A volte senti il cuore spezzarsi.

Il mio intento oggi era quello di concludere il Progetto Out of the Closet pubblicando il post conclusivo della guida, ovvero il facsimile di una lettera di coming out, che possa essere di ispirazione o di incoraggiamento a chi vuole dichiararsi ma non sa trovare le parole.
Però credo che aspetterò ancora un po’ a farlo, perché in questo momento non mi sento pronta. Non mi sento in grado di consigliare a qualcuno di fare coming out, oggi.

Io non credo di essere una persona negativa. Ho bene in mente, e mi sforzo di ricordarlo ogni giorno, che non è vero che le cose non cambieranno mai. Le cose cambiano.
Le cose cambiano perché oggi ci si scontra sul tema delle adozioni gay, ma fino a pochi anni fa neanche i più spregiudicati ottimisti avrebbero osato sperare nelle adozioni gay.
Le cose cambiano perché oggi ci lamentiamo che non si contrasti abbastanza il bullismo omofobico, ma fino a pochi anni fa quello non era neanche considerato bullismo, ma “la normalità”.
Le cose cambiano perché il coming out di Ellen Page nel 2014 ha fatto molto meno scalpore del coming out di Ellen Degeneres nel 1997, quando la sua carriera si arenò perché nessuno voleva più darle una parte.
Le cose cambiano perché le storie a lieto fine sono sempre di più, e sempre di più sono le persone per cui l’omosessualità è solo una variante fisiologica e normalissima dell’orientamento sessuale, e perché sempre di più sono i genitori che combattono accanto ai figli, e le associazioni, le campagne, persino i brand che (sebbene a scopo puramente commerciale) si fanno portavoci della spinta verso l’uguaglianza.
Le cose cambiano perché sono cambiate sempre, nella storia. Lentamente, con una lentezza esasperante, passo dopo passo.

Il problema è che le cose cambiano altrove, e ciascuno di noi ha tutt’al più ottanta o novant’anni da vivere.
Per chi è lgbt oggi, e ha bisogno di leggi e di diritti e di rassicurazioni e di sostegno adesso, è una magra consolazione il pensiero che tra cent’anni chi si trova nei suoi panni non patirà le stesse sofferenze. Un pensiero nobile, incoraggiante, ma non abbastanza per sconfiggere la paura e la tristezza e il dolore e l’umiliazione.
E io lo sento, questo dolore. Io che vivo in un’isola felice, con genitori e fratelli che mi hanno accettata, amici e colleghi che mi supportano al cento percento, nonostante tutto mi sento umiliata, mi sento addolorata quando giorno dopo giorno vedo questo paese calpestarmi e calpestare ciò che ho di più caro.
Perché non mi basta sapere che “prima o poi faremo una legge sulle unioni civili” quando negli altri paesi le coppie omosessuali sono già famiglia, lo sono oggi.
Perché non mi basta pensare che è una cosa bella che i miei genitori non mi abbiano cacciata di casa. Come se avessi assassinato qualcuno e dovessi essere grata a chiunque ritenga opportuno concedermi lo stesso la sua amicizia, il suo amore o il suo rispetto.
Perché in televisione c’è spazio solo per papa Francesco e il suo sinodo sulla famiglia, senza riguardo per le migliaia e migliaia di famiglie cui una chiesa che si finge progressista e che ha un’immensa influenza politica sbatte ancora la porta in faccia.
Perché mi tocca leggere sui social network discussioni di persone eterosessuali che pontificano sul fatto che sia o meno accettabile che io viva in un certo modo, che abbia una famiglia, dei figli, e che mettono in discussione senza conoscermi la mia capacità di crescerli, sulla base di nulla. Come se quella di cui parlano non fosse la mia vita.
Perché siamo persone, uomini e donne, cittadini, lavoratori, e siamo stufi di dover elemosinare un po’ di tolleranza, come se tutto questo non ci spettasse di diritto.

Perché non voglio più vedere mia madre imbarazzata quando le chiedono se ho un fidanzato.
Io vorrei che fosse libera di rispondere che ho una fidanzata e che sono felice.

Per questo motivo, oggi non me la sento di incoraggiarti a uscire fuori dall’armadio.
Ho solo voglia di abbracciarti e dirti di essere forte, che la vita non sarà facile, quando sarai fuori, anche se per te non è facile nemmeno adesso.
Ho solo voglia di dirti: “Rimanda a domani.”
Prima di fare coming out, trovati un amico che ti ami per ciò che sei, un amico su cui sai di poter contare, e tienilo stretto perché in tanti momenti potresti aver bisogno della sua spalla su cui piangere.
Prima di fare coming out e pensare ingenuamente, come me, che questo non ti cambierà la vita, rifletti a fondo sul mondo in cui vivi.
Prima di fare coming out prendi un bel respiro. Ti faranno del male ogni giorno. Ma è il male che fanno a tutte le persone intelligenti e sensibili, che siano gay o no.
Domani tornerò a incoraggiarti, a credere profondamente in quel che facciamo, nelle cose che stanno cambiando perché noi le stiamo cambiando.
Ma oggi mi sento solo di dirti: prima di fare coming out, prepara una valigia e tienila sotto il letto, perché in certi momenti la voglia di andartene da qui sarà fortissima.

Vulcanica

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6 thoughts on “A volte senti il cuore spezzarsi.

  1. Ti capisco. Dalla prima all’ultima parola, ti capisco. Come te, vivo su un’isola felice (guadagnata non senza sudore e lacrime) ma questo non basta… guardo i TG, leggo i giornali, ascolto i discorsi in treno o in coda alla posta e mi sale una rabbia, e mi prende uno sconforto. . .

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  2. Pingback: Close(t) to me | Lei&Lei&Lei

  3. A parte gli 80-90 anni che nessun* di noi ha davanti a sè…

    “Per chi è lgbt oggi, e ha bisogno di leggi e di diritti e di rassicurazioni e di sostegno adesso, è una magra consolazione il pensiero che tra cent’anni chi si trova nei suoi panni non patirà le stesse sofferenze”

    Lo dicevano anche le suffragette 100 anni fa: avrebbero mai immaginato invece una escalation di leggi a sfavore delle donne, molte delle stesse tare maschiliste di allora tutt’ora in auge e il fenomeno crescente del Femminicidio?

    ma senza scomodare i cadaveri andiamo a vedere due sentenze recenti (2015) per donne (etero eh? in teoria privilegiate)

    Non è maltrattamento impedire alla moglie l’indipendenza economica (sentenza n. 43960/2015)
    http://www.studiocataldi.it/articoli/19936-nessun-maltrattamento-se-il-marito-impedisce-alla-moglie-l-indipendenza-economica.asp

    Cassazione: addio al mantenimento della moglie e madre. (sent. n. 11870/2015)
    “l’ex marito aveva dimostrato un peggioramento della propria situazione economica, determinato sia dalla nascita di un figlio (???) sia per la perdita del lavoro.
    Ma la donna madre e casalinga, non possedendo nulla e non lavorando, lamentava il fatto che la Corte non avesse disposto indagini della polizia tributaria (fisco).”
    http://www.italiaora.net/notizie/cassazione-addio-al-mantenimento-della-moglie/

    Così, per dire…parlando di unioni civili di quali diritti stiamo parlando?
    E a chi dei/delle due toccherà il trattamento “femminile” in caso di separazione?…

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