Out of the Closet – Conclusione

Cara mamma, cara papà, sono gay

Questa che vi presento qui sotto è una lettera di coming out. L’ho scritta pensando a come avrei voluto che fosse il mio coming out, o forse a come mi dichiarerei se dovessi farlo oggi, con un po’ d’esperienza e di riflessione in più. Spero che possa essere un aiuto e un incoraggiamento per quanti di voi vogliono uscire dall’armadio ma non trovano le parole giuste o il momento giusto.

Dichiararsi per iscritto ha sicuramente dei lati positivi rispetto al farlo a voce. Dà un po’ più di tempo a te e ai tuoi familiari per assimilare la notizia ed evita il rischio che, nell’agitazione del momento, volino parole grosse che poi sono difficili da cancellare. Ma ci sono anche dei lati negativi: i tuoi genitori potrebbero leggere la lettera e non trovare il coraggio di risponderti o di parlarne con te. Questa è una decisione che puoi prendere solo tu. E ricorda comunque che le mie sono semplici indicazioni, ma naturalmente ogni coming out è una storia a sé e non esiste un modo “giusto” di dichiararsi.

Buona fortuna!

Cara mamma, caro papà,

 

forse siete sorpresi di trovare questa lettera da parte mia o forse no. Vi chiedo per favore di leggerla con attenzione, di leggerla fino in fondo, con calma e di rileggerla quando l’avrete finita, prima di fare qualunque cosa.

Non vi preoccupate! Sto bene, non mi sono cacciato nei guai. Non ho combinato casini. Quello che voglio dirvi me lo porto dentro da un bel po’ e non so se voi abbiate dei sospetti oppure no, ma sento che non è giusto nei miei confronti né nei vostri continuare a far finta di niente. Io vi voglio bene, voi volete bene a me. Ho bisogno di condividere con voi quello che sento dentro, anche se ho paura di ferirvi.

Mamma, papà, credetemi se vi dico che l’ultima cosa che voglio è darvi un dispiacere. Forse in un primo momento voi reagirete male a quello che sto per dirvi, forse vi sentirete persino delusi o traditi, o magari in colpa perché credete di aver fatto qualcosa nel modo sbagliato. Non è così. Siete dei bravi genitori e io mi sforzo di essere un bravo figlio. E proprio per questo voglio che sappiate la verità.

Sto parlando dei sentimenti che provo. L’attrazione, il desiderio, l’amore che provo sono come quelli di tutti gli altri, ma a differenza di come capita alla maggior parte degli altri non sono rivolti alle persone del sesso opposto al mio. Mi piacciono le persone del mio stesso sesso.

È tutto qui, davvero. Mi sembrava una cosa così grande che non sapevo come dirla, e invece ora l’ho fatto. E non c’è nient’altro, è tutto qui. Adesso sembra così naturale parlarvene che non so come ho fatto a tenermelo dentro per tanto tempo.

Perché è davvero solo questo. Io sono sempre io. Sono sempre la persona che conoscete, vostro figlio, quello che avete cresciuto e lo avete fatto bene! Non so come vi sentite in questo momento, ma è soltanto un momento. Continuate a leggere, per favore.

Capisco bene che siate preoccupati. Siete preoccupati per me, perché avete paura che la mia vita sarà più difficile di quella degli altri, o anche solo diversa da come voi la immaginavate fino a un momento fa. Siete preoccupati per le reazioni di chi lo verrà a sapere. Siete preoccupati perché forse questa cosa è così lontana dalla vostra vita che neanche riuscite bene a immaginare cosa significhi e che conseguenze abbia.

Ma vi prego di riflettere su una cosa, mamma, papà: questo è quello che sono. Se anche volessi, non potrei cambiarlo. Ho due alternative: essere me stesso e cercare di vivere nella maniera migliore possibile, essere sincero con voi, aprirvi il mio cuore e cercare la mia personale e unica strada per la felicità, oppure mentire. Mentire a voi, a me stesso, a tutte le persone che incontro, per sempre. Questo non potrà mai farmi stare bene, mamma, papà, e non potrà far stare bene neanche voi.

Non sentitevi come se vi fosse capitata una disgrazia o una sfortuna. Non ho una malattia, non ho avuto un incidente. E non credete neanche che sia così eccezionale quel che vi ho detto: siamo in tanti. Siamo in tanti e sempre più sono quelli che vivono senza paura, col sostegno delle loro famiglie, come spero di poter fare anche io da oggi in poi.

È vero che la mia strada, forse, sarà un po’ più difficile di quella degli altri. Ma mi avete già insegnato una volta a camminare, adesso vorrei che camminassimo insieme. Se vi ho scritto questa lettera, se ho sentito il bisogno di dirvelo è proprio perché non voglio farlo da solo. Voglio che voi siate con me.

Mamma, papà, posso essere felice come tutti. Posso essere innamorato e realizzato nella vita come tutti. Posso avere una famiglia come tutti. Per fortuna oggi è possibile. Ma tutto questo voglio farlo insieme a voi, senza nascondervi niente.

So di chiedervi molto. Vi chiedo di amare vostro figlio per quello che è, di vederlo per quello che è e di amare me più di quanto amiate le vostre aspettative o i vostri preconcetti. Non vi lascerò soli in quest’impresa. C’è così tanto che voglio dirvi! Voglio che anche voi possiate leggere quel che ho letto io, guardare i video che ho guardato e che mi hanno commosso, conoscere la realtà di altre persone che provano i miei stessi sentimenti. Per favore, non respingetemi. Facciamo questo percorso insieme.

Se vi rifiutate di ascoltarmi, se chiudete la porta in faccia alla realtà, vivrete per sempre in un’illusione. Potete credere che tutto sia come prima e che questa lettera non l’abbiate mai letta, e io potrei persino lasciarvelo credere, ma non sarebbe più lo stesso. Non ci sarebbe più fiducia tra noi. Sarei costretto a nascondervi parte della mia vita e voi sareste costretti a sospettare di me tutto il tempo, ad avere il cuore stretto tutto il tempo, sempre con la paura di essere scoperti come se avessimo commesso un delitto.

Se invece mi date la mano e camminate insieme a me, all’inizio vi sembrerà tutto strano e difficile, ma vi abituerete all’idea. Vi abituerete e arriverete a vedere le cose come sono veramente, semplici e pulite, e non come forse adesso le immaginate. Così sarete felici e permetterete anche a me di esserlo.

Per favore, venite ad abbracciarmi adesso.

Vostro figlio

 

Con questo post si conclude la mia guida al coming out con le bellissime illustrazioni di Cloud.

Presto troverete sul blog e sulla mia pagina facebook la versione .pdf che riassume tutti i post della guida in versione corretta e ampliata (illustrazioni comprese) così da poterla scaricare tranquillamente e, se volete, stamparla.

Naturalmente spero che circolerà il più possibile e che potrà essere d’aiuto a qualcuno. Spero anche che questo progetto vi sia piaciuto, che non vi abbia deluso e che vi abbia aiutato a fare un po’ di chiarezza sul tema del coming out. Sarò felice di ricevere i vostri pareri, suggerimenti o riflessioni all’indirizzo vulcanica.nessunarmadio@gmail.com.

Grazie a tutti per avermi seguita fin qui!

Vulcanica

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6 thoughts on “Out of the Closet – Conclusione

  1. Una lettera piena di emozione.. Non c’è che dire. E mi sono emozionata a leggerla!
    Ma stranamente, il sentimento preponderante è stata la rabbia.
    Si, perché il filo conduttore della lettera è il senso di colpa. Fondamentalmente tu ti stai scusando con i tuoi genitori per essere quella che sei, e chiedi loro la “grazia” di accettarti e volerti bene lo stesso.
    Addirittura scrivi “So di chiedervi molto. Vi chiedo di amare vostro figlio per quello che è, di vederlo per quello che è e di amare me più di quanto amiate le vostre aspettative o i vostri preconcetti”.. Ma tu non stai chiedendo molto.. Stai chiedendo il minimo! 🙂
    La lettera è molto bella, davvero.. Ma troppo, TROPPO colpevole.
    Come pensi che potrebbero prenderla dei genitori, leggendo che il loro figlio si sente in colpa nel dichiarare il proprio orientamento sessuale?
    Forse accetteranno tutto lo stesso, ma di sicuro verrà loro più difficile pensare che sia tutto, assolutamente normale.
    Come, di fatto, è.
    Perdona lo sproloquio..
    E grazie per aver condiviso con noi questo progetto 🙂

    Liked by 1 persona

    • Ciao, grazie del tuo commento. Mi hai fornito un punto di vista interessante e posso solo dirti che probabilmente hai ragione. Di sicuro, nella stesura della lettera sono stata influenzata dall’immagine dei genitori, non avrei scritto così se mi fossi rivolta a un amico o un fratello o un generico pubblico di lettori. Di solito quando ci si dichiara con la famiglia ci si sente effettivamente in colpa. Non è giusto, sono d’accordo con te, ma è quello che si prova perché si è consapevoli che quasi certamente il nostro coming out darà dolore ai genitori. Non è giusto che sia così ma penso sia realistico. Rifletterò sulle cose che mi hai detto, potrebbero ispirarmi per parlarne meglio in un prossimo post. 🙂 Grazie!

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  2. Pingback: Out of the Closet – Conclusione | gay7543

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