showing our diversity off to other people’s faces, we’re just claiming our right to live spontaneously, of not hiding anymore, like everyone should be allowed to do.
Every person who comes out of the closet can help other ten people with his/her story, with his/her strength, with his/her pride. With his/her happy ending.
If we keep fighting today, tomorrow there’ll be no close for anyone, just freedom.

Why talk about it right now?

You take a look around and suddenly everyone’s talking about gay people. Holy cow! Gay pride, gay marriage, omophobia, adoptions for gay couples, famous people coming out! Gay everywhere! On the tv, on the newspaper, on the Internet. They’re acutally trying to draw the attention, aren’t they? What do they want? Can’t they see we have more important issues to face right now?

First of all, let’s not trivialize. Maybe some topics can be not that important for those who’re not involved, but they have a crucial role in some people’s lives. Let me use a very simple example: how would you feel if you called your bank because you’ve had your checking account blocked and they’d tell you there are more important issues in the world, like wars, diseases, hunger and global pollution? Right, but you need your money, don’t you? You’re not asking for the whole world to forget all the other problems and activate for your account. You’re just asking that, among many things, even this one is taken care of, and you’re asking it because you think it’s part of your rights. And we’re just talking about a checking account, after all. Try to think if we were talking about your freedom to live the way you want and love who you wish. Still thinking these themes are not that important?

Alrgiht, but why now? I think nowadays you really can hear about gay (and with “gay” I mean the entire queer world, since usually the mass media just think that “gay” is a good label for everyone who’s not exactly straight) more than ever before, and this is not a coincidence. The reason is not that we’re demanding attention, believe me: we really wish we could avoid it. But we have to get noticed if we want the society to act like we really exist. As for now, at least in Italy, it doesn’t: our relationship have no acknowledgment. I don’t mean to discuss here some specific issues, but anyway we’re asking for law to legitimate our existance. I think that’s actually the batlleground on which some political forces and in general the representant of a certain attitude insist. Many of them don’t really mean to discuss about laws to rule the homosexual relationships in the society, they just think being gay is immoral and wrong. Thus, gay people deserve no acknowledgment, since it’d be a reward for an abomination.

It’s not surprising that many people still think like this. Only forty years ago, in Italy, homosexuality was still listed among mental disorders. A disease. Having the world change its ideas in such a short time is difficult: centuries of prejudices and prosecutions are against us.

But a change is possible, indeed, changing is the natural evolution for mankind and society. Let’s think about racism: until some years ago, it was “normale”, meant as “in the norm” literally, to think that some ethnic groups were inferior than others. Today racism still exists and even in rather aggresive forms, but this kind of behavior is no longer perceived as “normal” and is not, or at least is not supposed to be, encouraged in education and society.

Again, let’s think about equality between men and women. Without a doubt, we’re still far away from that aim, but we can’t say that there’s been no step forward with respect to the last century: today we don’t think that women must be submitted to men and home violence is not, or at least is not supposed to be, perceived as the norm.

This kind of changes requires two efforts: on one hand, people have to react, to change their minds about these issues. On the other hand, the government has to protect everyone’s rights through the law. Sometimes new ideas settle among people before they’re acknowledged with law, sometimes it’s the reverse. Now let’s think about the lgbt world: do we really think that in fifty, or in a hundred years the world will have the same attitude toward us? An increase in tolerance and openmindedness is to be expected. It’s a slow and complex process but it’s not reversible, because that’s how mankind goes on, stumbling and making mistakes. But in order for this to happen we must come out of the closet today and destroy it forever so that no one else can be locked up! That’s why we need visibility right now!

All changes are hard to accept at the beginning. One always thinks that new things will draw the world into immorality, catastrophes, darkness. But what drags mankind down into the darkness is never progress, revolutions of thoughts, tolerance and dialog. Indeed, it’s always the same monster: ignorance, narrowmindedness, the arrogance of those who insist to speak their mind without listening to other people, of those who want to rob other people of their right to live differently. We’re not a threat for freedom and civilization, we and our battles are just one of the many forms through which freedom and civilization can be defended.

Whoever you are, whatever your race, gender identity, sexual orientation, political and religious views, social class, one day you may need to fight to protect who you are. And indirectly our fight, as many others before, may help you. Because there’s only one real fight, that towards a free world, and we’re all on the same side!

So, if everyone around you is talking about gay people, well…try and listen to what we have to say!

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