La questione dell’esibizionismo

D’accordo, lo abbiamo pensato tutti. Quando vedi una ragazza camminare verso di te con il tipico stile “da camionista” e presentarsi come: “Ciao, mi chiamo *** e sono lesbica”. O quando vedi un ragazzo con il vestito con le paillettes e i tacchi alti. E pensi: va bene che sei gay, ma non potresti essere un po’ più discreto/a?

Quando guardi le immagini del Gay Pride, con le donne a seno nudo e gli uomini coperti solo da un boa di struzzo rosa, e pensi: “Forse quest’atteggiamento non fa altro che allontanarci dall’uguaglianza che chiediamo…”

Bene, sono qui per fare l’avvocato del diavolo e “difendere l’indifendibile”: l’esibizionismo. Proprio io che ogni volta che mi dichiaro mi sento dire: “Davvero? Di te non lo avrei mai detto!”
Ecco.

Punto uno:
Se dovessimo concedere o meno dei diritti ad una persona in base al modo in cui si veste e alla disinvoltura con cui vive la propria vita sessuale e sentimentale, allora prima di negare il matrimonio, le adozioni e l’uguaglianza a tutti i non eterosessuali, sarebbe il caso di toglierli a tutti gli uomini e le donne che vanno in giro conciati in modo ridicolo, e non penso siano necessari degli esempi. Chi ha da ridire sulle “checche” e sulle “leccaciuffe” di solito ha da ridire anche, in media, sulle donne in minigonna, sugli uomini depilati, sulle tette rifatte, sul parrucchino e sul riporto, sui sessantenni che vogliono sembrare trentenni…vogliamo togliere i diritti a tutti? O ancor meglio, vogliamo togliere tutti di mezzo?

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Se baciarsi per strada legittima un’aggressione, allora sarebbe giustificabile anche aggredire tutte quante le coppiette eterosessuali, dagli adolescenti ai padri di famiglia agli anziani, che vanno in giro mano per la mano o siedono sulla panchina accanto a te scambiandosi vari centimetri di lingua.

Se atteggiarsi è un reato, se è una ragione sufficiente per essere odiato, discriminato, disprezzato, picchiato e cacciato fuori dai locali, allora lo stesso dovrebbe accadere ai bulletti, ai palestrati, agli hipster, agli intellettualoidi, ai punkabbestia, ai figli di papà incravattati, ai bigotti…continuo? Praticamente a tutti. Compresi me che scrivo e te che leggi.

Quindi, è questa la società che vogliamo? Un mondo in cui chiunque non si adegui a un non meglio definito “buon gusto” può essere legittimamente considerato un essere umano di serie B?

Bene, andiamo oltre. Punto due:
Quando critichi certe manifestazioni un po’ estreme, non ti è mai venuto in mente che forse si tratta di una maniera per affermare la propria identità?
Mi spiego meglio: è facile dire di fregarsene del giudizio altrui, ma quando si è coinvolti in prima persona la questione diventa piuttosto importante, che lo vogliamo oppure no. Nel momento in cui scopri di non essere eterosessuale, la tua identità, o almeno una parte di essa, viene messa in crisi. Un eterosessuale sa di poter fare riferimento a determinati “modelli”, “ruoli” e “istituzioni”: non significa che tutti gli etero seguano alla lettera questi modelli, ma esistono.

Pensiamo ad esempio al luogo comune per eccellenza: l’anello. Tutti quanti abbiamo in mente la scena di lui che si inginocchia, apre il cofanetto con l’anello e lei che scoppia a piangere, commossa…
La cosa può anche farti vomitare o lasciarti indifferente, puoi anche rifiutare con tutto il cuore l’idea di sposarti e avere dei figli, ma se sei etero, sai che quella scena appartiene alla sfera delle tue possibilità.

Se sei gay, tutto questo non ce l’hai. Non dico che sia negativo: può anzi aiutarti, perché sei libero/a da modelli e condizionamenti. Ma, di fatto, scoprirti gay, lesbica, bisex o trans può portarti a chiedere: chi sono io? Qual è il mio posto? E allora può essere utile, anche solo momentaneamente, rifugiarsi in un mondo di “stereotipi alternativi” che ti permettano di classificarti in qualche modo, di provare un senso di appartenenza. Magari è infantile, ma di certo non è un colpa, e soprattutto non è un comportamento esclusivo dei gay.

In conclusione, ancora una volta: riflettere è di sicuro più interessante e costruttivo che giudicare.

Vulcanica

Alright, it’s happened to everyone of us. When you see a girl walking like a trucker and introduce herself as: “Hi, my name is *** and I’m a lesbian.” Or when you see a boy with a sequin dress and high heels. And you’re like: ok, you’re gay, couldn’t you just be a little more discreet?

When you see picutres from a Gay Pride, with women with their breasts naked and men covered only by a pink feather boa, and you think: “Maybe this attitude is not actually helping us in reaching equality…”
Well, I’m here to play devil’s advocate and defend the indefensible: exhibitionism. Me myself, which I’m told everytime I come out: “Really? I wouldn’t have guessed upon you!”
Here you are.

First of all:
If we should give rights or not regarding of how people dress and how they live their sexual and sentimental life, then, before forbidding marriage, adoption and equality to all not straight people, we should do the same with every man or woman which goes around in ridicolous outfit, and I don’t think examples are needed. Whoever is against “fags” and “dykes” is usually also against women in miniskirts, shaved men, fake tits, hairpieces, sixty-year-old people trying to look like they’re thirty and so on…so what, are we going to deprive everyone of their rights? Or, even better, are we going to throw all those people out of our world?

If a public kiss legitimates harrassment, then it would be justified to harrass all those straight couples, from teenagers to family fathers up to old people, holding hands and sitting on a bench near you with their tongues in each other’s mouth.

If stereotypes are illegal, and if acting like one is a sufficient reason for being hated, discriminated against, despised, beaten and thrown out of places, then the same should happen to bullies, fitness freaks, hipsters, rich people, bigots and so on…actually, everyone. Also me and you.

So, is that the society we want? A world in which everyone who doesn’t fit in a non-clearly definite “good manners” guide can legitimately be considered as a second-class human being?

Well, let’s go ahead. Second of all:
When you critizise some extreme manifestations, haven’t you ever thought that it might be a way to strengthen one’s identity?
It’s easy to say you don’t care about what people say, but when you’re into it in the first place this becomes rather crucial, either you want it or not.
When you find out you’re not straight, your identity, or at least part of it, is put in doubt. A straight person can refer to some “models”, “roles” and “institutions”: it doesn’t mean all straight people follow it literally, but they exist.

Let’s think about the stereotype par eccellence: the ring. Everyone of us knows that scene: he’s down on his knees, he opens the box with the ring, she breaks down and cries, joifully…
That can also make you sick or have no impact on you, you can also totally reject the idea of getting married and having babies, but if you’re straight, you know that scene is within the horizon of your possibilities.

If you’re gay, you don’t have this. I don’t mean this is necessarily negative: it can indeed help you, since you’re free from models and conditioning. But anyway, discovering yourself as gay, lesbian, bi or trans can lead you to wonder: who am I? What is my place? And then it can be useful, even only for some time, to take shelter inside some “alternative stereotypes” which allow you to be classified some way, to have a feeling that you belong. It may be childish, but surely it’s not a fault, and most of all, it’s not something exclusive to gay people.

In the end, once again: to think is surely far more interesting and useful than to judge.

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2 thoughts on “La questione dell’esibizionismo

  1. Sono un poco in ritardo, ma complimenti! Penso che questo sia uno dei tuoi migliori articoli. Pone l’accento su una questione importante: all’accusa di esibizionismo e di “cattivo gusto” dei gay pride, la principale obiezione di un gay medio è “non siamo tutti così, questi sono solo sciocchi stereotipi”. Penso sia la reazione più spontanea(perché a nessuno piace essere identificato da stereotipi esagerati), ma rischia di creare gay buoni e gay cattivi e, soprattutto, non tocca il punto centrale: e anche se fosse, che problema c’è? Che problema c’è nell’esibire chi sono? Che differenza c’è tra una coppietta etero e una gay? Perché la maglia rosa no e i risvoltini si(tralasciando il fattore estetico, ma è un altro discorso)? Tra girare mezzo nudo in una manifestazione e girare con il costume a mutanda al mare? E ancora, anche se fosse, che problema c’è?

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    • Uhao, grazie! 😀
      Hai proprio centrato il punto: non dobbiamo “guadagnarci” i diritti, mostrare che siamo carini e simpatici per meritare la fiducia altrui.
      Purtroppo giudicare in base all’apparenza è, e sarà sempre, troppo facile. Ci piace credere ai “mostri”, a quelli con la faccia cattiva, perché così ci sentiamo rassicurati nei confronti della “gente perbene”. Ancora e solo classificazioni…questo è un problema ben più ampio e generalizzato di quanto sia relativo alla comunità lgbt+.
      In questo modo rischiamo di non riconoscere l’indecenza vera, che spesso si nasconde sotto abiti impeccabili e profumo di marca, ma distrugge.

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