Io non voglio essere gay!

5056831833_b417741f16_bSono un’ingenua, chi mi segue questo lo ha capito già da un po’. Diciamo che a volte ho difficoltà a rendermi conto di cose che invece per la maggior parte delle persone appaiono piuttosto lampanti. Ed è così che, dopo più di un anno che gestisco questo blog e parlo di coming out, diritti civili, amore, storie e speranze, mi rendo conto oggi per la prima volta di non aver mai affrontato uno degli argomenti più importanti, e uno dei primi di cui bisogna parlare.

Perdonatemi quindi se ci arrivo solo ora, avrete ormai compreso che a me piace fare le cose al contrario!

Quando ho sospettato per la prima volta di essere omosessuale, mi sono sentita elettrizzata. Incuriosita.

Dopo aver passato un po’ di tempo a riflettere e a cercare informazioni in giro per il web, quel che provavo ero un misto tra gioia e timore.

Timore perché magari stavo prendendo una grossa cantonata, perché non conoscevo lesbiche e non avevo nessuno con cui parlarne, perché mi chiedevo “come diavolo farò a incontrare una ragazza”.

Gioia perché mi pareva che improvvisamente il mio universo si allargasse, che ci fossero nuove prospettive, nuove esperienze da fare, gioia perché pensavo che forse quel che fino a quel momento era andato storto non dipendeva da una mia colpa o mancanza (o da una sfiga cosmica!) ma semplicemente dal fatto che cercavo la felicità nel posto sbagliato.

Insomma, quando ho scoperto di essere lesbica io ne sono stata contenta. Era come scoprire finalmente che se mi pareva che nessuno capisse quel che dicevo, quel che volevo, era perché parlavo un’altra lingua. E avrei potuto trovare altre persone che la parlassero, come in effetti è stato.

Nella mia sovrana ingenuità, non mi ero mai davvero resa conto, fino ad oggi, che ci sono persone che non sono affatto contente di scoprire di non essere etero. E non parlo delle difficoltà, delle discriminazioni, della paura di dirlo ai genitori o agli amici: tutto questo viene dopo.

Parlo di te stesso. Parlo di come ci si sente a essere omosessuale e non voler affatto esserlo.

Ecco, non sono la persona più adatta a spiegarlo, per le ragioni che ho descritto poco prima. Nella mia testa il pensiero che l’omosessualità possa essere un problema è sempre stato così remoto, così indefinito, così assurdo che non sono mai manco riuscita a immaginare quanto sia difficile accettarsi, perché proprio non ho mai percepito niente da accettare. Proprio questa mia ingenuità mi ha resa incauta e mi ha fatto correre un sacco di rischi, per esempio in relazione al fatto che io mi son sempre dichiarata con chiunque senza mai aspettarmi una reazione negativa.

Inizio a comprendere tutto questo solo adesso, perché è un po’ che leggo, ascolto e ricevo storie e riflessioni di persone lgbt, e molte di queste storie riflettono un dolore che per me è sconosciuto: il disprezzo verso se stessi, l’orrore di essere quel che si è. L’odio che ti spinge a ignorare, soffocare, sopprimere quella parte di te, a fingerti diverso da ciò che sei, a mentire tutto il tempo. Il desiderio di non essere omosessuale.

Perché?

Perché non sei contento di essere gay?

Credi davvero a tutti quelli che ti hanno detto che i tuoi desideri sono contro natura, che sei un errore del creato, che lo fai apposta per far del male ai tuoi genitori e a chi ti vuole bene?

Credi davvero a tutti quelli che ti hanno insegnato che donne e uomini sono come spine e prese e che esiste una sola combinazione possibile?

Credi davvero che il tuo sia un amore a metà, che non ti sentirai mai completo, che non troverai mai la persona giusta? Che non potrai mai avere o crescere dei figli?

Credi davvero che ci sia qualcosa di cui vergognarsi, di cui sentirsi in colpa?

Hai ragione, non è così strano. Da quando sei nato non hanno fatto altro che raccontarti storie su principi e principesse che vivono per sempre felici e contenti.

Da quando sei nato hai sempre sentito la parola “frocio” usata come un insulto.

Da quando sei nato hai sentito forse i tuoi insegnanti, i tuoi catechisti, i tuoi genitori o zii o nonni parlare sottovoce di qualcuno ammiccando, scherzarci su, fra battutine e doppi sensi. Magari li hai persino sentiti dire che preferiscono avere un figlio morto, o drogato, o in galera, che un figlio “come quelli lì”.

Beh, c’è una cosa che forse non ti ho ancora detto con sufficiente chiarezza.

Hanno torto loro, tutti quanti. Torto marcio.

Non sanno di che cazzo stanno parlando.

Se non ce la fai a pensare alla parola “gay” associata a te stesso, se l’idea ti fa così schifo che preferisci lacerarti le viscere ogni giorno nel mantenere il tuo segreto…

Se neanche quando sei da solo, al buio nel tuo letto, senza riuscire a prender sonno, ce la fai ad ammettere quello che provi…

Se quando ti hanno chiesto se sei omosessuale hai reagito con violenza come se ti avessero insultato…

Se continui a tentare di uscire con persone del sesso opposto e magari ti fidanzi con loro e ci vai a letto e ti senti un peso che ti schiaccia lo stomaco per tutto il tempo…

Se hai paura del domani, e del giorno dopo e di quello dopo ancora, perché ogni giorno quell’ombra è sempre lì che ti minaccia e non ce la fai a mandarla via…

Se hai lasciato andare quella persona perché iniziavi a volerle troppo bene, se hai perso quell’amicizia perché non riuscivi più a vederci solo un’amicizia…

Se certe volte hai la nausea per quanto ti odi, se i sogni continuano a tormentarti, se sei così abituato a tenere i denti stretti e i pugni chiusi che ormai non ci fai neanche più caso…

Lasciati andare.

Non sei obbligato a vivere così.

Questa cosa non finirà, sai? Non è questione di un mese o un anno o dieci anni. È tutta la tua vita. Sarà così per sempre e non ti ci abituerai mai, perché non ci si può abituare a farsi violenza.

Puoi pregare quanto vuoi, puoi sforzarti quanto vuoi, puoi persino fingere di essere “guarito”: non smetterai mai di sentirti così.

E non è essere gay che ti fa sentire di merda, è il fatto che non riesci ad accettarlo.

Non iniziare con le menate tipo che io non capisco, che il tuo caso è diverso, che non puoi essere gay, ma come mi permetto di pensarlo eccetera. Stai mentendo a te stesso, non certo a me, che di essere lesbica sono fiera e felice e me la godo alla grande.

Ti chiedo solo questo, anche se capisco che ti sto chiedendo una cosa enorme: provaci, per un istante.

Siamo solo io e te, non ci sente nessuno, non ci vede nessuno.

Per assurdo, per ipotesi, per gioco, solo per un attimo, facciamo finta che tu sia gay.

Facciamo finta che in quei desideri che non riesci a confessare a te stesso non ci sia proprio niente di male o di sbagliato.

Facciamo finta che tu, sì, proprio tu, incontri un’altra persona gay e possa stare insieme a lui. Starci insieme, baciarlo, fargli le coccole, farci sesso. Eh già.

Facciamo finta che tu non debba più mentire e rigirarti nel letto la notte. Facciamo finta che tu possa iniziare a pensare diversamente a “quei maledetti finocchi”, a non ricordarti più che cosa c’è di tanto ridicolo o di tanto schifoso, a pensare che al mondo c’è posto anche per loro in fin dei conti.

È tanto terribile?

Ma soprattutto: può essere più terribile di quello che stai già vivendo?

Vulcanica

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8 thoughts on “Io non voglio essere gay!

  1. Una riflessione semplice quanto importantissima!
    Come sempre, con questo post hai fatto centro. Anche io, come te, ho vissuto la scoperta dell’omosessualità in maniera abbastanza positiva seppur con una punta d’ansia e mi sono ritrovata tanto nelle tue parole!

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  2. Ciao, è una delle cose più belle che abbia mai letto. Hai dato forma – infinitamente meglio di come sarei riuscita a farlo io – ai pensieri che mi hanno accompagnata durante l’adolescenza e la prima giovinezza… quando ho capito che io, femmina, fertile, eterosessuale, cristiana praticante, NON VOLEVO BAMBINI E NON NE AVREI MAI VOLUTI.
    È stata la mia lotta contro la mia famiglia di origine, contro il mio ambiente: dal mio punto di vista, contro tutto il mondo. “Facciamo finta che”… posso essere una persona lo stesso, anche se non sono fatta per avere figli? Anzi, non facciamo finta neanche: non sono una madre, non sono una moglie, sono, semplicemente, ME STESSA. E non è stato più terribile di quello che già stavo vivendo, della pressione e della finzione e del rifiuto per me stessa che provavo.
    Posso soltanto immaginare che cosa possa volere dire, per il mondo non eterosessuale, vedere messa in discussione allo stesso modo, ogni giorno, ovunque, la propria identità e il proprio diritto di vederla riconosciuta. Senza un briciolo di amore, di rispetto, di umana empatia. Solo giudizio, solo etichette, solo incomprensione.
    Tutti siamo persone, tutti – secondo me – siamo creati e amati esattamente come siamo; possiamo migliorare, certamente, ma sempre a partire da come siamo, dall’accettazione e dall’amore per noi stessi e per gli altri. E possiamo salvarci dalla discriminazione soltanto tutti insieme.
    Vorrei abbracciarti per il piacere che ho provato leggendoti! 🙂 grazie!

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    • Grazie 😀 ricambio volentieri l’abbraccio virtuale! Credo di capire di cosa parli. Io ho capito di essere lesbica relativamente tardi, a 21 anni, ma già allora avevo chiaro da un pezzo che figli no, non ne volevo. Non fanno per me. E rimanevo di sasso quando dicendolo alle persone mi sentivo rispondere: “Cambierei idea quando l’orologio biologico inizierà a ticchettare.” Ho sempre odiato questa frase. Mi fa sentire una macchina in balia dei miei ormoni, un’incubatrice su cui non ho alcun controllo. Per fortuna poi ho conosciuto, nella realtà e su Internet, molte donne di qualunque età che non ritengono di essere meno persone perché non sono madri (ti consiglio, se non la conosci, la pagina facebook Abbatto i muri…raccoglie testimonianze molto interessanti anche su questo argomento). Grazie per la tua empatia, mi fa piacere quando altre persone gay apprezzano il mio lavoro e condividono le nostre battaglie ma quando lo fanno gli etero ne sono ancora più grata perché significa che possiamo davvero essere uniti oltre le differenze!

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      • Leggo regolarmente il blog di Abbatto i muri, mi aiuta a pensare e a conoscere realtà di cui non ho la minima esperienza, perché sono una privilegiata da molti punti di vista (etero, bianca, del nord, con lavoro, con alto grado di istruzione) e, diamine, quella pagina parla di gente che lotta, lotta perché quelli come me la fanno soffrire, e io non posso far finta di niente, l’ignoranza è male, e nemmeno fingere di capire a priori che cosa senta quella gente, perché non lo so. Frequento anche il forum italiano dei childfree, che è bellissimo.

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      • Anche io tante volte mi sento privilegiata. Ho una famiglia ragionevolmente aperta, studio in un ambiente molto stimolante e senza pregiudizi (il che non è scontato neanche in un’università, specie in una facoltà maschile come fisica), non ho pressioni sociali da parte di parenti o familiari e ho amici stupendi. Essere lesbica e dichiarata per me “costa poco”. Nessuno mi ha picchiata, insultata, punita o derisa. Ma so che non è così per tutti e vorrei fare qualcosa, non solo per i gay, le lesbiche e i bisex, ma per tutti gli esseri umani. Che tu sia qui, come su Abbatto i muri, significa che stai facendo qualcosa, stai informandoti, stai cercando di capire com’è essere nei panni di chi è diverso da te. Questa è una cosa preziosa. 🙂

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