Non chiamatela famiglia

“Io sono favorevole a concedere i diritti ai gay, ma non chiamatela famiglia. Famiglia è un’altra cosa, famiglia è un uomo, una donna, dei bambini.”

Se un giorno io e la mia ragazza abiteremo insieme, immagino che io sarò quella che prepara una scheda settimanale di faccende da fare, lei quella che la ignora e fa quel che va fatto. Io le farò trovare la cena pronta quando torna stanca da lavoro, lei laverà i piatti quando io devo scappare in laboratorio. Io dimenticherò di fare la lavatrice e lei di ripiegare i vestiti asciutti. Io le porterò la colazione a letto la domenica mattina e lei riaggiusterà le cose che si rompono in casa, ma chiameremo tutte e due le nostre mamme per togliere qualche macchia odiosa dalla tovaglia buona.
Forse sarà così, o forse tutto l’opposto. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che la mattina, aprendo gli occhi e trovandola al mio fianco, sentirò di essere una persona fortunata, la più fortunata della terra, perché è così che si sentono tutti gli uomini e tutte le donne che hanno il privilegio di avere accanto a sé il loro amore.

Se un giorno io e la mia ragazza ci sposeremo, io indosserò l’abito bianco, lei lo smoking. Io penserò alla lista degli invitati, alle bomboniere e ai fiori, lei alla musica, al ricevimento e alle fedi. Lei mi convincerà ad invitare quella vecchia zia che non sopporto e io la convincerò, per un giorno almeno, a mettere i tacchi.
Forse sarà così, o forse sarà tutto il contrario. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che quella sera, quando torneremo a casa stanche e ubriache di felicità e di prosecco, ci stringeremo forte e sentiremo che è stato davvero il giorno più bello della nostra vita, come succede a tutti gli sposi e tutte le spose.

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Se un giorno io e la mia ragazza avremo un bambino, lui (o lei!) avrà due nonni e due nonne, quattro zii e quattro zie, un numero immenso di cugini e cugine e, sì, due mamme.
Sono sicura che io sarò quella che lo rimprovera per i brutti voti a scuola, lei quella che gioca con lui alla playstation. Io quella che lo copre di coccole, lei quella che gli fa il solletico fino a fargli venire le lacrime agli occhi. Io quella che va a parlare con le maestre, lei quella che lo accompagna a nuoto o a pallavolo o a judo. Alla recita scolastica ci saremo tutte e due e per il suo compleanno io penserò alla torta, lei ai giochi.
Forse sarà così, o forse sarà tutto il rovescio. Perché non importa chi fa che cosa, quello di cui sono certa è che se il nostro bambino avrà voglia di parlare, noi due lo ascolteremo; se avrà voglia di piangere, noi due asciugheremo le sue lacrime; se qualcuno lo tratterà male, noi due lo proteggeremo. E se un giorno una di noi due non ci sarà più, sarà l’altra a farlo, come è sempre accaduto, come tutte le mamme e tutti i papà coraggiosi hanno sempre fatto.

Spiegatemi ancora perché dite che io e la mia ragazza non siamo e non saremo mai una famiglia, spiegatemi cosa c’è di diverso tra il nostro amore e il vostro amore, spiegatemi chi siete voi per decidere cosa è “famiglia” e cosa non lo è, cosa è “amore” e cosa non lo è.

Vulcanica

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22 thoughts on “Non chiamatela famiglia

  1. è gente che ragiona per categorie quindi se hai due mamme mancherà la figura paterna che ti porta allo stadio, in montagna, che è severa.
    se hai due papà sarà un casino perché non c’è nessuno che cucina, nessuno che può insegnarti a mettere un assorbente, nessuno che ti coccola o legge una storia

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    • Infatti come al solito le mie sono provocazioni gettate al vento, le persone convinte non si schioderanno dalle loro opinioni. Il punto è che sono stereotipi idioti, gli stereotipi di genere, e danneggiano non solo gli lgbt ma tutte le donne e tutti gli uomini che si sentono sempre costretti in un ruolo in cui non si rispecchiano o si rispecchiano solo parzialmente. Non a caso nell’immaginario comune il gay è effeminato e la lesbica è mascolina, è l’unico modo in cui riescano ad accettare una diversa concezione della sessualità. Che tristezza però.

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      • Ehm…sto frequentando la specialistica in fisica 🙂 nella prima versione dell’articolo ho scritto “ufficio” ma poi ho pensato che voglio essere ottimista sul mio futuro!

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      • pps consiglio per fare in modo che l’articolo venga all’occhio più facilmente durante lo scorrimento della timeline….metti una foto nella sezione “immagini in evidenza” così quando lo si condivide non c’è il quadratino bianco ma qualcosa che richiama all’argomento e dalla mia esperienza ha maggiore impatto foto+titolo rispetto al titolo e basta 😉

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      • No, Vulcanica, le tue belle provocazioni non sono mai gettate al vento. Basta cambiare prospettiva, rinunciare all’impossibile impresa di convincere la minoranza che non ragiona e raggiungere la maggioranza che si interessa poco perché non crede che il problema la riguardi. Fare appello alle emozioni è uno strumento potente, permette l’identificazione ed apre la strada al ragionamento. Certo occorre fare prima tanta iperventilazione.

        Io faccio parte di famiglie “allargate” da prima del nuovo diritto di famiglia e mi sono dovuto sorbire la mia quota di bigotti e di “non siete una famiglia agli occhi di Dio” (all’epoca almeno non si nascondevano dietro la legge “naturale”). Ci ho messo parecchio ma ormai credo di aver fatto pace con l’impulso di rispondere ai sordi, anche se ultimamente stanno proprio esagerando ed ogni tanto la tentazione di tirare qualcosa al faccione di Renzi in tv è forte… (a Giovanardi o Ruini no perché il riflesso di cambiare canale è diventato istantaneo)

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      • Grazie mille…infatti quando mi viene voglia di mollare, come succede a tutti noi immagino, penso al fatto che io ho formato e formo ancora le mie idee grazie alle cose che leggo e che ascolto, spesso anche quelle che a tutta prima possono urtarmi o disorientarmi, e quindi spero – anche se è un po’ un atto di superbia – di poter “influenzare” alla stessa maniera qualcun altro nel senso di spingerlo ad attivare il pensiero. Ci hai colto in pieno quanto alle emozioni, di solito scrivo in maniera più “ragionata”, ho provato a buttar giù alcuni di questi post che puntano di più all’aspetto emotivo perché ho visto che può essere molto utile per trasmettere un messaggio.

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  2. Sono arrivata alla fine di questo post con la pelle d’oca.
    Hai espresso in un modo semplice e bellissimo, tutto ciò che per anni ho pensato e non ho saputo dire e che a un certo punto mi son stancata di tener dentro. Lo hai fatto in un modo che colpisce dritto al cuore.

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      • Ultimamente ne sparano parecchie di cavolate su quest’argomento. La cosa che mi irrita di più è che tutti si sentono in diritto di dire la propria. Anche quelli che, visti i disastri delle loro vite, non potrebbero proprio permetterselo. -.-”

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      • In generale nessuno dovrebbe mai permettersi di giudicare la vita degli altri, ma se proprio devi farlo, fallo per conto tuo. Parla male di me, odiami. Ma non pretendere (per di più con successo, è questo che mi fa male) che le leggi di uno stato stiano dalla tua parte.

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  3. Bellissimo post, davvero emozionante. Si capisce che sei stata ispirata perché colpisce proprio dritto al cuore 🙂 Non volendomi limitare però a un commento di pancia, direi che è necessario mettere in discussione il concetto stesso di famiglia e di ruoli (madre e padre) e la comunità LGBTQIA+ lo sta facendo per tutt*.
    Per tantissimi anni, molte famiglie considerate “anomale” (penso a coppie di zi*/nonn* che han cresciuto nipoti orfani per varie ragioni, penso a famiglie di separat* o divorziat*, ragazze madri, famiglie in regola le cui relazioni fra membri però sono diverse dal solito, etc) non son state socialmente accettate e riconosciute come tali. Credo che le richieste e le riflessioni comunità LGBTQIA+ possano fare tantissimo da questo punto di vista, obbligando giocoforza a scardinare la visione tradizionale. E questo fa paura a tutt* coloro che han discriminato e continueranno a farlo, ovviamente.
    PS: parlo per esperienza personale, in quanto figlia tutto sommato felice di una famiglia “particolare” (eufemismo usato dalla gente del mio quartiere!)

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    • Grazie mille del commento 🙂 sono contenta che ti sia piaciuto. Fai bene a sottolinearlo, qualcuno leggendo il post mi ha rimproverata di voler “scimmiottare” una famiglia tradizionale “moglie, marito, figli” facendo vedere che noi siamo proprio identici a loro, quando invece l’obiettivo dovrebb’essere quello di veder riconosciuto e apprezzato anche ciò che ci contraddistingue.
      L’obiezione è sensata, io stessa stento a immaginare il mio futuro reale come quello che ho romanzato nel post (neanche li voglio, i figli) e l’ho scritto provando più che altro a mettermi nei panni dei membri delle tante famiglie omogenitoriali che subiscono la discriminazione ogni giorno sulla propria pelle. Ma è vero che la lotta passa per il superamento dei ruoli di genere e agli stereotipi sulla “tradizione”, che come dicevo altrove fanno male a tutti, etero e gay, cis e trans, uomini e donne, e che dovrebbero essere scardinati.

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      • Ho letto alcuni dei commenti che ti sono stati fatti e purtroppo questo succede quando a) non si coglie una provocazione (a me sinceramente sembrava palese, dato che riprendi ogni singolo cliché della famiglia tradizionale e felice) b) si parte prevenut* con la bava alla bocca pront* a far polemica, senza nemmeno finire di leggere un articolo. Capita spesso di non essere capit* ma tu, mi pare, hai la pellaccia dura quindi dovresti continuare a scrivere cose simili, scimmiottando ben bene ciò che va messo in discussione 😉

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      • Grazie! 😀 Le tue parole mi hanno veramente sollevata! Ci sono un po’ rimasta male, diciamo, non perché non voglia essere criticata ma perché quando ricevo una critica la analizzo e cerco di capire a fondo dove ho sbagliato. In questo caso ho avuto l’impressione che fosse l’altra persona ad aver voglia di attaccar lite, io posso essermi espressa male ma di sicuro non in modo da suscitare l’aggressività che invece ho riscontrato. Per carità, va bene anche questo, non si può avere l’approvazione universale e poi ognuno legge la cosa come vuole e la interpreta a suo piacere, però vedere che anche tu l’hai interpretata allo stesso modo mi conforta. Io continuerò a scrivere quel che mi viene, spero che il mio contributo alla causa sia sempre positivo 🙂

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  4. Lo dice sempre mio padre, quando ne parliamo…”qualunque diritto, ma che non la chiamino famiglia, ché crea confusione”. Lui ragiona da giurista, parla in burocratese, cita la costituzione. Io gli chiedo che cosa sia, allora, papà, l’unione di due persone che si amano e magari sono aperte alla vita tanto da volere dei figli. Una società per azioni?
    La famiglia sono le persone che ami, quelle che dove sono loro c’è casa. Possono essere un marito e sette bambini o i tuoi genitori, le tue coinquiline o i tuoi fratelli, o anche solo un gatto preso al gattile.
    Non vogliono che i bambini con due mamme siano discriminati “dalla società”? Ma chi è “la società”, se non noi? Non è mica il mostro di Loch Ness, la società! Siamo noi, a crearla, la discriminazione!
    Due generazioni fa, discriminavano i figli illegittimi, i “bastardi”. Una generazione fa, quelli “caffellatte”, come li chiamava mia madre, quasi con compassione. Oggi, almeno tra i più giovani, avere i genitori non sposati o la pelle di una sfumatura irripetibile è quasi la norma.
    Tra due generazioni, io spero che nessuno faccia più caso a quanti papà o mamme ha un bambino. Se nessuno ci farà caso, il bambino con due mamme sarà come qualunque altro. Non avrà nulla di speciale, oltre al miracolo che sarà lui stesso, che tutti quanti siamo in quanto persone.
    Dipende da noi qui e ora, però, che questo avvenga.

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    • Concordo con te, ogni singola parola. Io ho 24 anni ora e la mia è stata la prima generazione di figli di divorziati. Quando ero alle elementari alcuni genitori dicevano: “Quel bambino ha una situazione strana, poveretto…i genitori non stanno più insieme…” Quando andavo al liceo, e quindi meno di dieci anni dopo, noi con i genitori non separati eravamo in minoranza e a nessuno sarebbe mai venuto in mente di pensare qualcosa di male del fatto che altre coppie di genitori fossero separate o divorziate. Di che stiamo parlando? Davvero pensiamo di non riconoscere i diritti dei figli delle coppie omogenitoriali (figli che, maledizione a chi non lo capisce, ci sono già!) perché “poi a scuola li prendono in giro”? A scuola prendevano in giro anche me perché ero secchiona. E il mio amico che era sovrappeso. E quello che balbettava e quella col nome strano e quello troppo timido. Forse se i genitori smettessero di fare i bulli andando al Family Day, con lo Stato che li spalleggia, i figli imparerebbero a comportarsi meglio.

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      • Il Family Day è una delle cose più becere che esistano. Potrebbe essere una cosa bella, se fosse concepito per includere, davvero, tutte le “famiglie” nel senso che ho definito sopra, ma è concepito, invece, per escludere. Sappiamo tutti che escludere “gli altri” crea coesione tra i membri del “gruppo”, che invece hanno i requisiti per l’inclusione… ma, in questo caso, ha senso? A che cosa dovrebbe servire la coesione? All’autodifesa? E contro chi? E a che cosa dovrebbe servire l’inclusione? Dovrebbe essere una garanzia di virtù?
        Domande senza risposta, mah.

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      • Non lo so. Capirei se fosse per interesse, ma sinceramente in questo l’interesse non riesco a vederlo, a meno che non si tratti del vecchio trucco della distrazione di massa (“diciamogli che faremo masturbare i bambini nelle scuole, così non pensano ai cosiddetti problemi reali del paese”) che non mi convince più di tanto. Forse una risposta non c’è, non serve un motivo, è becero fanatismo (religioso o laico che sia, anche se il primo è più consistente e difficile da estirpare secondo me). Tu sei diverso da me, io non lo accetto, penso che sia sbagliato secondo il mio codice morale, quindi tu non puoi godere dei miei diritti.

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