Le parole di Chiara: “Amare o non amare. Tutto è una scelta”

Questa settimana, per il Progetto Interviste, facciamo una chiacchierata con Chiara, una studentessa universitaria eterosessuale che negli ultimi ha avuto modo di entrare in contatto da vicino con il mondo lgbt e…da un punto di vista molto interessante!

Ringrazio Chiara per la disponibilità, la gentilezza e le sue preziose parole e le faccio un grande in bocca al lupo per i suoi studi!

– Ciao, tu studi psicologia e stai lavorando a una tesi connessa al mondo lgbt. Ti va di parlarcene?

Ciao Vulcanica, certo! Attualmente sono iscritta al mio ultimo anno di Psicologia a Padova (indirizzo Clinico Interazionista) e sto lavorando ad una tesi rivolta al “mondo lgbt” come dici tu. L’idea è nata per caso, parlando di queste tematiche con un mio carissimo amico che, a sua volta, mi ha parlato di una sua amica – attiva in Agedo (Associazione di figli Omosessuali) a Roma. Stavo cercando un’area tematica in cui cimentarmi con una certa ottica (propria dell’Interazionismo) rivolta all’utilizzo delle parole come possibilità di costruzione di significati e senso, tenendo presente le varie relazioni interpersonali, gli aspetti culturali e molto altro. E’ stato così che ho conosciuto da vicino tutto ciò che ha a che fare con il mondo dei ‘queer’. Il mio contatto a Roma (con cui inizierò a lavorare per la fase empirica della mia tesi da febbraio) mi ha detto: “Se vuoi parlare di queste cose, devi prima capirle. E per capirle, ne devi fare parte”.  Per questo, negli ultimi mesi, mi ci sono immersa completamente, vivendo anche episodi di discriminazione in prima persona per il semplice fatto di avere iniziato a parlarne. Di diverso la mia tesi ha che vuole occuparsi di questo scottante tema dal punto di vista dei genitori. In letteratura scientifica c’è molto rispetto al fare coming out, alle varie teorie sull’origine dell’omosessualità (in verità solo ipotesi), al vissuto di chi appartiene al mondo lgbt, al bullismo omofobico, alla omogenitorialità, ma ben poco rispetto a chi ha un figlio e ne scopre questa verità. Non so dirti se la mia tesi sia più rivolta all’essere genitore o al fatto di avere un figlio diverso. Forse perché approfondire questo punto di vista significa scoprire che alla radice di tutto non sta tanto la verità in questione ma il ruolo che si riveste e come lo si intende. Un genitore è meno genitore a causa dell’omosessualità del figlio? Quali aspettative vengono colpite? L’Amore genitoriale ha delle condizioni?

– Come mai hai scelto questo tema?

Non so se io ho scelto il tema o se il tema ha scelto me! Di sicuro so che occuparmene mi ha già cambiato la Vita. Smettere di avere paura di parlare di certe cose, eliminare le zone d’ombra, imparare ad avvicinarsi a tutti…significa imparare un linguaggio universale. La sessualità è questo linguaggio universale – infinite possibilità che non possiamo racchiudere dentro poche – limitate – etichette. Farlo dal punto di vista genitoriale ha per me un valore aggiunto – quello di rispondere alle mie domande: cosa significa essere madre? Cosa significa essere padre?

– Dal punto di vista della psicologia come si può definire l’omo/bi/transessualità? Si tratta di una questione genetica o ambientale? In altre parole…gay si nasce o si diventa?

Questa  è una bella domanda che si pongono in molti. La scienza ancora sta provando a dare qualche risposta – ma che ancora il sapore di ipotesi traballanti. Ho come la sensazione che questa domanda sia quasi necessaria per giustificare. Insomma: perché non ci chiediamo mai se l’eterosessualità sia qualcosa che nasce con noi o se la acquisiamo? Recentemente ho visto un film al cinema e, ad un certo punto, uno degli attori dice al ragazzo con cui sta parlando: ”Non esiste l’omosessualità…l’eterosessualità. Esistono gli uomini, e i loro sogni”.  Credo sia importante ricordarlo. Uscire dalle gabbie simboliche che abbiamo costruito attraverso le poche cose che sappiamo, e che sappiamo male. Ci sono delle teorie che parlano del gene omosessuale (ma come mai questo gene, pur non avendo figli, continua ad essere tramandato?), altre che parlano di traumi nel corso dell’infanzia, altre ancora che considerano l’orientamento sessuale il risultato dell’interazione tra tanti fattori (genetico, ambientale, educativo, ecc.). Ci sono quelle che si focalizzano sul quantitativo ormonale nella pancia della mamma e quelle che colpevolizzano i genitori di aver rivestito il proprio ruolo in modo inadeguato.  Torno con le mie domande: cosa c’è oltre la teoria? Trovo sempre la stessa risposta: un essere umano.

– Sempre dal punto di vista scientifico, come rispondi a chi sostiene che la non eterosessualità non è naturale?

Chi lo sostiene e perché? A fronte di quale ricerca? A partire da quale base epistemologica?  E ancora: cos’è “naturale”? Per  favore, non dimentichiamo che dire scienza significa dire conoscenza. Per questo passa attraverso il pensiero, le teorie, la cultura di chi la divulga…

– A tuo parere che effetto ha, per una persona omo/bi/transessuale, il fatto di crescere in un ambiente sociale eterosessista, ovvero che dà per scontato il dualismo uomo/donna e l’eterosessualità?

Stiamo parlando della prevalenza dell’esperienza di tutti noi. L’Italia, come molti altri Paesi nel mondo, non è ancora pronta per accogliere a braccia aperte una parificazione delle coppie. C’è sempre un distinguo. C’è sempre una comparazione. In un noto testo di Berger e Luckmann si parla de “La realtà come costruzione sociale”, un libro che mi ha permesso di riflettere in maniera più approfondita e radicale sul nostro modo di dare per scontato quanto crediamo e definiamo ‘reale’. Siamo arrivati così a dimenticare quanto qualcuno ha detto una o due generazioni fa, costringendolo a dato di fatto. Oppure pensiamo a quanto ci dice Boncinelli, noto evoluzionista, che ci ha raccontato di come in passato le donne con orientamento omosessuale avrebbero fornito sostegno ai bambini delle altre (la mortalità per parto era molto alta) contribuendo alla prosecuzione della specie e di come gli uomini col medesimo orientamento avrebbero svolto il ruolo di sentinelle (grazie alla loro predisposizione a dormire di meno), mentre gli altri maschi erano a caccia, proteggendo così donne e bambini. Tu lo sapevi? Io no. Non prima di leggerlo. Non prima di mettere in dubbio le mie convinzioni ancorate alle mie paure. E prendendo il largo da certe categorizzazioni, cosa luccica forte? Questo  problema che ci portiamo dietro sin dalla notte dei tempi: la tremenda paura che, come un carceriere, ci incatena nell’obbligo della normalità, baluardo di quanti – senza sbarre – non riescono a definirsi.

– Cosa ne pensi dell’educazione sessuale nelle scuole? Credi che sarebbe utile per creare un ambiente più aperto e agevolare la comprensione e accettazione di sé oppure si tratta di un percorso che ognuno deve intraprendere in maniera personale e privata?

La politica del fai-da-te a mio avviso funziona solo a metà. L’etimologia della parola educare ci dice chiaramente quale sia la missione: portare, condurre fuori. In che senso? Nel senso di prenderci per mano e  accompagnarci nell’impervio percorso della conoscenza che ci chiede una cosa fondamentale: fidarci per procedere. Per fidarci abbiamo bisogno di affidarci. In un clima come quello italiano (mi concentro su questo perché immagino la tua domanda si rivolga a quanto viviamo da vicino) dove comitati agguerriti di genitori si scagliano contro la fantomatica teoria del gender, parlare di affettività, sessualità, omosessualità…significa doversi difendere dal nemico. Ma il nemico lo abbiamo creato noi. E di questo ancora ci scandalizziamo, lasciandoci diffidenti , delusi e lontani. Non riesco ad immaginare un luogo chiamato Scuola che non prepari i suoi studenti a vivere la Vita, quella vera – non attraverso ricette, bensì responsabilmente e coscienziosamente. Qualche mese fa sono venuta a conoscenza di un progetto realizzato in uno (o forse più) asilo di Venezia dove sono state raccontate delle fiabe ai bambini con tema principale la diversità. Attraverso l’utilizzo di personaggi come pinguini, orsi e quanto si addica ad un bambino, la diversità è diventata Possibilità. Ho apprezzato tantissimo questa iniziativa perché è stato un atto di coraggio da parte di chi l’ha permessa ed un atto di lungimiranza per chi l’ha svolta. Quello che mi chiedo è: perché ancora oggi stiamo discutendo se inserire o meno l’educazione sessuale nelle nostre scuole? Non abbiamo ancora capito che la Sessualità è il Centro della Persona?

– Molte persone dicono di non avere niente contro gli omosessuali ma di non accettare l’ostentazione dell’omosessualità, che può manifestarsi in atteggiamenti, modi di parlare o di vestire oppure nello scambiarsi effusioni in pubblico. Cosa ne pensi?

Penso che non dobbiamo convincere nessuno di niente. Penso che se abbiamo paura lo dobbiamo dire, e poi ascoltare lo stesso cosa c’è dall’altra parte. Penso che se dici che ti piace il mare, poi non puoi rimanere a riva. Accettare senza vedere corrisponde a non accettare. Non è un atto di misericordia quello che si chiede, né pietà ma un cammino, una sfida, un atto di coraggio: quello di mettere in dubbio quanto ci è stato definito come giusto.  Richiede tempo. Richiede motivazione. Richiede trasformazione. Quanti di noi sono disposti a tutto questo?

– Credi che la fede religiosa, non necessariamente cattolica, sia per forza incompatibile con l’omo/bi/transessualità oppure che si possano vivere entrambe serenamente?

Certo che no! Posso risponderti su quella che conosco più da vicino, quella cattolica. Perché mai andare fino a fondo a ciò che si sente di essere e di volere dovrebbe essere un ostacolo rispetto alla ricerca di  Dio? Se la fede è vissuta con maturità non si riduce a delle regole da rispettare ma ad una relazione che ci chiama in prima persona. Responsabilmente. Olisticamente. Perché andiamo bene. Così come siamo.

– Purtroppo gli atti di violenza omofobica sono ancora all’ordine del giorno, così come le manifestazioni di intolleranza nei confronti delle persone non eterosessuali. Quali credi che siano le cause di questi atteggiamenti e quali i mezzi più efficaci per combatterli?

Le cause: Paura ed Ignoranza. I mezzi più efficaci: un’Educazione che non escluda l’essere umano ma lo includa, in tutto e per tutto. Un modo alternativo dei media di collocare tali episodi. Maggiori progetti orientati verso  lo scambio reciproco di esperienze e la condivisione di più punti di vista all’interno di scuole, parrocchie, centri ricreativi, palestre, ecc. Un approccio meno ipocrita da parte delle Istituzioni. Una legge contro l’omofobia. Un utilizzo intelligente dei social network per diffondere messaggi rivolti a tutti basati su un incremento della conoscenza e un ruolo attivo da parte di tutti.

– Tu sei eterosessuale. Pensi che potrebbe mai capitarti di innamorarti o di essere attratta da una persona del tuo stesso sesso? Se sì, come credi che reagiresti?

Gli esperti della sessualità ritengono che il nostro orientamento non sia o solo omosessuale o solo eterosessuale secondo una lettura esclusivamente dicotomica; piuttosto viene concettualizzato come su una linea di un continuum che va da completamente eterosessuale a completamente omosessuale, ma può variare. Al centro sono situati i bisessuali. Su quella linea possono accadere molte cose. Per esempio si possono vivere solo esperienze eterosessuali pur avendo desideri omosessuali che non verranno mai vissuti fino in fondo e viceversa. Se vogliamo approfondire, possiamo anche dire che esistono coloro che si definiscono “asessuati” e che non provato desiderio per nessuno. Questo significa che non ci sono solo due possibilità ma molte, molte di più. Personalmente sono sempre stata attratta da persone di sesso opposto, ma mi sono chiesta diverse volte cosa avrei provato se fossi stata attratta da una donna. Qualche volta mi è capitato di provare curiosità, fascinazione, interesse verso altre donne. Non altro. Ma parlo di quanto ho vissuto sino ad oggi. Come reagirei se…? Le domande ipotetiche sono sempre domande mal poste perché chiedono di dire cosa si proverebbe in una situazione che non si è mai provata. E’ come parlare di qualcosa che non si conosce. Non ha senso. Posso dire che approfondire questa tematica ogni giorno di più potrebbe aiutarmi a non viverla come uno scandalo o come una tragedia. E’ una delle tante possibilità.

– Ti è mai capitato di perdere un amico o una persona cara a causa del tuo o suo orientamento sessuale?

Facendo parte dei normali – o degli scontati! – no, non mi è mai capitato. Né ho mai allontanato qualcuno che non rientrasse in tale etichetta. Quello che mi è capitato è di essere stata discriminata, anche pesantemente, per aver espresso la mia opinione circa tutto ciò che riguarda l’omosessualità. Provenendo da una città del Sud, in alcuni ambienti si fa ancora fatica a parlarne. Già, solo a parlarne!

– Molti genitori non accettano la non eterosessualità dei propri figli. Secondo te perché? Cosa li spaventa maggiormente? Cosa diresti a uno di loro se ti chiedesse consiglio?

Questa domanda si ricollega al mio lavoro di tesi. Ma ancora non so risponderti in modo esaustivo. Credo che quello che faccia più paura abbia a che fare con il fatto stesso di essere all’interno di una cultura che non accetta. Quindi è una non-accettazione di riflesso. Una paura che si esprime in chiusura. Una serie di stereotipi che si sostituiscono agli occhi del cuore e non permettono ad un padre o ad una madre di vedere il proprio figlio per quello è e di Amarlo così. Dare dei consigli ad un genitore senza essere genitore è difficile, forse scorretto. Probabilmente lo inviterei a dare un nome a quello che sente e partire da lì, insieme al figlio. Non al di là del figlio. E’ un cammino che si deve fare insieme, per raggiungere qualcosa insieme. E’ sempre una Relazione.

– In cosa credi che una relazione omosessuale sia diversa da una eterosessuale e in cosa invece secondo te si assomigliano?

Dopo aver ascoltato diverse coppie omosessuali, credo che la differenza stia nelle possibilità che la società e le istituzioni offrono. Dunque le differenze vengono da fuori, non da dentro. Non è quello che si vive insieme ma il riconoscimento, i diritti, il rispetto, la libertà che si ha di essere “insieme” che rende diversi.

– Per finire, hai qualche commento libero da lasciare? C’è qualcosa che vorresti dire a chi legge?

Le tue domande sono state molto puntuali ed interessanti e ti ringrazio di avermele poste! Veniamo al mondo senza sceglierlo e durante il percorso  costruiamo il nostro mondo con parole, significati, interazioni, sentimenti, cultura. Non scegliamo né l’inizio, né la fine. Quello che scegliamo davvero è da che parte stare – un po’ come su quella linea di un continuum. Sapere o non sapere. Accettare o non accettare. Capire o non capire. Cambiare o non cambiare. Amare o non Amare. Tutto è una scelta. E c’è la Sessualità e c’è la Vita. E c’è la Sessualità che è la Vita.

This week, for Project Interview, let’s talk with Chiara, a universitary student who lately has really got in touch with the lgbt world and…from a very interesting point of view!

I thank Chiara for her helpfulness, kindness and her precious words and I send her my best wishes for her studies.

This interview is particularly poetical and well written in the original Italian version. I’m really sorry I’m not probably fluent enough to transpose the same beauty and grace in the English version, and for this I apologize to Chiara and to all my readers.

– Hi, you’re a psychology student and you’re working on a project related to the lgbt world. Do you want to talk about it?

– Yeah, of course! I’m now attending my last year of Psychology in Padua and working on a project about lgbt world. The idea aroused casually, talking about this with a close friend of mine who talked to me about a girl active in Agedo (an Italian organization for lgbt families) in Rome. I was looking for a thematic area in which I could work with words as possibilities to built significance and sense, taking account of the various personal relationship, cultural aspects and much more. That’s how I came to know all that has to do with the queer world. My contact in Rome, with whom in february I’ll start to work for the emphirical phase of my thesis, told me: “If you want to talk about these things, first you have to understand them. And in order to understand them, you have to be a part of it.” That’s why, in the last months, I had a full immersion, also living discrimination episode myself just because I started talk about it. The particular aspect of my project is that I want to face this difficult topic from the parents point of view. In scientific literature there’s a lot about coming out, theories about the origins of homosexuality (actually they’re just hypotesis) and the stories of those belonging to the lgbt world, the homophobic bullysm, homosexual parents, but there’s still a little about those who have a son or a daughter and discover this truth. I don’t know if my thesis is more about being a parent or about having a “different” kid. Maybe it’s because deepen this point of view means to find out that the root of all is not the truth itself, but one’s role and how to interpret it. Is a parent less of a parent because of his kid’s homosexuality? What expectations are hit? Can the parental love have any condition?

– Why did you choose to talk about it?

– I don’t know if it was me to choose the topic, or the topic chose me! Sure being interested in this has already changed my life. Stop to be afraid of talking about it, cancel the dark zones, learn to be close to everyone…it means learning a universal language. Sexuality is this universal language – infinite possibilities that we can’t enclose within few, limited labels. Doing it from the parents point of view is then an added value to me – that of answering to my questions: what does it mean to be a mother? What does it mean to be a father?

– From the psychology point of view, how can homo/bi/transsexuality be defined? Is it a genetic or environmental issue? In other words…one is born or made gay?

– This is a good questions many people ask. Science is still trying to give some answers, but they’re still just crumbling hypotesis. I have a feeling that this question is almost necessary to justify. I mean, why don’t we ever wonder if one is born or made heterosexual? Lately I’ve watched a movie and, at a certain time, one of the actors says to the boy he’s talking with: “There’s no homosexuality, heterosexuality. There are men and their dreams.” I think it’s important to recall it. To escape from the symbolic cages we built through the little we know, and we know badly. There are theories about a homosexual gene (but how can this gene be passed on without having kids?), others about infancy traumas, others which consider the sexual orientation as the result of interaction among different factors (genetic, environmental, familiar and so on). There are some focussing on the hormones in the mum’s belly and some making parents guilty of misinterpreting their role. I ask again: what’s beyond theory? I always find the same answer: a human being.

– Again with a scientific point of view, how do you react to those saying that non-heterosexuality is not natural?

– Who says this and why? As a result of which research? On which epistemological basis? And again: what’s “natural”? Please, don’t forget that science means knowledge. That’s why it flows throught thought, theories, culture of who speaks for it…

– According to your opinion what is the effect of growing up in an heterosexist social environment, namely, taking for granted the male/female dualism and heterosexuality, on a homo/bi/transsexual person?

– We’re talking of the prevalent experience of us all. Italy, as many other countries in the world, is not yet ready to welcome a parification of couples. There’s always a distinction. There’s always a comparison. A famous text by Berger and Luckmann, “Reality as a social construction”, allowed me to reflect more deeply and extremely about our way of taking for granted what we think of and define “real”. We’ve thus come to forget what someone said one or two generations ago, making it a fact. Or let’s think of what Boncinelli tells us, a well known evolutionist, who spoke about how in the past time homosexual women used to grow up other women’s kids (mortality from giving birth was very frequent) therefore giving their contribution to the prosecution of the species and how homosexual men were guardians, thanks to their trend of sleeping less, while other men were hunting, thus protecting women and kids. Did you know? Neither did I. Not before I read it. Not before I doubted my convinctions anchored to my fears. And away from certain cathegorizations, what shines bright? This problem we’re taking with us since the ancient times: the terrible fear that, as a prison guard, enchains us in the constraint of normality, fortress of those who, without cages, can’t define themselves.

– What’s your opinion about sexual education in schools? Do you think it’d be useful in order to builder a more opened environment and make self-awareness and acceptance easier or is it a path everyone should explore on their own and in private?

– The “self-made” politics only works halfway, in my opinion. The word “education” originally means: to guide, to take outside. What does that mean? It means hold our hands and guide us in the hard journey of knowledge requiring an essential thing: trust in order to proceed. To trust, we need to be able to lean on. In such an atmopshere as we have here in Italy, where fierce committes of parents fight against the elusive so-called “gender theory”, talking about affettivity, sexuality, homosexuality means having to defend oneself from the enemy. But we ourselves created the enemy. And still we’re shocked by this, thus remaining mistrustful and disappointed. I can’t imagine a place called school which doesn’t prepare its student to live their Life, the true one – not through commands, but with responsability and clear conscience. Some months ago I came to know about a project in one, or maybe more, playgrounds in Venice where fairytales about diversity were recounted to kids. Through charcaters like penguins, bears and everythign which fits children, diversity became opportunity. I really appreciated this because it was an act of courage by those who projected it and an act of foresight by those who realized it. What I wonder is: why are we still discussing about the opportunity to include sexual education in our schools, today? Haven’t we realized yet that Sexuality is the center of Personality? 

– Many people say they have nothing against homosexual but can’t accept the ostentation of homosexuality, which can display in manners, ways of talking or clothing or in showing affection in public. What do you think about it?

– I think we don’t have to convince anyone about nothing. I think that if we’re afraid we must say that, and then listen to what is on the other side. I think if you say you like the sea, then you can’t just remain on land. Accepting without seeing is equivalent to not accepting at all. It’s not an act of mercy that is required, nor pity but a development, a challenge, an act of courage: that of doubting what was previousli defined as right. It takes time. It takes motivation. It takes transformation. How many of us are ready to all this?

– Do you think religious faith, not only the catholic one, is necessarily conflicting with homo/bi/transsexuality or do you think they both can be experienced peacefully?

– Of course they’re not! I can answer about the faith I know better, the catholic one. Why being true with what one feels to be and to desire should be in conflict with respect to the research of God? If faith is lived with maturity it’s not restricted to a series of law one has to obey, but to a relationship which calls us in the flesh. With responsability and holistically. Because we’re just fine the way we are.

Unluckily, homophobic violent episodes are still very frequent, such as expressions of intolerance towards non-straight people. What do you think are the causes of this attitude and what the main means to fight it?

– Causes: ignorance and fear. The most efficient means: an education which doesn’t exclude the human being but includes it in all its parts. An alternative way from the media to talk about this episodes. More project oriented towards the exchange of experiences and sharing of more point of views in schools, parishes, community centers, gyms and so on. A less hypocrite approach from institutionsa. A law against homophobia. A wiser use of the social network to spread messages towards everyone, based on an increase of knowledge and an active role by everyone.

– You’re straight. Do you think you could ever fall in love or be attracted by a person of the same sex? And in the case how do you think you’d react?

– Sexuality experts think our orientation is not exclusively homosexual or exclusively heterosexual by a dichotomic interpretation; it’s rather seen as on a continuum line from completely straight to completely homosexual, but it can vary. Bisexuals stand in the middle. On this line many things can happen. For example one can only live heterosexual experiences but still have homosexual desires which will never be lived through and through and vice versa. If we want to go deeper, we can also say that there are people who define themselves as “asexual” and experience no sexual attraction at all. This means there are not only two possibilities but many, many more. Personally I’ve always been attracted by the opposite sex people, but I sometimes wondered what I’d feel if I was attracted by a woman. Sometimes I felt curiosity, fascination, interest in other women. Not else. But I’m speaking of what I’ve lived up to now. How would I react if…? Hypotetical questions are always tricky because they ask you what you would feel in a situation you’ve never lived. It’s like talking of someone you don’t know. It doesn’t make sense. I can say that deepening this topic every day could help me not live it like a scandal or a tragedy. It’s one of many possibilities.

– Did you ever lose a friend or a close person because of his/her or your sexual orientation?

– Being part of the “normal” – or the predicted! – people no, it never happened. Neither have I ever excluded someone who was not in this label. What happened to me is being discriminated, even heavily, for expressing my opinion about all that has to do with homosexuality. Coming from a city in the North of Italy, in some place it’s still difficult just to talk about it. Yeah, just talking!

– Many parents don’t accept their kids’ non-heterosexuality. Why do you think it is? What scares them the most? What would you say if one of them came to you for advice?

– This question is strictly related to my thesis project. But still I can’t answer to you completely. I think what scares the most has to do with the fact itself of being within a non-supportive culture. Therefore it is a non-acceptance by reflex. A fear which expresses itself in pettiness. A series of stereotypes which substitute to the heart’s eyes and don’t allow a father or mother to see their kid for what he/she is and love him/her no matter what. Giving some advice to a parent without being a parent is hard, maybe uncorrect. Probably I’d encourage him/her to give his/her feelings a name and start from there, together with the kid. Not beyond the kid. It’s a path they have to walk together, to reach something together. It’s always a Relationship.

– In what do you think a homosexual relation is different from a straight one and in what are they similar, in your opinion?

– After being in contact with many homosexual couples, I think the difference is in the possibiliet society and institutions offer. Therefore differences come from outside, not from the inside. It’s not what is lived together but the acknowledgement, the rights, the respect, the freedom of being “together” which makes us different.

– At last, do you have any free comment? Is there something you’d like to tell your readers?

– Your questions were really accurate and interesting and I thank you for asking! We come to the world without choosing it and during the path we build our world with words, significances, interactions, feelings, culture. We can’t choose either the start or the end. What we really choose is which side to be on – just like on that continuum line. To know or not to know. To accept or not to accept. To understand or not to understand. To change or not to change. To love or not to love. Everything is a choice. And there’s Sexuality and there’s Life. And there’s Sexuality which is Life.

 

 

 

 

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