Out of the Closet – Section 2 .1

NB: siccome questo capitolo è particolarmente lungo, ho deciso di pubblicarlo in due parti. La prossima sarà online a breve.

OK, MI DICHIARO! MA…COME?

Ci hai riflettuto a lungo, hai parlato con il te stesso allo specchio del bagno mentre fuori tua sorella saltellava su una gamba sola cercando di trattenere la pipì, hai ripetuto il tuo discorso al soffitto di notte, quando non riuscivi a dormire, e finalmente ti sei deciso: faccio coming out.
Bene, bravo, grande!
Sì, ma…da dove si comincia?
Beh, dalla guida, no? La scriviamo per questo! Allora vediamo di fare un po’ una panoramica delle più comuni situazioni che può capitarti di dover affrontare e proviamo a mettere insieme qualche consiglio per superare al meglio quello che ti si para davanti. Coraggio!

Dichiararsi…a chi?
Ogni coming out è una storia a sé. Spesso sentiamo parlare di personaggi famosi che “sono usciti allo scoperto”: significa che hanno appeso ai muri dei manifesti con su scritto il proprio orientamento sessuale e adesso che tutto il mondo ne è a conoscenza non dovranno più tornare sull’argomento. Per noi poveri mortali non è così semplice: dall’armadio non si esce una volta sola, ma decine, centinaia di volte. A meno che tu non voglia organizzare una grande festa, riunire i tuoi familiari, amici, parenti e colleghi di lavoro e dare l’annuncio al brindisi (ehi, sarebbe seriamente un’idea grandiosa!), ti toccherà fare coming out parecchie volte. Con alcune persone sarà come bere un bicchier d’acqua, con altri come buttar giù un bicchiere di olio di ricino. Allora, da chi cominciare?
Il trucchetto è semplice e scontato: inizia dai coming out più semplici. Forse adesso sei così determinato e convinto del tuo proposito di dichiararti che vorresti saltare subito al big boss (di solito, i genitori) ma credimi, non è una buona idea. L’alternativa più prudente è avere prima dalla tua parte qualcuno su cui sei assolutamente certo di poter contare e da cui ti senti compreso, di solito si tratta dei migliori amici o di fratelli e sorelle, in modo da non essere solo quando la tempesta si scatenerà.
Perché, anche se questo non deve assolutamente scoraggiarti, nel novantanove percento dei casi la tempesta ci sarà, e sarà di quelle con tuoni e fulmini. Niente che tu non possa superare, anzi, forse quello del coming out con la tua famiglia sarà tra i tuoi ricordi più preziosi e intensi un giorno, ma sul momento potresti dovertela vedere con qualche brutto quarto d’ora ed è bene che tu abbia qualcuno pronto ad abbracciarti e a farti coraggio.
Quindi il primo consiglio è: affronta i tuoi coming out in ordine crescente di difficoltà.

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Come posso affrontare il discorso?
Ah, i nostri bei discorsi da coming out. Chi non se ne è preparato uno? Ripassi le battute nella mente, comprese le reazioni del tuo interlocutore, e ti senti pronto ad entrare in scena. Peccato che di solito nella realtà le cose non vadano mai come le avevamo programmate. Vediamo quali possono essere i modi meno traumatici per parlare del tuo orientamento sessuale.
Sonda prima il terreno: Al giorno d’oggi, fortunatamente, di tematiche lgbt+ si parla abbastanza. Quindi non suonerà strano o sospetto se provi a portare la conversazione su argomenti simili, magari cercando di capire quali sono le opinioni del tuo interlocutore riguardo al riconoscimento delle coppie gay. Fai attenzione però a non prendere per oro colato tutto ciò che esce dalla sua bocca: non sempre le persone sono coerenti. Può darsi che il tuo interlocutore abbia idee favorevoli ed aperte sui matrimoni gay, ad esempio, ma che resti seriamente scioccato quando scoprirà che sei tu ad essere omosessuale (questo può succedere soprattutto nel caso di un genitore) o, al contrario, una persona che è perlopiù indifferente o persino ostile nei confronti della comunità lgbt+ potrà trasformarsi in un fermo sostenitore dei nostri diritti quando saprà che il problema tocca da vicino un suo parente o amico. Non si tratta di ipocrisia, semplicemente quando la questione diventa personale si è portati a riflettere in maniera più profonda. In generale, quindi, prova a dirottare il discorso verso questi temi soltanto per avere un’indicazione di quali siano le idee della persona con cui intendi dichiararti, ma non giudicarla a priori per quel che ti dirà. Certo, se la persona con cui vuoi fare coming out si dichiara un fervente ammiratore delle politiche antigay dello stato dell’Indiana, forse la tua uscita dall’armadiopotrebbe presentare qualche difficoltà.
Cerca di far nascere dei sospetti: Questa può essere una buona mossa. Se decidi di dichiararti dalla sera alla mattina, di sicuro non hai il tempo di preparare il terreno ai tuoi amici o familiari e farli avvicinare poco a poco alla verità, e in tal caso dovrai decisamente far stampare una maglietta con su scritto “Sono gay” per risolvere la questione in fretta. Ma se invece hai voglia di rifletterci un po’ di più e ci tieni a rendere meno traumatico il coming out ai tuoi familiari, allora puoi iniziare gradualmente a farli insospettire. Non ti sto consigliando di ridipingere le pareti della tua stanza in toni arcobaleno, ma potresti magari cominciare parlando loro di un tuo amico gay o di un attore famoso che si è recentemente dichiarato, oppure chiedendo ai tuoi genitori come credono che reagirebbero se scoprissero di avere un figlio omosessuale. Un altro suggerimento potrebbe essere quello di lasciare questa guida in giro per casa o sul tavolo della cucina o di informare i tuoi amici o familiari che hai intenzione di prendere parte a una manifestazione per l’uguaglianza dei diritti. Mostra insomma che sei sensibile al tema. Con un po’ di fortuna, chi ha buone orecchie intenderà e tu potrai dichiararti in maniera più soft, o forse persino lasciarlo capire poco a poco senza necessità di affermarlo esplicitamente.
Non lasciar cadere le imbeccate: Capita di frequente che amici o familiari intuiscano qualcosa riguardo all’orientamento sessuale di una persona cara, che tu stia cercando di farli insospettire oppure no. Magari hanno notato che in venticinque anni non hai mai portato a casa una persona del sesso opposto? Forse si ricordano di quel poster gigante di Madonna che tenevi in camera da adolescente? Ti hanno sorpresa a guardare una puntata di L Word? Hai rilasciato ai tuoi amici dichiarazioni inopportune mentre eri in stato di ebbrezza? Insomma, per quanto uno si chiuda nell’armadio, c’è sempre qualcuno che guarda dalla serratura. Se i tuoi familiari o amici provano a darti un’imbeccata, facendoti domande più o meno dirette, non lasciarle cadere. So quanto è difficile: immaginiamo che il coming out debba avvenire ad opera nostra, nel momento in cui noi ci sentiamo pronti a farlo, ma a volte dimentichiamo che anche i nostri interlocutori devono essere pronti a riceverlo. Perciò, se tua mamma ti chiede timidamente se provi interesse verso le persone del tuo stesso sesso o il tuo migliore amico ti domanda se c’è qualcosa che dovrebbe sapere, non ignorare o svincolare. Sta facendo uno sforzo considerevole e, prendendo l’iniziativa, sta risparmiando a te una bella faticaccia. Perciò prendi un bel respiro, sorridi e rispondi di sì.
Fai attenzione alle parole che usi: Quando ci accingiamo a dare una notizia importante, il modo di comunicarla è fondamentale. Alcune parole spaventano più di altre, soprattutto se parli con persone di un’altra generazione o che hanno una visione del mondo un po’ diversa dalla tua. La tua intenzione è quella di gettare un ponte che possa aiutare il tuo interlocutore a venirti incontro, ed è molto difficile farlo se utilizzi un linguaggio che non appartiene ai tuoi amici o familiari, per ovvi motivi meno interessati e informati sulla realtà queer di quanto lo sia tu. Le persone a cui ti dichiari avranno tutto il tempo, in seguito, di conoscere meglio le sfumature della comunità lgbt+ (magari anche grazie a questa guida!) ma in un primo momento quello di cui hanno bisogno è capire quel che stai cercando di dire.
Per esempio, invece di esordire con un: “Sono omosessuale”, potrebbe essere più soft cominciare con un: “Mi piacciono i ragazzi/le ragazze” oppure “Mi sono innamorato di un ragazzo/una ragazza.” Ricorda che per persone dell’età dei tuoi genitori o dei tuoi nonni parole come “omosessuale” o ancor peggio “bisessuale”, “transessuale” sono associate a qualcosa di negativo. I tuoi potrebbero aver sentito parlare di omosessualità soltanto in termini dispregiativi, in relazione all’AIDS, alla promiscuità e alle droghe. Avrai modo di far capire loro che non si tratta di questo, ma tanto per cominciare può essere utile porre l’accento suoi tuoi sentimenti, piuttosto che sulla tua sessualità. Dire a qualcuno: “Anche se ho il corpo di un uomo, io mi sono sempre sentita una donna” (o viceversa) ha un impatto un po’ meno duro di “Sono transsessuale”. Aiuta l’altra persona a mettersi nei tuoi panni, a capire quello che provi, a renderlo meno astratto e lontano da loro. Queste sfumature possono sembrarti cose di poco conto, ma hanno un grande effetto su chi riceve la notizia.
Se non te la senti di affrontare il discorso a voce, perché non provi a scrivere una lettera? Alla fine della guida troverai un esempio.

(continua nella seconda parte)

Vulcanica

This section is particularly long, so it will be split in two parts. The next will be online soon.

OK, I’M COMING OUT BUT…HOW?

You’ve been thinking so much about it, you’ve been talking with yourself in the bathroom mirror while your sister out there was waiting to pee, you went over your speech again and again to the ceiling at night when you couldn’t sleep, and now you’re ready: ready to come out.
Yeah, great!
But…where do you start from?
Well, from this guide! That’s why we’re writing it! So let’s have a look at the most common reaction you might have to face and let’s try to make up some advice to face it at best. Be brave!

Coming out…to whom?
Every coming out is history. We often hear about famous people “coming out”: it means they’ve hanged up posters with their sexual orientation written on and now that the whole world knows they’ll never have to talk about it again. It’s not that simple for us common people: you have to come out not once, but tens, hundreds of times. Unless you want to make a great party with all your relatives, friends, family and colleagues and announce it with a toast (well, that would be a great idea!) you’ll have to come out seveal times. With some people it’ll be smooth like drinking a glass of water, with other people it’ll be like drinking a glass of gasoline. So who do you start from?
The trick is simple and trivial: start from the easiest part. Maybe now you’re so determined to come out that you’d want to jump directly to the big boss (usually your parents) but believe me, that’s not a great idea. The safiest choice is to have someone who knows, someone you’ve totally sure you can count on and who understands you, usually your best friends or sieblings, so you won’t be alone when the storm rises on.
Because, even if it mustn’t discourage you, 99% the storm will happen, and it will be a big one. Nothing you cannot face, indeed, maybe one day you’ll think of your coming out period as one of the most intense and precious memories, but at the moment you may have to face some dark times so it’s great if you can rely on someone for a hug and a good word.
So my first piece of advice is: start from the easiest coming out.

How can I say it?
Oh, our beautiful coming out speeches. Who hasn’t one in their pocket? You repeat the words in your mind, you imagine the reactions and you’re ready to be on the scene. Unluckily, things never go the way we expected. Let’s see what are the less shocking ways to talk about your sexual orientation.
Sound out. Nowadays, fortunately, lgbt+ issues are rather spoken of. So it won’t sound strange or weird if you try to bring the conversation off to similar topics, trying to understand what are your interlocutor’s opinions about gay marriage and so on. But beware not to believe everything he/she may say: people are not always coherent. Maybe your interlocutor has positive ideas about gay marriage, but he/she may be shocked when he/she finds out you’re gay (this can happen expecially with a parent) or at the reverse someone who’s unenthusiastic about lgbt+ community may become an activist when he/she realizes the problem is close to his/her relative or friend. It’s not about hypocricy, it’s just that you tend to think of it more seriously when the issue becomes personal. So in general try to talk about those topics just to have an idea of the opinions of the person you want to come out to, but don’t judge him/her a priori for what they will say. Of course, if the person you want to come out to is a supporter of Indiana anti-gay politics, maybe your coming out may be a little hard.
Try to raise some doubts. This might be a good step. If you decide to come out suddenly, you won’t have time to sound out with your family and friends and bring them closer to the truth step by step, so you’ll have to write “I’m gay” on a T-shirt to solve it rapidly. But if instead you want to think about it a little more and you care to make it as less shocking as possible for your dearest ones, then you can begin to raise their doubt. I’m not suggesting you paint your room walls in rainbow colors, but you may start telling them about your gay friend or a famous actore who’s recently come out, or asking your parents how they think they would react if they found out they have a gay son. Another suggestion could be to leave this guide around in your house or on the kitchen’s table or telling your friends and family you’re about to take part to a parade for equality. Show you’re sensitive to this issue. With some good luck, they will understand and your coming out will be softer, or maybe you could just let them get it on their own without ever explicitly say it.
Don’t ignore their suggestions. Sometimes family and friends sense something about a close one’s sexual orientation, wheter you’re trying to raise their doubts or not. Maybe they noticed you’ve never had an opposite sex partner in 25 years? Maybe they remember that big poster of Madonna you had in your room at 16? They found you watching L word? Did you say something compromising when you were drunk? Indeed, no matter how deep in the closet you are, someone’s always ready to spy from the keyhole. If your family or friends try to ask you more or less direct questions, don’t drop them. I know how hard it is: we always think we have to come out when we’re ready, but sometimes forget also our interlocutors must be ready to receive it. So, if your mum asks you shyly if you’re interested in same sex people or your best friend asks you if there’s something he/she should know, don’t ignore it. They’re making a considerable effort and avoiding a big one to you. So take a deep breath, smile and say yes.
Watch your words. When we’re about to say something important, words are important too. Some words result to be more shocking than others, expecially if you’re talking to older people or people who have a different vision than you have. Your intention is to help your interlocutor know you better and it’s hard to do it if you use a language who’s not proper for your family and friends, obviously less interested than you are to the queer reality. The people you’ll come out to will have all the time to become closer to the lgbt+ community (maybe also by reading this guide!) but in the first place they need to understand what you’re trying to say.
For example, instead of saying “I’m homosexual” it might be softier to start with: “I think I like girls/boys” or “I fell in love with a boy/girl”. Remember that aged people, like your parents or grandparents, associate words like “homosexual” or “bisexual”, “transsexual” to something negative. They might have heard about homosexuality exclusively in negative terms, related to AIDS, immorality and drugs. You’ll be able to help them understand it’s not about that, but just to start it can be useful to stress your feelings rather than your sexuality. Telling someone: “Even if I’m in a male body, I’ve always felt I’m a woman” (or vice versa) may be somehow less shocking than: “I’m transgender”. Help the other person be in your shoes, understand what you feel, make it closer and less abstract to them. Those shades might seem unsignificant to you, but they have a great impact on who receives the news.
If you don’t feel like talking about this, why don’t you try and write a letter? You’ll find an example at the end of the guide.

(to be continued)

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