Di come ho continuato per anni a non capire.

Sono molto contenta di dedicare lo spazio del mio blog al Progetto Interviste che, secondo le intenzioni, dovrebbe durare almeno fino a fine gennaio. Però permettimi per oggi di ritagliarmi qualche minuto per uno sfogo personale, qualcosa che ho voglia di dire.

C’è gente ridicola che ha paura dell’educazione sessuale nelle scuole, dei matrimoni gay o di vedere coppie omosessuali in tv perché teme che in questo modo i bambini possano essere traviati. Possano essere influenzati ad essere gay.
Lo ripeto: influenzati ad essere gay.
Questo post non vuole essere una risposta alle loro stupidaggini, anche perché è evidente che si tratta di persone che non hanno interesse al dialogo ma soltanto voglia di imporre la propria ignoranza. Questo post è semplicemente il racconto di qualcosa di mio, di personale, e penso che in molte cose rifletta le esperienze di tanti altri.

Alettoilbacio

Henri de Toulouse – Lautrec, “Il bacio”, 1892.

Voglio raccontare cosa significa essere gay in una società eterosessista (ovvero, che dà per scontato l’eterosessualità e non concepisce alternative). Non parlo di bullismo, omofobia, discriminazione, disuguaglianze. Soltanto di che cosa significa essere “diversi”, nel senso più genuino della parola, e di quanto può essere difficile anche solo rendersene conto. E voglio rassicurare chi crede che si possa “influenzare qualcuno ad essere gay”: se fosse possibile influenzare l’orientamento sessuale, saremmo tutti etero, perché è questa l’influenza che percepiamo. Ma non funziona.

Ricordo che a 13 anni partecipai al camposcuola della parrocchia. Era la prima volta che dividevo la stanza con delle sconosciute e per la prima volta una ragazza si spogliò davanti a me. Non riuscivo a staccare gli occhi dal suo seno. Pensai che fosse soltanto perché a me ancora non era cresciuto, pensai che era “normale”.

A diciassette anni persi la testa per una ragazza bellissima, naturalmente senza saperlo. Ci pensi? Essere innamorata e non capirlo nemmeno. Pensa bene a che cosa significhi. Ero fidanzata, con un ragazzo ovviamente. Uscii con lei ed ero talmente fulminata che non riuscivo a smettere di guardarla, non ho idea di cosa abbiamo parlato ma chissà quanto è stato imbarazzante per lei, se se n’è accorta. Ricordo persino il gesto con cui si sciolse i capelli, io ero a bocca aperta. Ma mi sembrava naturale essere attratta da una ragazza così bella. Ancora, credevo fosse “normale”.

Al primo anno di università presi una cotta tremenda per una mia amica. Lei era diversa da tutte le persone che avessi conosciuto. Era intelligente, bella e disinvolta. Parlavamo moltissimo di sesso, le piaceva sperimentare, aveva la mente aperta, e io mi aspettavo che prima o poi sarebbe successo qualcosa. Le chiesi se non avesse voglia di avere relazioni anche con le donne e rimasi davvero sorpresa quando rispose di no. Non presi in considerazione l’idea che il mio voler andare a letto con lei significava che ero gay, nè l’idea che lei potesse non provare le stesse cose perchè non lo era. Per me era ancora tutto “normale”, credevo che chiunque sperimentasse gli stessi desideri e che le altre ragazze si frenassero solo per delle inibizioni religiose o di carattere.

Accadde lo stesso con una mia coinquilina. Non ero innamorata di lei nè niente del genere, non mi attraeva nemmeno, ma eravamo molto intime e lei scherzava spesso sul fatto che prima o poi avremmo diviso il letto. Non capivo che le sue erano battute e basta, senza veri doppi sensi, non capivo che lei non ci pensava nemmeno. Una sera, di fronte a un bacio lesbico in tv (stavano trasmettendo “L’altra metà dell’amore”) lei cambiò canale dicendo: “Che schifo!” e io ero sinceramente confusa. Non capivo, ancora non capivo.

No, non sono straordinariamente tonta. Sono solo cresciuta in una società eterosessista e per me essere gay non è un problema. Era talmente naturale che addirittura pensavo fosse la mia la “normalità”, pensavo che anche le altre persone provassero lo stesso. Ci ho messo 22 anni a capire e sono felice, perché mi rendo conto di aver davvero rischiato di non capire mai.

Ma penso che questa breve storia spieghi bene cosa intendo quando dico che l’orientamento di qualcuno non si può influenzare. Io non avevo visto coppie gay sposate, non avevo letto libri in cui si parlava di gay, non avevo studiato educazione sessuale a scuola. Io ero cresciuta tra gli etero e convinta di essere etero. Non lo ero, punto, non lo sono stata mai.
Forse, se avessi sentito parlare dei gay, se avessi studiato educazione sessuale, mi sarei fermata a riflettere e a quei desideri avrei dato un nome molto prima, avrei evitato confusione, imbarazzo e relazioni sbagliate. Tante persone, in quella confusione, in quell’imbarazzo, trascorrono la vita intera.

Vulcanica

I’m really happy to devote my blog to the Project Interview, which is supposed to go on at least up to the end of January. But today let me seize some minutes for a personal outburst, something I’d like to say.

There are those ridicolous people who are afraid of sexual education in schools, of gay marriage or of seeing gay couples in tv because they fear that this way kids could be corrupted. They could be influenced to be gay.
I’ll say it again: influenced to be gay.
This post is not meant to be an answers to such foolish nonsenso, also because it’s evident that these people are not interested in communication but they only want to impose their ignorance. This post is just the recall of something personal and I think it could reflect others’ experiences.

I want to talk about what being gay means in a heterosexist society (namely, which takes heterosexuality for granted and doesn’t conceive any alternatives). I’m not talking about bullyism, homophobia, discrimination, disequalities. I’m just talking of what being “different” means, literally, and of how hard it can be just to realize it. And I want to reassure those who think someone could be “influenced to be gay”: if it was possible to influence sexual orientation, we would all be straight, because this is the influence we receive. But it doesn’t work that way.

I remember when I was 13 I took part to the parish’s summer camp. It was the first time I shared a room with strangers and the first time a girl took her dresses off in front of me. I couldn’t stop staring at her breast. I thought it was just because mine hadn’t grown up yet, I thought it was “normal”.

When I was 17 I fell for a beautiful girl, of course without knowing it. What? Being in love and not even understand it. Try and think what that could mean. I was engaged, with a boy obviously. I went out with her and I was so attracted I couldn’t stop looking at her, I have no idea what we talked about but that must have been so embarassing for her, if she noticed. I still remember her move when she let her hair down, I couldn’t close my mouth. But I thought it was obvious to be attracted by such a beautiful girl, I thought it was “normal”.

In my freshman year at university I had a strong crush on a friend. She was different from everyone I had met before. She was smart, beautiful and nonchalant. We used to talk much about sex, she liked to try new experiences, she had an open mind and I expected something to happen between us sooner or later. I asked her if she felt like having relationships with women and I was really upset when she said no. I neither didn’t think that me wanting to sleep with her meant I was gay, nor that she didn’t feel the same because she wasn’t gay. To me it was still “normal”, I thought everyone had the same desires and other girls just held back because of religious inhibitions or personal attitude. 

It was the same with a girl I lived with. I wasn’t in love with her or things like this, I wasn’t even attracted by her, but we were very close and she often made jokes about sleeping with me. I didn’t understand hers were only jokes, without double entendres, I didn’t understand she wasn’t even thinking about it. One day, seeing a lesbian kiss on tv (it was “Lost and Delirious”) she changed the channel screaming: “How disgusting!” and I was sincerely upset. Still I didn’t understand. 

No, I’m not extraordinarily dumb. I just grew up in a heterosexist society and to me being gay is not a problem. It feels so natural that I used to think mine was everyone’s “normality”, I used to think other people felt this way too. It took to me 22 years to understand and I’m happy, because I understand I was risking never to realize it. 

But I think this short story explains well what I mean by saying that someone’s orientation cannot be influenced. I had not seen married gay couples, I had not read books about gay people, I had not studied sexual education at school. I grew up amongst straight people and I was sure to be straight myself. I wasn’t, that’s the point, I never was.
Maybe, had I heard about gay people, had I studied sexual education, I’d stop to think and I’d give a name to those desires much earlier, I’d have avoided confusion, embarassment and sad relationships. Many people, in that confusion, in that embarassment, live their whole lives.

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11 thoughts on “Di come ho continuato per anni a non capire.

  1. Alla fine, ci sono cose che accomunano tutti noi. Se mi avessero detto che non si prende fuoco se si é omosessuali, sarebbe stato tutto molto più semplice. E invece le cose sono state un po’ più complicate..
    Però sorrido sempre quando ripenso a me alle medie: Ogni giorno rischiavo di arrivare tardi a scuola per vedere passar la cugina della mia migliore amica.. Sono riuscita ad avere un suo autografo. Che vergogna.

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    • Ahahahaha macché vergogna 🙂 un suo autografo? Come una persona famosa!
      Hai ragione, è inconcepibile che non ci abbia mai pensato per tanto tempo. E non so neanche come ho fatto a pensarci alla fine.
      Ma vogliamo parlare di tutte le cotte a scuola? E i personaggi dei film? E le cantanti? Soprattutto…e il disco inascoltabile delle TaTu? Io l’ho comprato! Ahahahah 😀

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      • Io avevo i capelli come la mora, é stato il primo cd che ho comprato. Ce l’ho ancora tra l’altro.. Ahahaha la cugina della mia amica comunque fa la fotografa a bologna e vive con la sua compagna. Io ero riuscita a farmi fare un autografo, perché volevo essere sfattona come lei e mi piaceva proprio tanto..
        Tra l’altro ho trovato una lettera in cui scrivevo “tua cugina é proprio una figa, e non lo dico perché sono l’esbica” (si, con l’apostrofo). Ero talmente tanto ignorante in materia che non sapevo nemmeno come scriverlo. 😀

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      • Ahahaha ma allora avevi già un gaydar inconsapevole 😀 io invece le mie cotte platoniche me le son sempre prese per etero. Beh, d’altronde ho sempre conosciuto solo ragazze etero (o almeno non dichiarate, chissà!)
        Vorrei approfittarne per rassicurare tutte le amiche che ora forse si stanno chiedendo se sia il caso di farsi di nuovo vedere in costume da me…Non sono così arrapata ahahahha 😀 per fortuna le amiche non mi fanno alcun effetto!

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  2. Veramente un bellissimo post!! Da quello che vedo da anni, i problemi della omosessualità per una ragazza o per un ragazzo sono sostanzialmente identici perché non derivano dalla omosessualità ma dal fatto di essere immersi in un mondo in cui l’ignoranza e quindi il pregiudizio in materia sessuale sono la regola. Stiamo tutti lavorando perché qualche cosa finalmente cambi!!

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    • Grazie, sono felice che il post sia piaciuto!
      Sì, credo anche io che non faccia molta differenza tra ragazzi e ragazze, a parte il fatto che forse in questo caso i ragazzi sono penalizzati dall’idea diffusa che l’omosessualità sia in qualche modo un “venir meno” alla loro mascolinità e quindi particolarmente “vergognosa”. Ma alla fine di pregiudizi ce n’è per tutti, purtroppo. Ho visitato e trovato molto bello e utile il vostro progetto, speriamo tutti insieme di riuscire a fare qualcosa!

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  3. A me non sembra di aver letto un’esperienza normale, ma una cosa molto più vicina alla psichiatria… Siamo tutti e tutte cresciuti in una società in cui l’eterosessualità è nella norma (e non c’è niente di “eterosessita” in questo, dopotutto gli etero sono giusto il 95%!), però io e altre mie amiche a 15 anni eravamo già belle che a posto. Se tu hai avuto un percorso così travagliato è perché evidentemente hai dei problemi TU e secondo me un percorso di analisii fatto seriamente potrebbe esserti d’aiuto, molto più che incolpare la società di problemi tuoi che ti rifiuti di risolvere.

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    • Non penso proprio.
      Vulcanica può avere o non avere problemi nella sua vita che rifiuta di risolvere, non lo so, non sono Vulcanica e non la conosco.
      Ma qui non vedo affatto una donna che si rifiuta di risolvere i propri problemi. Vedo una donna che ci ha messo tanto a capire di essere lesbica perché è vissuta in una società in cui si dà per scontato che tutti siano etero. Vedo una donna che per anni ha visto delle “stranezze”, SI E’ MESSA D’IMPEGNO PER CAPIRE COSA FOSSE, ha trovato ostacoli (la società eterosessista che non dà informazioni) e poi finalmente ha capito di cosa si trattava, e ora che ha chiarito con se stessa VEROSIMILMENTE STA BENE.
      La società è eterosessualista, eccome. Quante migliaia di libri e film sono stati prodotti con storie eterosessuali? Quante pubblicità fanno leva sulla figura femminile per attrarre uomini? Quante volte ci siamo sentiti dire “quando sarai grande e ti sposerai e avrai bambini…”? Senza contare che a volte i genitori addirittura pretendono che ti sposi, e li renda nonni e faccia la casalinga.
      Un conto è una società a maggioranza etero, un conto è una società che dà per scontato che tutti siano etero e non contempla minimamente la possibilità che qualcuno non lo sia.
      Perché fare una dittatura della maggioranza?? Perché non accettare che le minoranze esistano e siano quello che sono? Questo chiedono: esistere in santa pace alla luce del sole. Non chiedono certo un’imposizione dell’omosessualità a tutti quanti, come vanno blaterando omofobi vari, giusto per far finta di essere delle vittime e screditare ancora un po’ la minoranza.
      Dico queste cose alla luce di quello che i miei pochi amici non-etero mi hanno confidato in sincerità. Non avevano certo motivo di mentirmi. Si sono sentiti “strani” per un po’, hanno fatto chiarezza, e ora non hanno nessun bisogno di uno psichiatra (questo non vuol dire che scoraggio chi sentisse di avere bisogno di uno psichiatra ad andarci… se ne avete bisogno, andateci! Ma ricordatevi che l’omosessualità non è una malattia, consideratevi delle persone sane che hanno temporaneamente bisogno di una mano, non dei malati!).

      Grazie Vulcanica per il tuo post. Ce ne fossero migliaia di post così, con ogni storia, per far capire che gli LGBT non sono esseri mandati da satana ma persone normali che si accorgono di avere preferenze diverse dalla maggioranza…

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