Out of the Closet – Section 1

Cartoons by: Cloud

NOTA: nell’intera guida, farò sempre riferimento a persone omo/bisessuali. Questo non significa che io abbia volutamente escluso i transessuali, gli asessuali e altri. La ragione è che la realtà omo/bisessuale è quella con cui ho maggiore familiarità e non me la sento di dare consigli a cuor leggero a chi vive un’esperienza diversa. Per molti aspetti, la guida è utile anche agli altri, ma ci sono delle situazioni particolari: credo che infatti la transsessualità sia ancora molto difficile da vivere apertamente in Italia. Sarò felice di approfondire l’argomento, se qualche lettore ha voglia di collaborare con me a tal scopo, ma fino ad allora non mi sembra giusto da parte mia parlare di realtà che non conosco in prima persona. Non escludo di dedicare al tema una sezione apposita della guida, se riesco a trovare qualcuno disposto ad aiutarmi a scriverla.

Il primo passo: dichiararsi a se stessi

Prima di discutere dell’opportunità di parlare o meno della tua omo/bisessualità a qualcuno, c’è una domanda fondamentale che devi porti: ma io, con me stesso, ho fatto coming out?
Che cosa significa? Beh, in che modo vivi la tua omo/bisessualità?
Se sei convinto/a che non ci sia assolutamente niente di male ad essere omo/bisessuale, ti senti sicuro/a del tuo orientamento sessuale e ritieni di avere diritto a viverlo apertamente, allora sei pronto/a a dichiararti.
Ma se non è così, se in fondo in fondo un po’ ti vergogni tu stesso/a di quello che provi, se speri tanto di svegliarti una mattina e scoprirti finalmente etero (finalmente “normale”), se per motivi religiosi o personali ritieni che i tuoi sentimenti siano sbagliati o da condannare, allora ti consiglio di aspettare un attimo prima di fare coming out.
Da una parte, dichiararti potrebbe esserti utile perché avresti la possibilità di parlare con qualcuno che ti aiuti a migliorare la tua visione della sessualità, a sentirti a tuo agio con quello che sei e ad accettare che quello che provi e desideri va benissimo.
Dall’altra, però, il coming out rischia di renderti più fragile. Se i tuoi familiari o amici hanno un’opinione altrettanto o ancora più negativa dell’omo/bisessualità, potrebbero spingerti a rinnegare e reprimere questa parte di te, e tu potresti cedere alla tentazione di farlo, sia per evitare loro una delusione, sia perché in fondo tutto quel che vuoi è smettere di essere gay/bisex. Questa non è la strada giusta. Questa è una strada che ti porterà soltanto sofferenza, rifiuto, vergogna, perché quel che sei può essere nascosto, ma non può essere cambiato. Devi imparare ad amare te stesso/a come sei piuttosto che fingere di essere diverso/a.
E allora che cosa si fa?
I miei consigli sono due. Il primo è quello di leggere la seconda parte di questa guida, dedicata ai genitori e familiari di omo/bisessuali dichiarati, in cui cercheremo di capire insieme perché non c’è niente di cui preoccuparsi e il coming out va accolto come una notizia positiva, piuttosto che negativa. Leggila per te stesso/a, leggila come se fossi tu la persona che ha appena ricevuto il coming out di un amico, di un fratello o di un figlio. Lì troverai anche una serie di riferimenti ad associazioni, siti Internet, libri, film e iniziative che possono aiutarti a vivere la tua omo/bisessualità in maniera più serena.
L’altro consiglio è quello di confidarti con qualcuno da cui sei certo che non riceverai un giudizio. Prima di affrontare la famiglia, parla con una persona, magari un amico, che non andrà a spifferare il tuo (per adesso) segreto e che saprà accettarti per quello che sei. Se credi che nessuna tra le persone che frequenti abbia una visione positiva dell’omo/bisessualità, scrivimi all’indirizzo vulcanica.nessunarmadio@gmail.com. Non sono certo in grado di risolvere tutti i tuoi problemi, ma posso metterti in contatto con persone che sapranno tranquillizzarti e consigliarti meglio di me!

11086667_4960113337839_2011260019_n

Coming out oppure no?

Se dovessi riassumere l’intera guida in una sola parola, trascurando le sfumature, le situazioni individuali e le grandi differenze che invece vanno tenute in conto, se insomma qualcuno mi puntasse una pistola alla tempia e mi chiedesse: “Esco allo scoperto oppure no?” io risponderei: “FALLO!”
Perché? Per due motivi. Uno personale, l’altro, se volete, politico.
Il motivo personale è che credo che la vita di una persona fuori dall’armadio sia migliore, più serena. Non hai bisogno di nasconderti, di inventarti balle, di raccontare bugie. Puoi parlare della tua vita sentimentale con tranquillità. Non puoi essere ricattato perché non devi temere che qualcuno ti faccia outing. Se hai una relazione stabile, puoi viverla alla luce del sole, soprattutto se anche la persona con cui stai è dichiarata. Se invece non ce l’hai e magari cerchi un partner, non hai bisogno di ricorrere a sotterfugi. Non devi aver paura di incontrare la persona sbagliata nel posto sbagliato o che ai tuoi familiari arrivi la voce che sei stato visto/a in un locale gay. Quando tra amici si parla di fidanzati e fidanzate, non devi sudare dal terrore, sforzarti di cambiare discorso o raccontare sempre che sei single.
In una parola, non devi fingere.
Il motivo politico, o sociale, è che se sei out puoi rivendicare i tuoi diritti. Non necessariamente devi partecipare al gay pride o scendere in piazza con la bandiera arcobaleno: in questi anni in Italia la semplice affermazione: “Io sono omo/bisessuale”, senza vergogna e senza paura, rappresenta una presa di posizione. Significa: io non mi nascondo. Moltissime persone hanno dei comportamenti omofobi soltanto perché non hanno idea di cosa sia il mondo non eterosessuale. Trovandosi a parlare con una persona dichiaramente gay/bisex, potranno, se ne hanno l’onestà e il coraggio, farle le domande che si pongono da sempre, esporre i loro dubbi, scoprire che noi lgbt non siamo cattivi come ci disegnano. Tanta gente cambia idea sul matrimonio gay e sulle adozioni quando si trova a contatto con una coppia omosessuale e si rende conto di quanto amore possa dare. Non è soltanto colpa loro, ammettiamolo: per decenni, per secoli anzi, le persone attratte dallo stesso sesso sono state raffigurate come promiscue, immorali, sporche. L’immagine che ancora molti hanno degli omo/bisessuali è quella di persone che saltano da un letto all’altro, patologicamente interessate al sesso e incapaci di nutrire veri sentimenti, spesso tossicodipendenti e di frequente portatrici di malattie (quanti sanno che nel 2011, in Europa, nel 46% dei casi l’HIV, il virus dell’AIDS, è stato trasmesso tramite rapporti eterosessuali? http://www.helpaids.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/47).
Magari non si sono mai soffermati a pensare che una vita sessuale disordinata e il consumo di droghe possono essere state, in molti casi, conseguenze dirette di una violenta discriminazione sociale e della vergogna che gli omosessuali stessi provavano nei riguardi della propria condizione, perché non c’era l’informazione che c’è oggi.
Anche gli eterosessuali possono fare moltissimo in questo senso: informarsi, parlare correttamente della questione lgbt+ e darle la visibilità positiva che merita. Ma un gay nell’armadio non può farlo, perché avrà troppa paura di essere scoperto per affrontare liberamente questi discorsi e preferirà cambiare argomento.
Se sei un gay/bisex dichiarato, le tue azioni e le tue parole potranno dare un contributo attivo alla battaglia per i diritti. In altre parole, potrai essere tu stesso/a a combattere contro tutte le paure e i pregiudizi che ti hanno tenuto per tanto tempo nell’armadio!

11106446_4960113377840_1980553159_n

Questi sono i vantaggi, ma vivere apertamente la propria sessualità può comportare anche degli svantaggi?
Naturalmente.
Può darsi che alcune delle persone con cui farai coming out cambino idea su di te. Alcuni dei tuoi amici potrebbero abbandonarti, ma sinceramente, di che razza di amici stiamo parlando? Non preferisci avere accanto delle persone che ti amano per ciò che sei, piuttosto che gente pronta a voltarti le spalle perché non condivide il tuo modo di amare?
La faccenda diventa più spinosa in due ambiti: quello familiare e quello scolastico/lavorativo.
Per quanto riguarda la famiglia, ne tratterò in maniera più esauriente nel seguito. Sono sicura, infatti, che il più grande scoglio da superare per la maggior parte degli omo/bisessuali che vogliono dichiararsi sia il giudizio dei genitori e dei parenti in generale: persone di un’altra generazione, magari un po’ all’antica, in alcuni casi con una fede religiosa rigida che non lascia molto spazio alle interpretazioni. Si tratta, inoltre, di persone molto vicine, della cui approvazione e del cui affetto non te la senti di fare a meno: è normale avere degli scrupoli. Purtroppo, questa sarà una questione da valutare caso per caso, ma per chiunque decida di tentare lo stesso e dichiararsi, cercheremo insieme la via meno traumatica possibile per farlo, nel prossimo capitolo.
Per quanto riguarda invece l’ambiente di lavoro, i dati sono sconfortanti. Arcigay ha condotto un’inchiesta nel 2011 (qui trovate la sintesi dei risultati e il link al report completo: http://www.arcigay.it/omosessuali-e-trans-discriminati-sul-lavoro-numeri-dall%E2%80%99invisibilita/) nella quale risulta che, su un campione di 2229 persone lgbt in tutta Italia, il 19% dichiara di aver subito discriminazioni, soprattutto tra i trans. La percentuale non sembra così alta, ma è attenuata dal fatto che un quarto degli intervistati è completamente invisibile (non dichiarato a nessuno) sul posto di lavoro, mentre molti altri sono usciti allo scoperto solo con qualche collega fidato.
La questione è: cosa ha a che fare il mio orientamento sessuale con il lavoro? Perché dovrei parlare della mia omosessualità?
Per una serie di ragioni. Il lavoro è il luogo in cui passi la maggior parte della tua giornata. Hai rapporti con i colleghi, ti parlano delle loro famiglie, in molti casi ci si incontra anche fuori dall’orario di lavoro. Indossare una maschera per tutto questo tempo è faticoso: rischi di appartarti in un angolo e non conversare con nessuno, per paura che ti facciano una domanda a cui non sai come rispondere, oppure devi inventarti un mucchio di bugie. Se ad esempio hai un partner del tuo stesso sesso che è malato e ha bisogno della tua assistenza, non puoi dirlo chiaramente e chiedere un permesso per questo motivo. Non è facile. La situazione può essere così stressante da compromettere anche la tua produttività ed efficienza.
D’altra parte, con i tempi che corrono, quanti possono permettersi l’orgoglio di intraprendere nobili battaglie ideologiche e sopportare di subire mobbing, di essere licenziati o di non essere assunti affatto pur di rivendicare la propria identità?
Lo stesso accade a scuola. Anzi, forse è peggio, perché gli anni della scuola sono quelli in cui la discriminazione è più acuta e dolorosa e si è ancora indifesi, specie quando non si può contare sull’appoggio dei familiari, molto spesso all’oscuro di quel che accade, e degli insegnanti, che troppe volte stanno a guardare quando non sono i primi a comportarsi da bulli. A quindici, sedici anni si può essere presi in giro ferocemente per qualsiasi cosa: perché si balbetta, perché si porta l’apparecchio, per qualche chilo in più, per un atteggiamento remissivo o timido. Figuriamoci parlare apertamente dei propri gusti sessuali. Per molti di questi ragazzi, la scuola è un inferno che si ripropone giorno dopo giorno, e proprio nell’età in cui invece si avrebbe più bisogno di confrontarsi con gli altri, di sentirsi accettati e amati, di conoscere e fare esperienze.
Per queste ragioni, l’unico suggerimento che mi sento di dare è di essere estremamente cauti sul posto di lavoro e a scuola. Un po’ poco, mi dirai, ma purtroppo è così. Questa guida ha a che fare con la realtà e quindi non posso dirti: “vai, dichiarati, lotta per un mondo migliore!” senza preoccuparmi del prezzo da pagare.
Il mio consiglio è il seguente: se ti è possibile, comincia da chi ti è più vicino, dagli amici, dai familiari e dai parenti. Quando saprai di avere una base di persone su cui contare, allora, se lo ritieni opportuno, sarà più semplice dichiararsi anche a scuola o sul lavoro, perché sai di non essere solo/a nel sopportare le conseguenze. E, se vuoi uscire allo scoperto, comincia da un compagno di classe o da un collega che senti particolarmente affine o di cui magari conosci già le idee sul tema.
Ricorda che hai dei diritti. Se sei discriminato/a a scuola o sul lavoro, non sei costretto/a a subire in silenzio. Puoi rivolgerti ad associazioni che ti forniscano assistenza legale, come http://www.retelenford.it/, e non pensare mai che “te la sei cercata, potevi rimanere nell’armadio”.
Non pensare mai di avere torto per esserti dichiarato, o per non averlo fatto. Si tratta di una scelta esclusivamente tua e reazioni aggressive e discriminatorie da parte degli altri non sono mai, mai, mai giustificate.
Lo scopo non solo di questa guida, ma dei tanti progetti nazionali e internazionali rivolti alla comunità lgbt+ e in special modo ai più giovani, è quello di non costringerti a vivere nella paura. Non sei solo/a, per quanto sia difficile. Dentro o fuori dall’armadio, ci sono persone disposte a lottare per te.

WARNING: In the whole guide, I’ll always talk about homo/bisexual people. This doesn’t mean I don’t want to include transgender, asexual people and so on. The reason is the homo/bisex reality is what I know best and I don’t feel like lightheartedly offer suggestions to those who live a different experience. Under some aspects, this guide can be useful to everyone, but there are particular situation: indeed I think transsessuality is still so hard to be openly lived here in Italy. I’ll be happy to face the issue if someone wants to collaborate with me on this, but up to that moment I don’t think it’d be honest of me to talk about realities I don’t know myself. I’d be ready to write an apposite section of the guide on this, if someone wants to help me.

The first step: coming out to yourself

Before discussing the opportunity of talking about your homo/bisexuality to someone, there is a fundamental question you have to ask yourself: but did I come out to myself?
What does it mean? Well, how do you live your homo/bisexuality?
If you’re sure there’s absolutely nothing wrong in being homo/bisexual, you feel confident about your sexual orientation and you think you have the right to live it openly, then you’re ready to come out.
But if instead you feel a little ashamed about your feelings, if you wish to wake up someday and find out you’re finally straighyt (finally “normal”), if, for religious or personal reasons, you think your feelings are wrong or should be condamned, then I suggest you wait a little before coming out. On one side, coming out could be useful since you’d have the opportunity to talk to someone who can help you have a better vision of your sexuality and feel comfortable with who you are and accept that your feelings and desires are totally ok. But on the other side, coming out could make you more fragile. If your family or friends have a negative opinion of homo/bisexuality, they may force you into refuse and reject this part of you and you could be tempted to do it, either not to let them down or because in the end all you want is to stop being gay/bisex. That’s not the right way. This will only bring you pain, reject, shame, because what you are can be hidden but can never be changed. You’ve got to learn to love yourself rather than fake to be different.
So what do you have to do?
I’ve got two pieces of advice. The first is to read the second part of this guide, dedicated to parents and families of homo/bisexual people, in which we’ll try to understand together why there’s nothing to worry about and coming out should be received like happy news. Read it for youself, read it like you were the person who’s just received the coming out of a friend, a siebling or a kid. There you will also find some links to associations, websites, books, movies and so on, to help you live your homo/bisexuality in a peaceful way.
The other piece of advice is to talk to someone who surely won’t judge you. Before facing your family, talk with a person, maybe a friend, who won’t spread the word about your (up to now) secret and who will accept you for who you are. If you think nobody of the people you know has a positive opinion on homo/bisexuality, write to me at vulcanica.nessunarmadio@gmail.com. Of course I cannot solve all your problems, but I can help you find someone who will do better than me!

Coming out or not?

Should I sum up the whole guide in a word, ignoring the shades, the individual situations and the big differences to take into account, if someone put a gun against my head and asked me: “Coming out or not?” I’d answer: “DO IT!”
Why? For two reason: a personal one and, if you want, a political one.
The personal reason is that I think life out of the closet is better, more peaceful. You don’t need to hide, to tell lies. You can calmly talk about your sentimental life. You cannot be blackmailed because you don’t have to be afraid of being outed. If you’re in a relationship, you can live it openly, especially if your partner is out too. If instead you’re single and looking for someone, you don’t need to make tricks and subterfuges. You don’t have to be afraid to meet the wrong person at the wrong place or that your family will hear you’ve been seen in a gay club. When your friends talk of their love affairs, you don’t have to sweat off by fear, try to change the subject of the conversation or always say you’re single.
In a word, you don’t need to fake.
The political, or social, reason is that if you’re out you can fight for your rights. You don’t need to go to the Pride or take part to manifestations with the rainbow flag: in these years in Italy just to adfirm “I am homo/bisexual”, with no shame and no fear, is already a manifestation. It means: I won’t hide. Many people act like homophobics just because they know nothing about the not-heterosexual world. Talking with an out person, if they’re honest and bold enough, they will have the opportunity to ask their questions, talk about their doubts, find out that we lgbt are not as bad as someone thinks. Many people change their minds about gay marriage and adoptions when they know a gay couple and see how much love we can give. The fault is not exclusively theirs, we have to say: for decades, indeed for centuries, gay people have been depicted as immoral, dirty people. The idea still many people have about homo/bisexual is that of people who are pathologically interested in sex and incapable of real feelings, often drug addicted and source of diseases (how many people know that in 2001, in Europe, 46% of cases of HIV transmission, which causes AIDS, happened through a straight sexual intercourse? http://www.helpaids.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/47).
Maybe they never thought that a disordered sexual life and the addiction to drugs can often be a consequence of a violent social discrimination and of the shame that homosexual people themselves felt about their condition, because at that time information was not so efficient as it is today.
Also straight people can be very useful in this: they can get informed, correctly talk about lgbt+ issue and give us the positive visibility we need. But someone who is in the close can’t do it since he/she will be too afraid of being outed to freely talk about this and he/she will try to change the subject.
If you’re out, your actions and words can give an active contribution to the fight for our rights. In other worlds, you will be yourself able to fight against all those fears and prejudices which kept you in the closet for so long!

These are the pros, but what about the cons?
Of course there are some negative sides in living your sexuality openly.
Some of the people to whom you’ll come out may change their mind about you. Some of your friends could leave you, but honestly, what kind of friends are we talking about? Don’t you wish you had people who love you for who you are instead of people ready to abandon you just because they don’t agree with your way of loving?
Things get difficult in two situations: family and school/work.
As for family, we’ll talk about it later on. I’m sure indeed that the biggest obstacle to face for most people thinking about coming out is the judge of parents and relatives: older people, sometimes with a strong religious faith which leaves no space to interpretations. Moreover, those people are very close and you don’t want to give up to their approval and afection: it’s normal to have some doubts. Unluckily, this situation is to be evaluated differently for everyone, but for all those who still want to come out, we’ll try to find together the less traumatic way to do it, in the next section.
As for job, statistics are bad. Arcigay made an inquiry in 2011 (here you find the sum up of the results and the link to the complete report, in italian: http://www.arcigay.it/omosessuali-e-trans-discriminati-sul-lavoro-numeri-dall%E2%80%99invisibilita/) in which it results that, on a sample of 2229 lgbt people in Italy, 19% have been victims of discrimination, especially between trans people. The percentage doesn’t seem so high, but it is lowered by the fact that 25% of the sample is completely in the closet at the job, whereas many others are out only with some trusted colleague.
The point is: what does my sexual orientation have to do with my job? Why should I talk about my homosexuality?
For many reasons. Your job is the place where you spend most of your time. You are with your colleagues, they talk you about their families, often you meet also out of your worktime. Wearing a mask for all this time is hard: you risk to be alone in a corner and don’t talk to anyone for you’re scared to receive a question to which you cannot answer, or you have to make up lots of lies. If for example your same sex partner is ill and needs your help, you can’t say it clearly and ask to have a permission from your job. It’s not easy. The situation can be so hard to compromise also your ability in doing your work.
On the other hand, how many people can afford to be victims of mobbing, to be fired or not to be hired at all just because they’re out and proud of their identity?
The same happens at school, or maybe worse, since in teenage years discrimination is hardest and particularly painful and you’re still unable to defend yourself, especially when you can’t count on your family, who often are not informed of what happens, and teachers, who sometimes just stay there and watch, when they’re not the first bullies. When you’re fifteen, sixteen you can be violently discriminated for everything: your voice, your weight, your nature, especially if you’re shy. One can imagine how hard it is to openly speak about one’s sexual tastes. For many of this kids, school is a hell day after day and actually in that age in which you need most to feel accepted and love, to know and make experiences, to have interactions with your peers.
For all those reasons, my only suggestion is to be extremely cautious at school and at work. It’s not much, I know. This guide has to deal with reality and I can’t just say: “go, come out, fight for a better world!” without taking into account the price you might have to pay.
My suggestion is the following: if you can, start from friends, family and relatives, your closest ones. When you know you have some people you can trust, then, if you feel like, it’ll be simpler to come out also at school or at work, since you know you’re not alone in living the consequences. And if you want to come out, start from a colleague or schoolmate who’s particularly friendly or whose ideas on the lgbt issue you already know.
Remember you have rights. If you’re descriminated at school or at work, you don’t have to bear all this in silence. You can look for associations to legally protect you, like
http://www.retelenford.it/. And never think “you better stay in the closet.”
Never think you’re wrong for coming out or for not doing it. It’s your own choice and discrimination and bullism are never ever justified.
The purpose of this guide and also of many national and international project towards lgbt+ community, especially towards the lgbt youth, is to allow you not to live in fear. You’re not alone, no matter how hard it is. In or out of the closet, there are people ready to fight for you too.

Annunci

2 thoughts on “Out of the Closet – Section 1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...